Il capitalismo genera agenti patogeni. Un’intervista al biologo Rob Wallace (Left Voice)

CPT INTERNATIONAL: COVID-19 and the Bubble of I | Christian Peacemaker Teams

Pubblichiamo qui la traduzione di un nuovo intervento sulla pandemia da covid-19 dell’epidemiologo evoluzionista, e militante, Rob Wallace. Questa lunga intervista, rilasciata a Left Voice, è un contributo utile anche per provare ad uscire dalla sterile coazione a ripetere che caratterizza ormai il dibattito su green pass e vaccini, interamente concentrato sulla sola gestione capitalistica-statale della pandemia (per noi ad un tempo criminale e caotica), e per tornare a ragionare sulle cause sociali dello sciame di agenti patogeni che da un trentennio ormai è in affioramento, fino al SARS-Cov-2 compreso.

Ed è appunto quello che fa Wallace occupandosi di devastazione ambientale e agribusiness – una tematica del tutto scomparsa nel suddetto dibattito anche sul versante critico, aspetto non secondario della sua sterilità. Data la competenza di Wallace in materia, francamente sarebbe stata possibile un’analisi più approfondita delle radici della pandemia in corso. L’approccio scientifico del suo gruppo di ricerca resta comunque cruciale perché, come mostra il caso di Ebola, solo un’analisi a tutto tondo delle epidemie, che vada dalla genetica fino allo studio del contesto ambientale – l’ambiente del necro-capitalismo – può dar conto dell’emersione e dell’impatto di nuovi patogeni sugli esseri umani con cui siamo alle prese già da decenni; ed è questo un monito per il futuro.

Wallace denuncia poi, giustamente, la gestione criminale della distribuzione dei vaccini da parte di Big Pharma, con gli Stati al seguito. Spiega come il monopolio della produzione e la sperequazione nella distribuzione dei vaccini tra Nord e Sud del mondo favoriscano l’insorgere di varianti, perché permettono al virus di circolare ed evolvere nella sterminata massa della popolazione mondiale non vaccinata. Sarebbe stato tuttavia auspicabile, a nostro avviso, ragionare anche sulle caratteristiche degli attuali vaccini.

Quanto alle soluzioni, lo scenario delineato da Wallace, un presente ed un futuro cronicamente segnati dal fenomeno delle epidemie, lo porta a denunciare l’incuria criminale con cui, Stati Uniti in testa, sono gestiti in Occidente i sistemi sanitari, totalmente asserviti agli interessi capitalistici; e a sostenere con forza la medicina preventiva e di comunità per rendere anzitutto possibile quel genere di intervento “tetris” (testing, tracciamento, isolamento) che è stato senza tanti complimenti gettato nel cestino. Ma la sua proposta di inviare tra la gente, per prendersene cura, schiere di operatori sanitari di comunità, pecca, a nostro avviso, di una certa astrattezza, per quanto voglia essere una risposta al problema della terribile vulnerabilità, dell’isolamento e del disorientamento ideologico in cui versa una quota rilevante del proletariato statunitense. Una situazione rilevabile anche in Europa, in particolare in Italia, dove la contesa superficiale ed essenzialmente diversiva tra vaccinismo di Stato e ideologia No Vax sta dividendo, se non avvelenando, il corpo dei lavoratori.

Specifichiamo infine che, a differenza di Wallace, noi non rinveniamo nel mondo di oggi paesi non capitalisti. Precisazione ad uso di certi sfaccendati che impiegano le loro giornate a cercare su questo sito cosa criticare per sentirsi vivi.

***

L’epidemiologo evoluzionista Rob Wallace parla con gli operatori sanitari di Left Voice Mike Pappas, Tre Kwon e Cliff Willmeng sulle origini del Covid e sull’incapacità del capitalismo di rispondere alla crisi.

Mike Pappas: Da dove viene il Covid e come ci siamo arrivati?

Per formazione sono un epidemiologo evoluzionista. Sono abituato a prendere sequenze genetiche, come l’influenza aviaria, o l’H5N1, la prima rock star virale del secolo, ed osservare tali sequenze presso le varie località della Cina e dell’Eurasia per poi costruire degli alberi filogenetici. Si tratta di alberi evolutivi che mostrano come i vari ceppi siano tra loro collegati. E poiché conosciamo le località in cui campioniamo questi ceppi, possiamo dedurre mediante l’albero quali sono state le località interessate in precedenza da un ceppo virale. Siamo in grado, in altre parole, di costruire una mappa dei diversi ceppi basandoci sulle sole sequenze genetiche. Lo abbiamo fatto per l’H5N1 (l’aviaria). Abbiamo identificato una provincia sud-orientale della Cina chiamata Guangdong, che sembra essere l’area di origine dell’H5N1 prima che si riversasse ad Hong Kong.

Il problema è che ho commesso un errore nella mia carriera. Qualcosa ha suscitato la mia curiosità. Non sempre è una buona mossa se vuoi far carriera nella scienza. La scienza è largamente legata alle convinzioni dell’establishment circa la natura del capitalismo e dell’impero. E la curiosità è costretta entro specifici percorsi di indagine. Ci sono persone incredibilmente intelligenti che spesso devono lavorare restando entro i limiti davvero ristretti di ciò che è lecito esplorare. La mia curiosità mi ha messo nei guai perché volevo sapere perché l’H5N1 è emerso nel Guangdong nel 1997. Non era possibile trovare la risposta nelle sequenze genetiche. Mi sono quindi addentrato nella storia dell’agricoltura della regione e nell’economia politica dell’agribusiness globale per capire come i diversi settori agricoli si sono evoluti in Cina e altrove, trovando che l’agribusiness è probabilmente il peggior modello – o il migliore – che vi possa essere per selezionare agenti patogeni tra i più mortali.

Continua a leggere Il capitalismo genera agenti patogeni. Un’intervista al biologo Rob Wallace (Left Voice)

La lotta delle donne africane contro il saccheggio neo-coloniale dei loro territori è la nostra lotta – Comitato 23 settembre

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone e persone in piedi

A febbraio scorso, l’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo divenne per la comunicazione mainstream l’occasione per beatificare la politica neocoloniale italiana in Africa tutta sorrisi e amore per i piccoli. Rispondemmo a questo battage con un compatto dossier di analisi e denuncia del nuovo assalto alle risorse naturali e alla popolazione lavoratrice del continente, in cui le imprese e lo stato italiano sono profondamente implicati. Riprendiamo quindi tanto più volentieri un articolo del Comitato 23 settembre che presenta la resistenza organizzata delle donne africane contro la spoliazione in particolare delle risorse minerari e le relative devastanti conseguenze umane ed ambientali. Per conoscere meglio questa realtà’, sul fronte sia della spoliazione neocoloniale che delle lotte, è una utile fonte di informazione il sito dell’associazione Wo/min; lo sono in particolare le analisi critiche ivi proposte.

***

La lotta delle donne africane contro il saccheggio dei loro territori e’ la nostra lotta

L’impatto devastante dell’espansione delle società minerarie di mezzo mondo sulla vita delle donne africane è denunciato dall’associazione Wo/min.

L’indipendenza formale degli stati, conquistata con dure lotte, non ha posto fine alla aggressione colonialista e alla rapina dei tesori custoditi dalle terre africane, indispensabili al nuovo e vecchio sviluppo dell’economica capitalistica e alla sua incessante ricerca di profitti. Così anche stati nati dalla lotta di liberazione popolare, come il Mozambico, hanno ceduto alle pressioni internazionali e accettato di destinare metà del loro territorio allo sfruttamento delle società minerarie sudafricane, brasiliane, indiane, australiane, inglesi, dedite all’estrazione di carbone, gas naturale, gemme e minerali vari.

Continua a leggere La lotta delle donne africane contro il saccheggio neo-coloniale dei loro territori è la nostra lotta – Comitato 23 settembre

Un piccolo Dossier sul disastro ecologico in corso

Il capitalismo disprezza la terra e gli esseri umani

Mai come in questo momento la retorica della “rivoluzione verde” rischia di sommergerci. E come accade con le menzogne ripetute all’infinito, lascia la sua impronta nella massa della popolazione, spinta a credere nel miracolo decantato dai santoni del capitale: un’uscita dalla crisi e dalla pandemia che coincida con l’uscita dalla catastrofe ecologica in corso da tempo. Se ne è fatto banditore negli ultimi giorni anche il gelido Draghi. E il suo eloquio robotico sembra dare a questa frottola globale la veste di una verità scientifica indiscutibile.

Su questa tematica stiamo preparando un lavoro di ampio respiro, ma ci siamo sentiti sollecitati a proporre da subito ai nostri lettori un piccolo Dossier con alcuni utili materiali di analisi e di orientamento, che in queste settimane ci sono stati inviati, o ci sono stati segnalati, da compagni che collaborano con noi. Nostra è solo la nota sui metalli rari.

Continua a leggere Un piccolo Dossier sul disastro ecologico in corso

1. L’eco-comunismo – un progetto rivoluzionario per farla finita con la barbarie capitalista – Luc Thibault

Rendiamo pubblico con piacere, in lingua italiana, questo pregevole scritto già disponibile in francese e in spagnolo sul sito Pasado y Presente del marxismo rivoluzionario (vedi sotto i link), che fornisce una molteplicità di elementi per inquadrare in termini marxisti l’attuale catastrofe ecologica, e la lotta contro di essa per uscirne vivi (“la società capitalista è invivibile, il comunismo è una necessità”).

Esso sottolinea, tra l’altro, il fatto che l’originario pensiero marxista fu attraversato da una sensibilità ecologica all’avanguardia per i tempi, e documenta come anche nell’attività di Lenin e dei bolscevichi durante la rivoluzione in Russia, pur tra proibitive difficoltà e drammi, ci fu spazio per preoccupazioni e progetti ecologici, mentre con l’avvento dello stalinismo si verificò l’abbandono di questa genuina attitudine del movimento proletario comunista.

Il testo di Thibault analizza, affronta o sfiora così tante e complesse questioni che si potrebbe discutere criticamente, con buone ragioni, questo o quel passaggio, e perfino la formula “eco-comunismo”. Per quanto ci riguarda, la parte su cui ragionare più a fondo è quella finale, che schizza in modo ambizioso “una strategia rivoluzionaria e internazionalista” di lotta su questo terreno, perché in essa ci paiono sovrapposte rivendicazioni immediate da portare avanti nelle attuali proteste ecologiste e compiti e obiettivi che attengono alla transizione rivoluzionaria al socialismo. Ma per intanto lo proponiamo all’attenzione di chi frequenta il blog come un valido contributo ad un dibattito che in Italia è stato tradizionalmente, ed è (con pochissime eccezioni), molto carente.

Continua a leggere 1. L’eco-comunismo – un progetto rivoluzionario per farla finita con la barbarie capitalista – Luc Thibault

2. Il devastante costo ecologico e umano dei metalli rari, indispensabili per la cosiddetta “rivoluzione verde”

Sia gli Stati Uniti che l’UE hanno dichiarato “strategici” per le proprie economie, ed in particolare per la realizzazione della cd. “green revolution”, i “metalli rari” – il che significa che considerano strategiche, cioè loro legittimo bersaglio, tutte le aree del mondo ricche di questi minerali, a cominciare dalla Cina e una serie di paesi africani, asiatici e sud-americani. Il libro di Pitron che qui sotto abbiamo recensito dà un’idea piuttosto approssimativa, ma sufficiente, della devastazione ambientale e umana che la ricerca e l’estrazione di questi minerali determina. Anche ammesso che l’auto elettrica possa essere un po’ meno inquinante dell’auto a benzina, a gpl o a metano, la sua produzione ha effetti drammatici nei paesi del Sud del mondo. Un’uscita capitalistica dall’inquinamento ambientale prodotto dal capitale, da qualsiasi lato la si guardi, è del tutto impossibile. L’ecologismo o è anti-capitalistico (in senso rivoluzionario), o non è: bisogna risalire dalla lotta contro gli effetti della catastrofe ambientale in corso (di cui l’attuale pandemia è solo una delle conseguenze) alla lotta contro le sue cause.

Il libro di G. Pitron, La guerra dei metalli rari. Il lato oscuro della transizione energetica e digitale (Luiss, 2019) fornisce un’ampia documentazione sullo sventramento dei territori che si sta attuando in Cina e in molte altre aree del Sud del mondo per la ricerca frenetica dei metalli rari e delle terre rare – gli ingredienti essenziali al cosiddetto “Green New Deal”. Tale sventramento ha molto a che vedere con quell’attacco ai “substrati micro-biologici della vita sulla terra” alla base, tra l’altro, dell’attuale epidemia Covid-19, di cui parlano i redattori di Chuang in Contagio sociale (per approfondire riguardo al nesso tra devastazione ambientale da un lato, sia a livello macro che nella dimensione micro-biologica, e dall’altro lato diffusione di agenti virali e in genere insorgere di nuove malattie, rinviamo anche a Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie, Intervista a R. Wallace, e all’articolo di taglio prettamente scientifico di Laura Scillitani, Aids, Hendra, Nipah, Ebola, Lyme, Sars, Mers, Covid…,comparso sul portale Scienza in rete).

* * * *

Il libro ha due facce. Una ideologico-politica, l’altra analitica. La prima mostra un feroce sentimento anti-cinese, e ci interessa meno anche se dà utili notizie. L’altra, particolarmente interessante, mette in luce gli enormi costi umani ed ecologici della transizione energetica appena avviata che va sotto il nome di “green revolution” o “capitalismo verde”.

L’Occidente è sotto un embargo permanente da parte della Cina – è questa la tesi del Pitron (P.) sciovinista, motivata dal fatto che la Cina ha oggi il quasi-monopolio (p. 27) dei metalli rari e delle “terre rare” che sono indispensabili per il passaggio a un’economia de-carbonizzata. Il passaggio che oggi viene presentato come la via della salvezza dalla catastrofe ecologica sempre più incombente (quanto questa economia sarebbe green, amichevole verso la natura, lo vediamo dopo). Riferendo le stime dello statunitense Mineral Commodity Summaries, P. sostiene che Pechino produce il 44% dell’indio consumato nel mondo, il 55% del vanadio, quasi il 65% della fluorite e della grafite naturale, il 71% del germanio e il 77% dell’antimonio. Secondo uno studio dell’UE, poi, la Cina produce il 61% del silicio, l’84% del tungsteno, il 95% delle “terre rare” (sia pesanti che leggere), per cui “è il paese più influente nel rifornimento mondiale in materie prime essenziali” (pp. 79-80). Ulteriori percentuali sostengono questa affermazione per l’antimonio (87%), la barite (44%), il bismuto (82%), la fluorite (64%), la fosforite (44%), il fosforo (58%), il gallio (73%), l’indio (57%), il magnesio (87%), lo scandio (66%).

Continua a leggere 2. Il devastante costo ecologico e umano dei metalli rari, indispensabili per la cosiddetta “rivoluzione verde”