Trieste: gli operai della Wartsila e i portuali battono un colpo! Manifestazione il 3 settembre

Al contrario dei confederali, i portuali indicano la vera strada dell’unità di classe, che non può limitarsi al livello territoriale, percheé ci sono in Italia almeno 80.000 operai in condizioni simili a quelli della Wartsila. A cosa serve un sindacato di dimensioni nazionali se non unifica le lotte alla scala nazionale?

Per capire cosa è la vertenza Wartsila (la multinazionale finlandese che ha deciso di chiudere lo stabilimento di Bagnoli della Rosandra/Trieste in cui si producono motori navali, con 451 licenziamenti), e dove è arrivato il livello di sopportazione delle angherie padronali, basta un solo esempio: la curva Furlan dei tifosi della Triestina ha spinto la società sportiva a chiedere lo spostamento del derby col Pordenone – loro vogliono esserci alla manifestazione operaia del 3 settembre contro i licenziamenti!

Per capire cosa fare, basta l’altro notevole esempio: la solidarietà militante dei portuali che si rifiutano di imbarcare su una nave che è già in rada dodici motori prodotti dalla Wartsila, acquistati dalla sudcoreana Daewoo – nulla a che vedere con la solidarietà a chiacchiere per circostanza elettorale data da questo o quel candidato.

Per capire, invece, come si stanno muovendo i sindacati della concertazione organizzatori di sconfitte, basta vedere le “poderose” iniziative prese da CGIL-CISL-UIL con la stessa tattica proposta inizialmente per la GKN di Firenze: denuncia di Wartsila al Tribunale di Trieste per condotta antisindacale, incontri (senza alcun esito) al Ministero dell’Economia per un “piano di mitigazione” (sic!) al quale essi porteranno miti pretese, in attesa del logoramento e della dispersione dell’iniziativa operaia, come è già accaduto per la Whirlpool di Napoli.

Al contrario dei confederali, i portuali indicano la strada concreta dell’unità di classe, che non può limitarsi al livello territoriale, dal momento che ci sono in Italia almeno 80.000 operai in condizioni simili a quelli della Wartsila. A cosa serve un sindacato di dimensioni nazionali se non unifica le lotte alla scala nazionale? E invece, ancora una volta, le direzioni sindacali strozzano deliberatamente gli ambiti delle vertenze contro licenziamenti e delocalizzazioni al solo “suolo cittadino”, con appelli al sindaco della città, al vescovo della città, in questo caso al presidente della Regione Fedriga, che se ne è già lavato le mani, anzi si è già mosso nel senso del sabotaggio attivo della lotta, sostenendo che la vicenda dei motori per la Daewoo è faccenda che “riguarda due aziende private e i relativi contratti e penali”, mentre le istituzioni debbono occuparsi soltanto dei 450 lavoratori – come se le due cose fossero separate.

“Qui non è in gioco solo il futuro di Wartsila – tuona Della Pietra (Fiom), ma la difesa di – “tutto il comparto industriale triestino”. Ancora una volta il riferimento è alla singola città, come se la si potesse isolare, più o meno felicemente, dalla crisi, dalla repressione e dall’arroganza padronale nazionale e internazionale.

Intanto molti lavoratori e i più solidali tra i cittadini di Trieste si stanno mobilitando. Il clima in città è effervescente, e preannuncia per sabato 3 settembre una forte e combattiva partecipazione. Proprio su questa base, si dovrà fare ogni sforzo per uscire dai confini locali e porsi come momento di unificazione delle lotte. Il lavoro fatto in questo anno dal collettivo operaio della GKN può trovare una nuova possibilità di sviluppo per un obiettivo e un movimento unico di lotta degli operai e dei proletari colpiti dai licenziamenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...