Un’emergenza sanitaria che viene da lontano…

Un anno fa pubblicavamo sul blog questo intervento. Abbiamo deciso di riproporlo perché tocca due questioni essenziali anche oggi. La prima è la contrapposizione tra pubblico e privato, secondo cui sarebbe buona (per natura) la sanità pubblica, e cattiva quella in mano ai privati – una contrapposizione che noi respingiamo perché la sanità pubblica è stata progressivamente permeata in profondità dei criteri capitalistici e aziendalisti propri della sanità privata e dei for profit hospitals statunitensi quotati a Wall Street, e perché sono state proprio le istituzioni statali, governi, parlamento e regioni a mettere a disposizione i bilanci statali per ogni forma di affarismo e di speculazione dei privati “imprenditori”. Ovviamente siamo per un sistema sanitario pubblico, unico, universale, gratuito, dotato di una fitta rete territoriale, e completamente rifondato sul criterio della prevenzione delle malattie e della tutela della salute sui luoghi di lavoro. Altrimenti limitarsi a rivendicare il pubblico contro il privato significa solo alimentare la fiducia nel feticcio-stato, strumento per eccellenza della classe capitalistica. La seconda questione trattata nel pezzo di un anno fa che ritorna in questi giorni, è quella degli “untori“: il governo Draghi e la “grande stampa” hanno messo nel mirino il personale sanitario (una piccola minoranza) che non vuole vaccinarsi, come se si dovesse accollare ad esso la prova catastrofica data dal sistema-Italia, prima con Conte ed ora con Draghi, nel contrare la diffusione dell’epidemia e nel mettere in atto la vaccinazione – una prova che fa dell’Italia uno dei tre paesi al mondo con il più alto tasso di letalità del virus. Beninteso, gli “untori” ci sono, ma stanno acquartierati nei palazzi del potere, di quello confindustriale e di quello politico.

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Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

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Il Covid-19 e le spire del capitale – Rob Wallace e altri

Sabato 17 aprile l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi terrà un’importante iniziativa di contro-informazione, denuncia e organizzazione della lotta in difesa della salute delle masse sfruttate e della vita, a fronte di un capitalismo che si manifesta sempre più come necro-capitalismo, per dirla con i compagni sud-americani. L’intervento introduttivo – dedicato alle cause di questa pandemia – sarà tenuto da Rob Wallace, autore di due studi, Big Farms Make Big Flu e Dead Epidemiologists: on the Origins of Covid-19, giustamente considerati dei riferimenti necessari per inquadrare le cause strutturali della catena di epidemie con cui si è aperto il ventunesimo secolo. Per questa ragione riproponiamo qui un saggio di Wallace e altri che riassume i temi svolti in profondità nei due libri – senza che questo voglia significare, come ha frainteso qualche nostro lettore, farne l’alfa e l’omega della materia.

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Traduciamo dal sito della Monthly Review un saggio di Rob Wallace, Alex Liebman, Luis Fernando Chaves e Rodrick Wallace, un’anticipazione dal numero di maggio della rivista. Può suonare accademico l’approccio degli autori alle questioni macro- economiche e politiche, e si avverte l’assenza di un riferimento politicamente concreto alla classe che deve vivere del proprio lavoro, in tutta la complessità sociale, di genere, e “razziale” che ne definisce l’oppressione, materiale e simbolica, nella società contemporanea. Solo un concreto riferimento alla classe può infatti sostanziare le proposte di lotta degli autori. Ma la profondità della loro analisi, che rompe i confini disciplinari mostrando l’intreccio tra il ‘naturale’ e il ‘sociale’ nella genesi delle epidemie moderne, ed il repertorio di proposte che ne conseguono – proposte che rimandano alla necessità della rivoluzione sociale anti-capitalista – ne fanno un saggio di grande spessore.

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Fonte: Monthly Review, 1 aprile 2020
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Il calcolo

Il Covid-19, la malattia causata dal coronavirus Sars-CoV-2, la seconda sindrome respiratoria acuta grave dal 2002, è ora ufficialmente una pandemia. Da fine di marzo le popolazioni di intere città sono chiuse in casa e uno ad uno gli ospedali vanno in fibrillazione congestionandosi per l’impennata dei ricoveri.

Al momento la Cina respira meglio, dopo che all’iniziale scoppio è seguita una contrazione (1). Lo stesso vale per la Corea del Sud e Singapore. L’Europa, in particolare Italia e Spagna, ma sempre più anche altri paesi, si piega già sotto il peso dei morti, sebbene si sia solo agli inizi dell’epidemia. America Latina e Africa iniziano solo ora ad accumulare casi; alcuni paesi si stanno preparando meglio di altri. Negli Stati Uniti – un punto di riferimento, anche se solo perché si tratta del paese più ricco nella storia mondiale – il prossimo futuro si presenta nero. Si prevede che il picco non verrà raggiunto prima di maggio, e già gli operatori sanitari e i visitatori degli ospedali fanno a cazzotti per accedere alle scorte in esaurimento di dispositivi di protezione individuale (2). Gli infermieri, a cui i Centri per il controllo e la protezione dalle malattie (CDC) hanno raccomandato – la cosa è allucinante– di usare bandane e sciarpe come mascherine, hanno già dichiarato che “il sistema è condannato” (3).

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SI’ ai vaccini – contro il decreto Draghi / SI Cobas

Riceviamo dal SI Cobas di Genova, e volentieri pubblichiamo, due materiali, l’uno più analitico, l’altro più agitatorio, sul decreto Draghi che sancisce l’obbligatorietà del vaccino per il personale sanitario (per la precisione, e senza il minimo equivoco: contro questo decreto) e su tutta l’intricata questione dei vaccini.

Indubbiamente, una questione su cui ritornare.

Il decreto Draghi sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario: un tentativo di scaricare sui lavoratori le responsabilità di governo e padroni

Preceduto da una campagna mediatica dai toni scandalistici, che ha amplificato oltre misura casi limitati di rifiuto a vaccinarsi da parte del personale sanitario (la grande maggioranza del quale si è sottoposta al trattamento), il governo ha varato il decreto che impone l’obbligo di vaccinarsi per le professioni e gli operatori sanitari. Diciamo subito che riteniamo i vaccini uno strumento fondamentale per contrastare l’epidemia e, in linea con le acquisizioni scientifiche e l’esperienza storica, un progresso fondamentale e irrinunciabile che, storicamente, ha riguardato in particolare le classi oppresse, le più esposte alle pandemie e quelle che da sempre pagano il tributo maggiore al degrado delle condizioni di esistenza causato dai rapporti sociali capitalistici. Essi occupano un posto di primo piano nell’ambito di una sanità pubblica e universale che abbia a cuore il benessere collettivo, una sanità che abbia nella prevenzione primaria e nell’individuazione e rimozione delle cause di fondo di malattie, nocività, epidemie la sua ragion d’essere e che, per ciò stesso, dovrebbe riconoscere nell’attuale società, fondata sullo sfruttamento e sul profitto, la causa profonda delle sofferenze che affliggono l’umanità.

E’ quindi evidente che vaccinarsi sia utile non solo in generale, ma tanto più per medici, infermieri, operatori sanitari che possono fungere più di altri da veicolo di contagio nei confronti di malati, anziani, soggetti fragili, ecc. Rigettiamo esplicitamente le tesi di quanti, no-vax dichiarati o meno, pretendono invece di elevare a dogma intoccabile la “libera scelta” del singolo, a prescindere dalle funzioni svolte, e considerano l’obbligo vaccinale una prevaricazione tout-court. La nostra collocazione al riguardo è dunque chiara e inequivocabile.

Sul decreto Draghi, la nostra contrarietà è netta per motivi di merito non certo secondari.

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Sabato 17 aprile – Una giornata di controinformazione, denuncia e organizzazione delle lotte per la difesa della salute e della vita

Per partecipare all’iniziativa online, bisogna collegarsi al seguente link:
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Password: 091651
Chi non riesce a entrare dal link deve:

APRIRE ZOOM
Id: 6154963185
Password: 091651

Ad oltre un anno dal suo inizio, siamo ancora nel mezzo di una pandemia, dalle cause in tutto e per tutto capitalistiche, che è stata il fattore di accelerazione di una crisi economica già prossima ad esplodere.

Le lavoratrici e i lavoratori sono colpiti, in Italia e nel mondo, da tanti lutti, da una crescente disoccupazione, da una totale incertezza sul futuro. I padroni e i loro governi, qui il governo Draghi, stanno cercando di scaricare con ogni mezzo sugli sfruttati, specie se immigrati, i costi della crisi. Mentre dimostrano una criminale impreparazione nel fronteggiare la diffusione del covid-19, usano in modo terroristico l’epidemia per reprimere le risposte di lotta in corso, e imporre forme di lavoro e di apprendimento sempre più de-socializzate. La “ripresa” che Draghi e i suoi simili prospettano sarà all’insegna del super-sfruttamento del lavoro, della illimitata precarietà, della disciplina poliziesca (con l’aggiunta delle polizie private a quella di stato – vedi FedEx), di una rinnovata proiezione imperialista dell’Italia.

Noi, Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, rifiutiamo questa prospettiva di nuova schiavitù. E lanciamo una giornata di contro-informazione, denuncia, organizzazione delle lotte operaie e popolari in difesa della salute e della vita per sabato 17 aprile.

Ci confronteremo sulle cause di fondo di questa pandemia; sui suoi effetti devastanti sulla salute, sui livelli di occupazione e di sfruttamento del lavoro, specie delle donne; sulla distruzione della medicina territoriale e del lavoro; sul nodo dei vaccini e dell’imperialismo dei vaccini. Lo faremo con l’obiettivo di mettere a punto una piattaforma e delle iniziative di lotta contro le vecchie e le nuove malattie, le vecchie e le nuove nocività, i vecchi e i nuovi disagi psichici, inflessibili sul principio che la salute non è una merce, e quindi non si monetizza, convinti che il capitalismo dei nostri giorni è sempre più un necro-capitalismo, brutalmente aggressivo verso gli esseri umani e la natura.

Nella scorsa primavera gli operai della logistica e del settore metalmeccanico, senza nulla delegare agli “esperti”, hanno dato un esempio di resistenza attiva, da protagonisti, alla pretesa padronale di tenere tutto aperto massimizzando i rischi per la salute dei lavoratori e della popolazione. Ma bisogna fare di più e in modo più organizzato, coinvolgendo una massa crescente di proletarie e di proletari, al di là delle appartenenze sindacali, a cominciare dal personale ospedaliero, che sarà parte attiva dell’assemblea. E bisogna creare forme di coordinamento internazionale per le risposte di lotta da sviluppare contro cause ed effetti della pandemia, e contro le catastrofi e i crimini ambientali provocati dall’insaziabile avidità di profitti del capitalismo globale.

L’Assemblea di sabato 17 sarà aperta da Rob Wallace, autore di studi fondamentali sulle cause di questa pandemia, e vedrà gli interventi di lavoratori e lavoratrici di SI Cobas, Slai Cobas per il sindacato di classe, USB, USI-Sanità, opposizione Cgil, Comitato immigrati in Italia-IMA, Comitato 23 settembre, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio – Sesto San Giovanni, Voci operaie – Bassano, Comitato di lotta per la salute mentale e Assemblea popolare per la salute – Napoli, Assemblea donne/lavoratrici Mfpr, Centro di documentazione contro la guerra – Milano, Campagne in lotta, e di alcuni medici impegnati in prima linea a fianco della classe lavoratrice.

I lavori dell’Assemblea, che avranno inizio alle ore 9.30, saranno trasmessi sia via zoom che su facebook.

No all’imperialismo dei vaccini. Vaccini per tutti! La salute delle popolazioni è al di sopra dei profitti di Big Pharma! (International Migrants Alliance)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa presa di posizione dell’IMA ( International Migrants Alliance – https://www.facebook.com/intlmigrants/ ) contro le discriminazioni che stanno colpendo pressoché ovunque emigranti e rifugiati nell’accesso alla vaccinazione anti-Covid 19.

La presa di posizione si allarga, poi, necessariamente, alla denuncia dell'”imperialismo dei vaccini” che rispecchia anche in questo campo i rapporti di dominazione e sopraffazione esistenti all’interno del meccanismo combinato e disuguale del capitalismo globalerapporti che pesano in modo tragico sulle masse oppresse e super-sfruttate dei paesi dominati o controllati dall’imperialismo specie in una congiuntura pandemica come l’attuale.

A fronte di questa doppia, lucida denuncia, suona piuttosto ingenuo il “richiamo” o l’appello ai governi dei “paesi capitalistici avanzati” affinché facciano prevalere il bisogno di salute delle popolazioni di tutto il mondo sui mega-profitti monopolistici di Big Pharma – ciò che potrebbe essere conseguito solo da una potente lotta di massa organizzata contro questi colossi della speculazione capitalistica sulla vita e sulle malattie, e i loro protettori (per l’appunto governi e stati). Ma non ci metteremo a fare i maestrini con la penna rossa noi che qui siamo ancora ben lontani dall’aver fatto integralmente nostra la loro doppia denuncia, dall’averla incorporata fino in fondo nella nostra piattaforma di lotta e nell’iniziativa politica quotidiana.

Mentre i governi di tutto il mondo lanciano i loro programmi di vaccinazione COVID-19, l’International Migrants Alliance (IMA) chiama le autorità governative a garantire un accesso universale ed equo a questo trattamento salvavita e all’assistenza sanitaria indipendentemente dalla cittadinanza o dallo stato legale.

Se c’è una lezione da imparare da questa pandemia, è che nessuno è protetto finché tutti non sono protetti dal virus. Sulla base di questo principio, non dovrebbe esserci nessuna discussione sulla necessità (o meno) di includere gli emigranti e rifugiati nei piani di vaccinazione di tutti i governi.

Secondo il Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, tuttavia, gli emigranti, i rifugiati e altri gruppi vulnerabili non sono messi nell’elenco di chi va vaccinato come categorie specifiche nei piani di vaccinazione COVID che specificano i requisiti di ammissibilità. Ciò lascia la maggior parte degli emigranti e dei rifugiati incerti se sono idonei per ricevere il vaccino nel paese in cui risiedono attualmente. Ancora peggio, alcuni governi hanno dichiarato esplicitamente che non intendono rendere disponibili i vaccini a emigranti e rifugiati nelle loro giurisdizioni, come la Colombia.

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