“Il nemico principale si trova nel proprio paese” – due testi di Karl Liebknecht che sembrano scritti per noi

Mentre i due mammasantissima del militarismo atlantista Mattarella e Draghi martellano sull’assoluta necessità e bontà della guerra alla Russia, per la libertà dell’Italia e la difesa dei suoi “valori”, e da autocrati del capitale quali sono, ci invitano a fare tutti i sacrifici necessari per portare alla sua rovina la “nemica” Russia di Putin. Mentre lo stuolo dei loro pappagalletti in parlamento e nei media ci assorda con le sue invettive contro il “nemico esterno”. Mentre la feroce (e alquanto grottesca) discendente degli Junker prussiani von der Leyen, portavoce dell’industria bellica renana, gareggia con la sanguinaria premier britannica Truss nell’oltranzismo anti-russo rispolverando ogni giorno di più temi e toni della propaganda nazista. Mentre anche presunti personaggi “anti-sistema” vanno girando la penisola per chiedere il voto in nome di una Italia o più europea, o più sovrana, o più neutrale e “pacifista”, purché al di sopra di tutto ci sia sempre lei, la patria, l’Italia capitalista e imperialista (che fu la patria del fascismo e si prepara ad incoronare una lontana discendente del fascismo repubblichino). Noi internazionalisti rivoluzionari, che malediciamo la guerra in Ucraina e i suoi protagonisti – la NATO e la macchina bellica italiana per primi, e la Russia che l’ha avviata, in tutto e per tutto corresponsabile della tragedia in atto; noi che siamo stati da subito contro le sanzioni alla Russia, contro l’invio di armi al governo fantoccio di Zelensky, contro la demente campagna russofobica in atto; noi che abbiamo come patria il mondo intero; invitiamo i nostri lettori a rileggere, o leggere per la prima volta, due interventi di un grande internazionalista rivoluzionario tedesco di nascita, Karl Liebknecht. Sono testi del secondo anno della prima guerra mondiale (il 1915) che operano un totale rovesciamento di ottica, e insegnano come fare a pezzi le retoriche di guerra dei capitalisti fino a stagliare in piena luce il principio-guida dei proletari coscienti di sé: “il nemico principale si trova nel proprio paese”. Un esempio entrato nella storia di autentico anti-militarismo rivoluzionario.

Per intanto leggete, in coda alcune brevi note di commento. (Red.)

Il nemico principale si trova nel proprio paese

Maggio 1915 – Testo di un volantino

Ciò che da dieci mesi, dall’aggressione dell’Austria alla Serbia, era da attendersi giorno per giorno, è avvenuto: siamo alla guerra con l’Italia.

Le masse popolari dei paesi belligeranti hanno incominciato ad affrancarsi dalla rete delle menzogne ufficiali. Anche nel popolo tedesco si è diffusa l’esigenza di capire le cause e gli obiettivi della guerra mondiale, la diretta responsabilità del suo scoppio. Sempre più si è attenuato il falso credo nei sacri obiettivi bellici, è scomparso l’entusiasmo per la guerra, è poderosamente aumentata la volontà di una pace sollecita: ovunque, persino nell’esercito!

Una grave preoccupazione per gli imperialisti tedeschi e austriaci, che vanamente si guardavano intorno alla ricerca della salvezza. Sembra che ora essa sia giunta. L’ingresso dell’Italia in guerra dovrebbe offrire loro l’auspicata occasione per scatenare un nuovo vortice di odio tra i popoli, per soffocare la volontà di pace, per cancellare le tracce della propria colpa. Essi speculano sulla debole memoria del popolo tedesco, sulla sua sin troppo provata pazienza.

Se il bel piano dovesse avere successo, verrebbero annullati dieci mesi di sanguinosa esperienza, ancora una volta il proletariato internazionale sarebbe qui, disarmato, totalmente escluso quale fattore politico autonomo.

Il piano deve fallire in quanto la parte del proletariato tedesco rimasta fedele al socialismo internazionale si mantenga memore e degna, in questa terribile ora, della sua missione storica.

I nemici del popolo fanno affidamento sulla debole memoria delle masse: a questa speculazione noi contrapponiamo la parola d’ordine:

Imparare tutto, non dimenticare nulla!

Non dimenticare nulla!

Abbiamo sperimentato come, allo scoppio della guerra, le masse siano state catturate dalle classi dominanti all’obiettivo bellico capitalistico con melodie allettanti. Abbiamo sperimentato come le bolle di sapone iridescenti della demagogia siano scoppiate, i folli sogni d’agosto dileguati, come, in luogo della felicità, siano giunti al popolo miseria e disperazione; come le lacrime delle vedove e degli orfani di guerra si siano gonfiate come fiumi; come l’ostinata canonizzazione della quadrinità: semi-assolutismo, dominio degli Junker, militarismo, arbitrio poliziesco, sia divenuta amara verità.

E’ l’esperienza che ci ammonisce: imparare tutto, non dimenticare nulla!

Repugnanti sono le tirate retoriche con le quali l’imperialismo italiano fregia la sua politica di rapina; repugnante è quella tragicommedia romana in cui non manca neppure la smorfia. divenuta usuale della ‘tregua civile’. Ancora più repugnante, tuttavia, è il fatto che noi riconosciamo in tutto questo, come in uno specchio, i metodi tedeschi e austriaci di luglio e agosto 1914.

Il marchio di ogni infamia deve bollare i guerrafondai italiani. Ma essi sono soltanto imitatori dei guerrafondai tedeschi e austriaci, i colpevoli principali dello scoppio della guerra. Tutti eguali, nei diritti e nei doveri.

Chi deve ringraziare il popolo tedesco per le nuove tribolazioni? A chi deve chiedere conto delle nuove ecatombi di vittime che si ammonticchieranno?

Resta il fatto: l’ultimatum austriaco alla Serbia del 23 luglio 1914 fu la torcia che incendiò il mondo, anche se l’incendio raggiunse l’Italia soltanto più tardi.

Resta il fatto: questo ultimatum fu il segnale della nuova spartizione del mondo e necessariamente chiamò a partecipare al disegno tutti gli stati predoni, capitalisti.

Resta il fatto: questo ultimatum sollevò di colpo la questione del predominio nei Balcani, nell’Asia minore e in tutto il Mediterraneo e in tutto il Mediterraneo, e con questo tutti i contrasti tra Austria-Germania e Italia.

Gli imperialisti tedeschi e austriaci, che ora cercano di nascondersi dietro la politica di rapina italiana, dietro il paravento della slealtà italiana, indossano la toga dello sdegno moralistico dell’innocenza umiliata, quando invece a Roma hanno trovato soltanto un loro pari, meritano la sferza dello scherno più crudele.

Si tratta di non dimenticare come si è giocato con il popolo tedesco proprio in merito alla questione italiana, giocato da parte dei molto rispettabili patrioti tedeschi.

Da sempre il trattato di triplice alleanza con l’Italia era una farsa: su ciò siete stati ingannati!

Per gli esperti sempre l’Italia fu considerata, in caso di guerra, sicura avversaria dell’Austria e della Germania: a voi l’hanno fatta comparire come un alleato sicuro!

Nel trattato della triplice alleanza, in merito alla conclusione e al rinnovo del quale nessuno vi ha consultati, era racchiuso buona parte del destino politico mondiale della Germania: sino ad oggi non vi è stata comunicata una sillaba di questo trattato.

L’ultimatum austriaco alla Serbia con il quale una piccola cricca sopraffece l’umanità, era la rottura tra Germania, Austria e Italia: a voi nulla fu detto.

Questo ultimatum è stato emanato contro l’espressa opposizione dell’Italia: a voi lo si è taciuto.

Già il 4 maggio di questo anno l’Italia aveva denunciato l’alleanza con l’Austria: sino al 18 maggio si è taciuto questo fatto decisivo al popolo tedesco e austriaco, addirittura, a dispetto della verità, lo si è negato ufficialmente. Un contraltare di quel premeditato inganno del popolo tedesco e del Reichstag tedesco in merito all’ultimatum tedesco al Belgio del 2 agosto 1914.

Sulle trattative della Germania e dell’Austria con l’Italia, dalle quali dipendeva l’intervento dell’Italia, non vi si è dato modo di influire. In questa questione vitale siete stati trattati come minorenni, mentre il partito della guerra, mentre la diplomazia, mentre un manipolo di persone a Berlino e a Vienna si giocava il destino della Germania.

Con il siluramento del Lusitania [un transatlantico britannico affondato il 7 maggio 1915 dal sommergibile tedesco U-20 / n.] non soltanto si è rafforzato il potere dei partiti della guerra inglese, francese e russo, si è provocato un grave conflitto con gli Stati Uniti, si è sollevato lo sdegno appassionato contro la Germania di tutto l’estero neutrale, ma si è anche facilitata al partito della guerra italiano, proprio nel periodo critico, la sua opera infausta: e anche su questo il popolo tedesco ha dovuto tacere; il pugno di ferro dello stato d’assedio lo stringeva alla gola.

La pace poteva essere avviata già nel marzo di quest’anno: era l’Inghilterra che offriva una mano; la brama di profitto degli imperialisti tedeschi la respinse. Promettenti sforzi per la pace furono fatti fallire dagli interessati tedeschi alle conquiste coloniali in grande stile, all’annessione del Belgio e della Lorena francese, dei capitalisti delle grandi società tedesche di navigazione, dai forcaioli dell’industria pesante.

Anche questo è stato nascosto al popolo tedesco, neppure su questo lo si è consultato.

Questo domandiamo: chi deve ringraziare il popolo tedesco per il perseguimento dell’orribile guerra, per l’intervento dell’Italia? Chi, se non i responsabili irresponsabili nel proprio paese?

Imparare tutto, non dimenticare nulla!

Il riecheggiamento, da parte dell’Italia, degli avvenimenti tedeschi dello scorso anno per chi ragiona non può essere sprone a un nuovo vortice di guerra, ma deve essere soltanto una nuova spinta a scacciare quei fuochi fatui della speranza che la guerra sia l’aurora della giustizia politica ed economica; deve essere soltanto una nuova luce che metta in chiaro le responsabilità politiche, che sveli l’intera pericolosità per tutti dei guerrafondai austriaci e tedeschi, soltanto un nuovo atto di accusa contro di loro.

Si tratta, tuttavia, anche e soprattutto, di imparare e non dimenticare, quale eroica lotta i nostri compagni italiani hanno condotto e conducono contro la guerra. Lotta nella stampa, in riunioni, in dimostrazioni di piazza, sfidando fisicamente e spiritualmente l’urto furioso delle ondate nazionalistiche aizzate dall’autorità. La loro lotta merita i nostri ammirati rallegramenti. Che il loro spirito ci sia da esempio! Fate che sia d’esempio all’Internazionale!

Se così fosse stato dai giorni d’agosto, il mondo starebbe meglio. Migliore sarebbe la sorte del proletariato internazionale..

Ma per una decisa volontà di lotta non è mai troppo tardi.

E’ liquidata la parola d’ordine senza senso del ‘resistere’, che non fa che spingere sempre più a fondo nel vortice della carneficina tra esseri umani. Lotta di classe internazionale proletaria contro la carneficina imperialistica internazionale fra i popoli è l’imperativo socialista dell’ora.

Il nemico principale di ciascun popolo si trova nel proprio paese!

Il nemico principale del popolo tedesco si trova in Germania: l’imperialismo tedesco, il partito della guerra tedesco, la diplomazia segreta tedesca. Sta al popolo tedesco combattere questo nemico nel proprio paese, combattere nella lotta politica, in collaborazione con il proletariato degli altri paesi, la cui lotta è diretta contro gli imperialisti del proprio paese.

Noi ci sentiamo uniti al popolo tedesco: nulla abbiamo in comune con i Tirpiz [ammiraglio tedesco, segretario di stato per la Marina militare tedesca – n.] e i Falkenhayn [il capo di stato maggiore – n.] tedeschi, con il governo dell’oppressione politica e dell’asservimento sociale. Nulla per costoro, tutto per il popolo tedesco. Tutto per il proletariato internazionale, per il bene del proletariato tedesco, dell’umanità calpestata.

I nemici della classe operaia speculano sulla capacità di dimenticare della masse: fate in modo che i loro conti risultino radicalmente sbagliati! Essi speculano sull’indulgenza delle masse, ma noi leviamo il grido impetuoso:

Per quanto tempo ancora gli speculatori dell’imperialismo abuseranno della pazienza del popolo? Basta e poi basta con la strage. Abbasso i provocatori bellicisti al di qua e al di là del confine!

Cessi la strage dei popoli!

Proletari di tutti i paesi, seguite l’esempio eroico dei vostri fratelli italiani! Unitevi nella lotta di classe internazionale contro le congiure della diplomazia segreta, contro l’imperialismo, contro la guerra, per una pace nello spirito socialista.

Il nemico principale si trova nel proprio paese!

***

Alla Conferenza di Zimmerwald (*)

2 settembre 1915

Cari compagni,

perdonate queste poche righe affrettate. Sono prigioniero del militarismo, incatenato [era stato richiamato alle armi il 7 febbraio 1915 – n.]. Non posso quindi venire a voi. Ma sono comunque con voi, con il mio cuore, la mia testa, tutto me stesso.

Avete due compiti gravi. Uno difficile del duro dovere ed uno sacro del vivo entusiasmo e della speranza.

Resa dei conti, inesorabile resa dei conti per i disertori e i transfughi dell’Internazionale, in Germania, Inghilterra, Francia e altrove.

Reciproca intesa, incoraggiamento, incitamento di quanti sono rimasti fedeli alle consegne, decisi a non cedere il passo davanti all’imperialismo internazionale anche se dovessero caderne vittime. E ordine nelle file di coloro che sono decisi a perseverare; perseverare e combattere, a piè fermo, sul terreno del socialismo internazionale.

E’ opportuno chiarire brevemente i principi del nostro atteggiamento nei confronti della guerra mondiale, quale aspetto particolare della nostra posizione nei confronti dell’ordine capitalistico della società. Brevemente: lo spero! Perché su questo punto siamo tutti, siete tutti, dobbiamo essere concordi.

E’ opportuno innanzitutto trarre le conseguenze tattiche da questi principi. Intransigentemente, per tutti i paesi!

Guerra civile, non tregua civile! Praticare la solidarietà internazionale del proletariato contro l’armonia di classi pseudonazionale, pseudopatriottica; lotta di classe internazionale per la pace, per la rivoluzione socialista. Bisogna stabilire come dev’essere condotta la battaglia. Soltanto nella collaborazione, soltanto nelle reciproche ripercussioni da un paese all’altro, soltanto esaltandosi a vicenda, si possono raggiungere tutte le forze possibili, i successi ottenibili.

Gli amici di ogni paese condividono le speranze e le prospettive degli amici di ogni altro paese. Soprattutto voi, socialisti francesi e tedeschi, siete destino gli uni degli altri. Amici francesi, vi scongiuro, non lasciatevi catturare dalla vuota frase della concordia nazionale – siate invece ad essa invulnerabili! – ma neppure da quella altrettanto pericolosa della concordia di partito. Ogni protesta contro diessa, ogni manifestazione del vostro rifiuto della politica ufficiosa governativa, ogni ardita professione di fede nella lotta di classe, nella solidarietà con noi, nella volontà di pace proletaria rafforza il nostro spirito di lotta, decuplica la nostra forza ad agire in Germania nello stesso senso, per il proletariato del mondo, per la sua liberazione economica e politica, per la sua liberazione dalle catene del capitalismo, ma anche dalle catene dello zarismo, del kaiserismo, dello junkerismo, del militarismo; a lottare in Germania per la redenzione politica e sociale del popolo tedesco; contro la brama di potere e di conquista degli imperialisti tedeschi: per una pace sollecita senza conquiste e violentamenti, per una pace che ricostituisca libero e indipendente l’infelice Belgio… e renda la Francia al popolo francese.

Fratelli francesi: conosciamo le particolare difficoltà della vostra triste situazione e sanguiniamo con voi come con la massa angariata e lapidata di tutti i popoli. La vostra disgrazia è la nostra disgrazia, e sappiamo che il nostro dolore è il vostro dolore. Fate che la nostra lotta sia la vostra lotta. Aiutateci come noi solennemente promettiamo di aiutarvi.

Sorgerà la nuova Internazionale, sorgerà sulle rovine della vecchia, su fondamenta nuove, più solide. A voi, amici socialisti di tutti i paesi, il compito di gettare oggi la prima pietra della futura costruzione. Giudicate implacabilmente i falsi socialisti! Fustigate quelli che tentennano ed indugiano in tutti i paesi, anche… quelli in Germania, senza riguardi! Sulla ristrettezza e la grettezza del giorno, sulla miseria di questi atroci giorni, vi apparirà la grandezza della meta!

Viva la futura pace dei popoli! Viva l’antimilitarismo! Viva il socialismo internazionale, liberatore dei popoli, rivoluzionario!

Proletari di tutto il mondo, tornate ad unirvi!

(*) A Zimmerwald, in Svizzera, un villaggio di montagna a 10 km da Berna, si incontrarono dal 5 all’8 settembre 1915, un certo numero di militanti appartenenti alla II Internazionale di orientamento internazionalista per reagire alle tendenze nazionaliste prevalse o prevalenti nei maggiori partiti dell’Internazionale. Erano presenti delegazioni da Germania, Francia, Italia, Russia, Inghilterra, Polonia, Romania, Bulgaria, Svezia, Norvegia, Olanda, Svizzera. Tra i delegati Lenin, Zinoviev, Ledebour (deputato al Reichstag), Lazzari (segretario del PSI), Merrheim (segretario della federazione dei metallurgici francesi), Rakovsky, Aksel’rod e Martov (leader dei menscevichi), Radek, Grimm, H. Roland Holst. Il documento finale fu redatto da Trotsky.

***

Nota

Benché Karl Liebknecht abbia scritto questi testi in piena guerra mondiale, situazione quindi differente dalla nostra, non è una forzatura sostenere che “sembrano scritti per noi”. Non siamo ancora in un conflitto mondiale aperto, è vero; ma solo gente senza cervello o senza vergogna può negare che la guerra in Ucraina, una guerra lungamente preparata tra NATO e Russia, ha aperto una dinamica che – se non sarà fermata da un rinato movimento proletario internazionale – porta diritta verso un nuovo devastante conflitto militare mondiale. Del resto, di terza guerra mondiale parla da tempo il papa, che non è l’ultimo venuto; e ne parlano in pubblico, con tanto di minacce nucleari acclamate dai loro rispettivi fan, capi di stato e di governo, strateghi militari e generali in servizio, politologi e giornalisti. Oramai il tema è sdoganato, e anche questo fa parte della pedagogia bellicista – normalizzare la guerra tra stati per il predominio sul mondo, o su pezzi di mondo, presentarla come inevitabile (sempre per colpa altrui) e giusta.

Per l’ulteriore enorme espansione dei rapporti sociali capitalisti, per l’ulteriore potente centralizzazione del capitale, per il pericolosissimo avvicinamento ai limiti nello sfruttamento delle risorse naturali del globo, l’economia e la politica mondiale dominano e determinano, in ultima istanza, l’intero quadro delle condizioni e delle possibilità d’azione dei singoli paesi assai più che nel 1915, sicché la posta in gioco nella “pace” e nella guerra è sempre più internazionale. Perciò, come e più che un secolo fa, il percorso di lotta da intraprendere, per sfuggire alla catastrofe, è quello tracciato da Liebknecht: “lotta di classe internazionale proletaria contro la carneficina imperialistica internazionale tra i popoli”. E la stella polare di questo percorso di lotta per il “socialismo internazionale” contro “l’imperialismo internazionale”, è il principio “il nemico principale è nel proprio paese” (riferito ai paesi imperialisti). No alla tregua civile, lotta di classe / guerra civile (quando ce ne sono le condizioni, non a comando soggettivistico).

Altrettanto preziose sono le indicazioni del compagno Liebknecht a prestare la massima attenzione ai mutamenti dello stato d’animo delle masse, per rapportarsi sia alla paura delle tragiche conseguenze della guerra che alla volontà di pace, contrapponendosi con argomenti di fatto e il massimo vigore polemico alle menzogne e agli inganni della retorica bellica. E a denunciare come, grazie alla diplomazia segreta e ai silenzi di stato, la politica internazionale sia completamente sottratta anche solo all’informazione dei lavoratori e dei cittadini comuni (il “popolo”) trattati come sudditi minorenni. Nella “più bella Costituzione democratica del mondo”, quella italiana si capisce, questo furto è legalizzato nell’art. 75 della legge fondamentale. Si tratti del Reich germanico del 1915 o delle democrazie di oggi, il risultato non cambia.

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