Italia. Cresce la povertà assoluta, arriva la terza ondata e la marina militare festeggia la nuova era degli F-35

Lo stesso identico giorno in cui l’Istat ufficializzava che nell’ultimo anno un altro milione di persone è caduta in povertà assoluta, il che significa: difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena, con il totale dei “poveri assoluti” a sfiorare il 10% della popolazione e con la crescita percentuale più alta al Nord, l’organo romano militarista/militarizzato della FCA (ex-Fiat), al secolo la Repubblica dell’ultra-atlantista e ultra-sionista Molinari, pubblicava un trafiletto orgasmico sull’avvento di “una nuova era”. Lo trascriviamo:

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Sulla guerra e la “Lettera aperta” dei lavoratori della Delta – Calp Genova

Riceviamo dal Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova, e volentieri pubblichiamo.

Navi delle armi a Genova, il Collettivo Autonomo Lavoratori ...

[Fonte: CALP, Working Class birra e guai]

Il 20 maggio 2019, un anno fa, per la prima volta un carico militare destinato alla Guardia Nazionale saudita è stato bloccato nel porto di Genova grazie all’iniziativa di lavoratori portuali e tanti compagni e compagne, cittadini e cittadine, che sono accorsi al presidio al Genoa Metal Terminal, dove ormeggiava la Bahri Yanbu. Accanto al presidio, non meno importante, uno sciopero proclamato dalla CGIL-Filt. Le ragioni erano piuttosto semplici, quasi banali: non voler collaborare al grande meccanismo della guerra. Le navi della compagnia nazionale saudita Bahri, infatti, hanno sempre trasportato – e a volte imbarcato anche qui a Genova – mezzi militari ed armi verso Oriente, e in particolare verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi, coinvolti (da aggressori) nel conflitto in Yemen.

Perché specificare tutto questo, ad un anno di distanza? A chi si è interessato della Bahri e della lotta contro il traffico di armi in questi mesi queste righe risulteranno quasi noiose: è stato tutto detto e ridetto più volte da noi, da altri, dalla stampa, persino dal Papa. Eppure c’è qualcuno che ancora non ha capito bene o fa finta di non capire o, che è peggio, vuole profittare di un periodo così particolare come questo – in cui il ricatto sulle condizioni di lavoro si fa più pesante – per mistificare e stravolgere la realtà.

La settimana scorsa i “lavoratori di DELTA Agenzia Marittima” hanno indirizzato una lettera aperta a vari organi istituzionali locali, e a tutti i lavoratori del porto di Genova (qui il link).

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Note sulla crisi economica I – Il “cigno nero” e’ qui.

Crisi, guerra e prospettive dello scontro di classe
Che sia il canto del cigno del capitalismo decadente!

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Indice:

  • Un castello di carte
  • La guerra del petrolio
  • L’esaurimento della “spinta propulsiva” cinese
  • L’acuirsi dello scontro fra le grandi potenze
  • Le prospettive dello scontro di classe

Un castello di carte

Sotto la sferza dell’epidemia di coronavirus, una nuova crisi produttiva e finanziaria del sistema capitalistico internazionale è tornata a farsi estremamente vicina e, mai termine fu più appropriato, virulenta.

Se a dar fuoco alle polveri nel 2007/2008 sono stati i mutui sub-prime, oggi è il covid-19 ad aprire le danze, cioè uno shock esogeno, anche se tale aggettivo è corretto solo se utilizzato in senso stretto, cioè prescindendo da tutte le devastazioni che il modo di produzione capitalistico ha inferto all’ambiente naturale, nel senso più ampio del termine e che, negli ultimi decenni, si sono estese e approfondite con una progressione esponenziale.

In ogni caso, il coronavirus ha svolto la funzione di detonatore di contraddizioni e problemi che l’economia capitalistica porta in grembo da tempo e che, a dispetto del suo andamento ciclico – fatto di recessioni/crisi finanziarie e riprese successive e nonostante la situazione diversa in cui si collocano le differenti aree – si caratterizza per una difficoltà crescente della riproduzione capitalistica a scala globale,  che ha la sua radice nella crescente difficoltà di valorizzazione, della quale i più sofisticati artifici della finanza speculativa e l’impiego di tutte le risorse delle Banche Centrali, capaci di creare denaro – ma non valore – dal nulla non riescono a venire a capo.

Il crollo delle Borse mondiali, iniziato nelle piazze asiatiche nelle scorse settimane ed estesosi ora a tutto il mondo occidentale, da Wall Street ai mercati finanziari europei (Milano, “centro epidemico”, è addirittura sprofondata fino al record negativo di tutti i tempi: -17% in un solo giorno, ma anche Londra, Francoforte, Parigi e New York hanno subito perdite pesantissime), segnala con una potenza dirompente che una nuova edizione della crisi sistemica del capitalismo mondiale bussa alle porte, ridicolizzando le letture minimaliste che appena qualche giorno fa i portavoce del capitalismo globale si affannavano a proporre. Continua a leggere Note sulla crisi economica I – Il “cigno nero” e’ qui.

Le proteste popolari contro il regime iraniano si intensificano in risposta all’abbattimento di un aereo passeggeri da parte dell’Iran

Pubblichiamo un’ottima presa di posizione della Alliance of Middle Eastern and African Socialists, gia’ uscita su Combat-coc, che apre uno squarcio sulle lotte popolari in corso in Iran, sul loro significato e valore.

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Le eloquenti dichiarazioni e gli slogan espressi dall’ultima ondata di proteste di massa in Iran sembrano segnalare che la rivolta è entrata in una nuova fase. Gli sforzi del regime per far deragliare le proteste dopo l’assassinio USA di Qassem Soleimani e per dare l’impressione che le masse iraniane fossero dalla sua parte si sono rivelati fallimentari. Mentre l’attuale regime ha ancora il sostegno di un quarto, forse, della popolazione adulta, la maggioranza è chiaramente contraria ad esso e vuole vederlo rovesciato.

Sabato 11 gennaio, dopo tre giorni in cui il governo iraniano aveva negato che l’8 gennaio un aereo ucraino fosse stato abbattuto sopra i cieli di Teheran, un rappresentante delle forze armate della Repubblica islamica ha ammesso che un missile iraniano aveva colpito l’aereo per errore. Questo era accaduto poche ore dopo gli attacchi missilistici dell’Iran alle basi statunitensi in Iraq, attacchi che dovevano essere atti di ritorsione contro l’assassinio, il 3 gennaio, da parte USA, del generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds del Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) e di Abu Mahdi al-Muhandis, alto comandante e tra i fondatori della milizia irachena di Kata’ib Hezbollah. Continua a leggere Le proteste popolari contro il regime iraniano si intensificano in risposta all’abbattimento di un aereo passeggeri da parte dell’Iran

L’uccisione di Soleimani: un colpo all’Iran e un monito terroristico rivolto alle masse iraniane, arabe e medio-orientali.

ENGLISH VERSION

Torniamo in piazza contro le nuove guerre in gestazione, contro il governo Conte che è complice di questi preparativi, per il ritiro immediato di tutte le truppe italiane all’estero! Sostegno incondizionato alle piazze arabe e iraniane in ebollizione contro l’imperialismo e contro i propri regimi oppressivi!

L’uccisione del gen. Soleimani da parte del Pentagono non è rivolta solo contro un uomo e un regime politico che negli ultimi anni avevano saputo abilmente erodere spazi, in Iraq, Siria, in Yemen, agli Stati Uniti di Obama e di Trump e ai loro alleati. È un monito terroristico rivolto alle masse del mondo arabo e dell’intera area medio-orientale in ebollizione in Sudan, in Algeria, in Libano, in Iraq e altrove affinché abbiano ben presente chi comanda in quella regione, e tengano bene a mente che gli interessi statunitensi sono intoccabili. Questo monito va insieme al tentativo di rilanciare la falsa divisione tra “sunniti” e “sciiti” che tanto ha giovato agli interessi delle classi dominanti, globali e locali.

Non a caso Trump si è immediatamente precipitato a chiarire due cose:

  1. ”non vogliamo un regime change in Iran, non vogliamo buttare giù il regime islamico” – l’obiettivo è di limitare la sua sfera di influenza e renderlo più malleabile al tavolo dei negoziati;
  2. se ci sarà una risposta iraniana forte, la contro-risposta statunitense sarà “sproporzionata”. Il terrorismo imperialista degli Stati Uniti e della NATO – dello stesso genere di quello che Israele attua contro le masse palestinesi – mira oltre che a dare un avviso ai governanti di Teheran e delle altre capitali dell’area amiche della Russia, a generare paura tra i rivoltosi che da due anni riempiono le piazze di questa area per cambiare radicalmente la propria condizione attraverso l’abbattimento dei rispettivi regimi. Perché questo cambiamento radicale si può realizzare solo tagliando le unghie, le ali e infine la testa alla dominazione imperialista sull’area.

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