Polonia, Europa, Mondo. Un nuovo attacco internazionale contro le donne, le loro lotte e le lotte di tutti gli sfruttati – Comitato 23 settembre

Abortion law reform was the last straw, say campaigners – EURACTIV.com

Riceviamo e volentieri rilanciamo.

Polonia, Europa, Mondo. Un nuovo attacco internazionale contro le donne, le loro lotte e le lotte di tutti gli sfruttati.

La Polonia è oggi la punta di lancia dell’attacco internazionale che ha di mira non solo l’autodeterminazione delle donne in tutto il pianeta, ma anche il controllo e l’irregimentazione del mondo degli oppressi, a cominciare da chi si oppone ai governi e ai loro programmi di ripresa dell’accumulazione dei profitti.

Che la Polonia sia la patria dell’oscurantismo è ormai noto, che le donne polacche stiano conducendo da anni una battaglia di massa per ottenere il diritto di decidere sui loro corpi ed essere assistite nell’interruzione di gravidanza anche. Ma ora è in atto un nuovo, più forsennato attacco di cui si è fatto promotore il movimento Pro-right to life (Per il diritto alla vita), guidato da una delle più influenti organizzazioni oscurantiste polacche, ampiamente collusa con la chiesa cattolica e il governo di quel paese.

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Dal Brasile : appello per la libertà di “Gallo”, un leader dei movimento dei riders, accusato di aver bruciato la statua di uno schiavista (italiano – portoghese – inglese)

Riceviamo dal Brasile e volentieri pubblichiamo questo appello per la libertà di “Gato”, uno degli esponenti di punta del movimento brasiliano dei riders, accusato di avere dato alle fiamme sabato 24 luglio, insieme con i suoi compagni di “Rivoluzione periferica”, la statua di Borba Gato. Borba Gato fu una figura di rilievo dei “bandeirantes” che nei secoli sedicesimo e diciassettesimo furono responsabili (attraverso spedizioni punitive) della cattura e della schiavizzazione di tanti indios e neri delle zone interne del Brasile, e dello sterminio di alcuni gruppi etnici indigeni. Questo atto si colloca evidentemente nel solco del movimento Black Lives Matter.

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Gallo libero!

Trattenere in prigione Paolo Lima (detto Gallo) per il sospetto di avere dato alle fiamme la statua di Borba Gato è inammissibile

Nel cosiddetto Stato di diritto, quella dell’imprigionamento è una misura estrema, ed è messa in atto in accordo a quanto previsto dalle leggi esistenti, dopo che all’imputato è stata concessa un’ampia possibilità di difendersi. Gli arresti cautelari, ovvero quelli previsti da specifiche fattispecie legali che prevedono l’arresto preventivo di qualsiasi cittadino, rappresentano un caso eccezionale sotto il profilo legale. Tuttavia tale pratica ha conosciuto una vasta diffusione in Brasile. Essa, inoltre, è più diffusa nei casi che vedono coinvolti giovani neri, con un’incidenza maggiore nel caso si tratti dei leader di movimenti sociali.

In tempi recenti, il mandato d’arresto –sia temporaneo che preventivo – spiccato contro il leader dei fattorini antifascisti, Paolo Lima (detto “Gallo”), sospettato di avere dato alle fiamme la statua di Borba Gato a San Paolo del Brasile, sono un caso esemplare degli eccessi che caratterizzano gli arresti dei leader dei movimenti sociali. Si deve tenere conto del fatto che, come contrappunto all’attivismo sociale, siamo testimoni del fastidioso incremento di un “attivismo giudiziario”, la cui fonte origina da agenti pubblici non eletti, i quali spingono verso la possibilità di sopprimere le libertà di coloro che vogliono mobilitarsi intorno ad obiettivi di interesse sociale e popolare. Pur non essendo affatto necessario ai fini dell’imputazione criminale di Gallo, è evidente come il fatto che lui sia un leader [di movimento] costituisca una preoccupazione per coloro che ne hanno ordinato l’arresto.

Inoltre, è comune il fatto che la giustizia cerchi di determinare l’identità di quanti siano coinvolti in azioni considerate contrarie alla legge. Il problema è l’uso della prigione come strumento di tortura per ottenere delazioni – è noto che un atteggiamento collaborazionista si accompagna a dei benefici in termini di pena; in questo caso la notizia dell’arresto diventa una condizione necessaria alla delazione stessa. Questo fa riaffiorare tristi ricordi del periodo dittatoriale. L’uso di un tale meccanismo in qualsivoglia decisione sarebbe inammissibile. Non si può fondare il processo investigativo sull’obbligo alla pratica delatoria.

Infine, il più grande rischio per le libertà democratiche è relativo alla possibile argomentazione fondata sulla necessità di preservare un supposto interesse pubblico attraverso l’attuazione di misure di detenzione preventiva per evitare che atti illegali vengano commessi in futuro. Ci troveremmo di fronte a una situazione analoga a quella descritta nella pellicola Minority Report. Legando la categoria dell’attivismo al tentativo preventivo di fermare un crimine, si rende Gallo un criminale in via preventiva. Come se il fatto di avere una opinione politicamente motivata dalla volontà di mettere in discussione la posizione occupata da individui che sono stati della macchie nel processo storico, facesse di lui in perpetuo un possibile iconoclasta di altri monumenti.

Infine, nel caso di quest’ultima ipotesi, ci troveremmo dinnanzi a una vera e propria incarcerazione preventiva, basata sul mero pensare a un atto futuro e supportata dall’interpretazione prevenuta delle convinzioni politiche dell’imputato.

Gli arresti illegali, fondamentalmente basati su motivazioni di natura politica, ci spingono a temere in ogni epoca (ma soprattutto in quelle in cui si registra un risorgere di posture autocratiche all’interno di un Paese) per il destino non solo di “Gallo”, ma di chiunque, dal momento che tutti siamo mossi da motivazioni politiche che sono intrecciate alle nostre personalità e nelle nostre azioni. In base a questo modo di ragionare, non dovremmo essere tutti noi considerati dei potenziali criminali?

Kenarik Boujikian – Giudice in Pensione della Corte di Giustizia di San Paolo del Brasile
Michael Lowy – Direttore emerito della ricerca del “Centre National de la Recherche Scientifique” (CNRS)
Ricardo Antunes – Docente di Sociologia presso la UniCAMP
Ruy Braga – Docente del Dipartimento di Sociologia presso la USP
Marcus Orione – Docente di Legge presso la USP

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Galo livre

Manutenção da prisão de suspeito de incendiar Borba Gato é inadmissível

No denominado Estado de Direito, a prisão é medida extrema e realizada, segundo as regras jurídicas, em especial após ampla defesa do acusado. Prisões cautelares, ou seja, aquelas que ocorrem para hipóteses legais específicas com o aprisionamento prematuro de qualquer cidadão, são juridicamente excepcionais. No entanto, a sua prática tem-se vulgarizado. E mais, isso se intensifica em hipóteses envolvendo jovens negros —o que é potencializado no caso de lideranças de movimentos sociais.

Recentemente, os decretos de prisão —temporária e preventiva— envolvendo o líder do movimento dos Entregadores Antifascistas, Paulo Lima, o Galo, suspeito de incendiar a estátua do Borba Gato, em São Paulo, são uma aula da anatomia dos aspectos excessivos de prisões contra lideranças de movimentos sociais. Deve-se atentar para o fato de como, enquanto contraponto a um ativismo social, estamos assistindo a um inconveniente crescimento de um “ativismo judicial” —proveniente de agentes públicos que não são eleitos, e que promovem a opção de abortar a liberdade daqueles que pretendem se mobilizar em torno de pautas de interesse social e popular. A despeito de ser completamente desnecessário para a imputação penal a Galo, extrai-se que o fato de ele ser uma liderança é uma preocupação das autoridades que determinaram a prisão.

Por outro lado, que a Justiça busque o nome de eventuais envolvidos em ação considerada contrária à legalidade é algo comum. O problema é utilizar a prisão como se fosse um instrumento de tortura para a obtenção de delações —é sabido que a delação premiada é uma faculdade com benefícios penais; no caso, teme-se pelo uso da prisão como condição necessária à sua obtenção. Isso remonta à triste memória de regimes ditatoriais. Eventual utilização de tal mecanismo em qualquer decisão envolvendo o fato seria inadmissível. Não se pode preservar investigação criminal a partir da obrigação do ato delatório.

Por fim, talvez o mais evidente risco às liberdades democráticas esteja em possíveis fundamentações referentes à preservação de suposto interesse público para a concessão da prisão preventiva baseadas na antecipação de atos futuros. Aqui estaríamos diante de situação que nos lembraria o filme “Minority Report”. Utilizando-se da condição de ativista, antecipa-se a eventual prática de crimes, o que transformaria Galo em um perigo para a sociedade por adiantamento. Como se, pelo fato de ter uma motivação política manifesta pela intenção de discutir a posição ocupada por certas personagens que maculam fortemente nosso processo histórico, isso o colocasse sempre em situação de promover novas investidas contra outros monumentos.

Enfim, em caso de tal hipótese, estaríamos diante de uma verdadeira condenação prematura, com base em cogitações de atos futuros, suportada na interpretação enviesada das convicções políticas do indiciado.

Prisões ilegais, com base fundamentalmente em motivações políticas, em qualquer momento histórico (mas principalmente neste em que há um recrudescimento de posturas autocráticas no país), nos levam a temer pela sorte não apenas de Galo, mas de qualquer pessoa, já que, de certo modo, somos movidos por motivações políticas que estão incrustadas em nossas personalidades e em nossas ações. Nessa linha de raciocínio, seríamos, então, inevitavelmente, potenciais criminosos?

Kenarik Boujikian – Desembargadora aposentada do Tribunal de Justiça de São Paulo

Michael Lowy – Diretor emérito de pesquisas do “Centre National de la Recherche Scientifique” (CNRS)

Ricardo Antunes – Professor de Sociologia da Unicamp

Ruy Braga – Professor do Departamento de Sociologia da USP

Marcus Orione – Professor da Faculdade de Direito da USP

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On the other hand, it is common for justice to seek the name of those involved in an action considered contrary to legality. The problem is to use the prison as if it were an instrument of torture to obtain denunciations, – it is known that the plea bargain is a means with criminal benefits; in this case, there is news of the arrest as a necessary condition for obtaining it. This goes back to the sad memory of the dictatorial period in Brazil. The possible use of such mechanisms in any decision involving the fact would


be inadmissible. It is not possible to preserve the criminal investigation from the obligation of denunciation.
Finally, and perhaps the most evident risk to democratic freedoms is in possible arguments, referring to the preservation of the supposed public interest for the granting of preventive detention, which are based on the prevention of future actions. Here we would be facing a situation that would remind us of the movie Minority Report. Using the condition of activist, the possible practice of crimes is anticipated, which would turn Galo into a danger to society in advance. How, due to the fact of having a political motivation manifested by the intention to discuss the position occupied by certain characters that strongly stain our historical process, this would always put him in a position to promote new attacks against other monuments.
Ultimately, in the case of such a hypothesis, we would be facing a real premature conviction, based on considerations of future acts, based on the biased interpretation of the defendant’s political convictions.
Illegal arrests, fundamentally based on political motivations, at any historical moment (but especially when there is a resurgence of autocratic postures in the country), lead us to fear for the fate not only of Galo, but of anyone, since, in a way, we are driven by political motivations that are embedded in our personalities and actions. In this line of reasoning, would we all then inevitably be considered potential criminals
?

Desde Brasil se extiende la huelga internacional de los riders (repartidores)

Pubblichiamo qui la traduzione in spagnolo e francese di un post di qualche giorno fa sullo sciopero dei riders nell’America del Sud, grazie all’aiuto di Carlos Svidler, animatore del blog Pasado y Presente del Marxismo Revolucionario.

Nel frattempo, sabato 25 luglio, si è tenuta un’altra giornata di sciopero che ha avuto un’adesione minore, a causa della violentissima pressione delle aziende sui singoli lavoratori. Ma, comunque sia, il dado è tratto. E questi finti auto-imprenditori, reali schiavi a sfruttamento illimitato del cosiddetto “capitalismo delle piattaforme”, hanno assaggiato la possibilità e il sapore della lotta collettiva per la propria auto-emancipazione. Questo era l’essenziale, di sicuro non finisce qui.

En los mismos días en que estallaron las revueltas de los afroamericanos en los Estados Unidos contra la violencia policial, los riders brasileños, jóvenes y en su mayoría negros, en un esfuerzo ejemplar de auto-organización, proclamaron un día de paro de sus actividades y lograron la
solidaridad y la participación de los trabajadores del transporte metropolitano de San Pablo y de otras categorías, de estudiantes, de movimientos y organizaciones sociales. Además, crearon
una red de coordinación con riders de otros países latinoamericanos para converger en una movilización unificada e internacional bajo las consignas: “Nuestra vida vale más que sus ganancias”, “¡Todos tenemos los mismos derechos!”, “¡Una sola clase, una sola lucha!” (1).

Este joven movimiento comenzó a formarse en el curso de las movilizaciones contra Bolsonaro que recientemente han tenido lugar todos los fines de semana en las principales ciudades brasileñas. También es el resultado de una reacción contra la decisión del presidente de
eliminarlos de la lista de trabajadores precarios y autónomos que se benefician de la ayuda de emergencia Covid-19 de 600 reales al mes. Buena parte de ellos se han dado una primera organización como “Riders Antifascistas”, aunque la mayoría no es la que se expresa contra el
gobierno (Nota 1).

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“Il privilegio della servitù. Il nuovo proletariato dei servizi nell’era digitale”, di R. Antunes: un libro da leggere

Le Edizioni Punto rosso hanno appena pubblicato un libro di Ricardo Antunes che è da leggere, anzi da studiare: Il privilegio della servitù. Il nuovo proletariato dei servizi nell’era digitale [pp. 314, 19 euro].

Da tempo Antunes è impegnato nella critica in chiave marxista dei luoghi comuni dell’ideologia dominante in materia di lavoro.

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Dal Brasile si allarga lo sciopero internazionale dei riders, di p.z.

Negli stessi giorni in cui scoppiano le rivolte degli afroamericani negli USA contro le violenze della polizia, i riders brasiliani, giovani e per lo più neri, in uno sforzo di auto-organizzazione esemplare, giungono a proclamare una giornata di blocco della loro attività e a raccogliere la solidarietà e la partecipazione dei lavoratori dei trasporti metropolitani e di altre categorie, di studenti, di movimenti e organizzazioni sociali. Inoltre, hanno creato una rete di coordinamento con i riders di altri paesi latino-americani per convergere in una mobilitazione unitaria e internazionale sotto le parole d’ordine: “La nostra vita vale più del loro profitto!”, “Abbiamo tutti gli stessi diritti!”, “Una sola classe, una sola lotta!”.

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