Contro il carovita, e non solo! – Comitato 23 settembre

Riceviamo e riprendiamo con piacere un post del Comitato 23 settembre di piena solidarietà con la protesta contro il carovita animata a Napoli dal Movimento per il lavoro 7 novembre, che allarga il suo sguardo ad altre analoghe e anche molto più ampie proteste operaie e popolari in corso in diversi paesi (Sri Lanka, Sud Africa, Gran Bretagna, Cechia), e segnaliamo che La Izquierda Diario, nelle sue varie edizioni nazionali, ha dedicato alla lotta dei disoccupati napoletani l’articolo qui sotto linkato:

https://www.laizquierdadiario.com/No-podemos-pagarlas-en-Napoli-desocupados-queman-las-facturas-de-electricidad


CONTRO IL CAROVITA, E NON SOLO!

Il Comitato 7 novembre, alla testa delle lotte dei disoccupati di Napoli, ha lanciato in questi giorni un’ennesima campagna che prende di mira l’aumento dei costi dei beni essenziali (cibo ed energia), chiamando i disoccupati e i lavoratori tutti a non pagare le bollette, anzi a bruciarle in piazza. Il rischio di precipitare nella povertà assoluta, legato a questi rincari e alla sospensione minacciata del reddito di cittadinanza, ha ancora una volta ricevuto una pronta risposta, non solo di difesa, ma anche di attacco: la denuncia del tentativo di tutte le forze politiche di venir meno agli impegni presi con il movimento, approfittando della baraonda elettorale, con lo slogan: “non pagheremo la vostra crisi, la vostra guerra, non arretreremo di fronte alla repressione, non abbandoneremo la mobilitazione di massa. Contro il carovita, bruciamo le bollette!”.

Un appello che meriterebbe ben più ascolto di quanto non ne stia ricevendo tra i milioni di italiani a rischio di impoverimento. Le donne, le lavoratrici e disoccupate, sono fortemente interessate a questa lotta, perché sono tra i settori più poveri della popolazione e perché sono loro che devono assolvere il compito di far quadrare i bilanci della famiglia. L’autunno è alle porte e i nodi verranno al pettine!
I disoccupati di Napoli, al di là delle apparenze, non sono soli.

La crisi e la guerra stanno provocando risposte in tutto il mondo. Dopo l’ondata di lotte in Sri Lanka che hanno messo in fuga il governo, la marea di proteste si è estesa in Sud Africa, con grandi manifestazioni contro la disoccupazione (che è al 33% della forza lavoro) e l’aumento del 20% dei beni di prima necessità. Da Durban a Johannesburg a Città del Capo una mobilitazione di massa chiede al governo la riduzione sensibile dei prezzi. Stesse rivendicazioni espresse in questi giorni in una gigantesca manifestazione a Praga, con un ultimatum al governo, di prendere provvedimenti entro il 25 Settembre!
E che dire della catena di scioperi nei più svariati settori in Gran Bretagna? Lì l’uscita dall’Unione Europea non ha fatto che ingigantire la pressione sui lavoratori, sommandosi ad una catastrofica crisi sanitaria legata al Covid-19, ma non solo. In risposta, il lavoro si è fermato nei trasporti, nelle poste, nella logistica, tra gli insegnanti, gli operatori ecologici, gli infermieri: le azioni di lotta si susseguono da mesi.
Dopo oltre 10 anni di tagli al welfare i sudditi di sua maestà affrontano l’autunno con questo dilemma: riscaldarsi o mangiare? La risposta data è l’avvio della campagna “don’t pay”, (non pagare!) che sta già raccogliendo centinaia di migliaia di adesioni.

A Glasgow, come a Napoli, si bruciano le bollette in piazza. Un bell’esempio di sincronia tra le lotte che è necessario far conoscere, per spezzare il senso di isolamento e di sfiducia che serpeggia fra i moltissimi che si troveranno presto in situazioni insostenibili.

Il salto di qualità che la guerra in Ucraina ha causato rende inevitabile la strada della lotta. Una strada in cui le donne, nella storia, si sono mosse per prime. Tutte le rivoluzioni e i grandi sconvolgimenti sociali, dalla rivoluzione francese alla rivoluzione russa, ai grandi sommovimenti che hanno percorso il Medio Oriente, hanno preso il via dalle proteste delle donne contro la guerra e per il pane, e dagli scioperi dei lavoratori.
Per quanto lontani ci possano sembrare questi eventi, la necessità di organizzarsi e di opporsi è sempre la stessa, e sarà efficace solo se sapremo allargare la lotta a tutti gli aspetti del sistema sociale in cui siamo immersi: dallo sfruttamento che sarà sempre più bestiale, al razzismo, al sessismo, alla repressione poliziesca, alla propaganda di regime, alla “necessità” della guerra che è innanzitutto guerra contro i lavoratori costretti a combattersi tra di loro.

Sostenere i disoccupati di Napoli non significa seguire con simpatia, curiosità o anche ammirazione la loro lotta quotidiana, significa raccogliere il loro appello e fare come loro!

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