Berlino, 1 ottobre, manifestazione contro la guerra in Ucraina: le lettere di saluto di TIR e SI Cobas, in risposta al MLPD (italiano- English)

Cari compagni, cari amici,

quest’anno il Movimento delle Manifestazioni del Lunedì e l’Alleanza Internazionalista si riuniscono per una manifestazione con lo slogan: “Non paghiamo le vostre tasse”. Si riuniscono per una manifestazione con lo slogan: “Non pagheremo le vostre guerre – ci ribelliamo alle vostre guerre!”

La manifestazione si terrà sabato 1° ottobre a Berlino e inizierà alle 12.00 alla fermata del tram e della metropolitana Gesundbrunnen (nella piazza antistante la stazione).

Di fronte all’attuale situazione politica mondiale, l’appello afferma chiaramente che: “Condanniamo con forza la guerra della Russia contro l’Ucraina; stiamo dalla parte del popolo ucraino, così come dalla parte del popolo russo. Ma allo stesso tempo, ci opponiamo anche all’illusione che la NATO si sia trasformata in un angelo della pace e che l’intensificazione e l’estensione della guerra con la fornitura di armi possa essere nell’interesse dei lavoratori e della popolazione dell’Ucraina.

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Stati Uniti. Si va verso un grande sciopero contro UPS, che si rifiuta di tutelare la salute dei suoi autisti – Sonali Kolhatar (italiano – english)

Continuando nella sistematica attenzione all'”altra America”, la nostra America, riprendiamo questo articolo di Sonali Kolhatar che denuncia le condizioni estreme in cui in questa caldissima estate sono stati costretti a lavorare gli autisti dell’UPS – condizioni estremamente pericolose per la loro salute, fino anche alla morte. Ha dell’incredibile che nel paese tuttora più potente e ricco del mondo, e da parte di una multinazionale tra le massime, se non la massima, al mondo nel settore dei trasporti, 25 miliardi di ricavi nel solo mese di luglio, faccia resistenza a mettere l’aria condizionata nelle cabine di guida dei propri camion. Incredibile, ma vero. Come lo è il catalogo aziendale delle misure per difendersi dal caldo, quasi provocatorio. L’autrice dell’articolo nutre illusioni sull’appoggio dell’amministrazione Biden alle rivendicazioni dei lavoratori ed anche sull’importanza di un cambio di direzione alla guida dei Teamsters – ma quel che più interessa è che negli Stati Uniti continui a crescere l’agitazione dei lavoratori contro le grandi imprese multinazionali, e che queste agitazioni sindacali trovino un consenso crescente nella massa della popolazione arrivato al 70%, il più alto dagli anni ’60. (Red.)

Alla fine di agosto, mentre le temperature si innalzavano vertiginosamente in tutti gli Stati Uniti, un autista della United Parcel Service (UPS) ha scattato delle fotografie “prima e dopo” ad alcuni biscotti con gocce di cioccolato su una teglia. I deliziosi dolcetti erano stati cotti sul cruscotto di un camion UPS le cui
temperature interne sono salite a livelli pericolosi – non in un forno. È stato un modo ingegnoso per
mostrare l’intrecciarsi degli orrori presenti della crisi climatica con l’avidità aziendale.

Business Insider, che ha ripubblicato le foto, ha spiegato che «gli autisti stanno documentando situazioni di calore estremo nei loro veicoli attraverso la condivisione di foto di termometri che segnano 150 °F [circa 65,5 °C, N.d.T.] e cuocendo bistecche e biscotti sui loro cruscotti».

Ma non sono solo biscotti e bistecche che cuociono nei camion. I conducenti stanno collassando e morendo a causa delle temperature estreme.

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Who Needs the War? (Chi ha bisogno della guerra?), di Alexandra Kollontai (English)

Da leggere. Credete che oggi le cose stiano, nella sostanza, diversamente? (Red.)

“Heroes”

At first, while the memory is still fresh and the cannon are still sounding at the front, the ‘hero-soldiers’ will be remembered … First one year passes, then another. Peace comes, and people take up once more their former daily round. What will become of our ‘heroes’?

The war (First World War – 28 July 1914 to 11 November 1918) had not yet ended. Indeed, its end was still not even in sight, but the number of disabled was multiplying: the armless, the legless, the blind, the deaf, the mutilated. They had set off for the bloody world slaughter-house young, strong, healthy. Their lives still lay ahead of them. Then only a few months, weeks, even days later, they were brought back to the infirmaries, half dead, broken.

They are called ‘Heroes’, by those who started a European war, who sent one people out against another, the worker from one country out against his fellow worker from another. At least now they have won their reward! They will be able to walk around wearing their medals! People will respect them!

However, in real life, things are different. The ‘hero’ comes home to his native village or town, and when he arrives he cannot believe his eyes: in place of ‘respect’ and joy he finds waiting for him fresh sufferings and disillusionment. His village has been reduced to poverty and starvation. The menfolk were dragged off to war, the livestock requisitioned. Taxes must still be paid, and there is no one to do the work. The women have been run off their feet. They are haggard and starved, worn out with weeping. Disabled-heroes wander about the village, some with one medal, some with two. And the only ‘respect’ the hero gets is to hear his own family reproach him as a parasite who eats the bread of others. And the bread is rationed!

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Tienanmen, 4 giugno 1989: il massacro che non ci fu, e quello che ci fu davvero (italiano – English)

La foto più famosa del maggio-giugno 1989 in Cina, e, al tempo stesso, la meno rappresentativa

E’ accertato che il massacro di studenti in piazza Tienanmen non è mai avvenuto, mentre si continua a tacere sul vero massacro di operai e laobaixing, la gente comune.

Anche in questo 4 giugno non è mancato, qua e là, il ricordo del massacro (di studenti, o quasi solo di studenti, si dice) avvenuto in piazza Tienanmen. Peccato, però, che questo massacro di studenti o quasi solo di studenti in piazza Tienanmen non sia mai avvenuto. E’ ormai accertato, ma si continua a far finta di non saperlo. Mentre si continua, viceversa, a tacere sul vero massacro di operai e di laobaixing (ovvero: gente comune) avvenuto nella parte occidentale di Pechino, in zone solo in parte adiacenti a Tienanmen. Per accertarlo, basta dare uno sguardo alla collana di contraddittorie balle che ancora oggi vengono esibite su wikipedia.

Per questa ragione vogliamo dar conto qui del primo testo che, in Occidente, fornì una cronaca onesta e dettagliata di quei tragici avvenimenti dal vivo (non dalle comode stanze di hotel, o da casa propria), una cronaca che oggi si può considerare definitiva: lo scritto di Robin Munro, Who died in Beijing, and Why pubblicato su “The Nation” l’11 giugno 1990.

Munro, un attivista britannico “per i diritti umani”, che collaborò anche per anni con il “China Labour Bulletin”, anticipa in apertura del suo rapporto le conclusioni a cui la sua indagine arrivò già nei giorni successivi al 4 giugno:

“La grande maggioranza di quelli che sono morti (probabilmente un migliaio in tutto) erano operai o laobaixing (gente comune), e sono morti per lo più nella parte occidentale di Pechino, nelle strade di avvicinamento [a Tienanmen]. Alcune dozzine di persone sono morte nelle immediate vicinanze della piazza, poche dentro la piazza. Ma parlare di quest’ultimo [quello avvenuto nella piazza] come del vero massacro distorce la realtà dei fatti – il massacro avvenne su una scala cittadina – e sminuisce l’effettivo dramma politico che si dischiuse a piazza Tienanmen”, e non si limitò affatto alla protesta studentesca.

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Ucraina. Nei rapporti di lavoro si torna all’Ottocento

Manifestazione sindacale del dicembre 2019 per salari decenti e la difesa della legislazione del lavoro

Alcuni consulenti ed esperti di diritto del lavoro, non proprio intemerati bolscevichi, hanno obiettato: “Questo è un ritorno al diciannovesimo secolo. Introducendo il diritto civile nei rapporti di lavoro, si apre il vaso di Pandora” degli arbitrii padronali.

Sui fatti sociali di Ucraina regna il silenzio. L’Ucraina è Zelensky. L’eroe Zelensky. Eroe post-moderno, beninteso. Titolare di 13 società offshore, e affaccio garantito su Forte dei Marmi (villa da 4 milioni di euro, 15 stanze), modeste soluzioni di riserva per il momento in cui i suoi padrini della NATO lo faranno uscire dal metaverso in cui oggi è attore protagonista, e che ci introduce, forse, alla terza guerra mondiale. Dunque: l’Ucraina è Zelensky. Il resto non esiste. O non conta. Specie se si tratta dei luoghi di lavoro, e dei lavoratori dell’Ucraina.

Attraverso questa spessa cortina di silenzio, però, è filtrata una notizia di rilievo. La Verchovna Rada, il parlamento ucraino, sta per esaminare in seconda lettura, e approvare in modo definitivo, una nuova legge sul lavoro dal timbro semi-schiavistico. Ce ne informa, con studiata cautela di linguaggio, il giornalista Serhiy Guz (*).

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