Francia, 5 ottobre: una giornata di sciopero (con aggiornamenti, e una nota di “Etincelle”)

Per domani CGT, Sud-Solidaires, FO ed altri organismi sindacali e studenteschi hanno indetto una giornata di sciopero e di mobilitazione in tutta la Francia. Francamente, tanto i contenuti di questa mobilitazione quanto, a quel che si percepisce, la determinazione con cui è stata lanciata, lasciano alquanto a desiderare. Sicuramente negativo, per fare un solo esempio, è l’aver subìto la condizione posta da Force Ouvrière di non inserire nella piattaforma la netta opposizione alla versione francese del “green pass”. Come ha affermato Léon Cremieux, la sfida della mobilitazione che comincerà domani è quella di “dare visibilità a tutti i bisogni sociali espressi in modo isolato l’uno dall’altro negli ultimi mesi, di tendere a farli convergere, a unificarli in un rigetto comune delle politiche padronali e governative”, farne un momento del percorso necessario a “unificare e politicizzare la collera sociale”.

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Arrestato il compagno dei No Tav Emilio Scalzo. Mobilitiamoci contro la sua estradizione, per la sua immediata liberazione! – TIR

La nostra totale solidarietà al compagno Emilio Scalzo, oggetto di una vile azione repressiva italo-francese per la sua infaticabile attività militante di sostegno e aiuto agli emigranti vessati dai gendarmi francesi operanti ai confini.

La nostra totale solidarietà al movimento No Tav, a cui Emilio appartiene, ancora una volta oggetto di intimidatorie aggressioni poliziesche e istituzionali.

Le forze che colpiscono Emilio e i No tav sono le stesse che colpiscono in questi giorni, e hanno colpito nei mesi scorsi, le lotte operaie della logistica, a Piacenza, nel milanese, ad Alessandria, e le lotte dei disoccupati organizzati a Napoli; le stesse che in Italia, sui confini di stato, e ovunque imperversano sui corpi e la libertà degli emigranti e dei richiedenti asilo.

Uniamo le nostre forze per opporci con più efficacia alla repressione statale e dell’UE, alla militarizzazione strisciante dei conflitti sociali e di classe, agita dal governo Draghi e dalla Francia di Macron anche con il pretesto della “emergenza pandemica”, e proiettiamoci insieme verso lo sciopero generale dell’11 ottobre e verso la manifestazione del 30 ottobre contro i grandi poteri del capitale globale.

No all’estradizione di Emilio! Per la sua immediata liberazione!

Viva la solidarietà internazionalista!

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

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ARRESTATO EMILIO: APPELLO ALLA SOLIDARIETA’!

Ieri i carabinieri di Torino hanno arrestato un nostro compagno.

Emilio Scalzo, 66 anni, storico attivista del movimento No Tav, dall’inizio impegnato nella lotta alla frontiera tra la Valsusa e il Briançonnese. E’ sempre stato in prima linea a portare solidarietà concreta alle migliaia di persone che hanno attraversato questo confine, passando (inoltre) infinite notti ai valici transalpini.

Guardie in borghese l’hanno aspettato fuori casa per portarselo via il più velocemente e silenziosamente possibile. L’hanno rapito dalla strada. Per molte ore nessuno ha avuto notizie: i mandanti sapevano quanto la valle gli vuole bene e come avrebbe potuto reagire all’arresto.

L’ordine di cattura è assai particolare e innovativo nel suo campo: un mandato di arresto europeo emesso dal tribunale di Gap con richiesta di estradizione in Francia per un reato non ancora giudicato. L’accusa è di violenza aggravata e oltraggio per una manifestazione avvenuta durante il campeggio “sconfiniamo la frontiera” di maggio 2021, azione in risposta allo sgombero del Rifugio Autogestito Chez Jesoulx. Una manifestazione, che, ricordiamo, era stata quasi subito attaccata con lacrimogeni e bombe stordenti dai gendarmi francesi, gli stessi gendarmi che su quei sentieri respingono e sfiniscono le persone “senza-il-buon-documento” costringendole a tentare strade sempre più pericolose e mortali.

Questo mandato è per ora unico nel suo genere: un ordine di arresto internazionale con richiesta di estradizione per effettuare le misure cautelari su un reato non ancora giudicato è una pratica completamente nuova, tassello in più al perfezionamento della repressione statale alla lotta contro le frontiere e non solo. Forse figlio delle relazioni sempre più strette tra le prefetture di Gap e di Torino, evidenti negli ultimi 2 anni. Il Tribunale torinese ha 14 giorni per concedere o rifiutare l’estradizione.

Lottiamo per non farcelo portare via!

Cercano così di distruggere i legami di solidarietà sempre concreti e forti su questa frontiera, attuando la solita divisione tra “buoni” e “cattivi”, quasi a vendicarsi del fatto che il processone ai 3+4 di Briançon è stato per loro (tribunale di Gap) un grande fallimento.

Da una parte e dall’altra della frontiera Emilio non è amato dalle intelligence di polizia: in Italia è uno degli accusati per l’occupazione del Rifugio autogestito di Oulx, processo che inizierà a ottobre; ora anche in Francia lo vogliono incarcerare.

Adesso si trova al carcere delle Vallette di Torino, dove resterà in isolamento per due settimane in attesa della risposta sull’estradizione.

Non lasciamolo solo!

Non permettiamo che lo estradano!

Facciamo appello alla solidarietà a tuttx coloro che si sono spesi o hanno creduto in questa lotta.

Per scrivergli: Emilio Scalzo, Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 101151, Torino (TO). I telegrammi sono più veloci e sicuri da mandare, soprattutto ora che è in isolamento.

Mandateci in privato foto, scritti o altro da fargli arrivare.

Su quei sentieri c’eravamo tuttx!

Sempre contro le frontiere!

Manifestazioni di massa a Parigi e in decine di città contro le leggi di polizia, e una lettera dalla Francia al Ministro degli interni Darmanin

Nel pomeriggio e nella serata di oggi, 28 novembre, decine e decine di città della Francia, a cominciare da Parigi, Bordeaux, Strasburgo, Rennes, Montpellier, sono state riempite da grandi e forti cortei per protestare contro le continue, brutali violenze della polizia, corredate spesso da insulti razzisti, e contro il progetto di legge sulla “sicurezza” voluto da Macron e dal ministro degli interni Gérard Darmanin (il project de loi “sécurité globale”) che prevede, tra le altre cose, la punizione di chi osi documentare le azioni della polizia. Uno spettro molto ampio, quello degli organizzatori, mentre i bersagli preferiti dei manifestanti sono stati il ministro degli interni e Didier Lallement, il capo della polizia di Parigi. Inutile dire che da Hollande a tutto il parterre dei personaggi “di sinistra” si sono sollevate critiche per gli “eccessi” della poliziail problema è che non di eccessi si tratta, ma come ben sanno i gilet jaunes, e più di loro gli immigrati e i richiedenti asilo, la brutalità dei comportamenti polizieschi è la norma, ormai, specie nella città di Parigi. E a questa brutalità si aggiunge, naturalmente, la demonizzazione dei bersagli della brutalità poliziesca. Nei giorni scorsi l’ineffabile ministro degli interni ha perfino osato assimilare i dimostranti contro la polizia alle “camice brune”, il gruppo paramilitare d’assalto facente capo al partito nazista. E questo ha acceso ancor più la piazza contro di lui.

Proprio ieri, in vista della giornata di proteste di oggi, abbiamo ricevuto dalla Francia una lettera indirizzata a Darmanin, vibrante di indignazione e di odio di classe, che volentieri pubblichiamo (la trovate tradotta piu’ in basso). Guarda lontano, senza dubbio; ma altrettanto lontano guardano coloro i quali, in tutta Europa e fuori, invece di combattere con più efficacia la diffusione della pandemia, rafforzano la polizia, introducono leggi infami e prassi liberticide, e progettano eserciti e guerre. Quanto sta accadendo in Francia ci serva da esempio e da pungolo.

A Monsieur le ministre de l’ordre

Vous vous êtes autorisé à exprimer une notoire salissure morale à l’attention d’un mouvement populaire soutenu par la grande majorité des citoyens français. Par votre expression faisant référence à la peste brune de triste mémoire, vous avez de toute évidence joué à l’adresse de l’ opinion, la carte de l’assimilation des violences contre l’exploitation capitaliste à une dérive nazie. Puisque vous semblez avoir l’art de l’avilissement, nous venons sur vôtre  votre terrain pour en neutraliser tant soit-peu … la toxicité!

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La lotta degli ospedalieri in Francia, e una lettera aperta dall’Italia

Con parecchio ritardo – meglio tardi che mai – riprendiamo dal sito www.alencontre.org alcuni pezzi di cronaca relativi alla riuscitissima giornata nazionale di sciopero e di mobilitazione dei lavoratori ospedalieri in Francia il 16 giugno scorso.

Chi li leggerà, avrà modo di scoprire quanto sovrapponibile sia, negli aspetti essenziali, la situazione francese con quella italiana, a ennesima riprova del carattere internazionale delle questioni che le diverse sezioni della classe lavoratrice (il lavoratore collettivo globale) si trovano a fronteggiare. Ed è proprio questo l’aspetto sottolineato con forza nella lettera aperta di un lavoratore italiano della sanità ad un suo collega, che abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo in appendice. Essa contiene anche l’invito rivolto ai militanti nelle lotte sindacali, a “studiare, propagandare, organizzare” – un invito tutt’altro che scontato in tempi come questi di generalizzata disabitudine ad ogni forma di studio.

Le rivendicazioni espresse dalla giornata di lotta francese del 16 giugno sono basilari: aumento dei salari (300 euro uguali per tutti/e), aumento dei posti letto, aumento dell’occupazione – fine, quindi, della “politica di austerità” che anche in Francia ha comportato pesanti tagli alla sanità pubblica, e l’introduzione di criteri aziendali negli ospedali pubblici. Ma anche a queste rivendicazioni basilari la risposta di Macron e dei suoi è stata un sostanziale no. Un no accompagnato, come da classico rito democratico, dalla messa in scena di un dialogo “concertativo” teso a creare divisioni nel fronte sindacale, molto variegato, che ha indetto le mobilitazioni, e tra gli stessi lavoratori con il consolidato metodo della messa in concorrenza per acquisire (in pochissimi) dei modestissimi miglioramenti, utili più che ai singoli, alla stabilizzazione dello sfruttamento e del governo dispotico della forza-lavoro.

Il 16 giugno non è mancata, naturalmente, l’esibizione di forza, cioè di violenza, da parte della polizia con un robusto lancio di lacrimogeni (di allenamento) e l’arresto brutale di un’infermiera di nome Farida, impiegata da 15 anni nell’ospedale di Villejuif nella Val de Marne (di origini maghrebine, guarda caso), “rea”, sembra, di aver gettato qualcosa contro i poliziotti schierati in provocatorio assetto di guerra contro gli scioperanti. Ha scritto su Twitter nelle ore successive al suo arresto la figlia, giornalista di France24: «Questa donna è mia madre, un’infermiera di 50 anni che per 3 mesi ha lavorato dalle 12 alle 14 ore al giorno. Ha avuto il Covid. Oggi manifestava per la valorizzazione del suo stipendio, per il riconoscimento del suo lavoro. Mia madre è asmatica ed è alta 1 metro 55». Un episodio che, in scia alle innumerevoli violenze compiute negli scorsi anni contro i Gilets Jaunes e gli studenti, ha contribuito ad approfondire ulteriormente il solco tra le istituzioni statali e la massa dei salariati (come certificato anche dall’altissima astensione alle recenti elezioni amministrative).

Le cronache alludono alla possibilità di altre immediate giornate di lotta, che però sinora non ci sono state. Non sopravvalutiamo il 16 giugno francese, ma tanto gli avvenimenti francesi in generale, quanto questo movimento di lotta, sono da seguire con attenzione. E’ un dato storico che il canto del gallo francese abbia svegliato più volte l’Europa. E talvolta la storia si ripete virtuosamente, in forme nuove.

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1.

Francia, 16 giugno: salute e ospedali pubblici, decine di migliaia di manifestanti, di Jean Claude Laumonier

220 cortei, centinaia di manifestanti in piccole e medie città, migliaia nelle grandi agglomerazioni, i cortei degli ospedalieri e dei loro sostenitori hanno riscosso dovunque un grande successo.

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Permesso di soggiorno incondizionato e valido su tutto il territorio europeo per tutti gli immigrati e le immigrate. Foto della manifestazione a Parigi, 30/5, di S. d’Ignazio

Fonte: Serge d’Ignazio, Manifestation des Sans-papiers, Samedi 30 mai 2020 – Place de la Madeleine – Opéra – République

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