Solidarietà con le donne iraniane in lotta! Pane, non velo! – Comitato 23 settembre

Le donne iraniane, dopo decenni di negazione della loro dignità, sanno bene di avere molta strada da percorrere, a noi spetta il compito di trasformare le “libertà” che loro rivendicano e che a noi, almeno in parte, sono concesse, in volontà e capacità di lotta e di solidarietà internazionale.

L’ondata di manifestazioni che ha percorso l’Iran, dopo l’assassinio di Masha Amini ad opera dei “custodi della morale”, un corpo speciale incaricato di perseguitare le donne, specialmente quelle dei quartieri più poveri, che non rispettano il codice di comportamento e di abbigliamento imposto dal regime islamico di Teheran, è ricca di insegnamenti e di importanti novità.

La prima, è la discesa in massa delle donne e delle ragazze iraniane per le strade, a proprio rischio e pericolo (si contano già decine di morti e centinaia di arresti). Le ragazze mandano al rogo il velo e si tagliano i capelli in segno di lutto e di protesta, rifiutando, nell’esplosione di una lotta che dura da decenni, l’imposizione e quindi il controllo da parte dello stato sulle loro persone. Con la qual cosa, lo stereotipo delle donne islamiche arretrate e sottomesse è servito.

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Iran. La rivolta delle donne, e non solo

Da una settimana l’Iran è percorso da accese e partecipate manifestazioni in decine di città. La protesta di piazza è contro la morte violenta di Mahsa Amini, una giovane studentessa universitaria arrestata martedì 13 a Teheran dalla “polizia morale” e morta il venerdì successivo in un ospedale della capitale. Benché le autorità neghino qualsiasi forma di violenza, i parenti e alcuni legali non hanno dubbi: Mahsa, arrestata per un uso “non appropriato” del velo (qualche ciocca di capelli era scoperta), è stata picchiata e forse torturata in un centro di rieducazione, ed è deceduta a seguito delle violenze subite dalla polizia.

Dopo qualche anno di ammorbidimento dei controlli sotto la presidenza Rouhani (2013-2021), la “polizia morale”, particolarmente invisa – con mille e una ragioni – alle donne, si è sentita autorizzata ad esercitare la propria attività con più zelo di prima a seguito dell’elezione di Raisi, esponente dell’ala più conservatrice del clero islamico. Ai rappresentanti di questa congrega le misure attuali non bastano; pretendono che vengano fissate sanzioni per ogni tipo di violazione dell’obbligo di portare il velo – un obbligo che non ha nessun serio fondamento religioso. E già hanno ottenuto che le amministrazioni e gli enti statali possano licenziare le dipendenti che sui profili social postano immagini non conformi alle “leggi islamiche”. Qualche settimana fa, sempre su pressione degli ambienti più retrivi del patriarcalismo di stato, il governo ha dichiarato che sta lavorando all’installazione di apparecchi per il riconoscimento facciale sui mezzi di trasporto, così da poter identificare le donne che “trasgrediscono”. Sono già 7 anni, del resto, che Teheran ha cominciato a far uso delle carte di identità biometriche – in linea con l’ossessione securitaria dei “nemici” paesi occidentali. Possibile immaginare qualcosa di più soffocante per le donne (e per tutti)? O pratiche e metodiche del genere sono soffocanti solo quando applicate a “noi”, cittadine e cittadini appartenenti alla “razza superiore” di Occidente?

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Iran: condanniamo il brutale omicidio di Mahsa Amini e l’oppressione delle donne – Sindacato dei lavoratori della compagnia degli autobus di Teheran (italiano – english)

Condanniamo il brutale omicidio di Mahsa (Jina) Amini e le molestie e l’oppressione delle donne L’atroce omicidio di Mahsa (Jina) Amini, una donna di 22 anni, ha causato profonda rabbia e disgusto in tutto il paese. Il Sindacato dei Lavoratori della compagnia dei bus di Teheran e dei sobborghi condanna fermamente questo crimine spudorato e chiede il processo pubblico e la punizione di tutti i responsabili dell’omicidio di Mahsa Amini.

La “Ershad Patrol” e altre forze repressive del governo, che un giorno perseguitano ragazze, donne e giovani nelle strade e nei centri di detenzione, il giorno dopo lanciano gas lacrimogeni contro famiglie preoccupate delle proprie condizioni materiali, un altro giorno ancora arrestano e incarcerano gli operai, gli insegnanti e gli studenti che protestano, e le loro famiglie; tutte queste forze repressive e i loro leader debbono essere ritenuti responsabili dei loro crimini e delle loro azioni repressive.

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Il programma delle destre: guerra alle donne, ai poveri, agli immigrati – Comitato 23 settembre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo dell’intervento tenuto dalla compagna Paola Tonello all’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi indetta domenica scorsa 18 settembre a Bologna, a nome del Comitato 23 settembre. (Red.)

Compagne e compagni, cosa ci dobbiamo aspettare dalla prevista vittoria delle destre?

Il programma di Fratelli d’Italia non rappresenta un cambiamento di rotta rispetto al passato (certamente non a favore delle lavoratrici e dei lavoratori), ma un attacco più duro e deciso legato alla guerra e alle crisi che si stanno accumulando.

Questo attacco avverrà su vari piani: sul piano economico, di cui hanno già parlato altri compagni. Su questo sappiamo che porterà ad un aumento della povertà e della miseria, e quindi riguarderà doppiamente le donne: perché sono la parte più povera della popolazione e perché sono loro che gestiscono il bilancio familiare. Allo stesso modo riguarderà le donne perché ci sarà un’evidente stretta sui servizi, anche a causa del fatto che le spese andranno in altre direzioni.

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Il maestro e la scolara. Cocomeri turchi e Meloni italiani – Comitato 23 settembre

Nella foto, lo striscione “forti insieme”

Nella propaganda fatta bene i dati di fatto non contano nulla: l’essenziale è trovare facili bersagli per dirottare l’insoddisfazione, la precarietà, la paura per la propria incolumità, tanto presente anche se non sempre manifestata nella vita di tante donne, e trasversale rispetto alla loro posizione sociale.

L’infame messa in rete dello stupro di Piacenza da parte dell’astro nascente della politica italiana non è stata una svista o una scivolata di cattivo gusto, ma un’abile anche se non nuova mossa politica che fa leva sulla paura delle donne, e offre un’ulteriore possibilità alle manifestazioni ipocrite di stigmatizzazione della violenza, senza che nulla venga fatto per affrontarne le cause profonde. Il vero scopo è evidentemente un altro, quello di lanciare gli uni contro gli altri gli strati più deboli della società, i più sfruttati e oppressi dal capitalismo anche attraverso il sessismo e il razzismo, e indicare alle donne come causa dell’oppressione e della violenza gli immigrati, aggiungendo alle già tante giustificazioni della loro emarginazione e del loro supersfruttamento la loro “natura” di predatori.

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