Dal Regno Unito: rompere la gabbia delle leggi anti-operaie, unire le lotte per far cadere il governo Sunak – Angry Workers of the World e Movement for Justice by Any Means Necessary (italiano – English)

Alcune/i lettrici/lettori hanno trovato alquanto ingeneroso il nostro articolo sulle lotte nel Regno Unito, nel quale mettiamo in luce come, nonostante una diffusione notevole degli scioperi, soprattutto nel settore pubblico, e un’adesione massiccia agli stessi, il movimento degli scioperi resti tuttora frammentato e nel suo insieme si tenga purtroppo alla larga da obiettivi politici – anzitutto la lotta contro il governo Sunak che, da parte sua, sta invece preparando leggi draconiane contro gli scioperi e le manifestazioni.

Ebbene, abbiamo cercato materiali che ci smentissero (ci avrebbe fatto molto piacere essere smentiti), e riportiamo qui di seguito tutto ciò che di interessante abbiamo trovato: una presa di posizione di un gruppo di lavoratori della sanità e della scuola di Bristol aderenti al circuito di Angry Workers of the World (a sua volta collegato alla rivista statunitense “Insurgent Notes”), e un energico e articolato appello del Movement for Justice by Any Means Necessary – due testimonianze della fondamentale importanza, per le lotte sindacali, di una prospettiva politica capace di dare ad esse un indirizzo anti-capitalista e anti-governativo di ribellione al legalitarismo e di unità di classe, pena il loro soffocamento e la loro sconfitta – in entrambi i casi, infatti, le prese di posizione vengono non dall’interno delle Trade Unions o da altri organismi sindacali, ma da collettivi di lavoratori e di compagni di chiaro orientamento anti-capitalista. Si tratta, pur sempre, però, di due testimonianze di piccole minoranze. Un primo test di quanto simili posizioni pesino nel movimento complessivo delle lotte sarà la giornata del 1 febbraio. In ogni caso, ce n’è di cammino da fare nel Regno Unito per conquistare una vera autonomia di classe. Ce n’è ancora di più in Italia, dove languono perfino gli scioperi. (Red.)

In tempi come questi

  • in cui una crisi globale è ancora una volta seguita dalla minaccia di una guerra globale
  • in cui l’inflazione costituisce un attacco ai nostri salari a livello globale, mentre anche i cosiddetti governi “di sinistra”, dalla Germania alla Spagna agli Stati Uniti, accettano di spendere ancora più miliardi per il riarmo
  • in cui la classe dominante cerca di approfondire le divisioni all’interno della nostra classe, ad es. sotto forma di deportazioni in Ruanda o attraverso le accuse più infamanti
  • in cui l’introduzione dell’automazione e della tecnologia non porta a una vita migliore per tutti, ma a un aumento della disoccupazione e della pressione sui salari
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Regno Unito: un’ondata di scioperi senza precedenti, ma molto frammentati e senza obiettivi politici

Date un’occhiata al riquadro degli scioperi già avvenuti, in corso (l’ultimo, riuscitissimo, c’è stato martedì 20 nel settore ospedaliero) o in preparazione nel Regno Unito nel corso del mese di dicembre che è in coda a questo articolo, e vedrete una sequenza di scioperi quasi quotidiani in settori che vanno dai trasporti (ferroviari e stradali) al servizio sanitario nazionale passando per l’Istruzione, le Poste, l’Energia, i pompieri e altri settori della pubblica amministrazione – segno inequivocabile che un numero importante di lavoratori britannici ha deciso di scendere in campo per contrastare attivamente il peggioramento della propria condizione di vita e di lavoro.

Un peggioramento talmente pesante che l’editorialista del Financial Times Sara O’ Connor constata come, dopo un decennio di salari stagnanti, per il 2022 le stesse stime ufficiali prevedono “il più forte calo del tenore di vita degli ultimi decenni”, sicché invece di una pericolosa spirale di aumento dei salari, è in atto “un bagno di sangue per gli standard di vita” (“a living standards bloodbath”).

Eppure il governo Sunak, e così i padroni privati chiamati in causa dalle agitazioni sindacali, hanno risposto picche alle richieste di consistenti aumenti salariali per difendere il potere d’acquisto dei salari, a fronte di un’inflazione che, solo quest’anno, è stata mediamente superiore al 12%. Per il miliardario Sunak le richieste dei lavoratori sono “non necessarie”.

Necessaria, non “discrezionale”, “prioritaria” è, invece, la spesa per la guerraparola del ministro della “difesa” Ben Wallace. La difesa della salute pubblica, della vita, passa in secondo piano, ferreamente subordinata alla spesa per la produzione di morte. E così, mentre si contrappone ai lavoratori e alle lavoratrici in lotta contro i quali prepara nuove draconiane misure antisciopero, il governo conservatore vara l’incremento del bilancio della Difesa dall’attuale 2,1% del PIL al 2,5% entro il 2026 per raggiungere il 3% a fine decennio.

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Regno Unito. Alla lotta contro la nuova minaccia della destra ai nostri scioperi!, di Charlie Kimber

Ancora notizie allarmanti per i lavoratori dal “favoloso mondo del dopo Brexit” [vedi le precedenti puntate], quello in cui – stando alle visioni degli iper-nazionalisti di destra e “di sinistra” – i proletari britannici avrebbero recuperato alla grande le posizioni perdute per colpa dell’associazione britannica alla UE: il governo Sunak sta armeggiando freneticamente con team specializzati e altri arnesi (a cominciare dalla stampa di Murdoch) per spezzare la catena degli scioperi proclamati e in programma tra dicembre e gennaio prossimo.

Come informativa utile riprendiamo un articolo dal Socialist Worker del 6 dicembre. L’articolo, francamente, è un po’ fiacco, in specie verso le dirigenze sindacali che hanno la responsabilità di mantenere separati scioperi che hanno come rivendicazione fondamentale comune quella degli aumenti salariali necessari a recuperare l’inflazione, che nel favoloso paese del post-Brexit è la più alta di Europa. Anche se non manca di dire che alla centralizzazione delle forze nemiche bisognerebbe rispondere con la concentrazione delle forze dei lavoratori in lotta. Ecco il punto essenziale! In ogni caso ciò che possiamo registrare è la disponibilità dei lavoratori di diversi settori a scendere in campo – che, come vediamo qui in Italia, non è da darsi mai per scontata.

E l’altro elemento essenziale da fissare in mente è che i due paesi occidentali che al momento sono i più scatenati nell’alimentare la sporca guerra in Ucraina sono gli stessi all’avanguardia nell’aggressione agli scioperi – arma fondamentale di lotta della classe operaia e del proletariato – con l’Italia di Mattarella/Meloni che scalpita per superarli. Guerra esterna e guerra di classe dall’alto all’interno si tengono perché il bersaglio è lo stesso: la massa degli sfruttati. E di questa guerra fanno parte anche le manovre divisive e le iniziative corporative, come nota Kimber, non soltanto quelle repressive. Prendiamone nota. (Red.)

I conservatori e i padroni stanno organizzando nuovi attacchi agli scioperanti. Il nostro schieramento deve intensificarsi per affrontare la sfida.

Le classi dirigenti cercano di imporre la loro volontà con una combinazione di forza e frode – e i Tories stanno usando entrambi i mezzi contro l’attuale ondata di scioperi. Hanno aumentato le minacce di leggi ancora più antisindacali, di “poteri di emergenza” e licenziamento per gli scioperanti.

I ministri stanno preparando una forza di crumiraggio. Il governo ha dichiarato che circa 2.000 soldati, dipendenti pubblici e volontari, tra cui autisti di ambulanze e vigili del fuoco, si stanno addestrando per vari ruoli [a questo scopo].

Il quotidiano The Sun ha annunciato sabato: “Rishi Sunak sta valutando nuovi poteri di emergenza per interrompere un inverno di scioperi. Il numero 10 ha detto ai ministri di fornire più opzioni per interrompere i tentativi coordinati dei sindacati di paralizzare la Gran Bretagna”.

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Il favoloso mondo della Brexit, 6. “Il Regno Unito vuole bandire di fatto le manifestazioni di protesta”.

All’indomani della caduta nella polvere della sterminista Liz Truss, che non vedeva l’ora di incenerire milioni di russi con le atomiche (e di arricchire i più ricchi tra i parassiti britannici), veniamo su un altro aspetto trascuratissimo della situazione sociale e politica venutasi a determinare nel Regno Unito dopo la Brexit: l’incrudimento dei controlli di polizia e della repressione delle manifestazioni. Siamo arrivati addirittura ad un passo dal varo definitivo di una legge sull’ordine pubblico, il Public Order Bill, che potrebbe essere usata a discrezione per bandirle del tutto in quanto atti “anti-sociali”, come prova questo articolo di Federica D’Alessio che riprendiamo da Micromega (la nostra ottica di indagine differisce da quella democratica della giornalista, ma siamo nondimeno per la difesa attiva dei diritti democratici conquistati con le lotte del movimento proletario e dei movimenti sociali degli strati oppressi, che sono sempre più sotto attacco da parte della classe dominante, e non solo nel Regno Unito di oggi socialmente spaccato e disunito).

Più ci documentiamo sul favoloso mondo del dopo-Brexit, più ci risulta chiaro perché gli Italexit “di sinistra”, i vecchi eurostoppisti e i loro amici “rosso”-bruni frignatori professionali sull’estinta sovranità dell’Italia hanno perduto la lingua su questa materia. Li capiamo, li capiamo… (Red.)

Il Regno Unito vuole bandire di fatto le manifestazioni di protesta

Se approvato, il Public Order Bill fortemente voluto dal governo dei Tories proibirebbe di fatto tutte le forme di protesta capaci di creare un “disagio” nell’ambiente circostante.

Federica D’Alessio 21 Ottobre 2022

Nel Regno Unito la Premier Liz Truss si è dimessa mettendo fine all’esperienza di governo più breve nella storia della nazione, appena 45 giorni dopo che Truss era succeduta a Boris Johnson alla guida dei Tories. Il Paese è nel caos e anche i sondaggi ormai sembrano certificare una consapevolezza generale rispetto a quanto la maggioranza conservatrice si sia mostrata inadeguata a gestire le varie tempeste abbattutesi sull’isola negli ultimi anni, dalla Brexit alla pandemia. Tuttavia, alcuni dei segni di tale inadeguatezza rischiano di cambiare per sempre il volto della liberale Gran Bretagna: il primo e il più inquietante è certamente il Public Order Bill. La legge voluta dalla ministra dell’Interno Priti Patel prima e dalla sua successora Suella Bravermann dopo, approvata pochi giorni fa alla House of Commons, amplia i poteri della polizia di prevenire e reprimere le proteste considerate “antisociali”, privando i cittadini del diritto di protesta attraverso la criminalizzazione di alcune fra le più utilizzate forme di manifestazione, e conferendo poteri speciali di fermo e perquisizione con l’esplicito intento di prevenire le più sgradite, inventando reati di tipo nuovo e fattispecie criminogene appositamente pensate in chiave repressiva.

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Gran Bretagna: lavoratori in lotta contro il carovita (Combat-COC)

Mentre la sanguinaria Truss sconfessa se stessa annullando il provocatorio abbattimento delle tasse sui più ricchi, quelli con oltre 160.000 sterline di guadagni l’anno, deciso pochi giorni fa, costretta dagli stessi gnomi della City che trovano folle un programma ultra-liberista in questo momento, e dal montante malcontento dei lavoratori, è molto utile questo aggiornamento sullo stato delle lotte contro il carovita in Gran Bretagna, che riprendiamo dal blog Combat COC, curato dai compagni e dalle compagne di Pagine marxiste.

Istruttivi sono anche i rilievi critici contenuti nell’articolo: 1) pur avendo le lotte obiettivi quasi sempre comuni, non c’è un ancora coordinamento delle lotte; 2) ci si batte contro il carovita, ma manca un’adeguata iniziativa contro la guerra; 3) i sindacati stanno svolgendo una sorta di supplenza politica (vista la posizione anti-sciopero, o comunque di non sostegno al movimento degli scioperi, assunta dal Labour, e l’inesistenza di altri organismi politici capaci di essere la guida di queste ampie agitazioni), ma questa supplenza non può essere certo risolutiva della questione dell’autonomia di classe. (Red.)

Ma il governo Truss accentua il programma “meno burro, più cannoni”

In Gran Bretagna negli ultimi mesi si è diffusa un’ondata di lotte dei lavoratori salariati come non si vedevano da un quarto di secolo, a difesa del salario taglieggiato dall’inflazione. Diversi sindacati nel settore dei trasporti e dei servizi le hanno promosse e sostenute, anche contro la linea del Labour Party di Starmer, che dopo la parentesi radicale di Corbyn ha ripreso la linea filo-padronale di Tony Blair. Un esempio anche per i lavoratori italiani, parziale tuttavia perché alla lotta per il “burro” non viene affiancata quella contro i cannoni.

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