Sulla sollevazione operaia e popolare in Kazakhstan – TIR  (italiano, francais, English)

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Con l’insurrezione operaia e popolare in Kazakistan. Abbasso il regime capitalista, fuori le truppe russe!

L’insurrezione esplosa in Kazakistan, che il presidente Tokayev attribuisce a “terroristi” al soldo di non meglio precisate potenze “straniere” è in realtà stata iniziata il 2 gennaio dai lavoratori della città industriale di Zhanaozen, e si è subito estesa a tutta la regione mineraria occidentale di Mangystau. Ha quindi una chiara matrice di classe. Questi lavoratori nella scorsa estate erano stati protagonisti di un’ondata di scioperi economici vittoriosi, che avevano portato il raddoppio dei salari; ma il raddoppio del prezzo del Gpl, il principale carburante per auto nel paese, a seguito della liberalizzazione dei prezzi dell’energia (prodotta in loco), per quanto su livelli che in Italia sarebbero irrisori (da circa 12 a 24 centesimi di euro al litro), è apparso loro come una beffa che cancellava quanto strappato con la lotta.

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Francia, 5 ottobre: una giornata di sciopero (con aggiornamenti, e una nota di “Etincelle”)

Per domani CGT, Sud-Solidaires, FO ed altri organismi sindacali e studenteschi hanno indetto una giornata di sciopero e di mobilitazione in tutta la Francia. Francamente, tanto i contenuti di questa mobilitazione quanto, a quel che si percepisce, la determinazione con cui è stata lanciata, lasciano alquanto a desiderare. Sicuramente negativo, per fare un solo esempio, è l’aver subìto la condizione posta da Force Ouvrière di non inserire nella piattaforma la netta opposizione alla versione francese del “green pass”. Come ha affermato Léon Cremieux, la sfida della mobilitazione che comincerà domani è quella di “dare visibilità a tutti i bisogni sociali espressi in modo isolato l’uno dall’altro negli ultimi mesi, di tendere a farli convergere, a unificarli in un rigetto comune delle politiche padronali e governative”, farne un momento del percorso necessario a “unificare e politicizzare la collera sociale”.

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Pour un front unique anticapitaliste!

Faisons payer la crise aux patrons !
Pour un front unique anticapitaliste!

Samedi 6 juin – journée de mobilisation nationale

L’urgence pandémique met en évidence les contradictions structurelles de ce système dans tous ses aspects.

Une urgence épidémiologique qui n’est pas accidentelle, mais étroitement liée à l’expansion envahissante de la production capitaliste qui n’épargne aucun écosystème. En effet, la déforestation et la désertification, l’augmentation irréversible de la température de la Terre, qui produit cycliquement des catastrophes naturelles, l’agrobusiness et l’élevage intensif sont en augmentation progressive et constante.
Un système basé uniquement sur la recherche de la maximisation et de l’accumulation du profit, l’exploitation massive des vies et la prédation des ressources à l’échelle mondiale ne pourrait que provoquer, parmi ses effets sociaux ruineux, cette crise sanitaire mondiale. Continua a leggere Pour un front unique anticapitaliste!

L’état de l’économie mondiale au début de la grande récession Covid-19: repères historiques, analyses et illustrations, di F. Chesnais

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Fonte: Alencontre 12 aprile 2020

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Sous l’effet de l’extension de la pandémie à une vitesse imprévue, en particulier aux Etats-Unis, les estimations de la profondeur de la récession qui a commencé, et de ses impacts différenciés dans différentes parties de l’économie mondiale se sont constamment modifiées. Pendant plusieurs semaines le repère pertinent a été la crise économique et financière de 2007-2009 et la récession qui l’a suivi. Mais depuis la publication des chiffres du chômage aux Etats-Unis, on parle maintenant d’une dépression d’une ampleur pouvant se rapprocher de la grande dépression des années 1930.

Cet article ajoute à ces deux repères un troisième. Il se situe en 1945 à la sortie de la Seconde guerre mondiale et concerne la dette publique de certains Etats, dont le Royaume Uni et la France. Elle avait atteint des niveaux très élevés dont on se rapproche aujourd’hui. L’article examine d’abord l’état de l’économie mondiale à la veille de la pandémie en se centrant sur les caractéristiques de la période 2009-2019. Il s’interroge ensuite sur la capacité actuelle de rebond, de reprise de l’accumulation en longue période, du capitalisme mondial au regard de celle qu’il avait dans les années 1930 et au cours de plusieurs décennies après la Seconde guerre mondiale.

Plusieurs paramètres sont examinés à cet égard, dont la hausse du coût de la composante variable (dite capital circulant) du capital constant et les caractéristiques actuelles de la technologie. L’article se termine par la question qui va devenir cruciale du niveau et du poids de la dette publique, mais aussi de celle des ménages au point de faire de l’annulation des dettes une revendication politique aisément saisissable par un très grand nombre de travailleurs. Jeudi 9 avril 2020 Christine Lagarde s’est élevée contre l’idée avec beaucoup de vigueur. Continua a leggere L’état de l’économie mondiale au début de la grande récession Covid-19: repères historiques, analyses et illustrations, di F. Chesnais

Covid-19: fermiamo subito tutti i call center! Un appello internazionale

Abbiamo tradotto dal sito www.alencontre.org la presa di posizione delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center aderenti alla Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta. La riteniamo molto significativa perché, a nostra conoscenza, si tratta della prima iniziativa che vede lavoratrici e lavoratori di diversi paesi unirsi per avanzare insieme la stessa rivendicazione: chiudere immediatamente tutti i call center, salvo l’attività dedicata specificamente all’azione contro il Covid-19 – una dimensione internazionale e internazionalista della massima importanza in questa crisi globale. Molto significativo è anche il fatto che questa prima iniziativa sindacale internazionale provenga da un settore nel quale è forte la presenza femminile.

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Gli incidenti continuano ad accumularsi poiché la vicinanza e le condizioni di lavoro sono un terreno estremamente favorevole per la diffusione del virus. Ogni giorno i centri annunciano infezioni, a volte anche a dozzine, e chiudono … per riaprire poche ore o pochi giorni dopo.

Le nostre organizzazioni, membri della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta, sulla base delle notizie che riceviamo dai compagni che lavorano nei call center, denunciano che in questi servizi la salute dei lavoratori non è protetta. In diversi paesi i nostri militanti hanno avanzato proposte per non mettere in pericolo la vita dei lavoratori dei call center. In molti casi, i capi rifiutano e arrivano persino a chiedere l’intervento delle forze della repressione statale per costringerci a lavorare!

Perché sia un’assoluta necessità far andare a lavorare e obbligare a muoversi decine di migliaia di lavoratori in tutto il mondo per questo tipo di attività, è un enigma. Ciò è in totale contraddizione con la limitazione delle interazioni umane raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalla maggior parte dei governi. Alcune compagnie offrono il telelavoro, ma nonostante l’emergenza, questa possibilità resta poco sviluppata. I principali appaltatori, alcuni con capitale pubblico, si rifiutano di crearlo. Inoltre, il telelavoro non è praticabile in diverse regioni del mondo: conseguenze del sottosviluppo e del colonialismo! Continua a leggere Covid-19: fermiamo subito tutti i call center! Un appello internazionale