Per la piena riuscita dello sciopero generale dell’11 ottobre, e oltre – Tendenza internazionalista rivoluzionaria (italiano, arabo, inglese)

Questo è il testo del volantino della Tendenza internazionalista rivoluzionaria distribuito ieri a Bologna, in italiano e in arabo, all’assemblea indetta dal SI Cobas in preparazione dello sciopero generale dell’11 ottobre. Piu’ sotto potete trovare il testo in lingua araba e inglese.

Lo sciopero generale dell’11 ottobre, indetto unitariamente dalla quasi totalità del sindacalismo di base, ci dimostra che è possibile costruire un fronte di lotta sempre più ampio contro il governo Draghi e il padronato.

Ma la cosa più importante per noi è che il segnale di riscossa di questo sciopero arrivi, al di là del sindacalismo di base, alla grande massa dei lavoratori tuttora iscritti a Cgil, Cisl, Uil e ai tanti giovani precari non sindacalizzati che, anche se oggi sono fermi e disorientati, saranno costretti a reagire all’arroganza padronale sui luoghi di lavoro e ai colpi del governo e dell’Unione europea.

A questo sciopero è stato possibile arrivare solo per la grande spinta di lotta che è venuta negli ultimi dieci anni dai facchini della logistica e dai proletari di altri settori organizzati con il SI Cobas e, più di recente, dalla battaglia in campo aperto contro i licenziamenti che è costata denunce, arresti, fogli di via e l’uccisione di Adil Belakhdim.

Mano a mano che il governo ha sbloccato i licenziamenti, altri gruppi di operai hanno manifestato la volontà di resistere, alla Gkn, alla Whirpool, all’Alitalia, alla Embraco, etc., ma è fondamentale che queste resistenze, invece di restare isolate le une dalle altre, si uniscano in un solo grande movimento di lotta contro i licenziamenti, in un unico “tavolo di trattativa” con il governo – per imporre con la forza della mobilitazione di piazza la difesa dei posti di lavoro, il salario operaio medio garantito per tutti i licenziati, la riduzione generale e drastica degli orari di lavoro.

Spesso a colpirci con i licenziamenti sono grandi gruppi multinazionali o società finanziarie, quali FedEx, Melrose (a Gkn), Stellantis (in Fca), e questo ci obbliga a fare tutto il possibile per tessere rapporti di collaborazione e di organizzazione unitaria con i nostri fratelli di classe degli altri paesi per opporre alle forze del capitale globale la globalizzazione delle lotte e dell’organizzazione di classe.

Siamo entrati da anni in un ciclo di crisi capitalistiche economiche, finanziarie, sanitarie, ecologiche e dell’ordine internazionale che rendono il futuro sempre più pieno di incognite e minaccioso. La pandemia da Covid-19 è un anticipo di questo futuro. Ed è per questo che i lavoratori combattivi sono chiamati oggi a confrontarsi con l’insieme delle contraddizioni esplosive di un sistema sociale – il capitalismo – sempre più distruttivo delle forze vive del lavoro e della natura.

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Against Islamophobia. I. The Industry of Islamophobia (English Introduction – Arabic Version)

The machine of Islamophobia has restarted its engines. After the heavy defeat suffered by the United States and the NATO in Afghanistan, it had to happen. The twentieth anniversary of September 11th is a golden opportunity for stirring up racial hatred and revenge purposes. TV networks, newspapers and social networks unanimously depict the Talibans and September 11th suicide bombers as the prototype of all “Muslims”. Through this propaganda the populations of countries with Islamic tradition are singled out in their entirety as our irreducible enemies – unless they openly take a stand in favor of “our values” (the values of the stock market), bowing their heads to the West’s claim to dominate and deprive the “Islamic” world by divine right. Which was actually acquired with historical colonialism. Islamophobia is a weapon of war: towards the outside, and within “our” societies. This is why it must be denounced. For it legitimizes the endless war the gang of western imperialist states, including Italy, declared centuries ago against the Arab and Islamic world for purposes that have nothing to do with civilization, democracy, the freedom of women, and which is certainly not coming to an end with the inglorious expulsion from Afghanistan of Western powers.

In this war the colonial powers have always managed – more than ever, actually – to ally with local proprietary classes and Arab and Islamic countries’ privileged strata to crush the unfortunate peasants, miners, laborers, workers, and suck their blood without the slightest regard for their existence, especially if they are women. In case of rebellions, uprisings or revolutionary attempts, the West has thus been able to either use the iron fist to crush them, or to suffocate them. Inside Italy and Europe the renewed Islamophobic campaign targets emigrants and immigrants from the Islamic countries, who constitute the largest, most energetic and organized part of the immigrant proletariat. They want to intimidate them, and drive them into a corner, and make them bow their heads (those who held it up), by depicting them to native people and other immigrants as dangerous folks one has to keep away from, and that has to be punished at the slightest suspicion – though suspicions may not even be necessary given that they are “Islamic”).

To us they are class comrades, brothers and sisters who belong to our class, and whom we often see at the vanguard of workers’ struggles here in Italy. Just as we see proletarians in northern Africa and the Middle East who are not willing to accept the “fate” of emigration and fight courageously against their own governments and the gendarmes of the area (just think of the state of Israel), and pay a heavy toll of blood – they are the protagonists of the great uprisings of 2011-2012 in Tunisia, Egypt, Bahrain, Syria , Yemen, etc., and as well as of 2018-2021 major protest movements in Algeria, Lebanon, Sudan, Iraq, Iran and Palestine!

Click here to download the Arabic version of the whole essay.

I nostri testi sul Maghreb, il Mashreq, il Medio Oriente, e i nostri testi in lingua araba

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Le compagne e i compagni che curano questo blog hanno da “sempre” dedicato un’attenzione particolare alle vicende della lotta di classe nel mondo arabo e nel Medio Oriente. Con due costanti, legate strettamente tra loro: la denuncia dell’azione strangolatoria, di rapina, terroristica dell’imperialismo in questa area strategica del mondo, e anzitutto dell’imperialismo italiano; il sostegno attivo alle resistenze e alle sollevazioni delle grandi masse di sfruttate e sfruttati arabi e medio-orientali contro il tallone di ferro dei vecchi e nuovi colonialisti e contro i propri regimi borghesi, in vario modo e in vario grado integrati nel ed infeudati al capitale globale.

Abbiamo potuto farlo grazie anche alla presenza, nella nostra redazione allargata, di compagne e compagni di madrelingua araba e all’aiuto, più di recente, di proletari del SI Cobas che simpatizzano per il nostro lavoro.

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Le rivendicazioni dello sciopero del 29 gennaio in lingua araba

الجمعة 29 يناير 2021

إضراب عام ضد أرباب العمل وضد الحكومة

:إضراب يمتد لمدة 24 ساعة ويشمل كل القطاعات، يطالب بـ

ـ إحداث بروتوكولات صحية للوقاية من مرض كوفيد-19 في أماكن العمل

ـ التجديد الفوري لاتفاقيات العمل المنتهية صلاحيتها

ـ لا للتسريح من العمل: التقليص من أوقات العمل مع بقاء نفس الأجور

ـ ضمان أجور متوسطة للعاطلين عن العمل وللمهمشين

ـ خدمة صحية عامة وواحدة وشاملة ومجانية، مع توظيف أطباء وممرضين

ـ إحداث ضريبة بقيمة 10% على 10% من أغنى أفراد الشعب لصالح المأجورين والنفقات الاجتماعية

ـ نهج سياسات ضد أي شكل من أشكال التمييز بين الجنسين وضد العنصرية

ـ وضع خطة شاملة لإصلاح المنشآت المدرسية، وتعيين موظفين جدد لتأمين السلامة الصحية في المدارس

ـ إلغاء مراسيم سالفيني والإجراءات المعادية للحق في الإضراب

ـ تعليق دفع الإيجار والقروض وفواتير الخدمات بالنسبة للبيت الأول لصالح العاطلين عن العمل وصاحبي إعانات البطالة

ـ إلغاء النفقات العسكرية وأشغال المشاريع الكبرى