Per la costituzione di un Fronte di lotta anti-capitalista

Sabato 4 Agosto si è svolto nella sede del SICOBAS di Roma l’incontro di tutte le realtà che hanno aderito all’appello/assemblea per la costruzione del fronte di lotta anticapitalista e sottoscritto il documento uscito dall’assemblea pubblica del 8 luglio tenutasi a Bologna. L’obiettivo era proseguire il lavoro di collegamento ed iniziare a verificare sul campo la disponibilità delle varie realtà e compagni a convergere per l’autunno su iniziative di lotta unitarie.

Alla riunione hanno preso parte anche alcune realtà politiche e di lotta che per svariati motivi non erano presenti a Bologna ma condividono in tutto o in gran parte lo spirito dell’appello (movimenti per il diritto all’abitare di Roma, Classe contro Classe, Collettivo Nadjezda). Da più parti è stata posta la necessità di ampliare e sviluppare i contenuti della piattaforma (in primis il tema della questione di genere da un punto di vista di classe, assente nel documento conclusivo di Bologna) e costruire, a supporto delle iniziative di lotta unitarie, momenti comuni di dibattito e di propaganda sulla fase politica da un punto di vista internazionale e internazionalista, poichè solo partendo da questa prospettiva è possibile comprendere le caratteristiche e le peculiarità della fase attuale anche sul piano interno, ivi compresa l’affermazione del governo giallo-verde, la spinta reazionaria e xenofoba, la luna di miele tra Lega-5 Stelle, settori proletari e segmenti “impoveriti” dalla crisi, il crocevia di interessi e “aspettative” ai quali Di Maio e Salvini dovranno rispondere con non poche difficoltà, la necessità di un punto di vista di classe sui temi dell’immigrazione, il ruolo e i compiti dell’area anticapitalista e classista e il prosieguo in un ambito più largo del percorso lanciato dal SI Cobas con la manifestazione del 24 Febbraio a Roma. Continua a leggere Per la costituzione di un Fronte di lotta anti-capitalista

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Il nuovo assalto all’Africa e la “crisi migratoria” in Europa

Nei giorni in cui in Puglia perdono la vita sul lavoro quindici braccianti africani, torniamo a denunciare il nuovo brutale assalto neo-coloniale all’Africa che è la causa prima di queste sventure, e la macchina di super-sfruttamento del lavoro dei proletari immigrati che funziona qui notte e giorno protetta da tutte le istituzioni dello stato, e per primo dall’infame governo Lega-Cinquestelle.

L’Italia è in prima fila in questo nuovo assalto all’Africa, in feroce competizione con gli altri banditi europei, e sta utilizzando una “crisi migratoria” in larga parte montata ad arte (per quello che riguarda l’Europa), per penetrare il più in profondità possibile con i propri capitali e i propri soldati e servizi segreti in Africa, e per schiacciare e spremere qui ancor più di prima quanti sono stati costretti ad emigrare dall’Africa e da tutto il Sud del mondo.

C’è un silenzio impressionante nella sinistra che si vuole antagonista o addirittura comunista su questi processi. Si ha paura di contrastare il “senso comune” dei proletari sempre più fortemente influenzato dal razzismo di stato, o di creare problemi a un governo che si presume amico o contenente degli amici (!!!). Noi questa paura non l’abbiamo, sicuri come siamo che il governo Salvini-Di Maio è un governo anti-operaio al 1000%, sicuri come siamo che i colpi inferti ai proletari immigrati sono inferti all’intera classe lavoratrice (che questo sia compreso oppure no dai singoli lavoratori, e anche dalla loro maggioranza), sicuri come siamo che i bisogni, gli interessi, le necessità, le speranze dei proletari autoctoni e immigrati sono fondamentalmente comuni. Divisi restiamo schiavi, solo uniti possiamo liberarci dal giogo sempre più insopportabile del capitale (nazionale e globale).

Il testo che pubblichiamo è stato scritto da un compagno del Cuneo rosso per il sito svizzero www.alencontre.org

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Negli ultimi mesi in Europa è esplosa la “crisi migratoria” sull’emigrazione dall’Africa proprio nel momento in cui questa è ai suoi minimi storici. Per cercare di spiegare questo paradosso, guarderò prima in Africa, poi in Europa e infine all’interazione tra l’una situazione e l’altra.

In Africa

Per quanto riguarda l’Africa, il dato da cui partire è questo: è in corso un nuovo “scramble for Africa”, uno scatenato assalto neo-coloniale alle risorse di minerali, energia, terra, acqua, sole, vento e di esseri umani dell’Africa sia araba che nera. Un nuovo saccheggio in grandissimo stile. Continua a leggere Il nuovo assalto all’Africa e la “crisi migratoria” in Europa

Amazon, Ryanair … lo sciopero internazionale: è questa la via!

Negli scorsi giorni il bombardamento mediatico sulla morte di Marchionne e sulla sua capacità di rilanciare FCA sulla pelle degli operai e con il generoso supporto delle casse statali, ha quasi oscurato due scioperi che hanno indicato la via che i lavoratori debbono percorrere per uscire da decenni di pesante arretramento: la solidarietà e l’unità nella lotta alla scala internazionale.

Ne sono stati protagonisti i lavoratori di due aziende di ultimissima generazione, e di grandissimo successo: Amazon e Ryanair, le aziende che insieme alla Walmart sono all’avanguardia nel mondo nel cercare di impedire e schiacciare sul nascere ogni forma di organizzazione sindacale operaia, si tratti pure di un sindacato giallo aziendale e aziendalista. Anni fa la Walmart è stata piegata per la prima volta, in parte, da un forte movimento di scioperi in Cina. Negli scorsi mesi, a partire dall’autunno 2017, i padroni di Amazon e Ryanair hanno dovuto fare i conti inaspettatamente con una serie di scioperi in Europa, prima divisi per paesi, poi coordinati, infine transnazionali.

Quello dei lavoratori di Amazon è scattato il 17 luglio su appello dei lavoratori e sindacati spagnoli (l’appello è su Amazon en lucha) in coincidenza con il Prime Day, le 36 ore di promozioni e sconti previsti dalla mega-impresa dell’e-commerce statunitense. Si è scioperato simultaneamente in Germania, Spagna e Polonia. La richiesta comune è quella di un miglioramento delle condizioni di lavoro, che ovunque prevedono un’intensissima spremitura dei lavoratori tale da comprometterne la salute (su Twitter è stato creato l’hashtag Amazonstrike). Il 23 aprile c’era stata una riunione quasi segreta a Roma per creare un Comitato aziendale europeo (che già esiste, almeno sulla carta, per altre imprese transnazionali: Ikea e FCA, Elettrolux e Carrefour). E, a quel che si sa, c’erano stati disaccordi sia per il nazionalismo che appesta i grandi sindacati europei, sia per la pretesa padronale di applicare (o disapplicare) contratti differenti a seconda dei luoghi e delle proprie strutture (in Italia le strutture di Amazon fanno riferimento al commercio, alla logistica e alle telecomunicazioni, sebbene il padrone sia lo stesso). A questo si aggiunga, come si tocca con mano nell’impianto di Castel San Giovanni (a Piacenza), il rifiuto di Cgil-Cisl-Uil di unire in una stessa piattaforma di lotta i lavoratori diretti di Amazon e i lavoratori delle cooperative. Tanti, quindi, gli ostacoli da superare. Ma nonostante ciò, ad un primo sciopero transnazionale ci si è arrivati! A dimostrazione concreta che quando noi internazionalisti prospettiamo la necessità, per i proletari, di stringersi, nelle proprie lotte sindacali e politiche, in un fronte unico internazionale ed internazionalista (attenzione: non stiamo dicendo: europeo, e tanto meno europeista!), indichiamo sì “la semplicità che è difficile a farsi”, ma non stiamo affatto sulla luna. Al contrario, stiamo con i piedi ben piantati per terra. E la terra è l’attuale struttura (e potere) delle grandi imprese che è transnazionale – contro il quale ci si può battere in modo efficace solo dandosi un’organizzazione di classe e di lotta altrettanto transnazionale.

Una piena conferma di quanto non sia affatto impossibile, volendolo ed organizzandosi a dovere per questo scopo, attuare uno sciopero transnazionale, la si è avuta il 25 e 26 luglio con una “primière historique”, il primo sciopero simultaneo del personale Ryanair in Belgio (spettacolare la riuscita a Bruxelles, il 90% degli addetti, forte anche a Charleroi con il 60%), in Spagna (coinvolti 1.800 lavoratori), in Portogallo e in Italia (dove sono stati cancellati 132 voli). In totale 600 voli cancellati e più di 100.000 passeggeri a terra. Non dappertutto l’esito dello sciopero è stato identico, e non c’è dubbio che il personale di cabina e quello di terra sia stato più attivo dei piloti, ma neppure si può dimenticare che le prime proteste erano partite (in modo quasi carbonaro) proprio dai piloti, che in Irlanda il prossimo 3 agosto daranno vita al loro quarto sciopero degli ultimi mesi. O’Leary, il boss di Ryanair che per determinazione anti-operaia e brutalità non ha nulla da invidiare al defunto Marchionne e al padrone di Amazon Bezos, ha opposto un categorico no a tutte le rivendicazioni sindacali (applicazione delle legislazioni nazionali e non di quella irlandese, assai penalizzante per i diritti dei lavoratori, aumenti salariali, copertura dei giorni di malattia, etc.), ha utilizzato personale tedesco e polacco per rimpiazzare (dove ha potuto) gli scioperanti, ha agitato lo spettro di centinaia di licenziamenti in Irlanda entro l’autunno. Per O’Leary le rivendicazioni dei lavoratori in sciopero sono “irragionevoli”. Ragionevole, anzi: razionale, e giusto a tutti gli effetti, è solo l’incremento incessante ed esponenziale dei profitti, come quello vantato da Amazon con 2,5 miliardi di dollari di profitti in un solo trimestre (record storico). Tutto ciò che intralcia un simile trionfale cammino del profitto, del capitale, va, per questi carnefici, spianato.

Ed invece, come gli scioperi dei mega-magazzini Walmart in Cina di anni fa, i recenti scioperi dei lavoratori di Amazon e Ryanair dimostrano che anche i più potenti campioni del capitale globale possono essere combattuti efficacemente e battuti. A condizione che si scenda in lotta e si organizzi la lotta al suo livello adeguato: internazionalmente, superando le decrepite barriere nazionali, razziali, categoriali di cui il capitale si fa beffe. Come ha mostrato di saper fare, in un diverso ambito, il movimento internazionale delle donne “Non una di meno“.

Impossibile che una simile prospettiva sia portata avanti dai grandi sindacati che si sono nei decenni profondamente intossicati di aziendalismo e nazionalismo, o dalle strutture del vecchio movimento operaio riformista in via di decomposizione. Chiamati in causa sono gli organismi del sindacalismo militante, di classe, per tracciare una linea di lotta finalizzata ad omogeneizzare al rialzo le differenti condizioni lavorative, salariali e normative esistenti nei diversi paesi. Chiamati in causa sono gli internazionalisti rivoluzionari, perché contribuiscano a definire una prospettiva di lotta capace di unificare occupati iper-sfruttati e disoccupati attraverso la lotta per la riduzione drastica, generalizzata e incondizionata della giornata lavorativa, gli autoctoni e gli immigrati attraverso la lotta contro il razzismo e la piena parità effettiva di trattamento tra di essi, i lavoratori europei ed i lavoratori del Sud del mondo attraverso la denuncia di tutte le forme di sfruttamento e oppressione neo-coloniale, e così via. Questa è la sfida, la prova, da affrontare e superare!

 

Europe. Bienvenue, classe ouvrière! Grèves simultanées des travailleurs d’Amazon en Europe

Par Josefina L. Martínez

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[Da Alencontre 20 luglio 2018]

Deuxième journée de lutte au dépôt d’Amazon à San Fernando de Henares (aux environs de Madrid): 80% des travailleurs et travailleuses avec contrats fixes suivent l’appel à la grève. La police frappe celle et ceux qui sont réunis à l’extérieur, sous et près d’une tente, autour de piquets d’information. Deux personnes sont arrêtées, plusieurs blessées. C’est ainsi que s’est déroulé le Prime Day [période de deux jours au cours desquels Amazon «offrait» des réductions sur les commandes] «épique» d’Amazon ce mardi [17 juillet 2018].

Ana travaille depuis cinq ans dans l’entreprise; c’est une mère célibataire et sa deuxième grève. Après les coups de la police, elle pleure de rage: «ils attaquent des femmes et des personnes non armées, nous n’avons que nos mains pour travailler». L’un des travailleurs arrêtés a dû recevoir des soins à l’hôpital, on lui a fait sept points de suture à la mâchoire. Son t-shirt était taché de sang.

Suite aux charges policières, les travailleurs se sont réunis en assemblée: «nous sommes désormais plus unis que jamais», assurait Luis Miguel Ruiz, délégué de la CGT auprès du comité d’entreprise.«Vive la lutte de la classe ouvrière», ont répondu ses camarades, applaudissant.

«Les unités antiémeutes sont venues ici contre les travailleurs, pour défendre les patrons», ajoute le délégué syndical. «Nous recevons des coups comme nos grands-parents, mais nous sommes ici, debout. Ce qui s’est passé aujourd’hui ne me fait pas reculer, je suis fier de ce qu’ont fait mes camarades et nous allons continuer». Fierté de classe, détermination dans la poursuite de la lutte contre le capitaliste le plus riche de l’histoire moderne. Continua a leggere Europe. Bienvenue, classe ouvrière! Grèves simultanées des travailleurs d’Amazon en Europe

Paolo Savona, l’usura legale/illegale e i “sovranisti”

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E dunque la procura di Campobasso ha iscritto nel registro degli indagati il ministro Paolo Savona, assieme ad altri 22 soggetti del suo rango, per la imposizione di tassi usurari superiori a quelli previsti dalla legge quando era ai vertici del Banco di Roma, poi diventato Unicredit.

Una nuova macchia sull’eroe dei sovranisti di destra e di sinistra? Chi sa. Lui si difende dicendo che non aveva competenza sui tassi di interesse … La cosa è per noi irrilevante, perché chi come lui ha passato svariati decenni nella cupola del capitale bancario, ha esercitato per altrettanti decenni la funzione di usuraio legale (quasi sempre, in capo). Se a questa nobilissima funzione abbia poi aggiunto, occasionalmente, quella di usuraio illegale conta davvero poco.

Anche l’attuale edificante vicenda, che ricorda ai tantissimi smemorati di sinistra (forse provocando in loro qualche imbarazzo) chi realmente è stato ed è costui, avvalora quanto abbiamo scritto, con altri compagni, su tale figuro assurto di recente a personaggio dell’anno.

Lo riportiamo qui di seguito.

… uno degli spettacolini più grotteschi della lunga crisi istituzionale da cui è nato il governo Conte è stata la chiassosissima scalmana dei filo-grillini e/o sovranisti di sinistra, insorti come tarantolati contro Mattarella per il suo no a Savona ministro dell’economia. Forse hanno dimenticato il CV da autentico “uomo del popolo” di costui: Banca d’Italia, Confindustria, Banca nazionale del lavoro, Credito industriale sardo, Fondo interbancario di tutela dei depositi, Impregilo, RCS-Corriere della sera, Consorzio Venezia Nuova (quello della mega-speculazione sul Mose), Gemina, Capitalia, Banca di Roma, Unicredit, e quasi sempre con ruoli di vertice. Dimenticare questo “particolare”, per dei compagni, è imperdonabile. Hanno dimenticato, poi, che Savona è stato legato a triplo filo per decenni all’ultra-atlantista Cossiga (do you remember Gladio?) su incarico del quale si è occupato anche di servizi segreti. Critico verso la governance dell’UE e dell’euro, mai però verso i super-boss di Washington e New York – dimenticare questo, l’affiliazione di Savona al partito amerikano, per dei sovranisti coerenti, è imperdonabile. Hanno dimenticato, infine, l’avversione radicale di Savona al welfare e l’ossessiva insistenza con cui costui, nel suo libro Come un incubo e come un sogno, martella contro “la costante ricerca e difesa delle rendite” da parte dei lavoratori. E questo per dei keynesiani fanatici è altrettanto imperdonabile.

Squalificati. Come compagni, come sovranisti, come keynesiani*.

*Tratto da È un governo trumpista, piccolo, ma pericoloso]

Il Cuneo rosso – com.internazionalista@gmail.com