Al fianco dei lavoratori della Grecia in sciopero generale – TIR (italiano – English)

Al fianco dei lavoratori della Grecia in sciopero generale

Lo sciopero generale in Grecia segna un passo in avanti nell’unità dei lavoratori contro il capitalismo perché i proletari possono progredire nel cammino della loro emancipazione solo unendosi su una scala sempre più ampia – lo sciopero generale serve proprio a questo. Solo unendosi, i proletari possono innalzare il livello della loro lotta, passando da rivendicazioni locali, da lotte frammentate, alla lotta generale: ogni volta che essi riescono ad unirsi al di là delle singole categorie e dei singoli “territori” gettano le premesse, creano le basi per passare dalla lotta contro il proprio padrone a quella contro la struttura di questa società, alla più generale lotta per il potere.

Nonostante la forte resistenza che hanno messo in campo, in Grecia da almeno un decennio i proletari hanno subito un drammatico peggioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita. Ma anche in Italia e in un numero sempre più ampio di paesi occidentali, per non parlare dei paesi dominati e controllati dall’imperialismo, il capitalismo sembra avere ormai margini ristrettissimi, se non inesistenti, per fare concessioni al proletariato. Perciò ricorrerà sempre più alla repressione e affiderà sempre più il governo delle nazioni a politici aggressivamente reazionari e demagogici, spingendo in ogni paese i proletari a scendere in lotta contro il nemico di casa loro. Nel mobilitarsi contro i propri nemici di classe, i lavoratori sono chiamati a fare i conti anche con il nemico interno alla classe: gli organizzatori di sconfitte che si nascondono dietro la politica dei risultati tangibili e immediati, dietro la frammentazione delle lotte, dietro false soluzioni e ricette riformistiche.

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Verso lo sciopero generale del 9 novembre in Grecia contro guerra, carovita e repressione

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questo commento facebook di un compagno del Fronte della gioventù comunista sul cammino allo sciopero generale in Grecia del 9 novembre e sulla mobilitazione qui in Italia verso le giornate di sciopero e di piazza del 2 e 3 dicembre (a Roma) intesi come due aspetti della battaglia comune, internazionale e internazionalista, dei proletari di tutto il mondo contro un “sistema ormai in putrefazione” (Red.).

In Grecia il 9 Novembre i lavoratori nel paese incroceranno le braccia contro la guerra, il carovita e la repressione statale/padronale.

Sarà uno sciopero imponente sia per la quantità di sindacati categoriali che stanno aderendo, sia per il livello di agitazione presente nella società greca attualmente, sia per lo sforzo che i militanti sindacali e i comunisti stanno facendo per la promozione di questa data.

In Italia il prossimo 2 Dicembre sarà sciopero generale con una grande manifestazione nazionale a Roma il giorno successivo. Si sciopera per gli stessi motivi, per i bisogni contemporanei della nostra classe. Disoccupati, studenti e lavoratori uniti nella lotta.

Sviluppiamo, su una prospettiva internazionale ed internazionalista, la lotta degli sfruttati contro un sistema ormai in putrefazione, praticando la solidarietà di classe. Solo dando una battaglia congiunta nei vari paesi potremo spezzare le catene della guerra e della miseria.

Sul recente sciopero dei portuali in Grecia.

La controriforma del lavoro in Grecia. Intervista ad Antonis Ntavanellos (italiano – english)

Abbiamo pubblicato su questo blog, giorni fa, un testo di A. Ntavanellos contro l’abolizione della giornata lavorativa normale di 8 ore in Grecia. Ora mettiamo in rete l’intervista che gli ha fatto Roberto Luzzi, responsabile del lavoro internazionale del SI Cobas, nella quale si analizza in modo chiaro e completo la controriforma del lavoro varata dal governo Mitsotakis e di recente approvata dal parlamento greco – l’intervista doveva essere presentata all’Assemblea di domenica 11 a Bologna, cosa che non è stata possibile per ragioni tecniche.

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Grecia. Con l’abolizione della giornata di 8 ore si torna all’Ottocento, di A. Ntavanellos

Dopo l’Austria (nel luglio 2018) e l’Ungheria (nel novembre 2018) anche la Grecia stravolge la propria legislazione in materia di orario di lavoro, cancellando il riferimento alle 8 ore e alle 5 giornate lavorative per settimana come orario normale di lavoro. I meno giovani tra noi denunciano la tendenza strutturale all’allungamento degli orari di lavoro, nelle loro molteplici dimensioni (giornaliera, settimanale, mensile, annuale, sull’arco della vita) da almeno tre decenni – una tendenza che si accoppia alle forme di precarizzazioni più estrema dei rapporti di lavoro, arrivati da tempo a molteplici forme di lavoro pressoché totalmente gratuito. Da qualche anno, in Occidente, siamo entrati nella fase delle modifiche legali (non semplicemente di fatto) degli orari di lavoro nel senso del loro prolungamento. In tutto ciò l’UE ha svolto la sua parte, e come! E Antonis Ntavanellos non manca di sottolinearlo, nel suo articolo, che riprendiamo dal sito Alencontre

“Benvenuti nel XIX secolo!” Così Efimerida ton Syntakton (“Il giornale dei redattori”, quotidiano rivolto a un pubblico democratico e di sinistra) ha commentato l’approvazione da parte del Parlamento del mostruoso disegno di legge del ministro del Lavoro, Kostis Chatzidakis, presentato come una “riforma” dei rapporti di lavoro che consentirà alla Grecia di cogliere le “opportunità” di crescita, dopo la crisi del 2020 e la pandemia.

Il titolo del quotidiano era legittimo. La nuova legge abolisce la giornata lavorativa di 8 ore e la settimana di 5 giorni. Elimina l’obbligo per gli imprenditori di pagare salari maggiorati quando richiedono lavoro straordinario, che vada oltre le 8 ore e i 5 giorni. Invece di una paga extra, la legge promette che gli imprenditori concederanno in seguito giorni di ferie compensativi. Probabilmente durante i periodi di scarsa domanda per i prodotti o i servizi forniti dall’azienda. Questo “accordo sull’orario di lavoro” flessibile è stato introdotto per la prima volta nel diritto del lavoro dai socialdemocratici, durante il periodo di degenerazione neoliberista dei loro partiti e sindacati. Inizialmente, all’inizio degli anni ’90, è stato implementato in settori marginali [In Tessaglia e Macedonia occidentale, i settori in crisi sono stati soggetti a questa forma di flessibilità, ma il risultato è stato un fallimento, data la Costituzione] e doveva rimanere un elemento marginale e secondario delle relazioni industriali in Grecia. Oggi il governo di Kyriakos Mitsotakis generalizza questo “accordo” estremamente liberista, estendendolo all’intera classe operaia. In base alla nuova legge, è ora legale per i lavoratori dell’industria (il cui lavoro è duro e penoso) lavorare 150 ore in più all’anno senza alcuna retribuzione aggiuntiva!

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Solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Grecia in sciopero generale

Oggi, 26 novembre 2020, è in corso in Grecia il primo sciopero generale convocato in Europa dall’inizio della pandemia.
I lavoratori incrociano le braccia contro gli attacchi ai loro diritti e al diritto di sciopero portati avanti dal governo guidato da Nuova Democrazia. Riportiamo di seguito il comunicato di sostegno ai lavoratori greci approvato dalla presidenza dell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi
, e alcune ulteriori informazioni sullo sciopero dei lavoratori marittimi che riprendiamo dal blog della Panetteria occupata di Milano.

Comunicato dell’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi in solidarieta’ con lo sciopero dei lavoratori greci

L’Assemblea dei Lavoratori e Lavoratrici combattivi esprime la sua solidarietà internazionalista alla classe lavoratrice greca e ai sindacati conflittuali con orientamento di classe in lotta contro l’ennesimo attacco antioperaio dei padroni e del governo greco.

Il disegno di legge del governo di ND prevede, tra le altre cose, l’estensione della settimana lavorativa a 60 ore, passando da 8 a 10 ore giornaliere, senza retribuzione addizionale e la cancellazione della domenica come giornata festiva. Queste misure che distruggono i diritti e attaccano il salario sono accompagnate da misure autoritarie e repressive che mirano a contenere l’instancabile resistenza dei lavoratori greci, colpendo ancora una volta il diritto di sciopero e di organizzazione sindacale.

Noi lavoratori e lavoratrici combattivi, delegati sindacali, di diverse fabbriche, settori e luoghi di lavoro in Italia, salutiamo lo sciopero generale in Grecia convocato dalle organizzazioni sindacali conflittuali e di classe per oggi 26 novembre 2020 ed esprimiamo il nostro sostegno ai lavoratori greci per la loro giusta lotta nel respingere l’assalto padronale ai loro diritti.
Di fronte alla nuova crisi del sistema capitalista, accelerata dalla pandemia, la classe padronale, i governi e l’UE attaccano frontalmente i diritti e le conquiste dei lavoratori per salvaguardare i loro profitti, incrementano l’autoritarismo e la repressione, restringono ulteriormente il diritto di sciopero e di organizzazione dei lavoratori dentro e fuori i luoghi di lavoro.
Questo attacco è comune in tutti i paesi capitalisti, la lotta della classe operaia greca è la nostra stessa lotta.

Lo sciopero generale in Grecia è d’esempio e infonde fiducia nella lotta anche in queste difficili condizioni dimostrandosi essere lo strumento necessario e adeguato per respingere gli intenti della classe padronale di far pagare la crisi ai lavoratori. Nell’unire la nostra voce a quella dei lavoratori greci, chiamiamo a rafforzare la lotta e la mobilitazione nel nostro paese per costruire un vero sciopero generale.

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Grecia, marittimi in sciopero: “Gli armatori vogliono schiavi, non persone”

21 nov. 2020 – Redazione

Atene – Uno sciopero nazionale di 24 ore, il 26 novembre prossimo, è stato proclamato da quattro sindacati marittimi greci: la Panhellenic Association of Merchant Marine Engineers (PEMEN), la Panhellenic Association of Junior Engine Crews EN. (STEFENSON), la Panhellenic Professional Association of Cooks EN (PEEMAGEN) e la Panhellenic Association of Electricians-Electronics EN (PENIHEN). 

Le richieste dei sindacati sono molteplici: il rinnovo contrattuale con aumenti salariali e assicurazione obbligatoria per tutti i marittimi di qualsiasi paese; la difesa dei diritti sindacali; la riduzione dell’orario di lavoro e il contestuale adeguamento delle composizioni organiche degli equipaggi; la protezione dei disoccupati con l’aumento dell’indennità di disoccupazione a 600 euro per l’intesa durata della disoccupazione; l’assistenza medica completa e gratuita per i disoccupati e le loro famiglie, senza termini e condizioni; misure immediate per il rimpatrio di migliaia di marittimi; il reclutamento di massa immediato di personale sanitario a tutela della salute dei marittimi; la cancellazione dei debiti di tutte le famiglie lavoratrici.

“Condanniamo la violenza e l’autoritarismo che il governo sta cercando di imporre, come l’attacco delle forze repressive ai sindacati e ai manifestanti il ​​17 novembre scorso. Abbiamo una voce sotto le mascherine e chiediamo che venga ascoltata: nessun passo indietro rispetto ai nostri diritti”.

“La repressione e il divieto di azione sindacale vanno di pari passo con l’aumento dello sfruttamento dei lavoratori, al fine di rafforzare la competitività e la redditività del capitale. Il governo sta adottando leggi antipopolari, come dimostra l’annuncio della giornata lavorativa di 10 ore invece delle 8 ore tradizionali, senza retribuzione per le due ore aggiuntive di lavoro obbligatorio”. 

“I marittimi rischiano di soccombere sotto la volontà degli armatori, che intendono privarci della previdenza sociale e dei diritti sindacali”, sottolineano i sindacati. “Con la legge anti-lavoro 4714/2020, il governo, su ordine degli armatori, abolisce il contratto collettivo di contrattazione sulle navi e interviene provocatoriamente nel funzionamento dei sindacati marittimi”.

Secondo i sindacati greci, “i licenziamenti sulle navi passeggeri sono massicci, con la maggior parte dei marittimi che ha lavorato ininterrottamente per mesi. Il sussidio di inoccupazione è stato concesso da maggio, ma complessivamente i disoccupati sono privi di una copertura sostanziale del loro fabbisogno”.