L’Ucraina va alla guerra per noi, perciò va premiata a scuola

Vi ricordate gli esami del marchesino Eufemio che tradusse “esercito distrutto” in “exercitus lardi” ed ebbe il premio? [la filastrocca è di G. Belli]

Ebbene, il Ministero dell’Istruzione, da sempre primo responsabile della selezione di classe e di “razza” che la scuola italiana pratica, ha pensato di emanare un’ordinanza in cui richiede un’attenzione particolare per gli studenti ucraini che, “tenendo conto dell’impatto psicologico” (della guerra), meritano una valutazione comunque favorevole. Ancora meglio il passaggio successivo in cui si chiede agli esaminatori di tener conto “del livello delle competenze linguistico comunicative nella lingua italiana”. Il linguaggio, carico di ambiguità forse perché il funzionario addetto si sarà vergognato di essere più esplicito, il linguaggio, dicevamo, denota il punto di vergogna al quale è arrivata la propaganda bellicista di Stato. La consegna ministeriale, tradotta in chiaro, è questa: quali che siano i risultati effettivi degli studenti ucraini, vanno promossi.

Non metteremo certamente in dubbio – proprio noi!? – l’impatto psicologico terribile delle guerre (al plurale, però) sulle popolazioni, e tanto più sui giovani; né ci addentreremo qui in discorsi sulla selezione, il merito, le discriminazioni, in generale. Ci preme, invece, indicare la coerenza di questa decisione con il razzismo di Stato, che fa due pesi e due misure tra gli immigrati, chiedendo ai giovani delle popolazioni di colore tutte le possibili competenze linguistiche e grammaticali, comprensione del testo, storia italiana, enciclopedia e quant’altro. Coerenti fino in fondo anche nell’accoglienza: lager per i colorati, alberghi, famiglie e residence per le/i meritevoli ucraine e ucraini dai capelli biondi – fin che dura, eh. Fin che serve. Fin che, come Italia, come capitalismo italiano, si possono spendere soldi profittevolmente per questa operazione contando sugli utili a venire.

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Ucraina. Nei rapporti di lavoro si torna all’Ottocento

Manifestazione sindacale del dicembre 2019 per salari decenti e la difesa della legislazione del lavoro

Alcuni consulenti ed esperti di diritto del lavoro, non proprio intemerati bolscevichi, hanno obiettato: “Questo è un ritorno al diciannovesimo secolo. Introducendo il diritto civile nei rapporti di lavoro, si apre il vaso di Pandora” degli arbitrii padronali.

Sui fatti sociali di Ucraina regna il silenzio. L’Ucraina è Zelensky. L’eroe Zelensky. Eroe post-moderno, beninteso. Titolare di 13 società offshore, e affaccio garantito su Forte dei Marmi (villa da 4 milioni di euro, 15 stanze), modeste soluzioni di riserva per il momento in cui i suoi padrini della NATO lo faranno uscire dal metaverso in cui oggi è attore protagonista, e che ci introduce, forse, alla terza guerra mondiale. Dunque: l’Ucraina è Zelensky. Il resto non esiste. O non conta. Specie se si tratta dei luoghi di lavoro, e dei lavoratori dell’Ucraina.

Attraverso questa spessa cortina di silenzio, però, è filtrata una notizia di rilievo. La Verchovna Rada, il parlamento ucraino, sta per esaminare in seconda lettura, e approvare in modo definitivo, una nuova legge sul lavoro dal timbro semi-schiavistico. Ce ne informa, con studiata cautela di linguaggio, il giornalista Serhiy Guz (*).

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Per un’opposizione internazionalista alla guerra in Ucraina e al militarismo, fuori e contro ogni schieramento imperialista – SI Cobas (italiano – english)

Report dell’assemblea nazionale di domenica 13 marzo

Nella mattinata di domenica 13 marzo più di 150 tra lavoratori, militanti sindacali, politici e attivisti hanno risposto all’appello lanciato dal SI Cobas prendendo parte all’assemblea nazionale (su zoom) contro la guerra in Ucraina e più in generale contro il clima di escalation bellicista in atto su scala internazionale.

Ascolta la registrazione dell’assemblea

Dopo l’introduzione del SI Cobas, hanno animato il dibattito compagne e compagni di Pasado y presente del marxismo rivoluzionario, Centro di documentazione contro la guerra di Milano, Comitato immigrati in Italia di Roma, Carmilla on line, Comitato 23 settembre, Jacobin (redazione per l’Europa), Tendenza internazionalista rivoluzionaria, Laboratorio Politico Iskra, delegati operai e dirigenti del SI Cobas, Collettivo operaio Gkn, Movimento No Muos, Fronte della gioventù comunista, Sinistra anticapitalista, Pcl, Comitato contro le guerre e il razzismo di Marghera, Movimento dei disoccupati 7 novembre, Sgb.

Dagli oltre 20 interventi è emersa una sostanziale omogeneità di intenti riguardo la necessità di dar vita a uno spazio comune di confronto, orientamento e iniziativa che abbia come sua discriminante l’opposizione a tutti i fronti in campo, con la ovvia priorità di denunciare l’apporto dato dal “nostro” capitalismo, dal “nostro” stato, dai “nostri” governi, e dalle alleanze di cui l’Italia è parte (NATO, UE), allo scoppio della guerra in corso.

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Domenica 13 marzo, ore 10. Un’iniziativa internazionalista contro la guerra in Ucraina – SI Cobas (italiano – english)

Per un’iniziativa di classe internazionalista contro la guerra in Ucraina

Dopo la guerra NATO-Italia alla Jugoslavia del 1999, una nuova guerra è scoppiata in Europa: la guerra della Russia all’Ucraina. E come quella per distruggere la Jugoslavia, sta portando e porterà con sé violenza, lutti, devastazione, povertà, emigrazione forzata, distruzione dei legami affettivi, che ogni guerra porta con sé – con un carico di dolore aggiuntivo per le donne.

Condanniamo questa guerra senza se e senza ma, e ne chiediamo la fine immediata perché le sue finalità sono finalità di dominio e di sfruttamento. Ma va detto con chiarezza che gli Stati Uniti, la Nato e l’UE hanno fatto ciò che era in loro potere per spingere la Russia alla guerra attraverso una serie di azioni provocatorie: la massima tra tutte, portare i loro missili fino ai confini russi. E ora che la guerra è scoppiata, fanno il possibile per alimentarla attraverso l’invio di armi e “consiglieri” al governo Zelenski. Per i governi occidentali, gli ucraini debbono essere la loro carne da macello in quello scontro con la Russia che da due secoli sognano di vincere.

Il governo Draghi e i governi che l’hanno preceduto sono corresponsabili in pieno di questa tragedia. Mettendo a disposizione della NATO per il “fronte orientale” altri 1.500 soldati, attivando i droni Global Hawks da Sigonella, inviando “armi letali” al governo ucraino, varando sanzioni dure contro la Russia, scatenando a reti unificate una delirante campagna russofobica, hanno di fatto deliberato l’entrata in guerra dell’Italia. Secondo il solito stile ‘italiano’: si fa, senza dichiarare apertamente quello che si fa.

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