Desde Brasil se extiende la huelga internacional de los riders (repartidores)

Pubblichiamo qui la traduzione in spagnolo e francese di un post di qualche giorno fa sullo sciopero dei riders nell’America del Sud, grazie all’aiuto di Carlos Svidler, animatore del blog Pasado y Presente del Marxismo Revolucionario.

Nel frattempo, sabato 25 luglio, si è tenuta un’altra giornata di sciopero che ha avuto un’adesione minore, a causa della violentissima pressione delle aziende sui singoli lavoratori. Ma, comunque sia, il dado è tratto. E questi finti auto-imprenditori, reali schiavi a sfruttamento illimitato del cosiddetto “capitalismo delle piattaforme”, hanno assaggiato la possibilità e il sapore della lotta collettiva per la propria auto-emancipazione. Questo era l’essenziale, di sicuro non finisce qui.

En los mismos días en que estallaron las revueltas de los afroamericanos en los Estados Unidos contra la violencia policial, los riders brasileños, jóvenes y en su mayoría negros, en un esfuerzo ejemplar de auto-organización, proclamaron un día de paro de sus actividades y lograron la
solidaridad y la participación de los trabajadores del transporte metropolitano de San Pablo y de otras categorías, de estudiantes, de movimientos y organizaciones sociales. Además, crearon
una red de coordinación con riders de otros países latinoamericanos para converger en una movilización unificada e internacional bajo las consignas: “Nuestra vida vale más que sus ganancias”, “¡Todos tenemos los mismos derechos!”, “¡Una sola clase, una sola lucha!” (1).

Este joven movimiento comenzó a formarse en el curso de las movilizaciones contra Bolsonaro que recientemente han tenido lugar todos los fines de semana en las principales ciudades brasileñas. También es el resultado de una reacción contra la decisión del presidente de
eliminarlos de la lista de trabajadores precarios y autónomos que se benefician de la ayuda de emergencia Covid-19 de 600 reales al mes. Buena parte de ellos se han dado una primera organización como “Riders Antifascistas”, aunque la mayoría no es la que se expresa contra el
gobierno (Nota 1).

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“Il privilegio della servitù. Il nuovo proletariato dei servizi nell’era digitale”, di R. Antunes: un libro da leggere

Le Edizioni Punto rosso hanno appena pubblicato un libro di Ricardo Antunes che è da leggere, anzi da studiare: Il privilegio della servitù. Il nuovo proletariato dei servizi nell’era digitale [pp. 314, 19 euro].

Da tempo Antunes è impegnato nella critica in chiave marxista dei luoghi comuni dell’ideologia dominante in materia di lavoro.

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Dal Brasile si allarga lo sciopero internazionale dei riders, di p.z.

Negli stessi giorni in cui scoppiano le rivolte degli afroamericani negli USA contro le violenze della polizia, i riders brasiliani, giovani e per lo più neri, in uno sforzo di auto-organizzazione esemplare, giungono a proclamare una giornata di blocco della loro attività e a raccogliere la solidarietà e la partecipazione dei lavoratori dei trasporti metropolitani e di altre categorie, di studenti, di movimenti e organizzazioni sociali. Inoltre, hanno creato una rete di coordinamento con i riders di altri paesi latino-americani per convergere in una mobilitazione unitaria e internazionale sotto le parole d’ordine: “La nostra vita vale più del loro profitto!”, “Abbiamo tutti gli stessi diritti!”, “Una sola classe, una sola lotta!”.

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Brasile. I lavoratori informali nella crisi del coronavirus: Intervista a R. Antunes

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un’intervista che il famoso sociologo brasiliano Ricardo Antunes ha rilasciato il 25 marzo a “Marco Zero”, incentrata sulla drammatica condizione dei lavoratori intermittenti e informali.

G20: Digital change and gig economy rewire the world of work ...

Quale sarà, secondo Lei, l’impatto della pandemia del nuovo coronavirus nella vita dei lavoratori, ora che in Brasile sono state approvate la legge sull’esternalizzazione e le riforme del lavoro e della previdenza sociale?

Se si ha una classe lavoratrice stabile e dotata di diritti, qualsiasi decisione presa dai governi e dalle aziende deve fare i conti con tali diritti. Che cosa succede, però, quando i diritti dei lavoratori sono stati cancellati, specie a partire dal 2016? Questo è lo scenario che abbiamo oggi di fronte. Una massa enorme di lavoratori intermittenti costretti a lavorare otto, dieci, dodici e perfino quattordici ore al giorno. Costretti a lavorare, perché se non lavorano non hanno nulla. Un lavoratore di Uber, Rappi, Ifood e quant’altro, come farà ora? Che diritto ha di stare a casa e aspettare che questa tragedia passi? La élite politica, lo stato e il capitalismo brasiliano non gli garantiscono questo diritto. Ecco perché la chiamo schiavitù digitale (1). Questi lavoratori sono imprigionati nell’informalità che caratterizza le piattaforme digitali. Su di loro si è costruita una gigantesca manipolazione che li definisce fornitori di servizi; non sono salariati e, di conseguenza, non possono avere diritti. Tutti i lavoratori uberizzati che ho intervistato erano metalmeccanici, ingegneri e perfino un veterinario. Tutti hanno detto che hanno bisogno di lavorare 12 ore, sette giorni su sette, per ottenere una media di 3.000 reais netti [ndr. 550 €]. Le spese per la benzina, la pulizia, la sicurezza, la formazione, il cibo, il telefono cellulare, le applicazioni e tutto il resto, sono a carico del lavoratore.

Cosa faranno ora? In passato ho definito la società brasiliana di oggi “società dell’esternalizzazione totale”: è stato quando Temer, il signore delle paludi, ha dato il via libera all’esternalizzazione totale. Continua a leggere Brasile. I lavoratori informali nella crisi del coronavirus: Intervista a R. Antunes

Elezione di Bolsonaro: costruire la più ampia unità di azione in difesa dei diritti e delle libertà democratiche (Conlutas)

Pubblichiamo qui un appello del sindacato Conlutas alla lotta contro il nascente governo Bolsonaro, che riprendiamo dal sito www.alencontre.org – un sito in lingua francese che contiene sulla situazione economica, sociale e politica del Brasile una ricca documentazione con testi di analisi molto interessanti di Ch.-A. Udry, V. Arcary, J.E. Diniz Alves, R. Zibecchi ed altri ancora.

Ci può essere, e c’è, da parte nostra una riserva, un dissenso sul fatto che nell’appello di Conlutas si mettano assieme il destino della classe operaia e quello del paese-Brasile, mentre non stanno insieme. Ma è sacrosanto l’invito di Conlutas alla lotta per la difesa dei diritti e delle libertà democratiche dei lavoratori contro un nuovo governo che si appresta a radicalizzare le politiche anti-operaie già messe in atto dal governo Temer e annuncia una fascistizzazione dell’ordine pubblico che si abbatterà innanzitutto contro gli sfruttati, e questo invito va perciò diffuso e appoggiato. Bolsonaro, fautore di politiche ultra-liberiste, ha già dichiarato che il MST (il movimento dei contadini e braccianti senza terra) e il MTST (il movimento dei senza tetto) saranno trattati alla stregua di “movimenti terroristici”. Più che naturale, quindi, l’esultanza di Trump, Netanyahu (subito gratificato con la decisione di spostare l’ambasciata brasiliana in Israele a Gerusalemme) e Salvini per la sua elezione…

E’ evidente che gli avvenimenti brasiliani degli ultimi anni, l’evoluzione sempre più catastrofica della situazione in Venezuela e in Nicaragua, l’avvento di Macri in Argentina, etc. impongono un serio bilancio del “ciclo progressista” in America del Sud e del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”, fatto dal punto di vista della classe lavoratrice – impossibile aspettarselo dai nostrani “popul-sovranisti”.

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Il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro (PSL) è stato eletto presidente del Brasile domenica (28), dopo una campagna caratterizzata da una profonda polarizzazione sociale nel paese.

Bolsonaro sale al potere con 57.797.456 voti (il 55,13% dei voti validi), contro i 47.440.829 voti del PT Fernando Haddad (44,87% dei voti validi). Le schede bianche, le nulle e le astensioni hanno raggiunto la cifra record di oltre 42 milioni di elettori.

Le elezioni, con molte contraddizioni, hanno dimostrato la grande insoddisfazione della classe operaia e della maggioranza della popolazione nei confronti  dei politici e dei loro partiti. Ma la mancanza di una prospettiva di fronte alla crisi economica, e la disillusione nei confronti dei governi PT (Partito dei lavoratori, il partito di Lula e D. Rousseff – n.) e il loro adattamento alla logica del sistema marcio, inclusa la corruzione, hanno rafforzato un’opzione di estrema destra.

Tuttavia, la lotta contro l’elezione di Bolsonaro ha mobilitato ampi settori di lavoratori, studenti, settori oppressi e democratici della società civile, dal momento che il suo programma di governo rappresenta ciò che è più dannoso per la classe operaia e il paese: gli attacchi alle libertà democratiche e ai diritti; una politica economica ultraliberista e la cessione della ricchezza e della nostra sovranità con le privatizzazioni di tutte le compagnie statali; la mancanza di rispetto per i diritti umani e le prese di posizione contro i settori più oppressi della società. Continua a leggere Elezione di Bolsonaro: costruire la più ampia unità di azione in difesa dei diritti e delle libertà democratiche (Conlutas)