La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos in arrivo – Roma, 16 ottobre

APPELLO PER UNA CONFERENZA POLITICA DI CLASSE

La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale in arrivo. Che fare?


Dall’inizio del secolo è in corso una sequenza inarrestabile di guerre, recessioni produttive, tracolli finanziari, catastrofi climatiche, emergenze sanitarie, che configura una crisi senza precedenti del modo di produzione capitalistico, in caotico avvitamento su sé stesso.
Nell’ambito di questo processo lo scoppio della guerra in Ucraina tra la Russia e la NATO segna un punto di non ritorno. Infatti l’invasione russa dell’Ucraina ha inasprito anche sul terreno militare un conflitto inter-capitalistico globale tra il blocco occidentale e il blocco in formazione intorno all’asse Cina-Russia che era già teso prima del 24 febbraio, e ha per oggetto il controllo dei mercati, delle materie prime, delle reti di trasporto internazionali e – un aspetto nuovo in via di definizione – la ristrutturazione del sistema monetario internazionale, la supremazia nei mercati finanziari.
L’espansionismo della Nato nell’Est europeo ha contribuito in misura determinante all’escalation militare in atto sul territorio ucraino, che sta a sua volta risvegliando altri focolai sopiti nelle guerre che si sono succedute nell’ultimo quarantennio, con nuove tensioni tra Kosovo e Serbia, Armenia e Azerbaijan, Cina e Taiwan (sempre per conto Usa!). E tale dinamica ha innescato un’instabilità globale con l’impennata dei prezzi delle materie prime agricole ed energetiche, e una competizione inter-capitalistica sempre più accesa nella rincorsa tra protezionismi, sanzioni e contro-sanzioni.
Il mercato mondiale, la politica internazionale, sono oggi un vero e proprio campo di battaglia.

Per gli Stati Uniti, e in generale per le potenze occidentali, la posta in gioco è la difesa del proprio traballante primato nell’ordine imperialista imposto con la seconda guerra mondiale e ribadito con le offensive scatenate in pressoché tutte le zone del mondo dopo il 1989. Con l’inesorabile declino dei vecchi padroni del mondo, stanno emergendo le mire di stampo altrettanto capitalistico e predatorio dei paesi di più recente sviluppo, la Cina per prima, capaci di tessere a livello regionale e globale trame efficaci di protezione dei propri interessi.
Per questo lo scontro in atto assume una sempre maggiore intensità ed estensione, e in una contesa all’ultimo sangue di questo genere tra i giganti del capitalismo mondiale le pseudo autodeterminazioni nazionali (come quella invocata per l’Ucraina) servono solo come armi di propaganda a giustificazione del proprio bellicismo.
Incapaci di risolvere altrimenti una crisi che gli sfugge da tutte le parti, i potentati monopolistici e i loro stati ricorrono una volta di più alle guerre. Scenari che aggravano la crisi strutturale e complessiva in cui versa il capitalismo, già accentuata dalla pandemia da Covid-19, e che determinano un’impennata, già visibile, del carovita, della disoccupazione e dell’inflazione anche per la speculazione sui prezzi dell’energia e che si concretizzano anche con l’attacco ai salari e alle condizioni di vita di ogni proletario e proletaria.
Conflitti e scenari in cui si regolano i conti tra le diverse frazioni e fazioni del capitale globale, ma sono anzitutto guerre ai proletari, e sono servite in passato e servono oggi a scagliare proletari contro proletari, avvelenandone la vita, i sentimenti, lo stato di coscienza per poterli usare come carne da macello. Le potenze capitalistiche cercano di nascondere e dissimulare il reale contenuto della loro contesa con una propaganda centrata su motivi ideologici, culturali, religiosi, etnici, ma la socializzazione dei costi e la privatizzazione dei profitti della guerra fa chiarezza sul suo reale contenuto.
Il nostro sforzo dev’essere, quindi, riportare lo scontro in atto in Ucraina e nel mondo alla sua contraddizione principale: quella tra capitale e lavoro, tra borghesia e proletariato, e – al fondo – tra capitalismo e socialismo. Si tratti dell’Ucraina o di altri contesti, dalle guerre dei loro padroni i proletari hanno tutto da perdere, nulla da guadagnare. Su questa contraddizione bisogna fare
leva con la spinta alla mobilitazione e l’agitazione per rovesciare la corsa al riarmo e a una nuova guerra mondiale contro i suoi promotori.
Nelle guerre dell’ultimo quarto di secolo l’Italia di Draghi-Mattarella-Meloni ha confermato la sua scelta atlantista, fortemente marcata in senso filo-americano nelle vicende della guerra in Ucraina, diffondendo a livello di massa veleni nazionalisti, la russofobia oggi, l’islamofobia e l’arabofobia ieri oggi domani, per arruolare masse di lavoratori per le proprie guerre attraverso “buone ragioni”.
Simmetricamente alla propaganda di stato, un pulviscolo di formazioni politiche che pretendono di essere anti-imperialiste, e perfino anti-capitaliste, esprimono posizioni che propongono ai proletari di schierarsi sotto le bandiere altrui, o prospettando un “diverso” ruolo dell’Italia (o dell’UE) più autonomo dagli Stati Uniti, o manifestando simpatia per il campo anti-occidentale. Con un misto di “sovranismo” e di campismo, costoro si avventurano in impossibili ipotesi di uscita nazionale dalla guerra e dalla crisi del sistema, e/o disegnano un altrettanto impossibile ruolo “anti-imperialista” del “nostro” marcio capitalismo nazionale, protagonista storico di ogni sorta di ruberie e di crimini coloniali ai danni dei “popoli di colore”. Un’altra semina di veleni nazionalisti!
Dando seguito ad un confronto serrato che ha già prodotto in luglio un documento di inquadramento della guerra in Ucraina, le realtà politiche firmatarie di questo invito intendono, invece, proporre una visione e una linea d’azione coerentemente internazionaliste sulla guerra in Ucraina e sul corso degli avvenimenti che le hanno dato origine e ne stanno derivando. Lo faremo in un Convegno nazionale che si confronterà con le questioni che l’attuale scontro inter-imperialistico ha sollevato. Vogliamo contribuire a definire una posizione di classe del tutto autonoma dagli interessi del capitalismo nazionale e da entrambi i campi capitalisti-imperialisti, e perciò critica verso tutte le sfumature proposte di “sovranismo” e di campismo.

Crediamo sia fondamentale promuovere un momento che approfondisca politicamente il prisma di contraddizioni al di sotto dell’attuale scontro inter-imperialistico e della conseguente escalation militare, nell’ottica di porre a disposizione della classe ragionamenti e contenuti, analisi e confronti sull’inquadramento economico-politico del conflitto, sul suo attuale svolgimento, che scopra il volto della guerra nelle sue conseguenze sociali e ricadute materiali che oggi stesso possiamo osservare nel nostro paese.
Intendiamo discutere dello scenario mondiale di guerra e di crisi, del ruolo dell’Italia e della Nato, della risposta da dare alla propaganda di guerra istituzionale, dell’impatto della guerra sull’ambiente già devastato dalla logica del capitale, di come si va strutturando l’economia di guerra, delle ricadute materiali e delle conseguenze sociali della guerra, tutte a carico dei proletari, e del modo in cui i lavoratori e le lavoratrici stanno rapportandosi all’insieme di questi processi.
Il proposito del Convegno nazionale è anche quello di contribuire alle mobilitazioni di autunno contro la guerra, nella prospettiva politica di guerra alla guerra imperialista che nei mesi scorsi abbiamo portato in piazza a Firenze, a Coltano come nelle lotte del proletariato multinazionale della logistica.
Per l’autunno, resti in piedi la maggioranza di unità nazionale intorno a Draghi, o nasca un governo delle destre, il nostro obiettivo è lavorare al rilancio delle iniziative di lotta nazionali e internazionali contro la guerra, in contrapposizione al governo (quale che sia), ai partiti parlamentari e alle organizzazioni sindacali concertative che hanno votato tutti i loro sforzi e la loro propaganda ad integrare il proletariato nelle sorti del capitale e ad organizzare così la sconfitta della classe.
Invitiamo caldamente a partecipare a questo nostro impegno tutte e tutti coloro che riconoscono i limiti dell’attuale stato della discussione e intendono contribuire e concorrere all’elaborazione puntuale e alla messa a punto di una prospettiva politica di classe più efficace, in grado di offrire alle mobilitazioni d’autunno una indicazione di lotta anzitutto contro “il nemico in casa nostra”: il capitalismo italiano – nella direzione del rovesciamento dello stato di cose presenti.
Ancora invitiamo alla partecipazione tutte e tutti coloro che avvertono, nel vuoto costituito dall’assenza di una compattezza programmatica delle forze di classe, una necessità di riflessione e
di arricchimento che sfoci in un riferimento teorico-politico per chi brancola negli spazi morti di questo sistema.
La conferenza si terrà a Roma il giorno 16 Ottobre 2022 dalle ore 10:30.
Seguiranno aggiornamenti sul luogo specifico dell’incontro.

Casa del Popolo di Teramo

Centro Politico Comunista Santacroce

Collettivo Marxpedia

Collettivo Militant

Csa Vittoria

Fronte Comunista

Fronte della Gioventù Comunista

Laboratorio Politico Iskra

Movimento Disoccupati 7 Novembre

OSA Perugia

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

Carovita, guerra, sfruttamento e devastazioni. Costruiamo un agenda di lotta per l’autunno, Bologna, 18 settembre – SI Cobas

Carovita, guerra, crisi, devastazioni, sfruttamento e repressione: cambiano i governi, ma il capitalismo è sempre più sinonimo di barbarie.

Rilanciamo l’opposizione proletaria ai piani di miseria, al militarismo e alle politiche di macelleria sociale dei padroni.

Costruiamo un’agenda di lotta per il prossimo autunno che ponga al centro la necessità di un vero sciopero generale.

DOMENICA 18 SETTEMBRE, ORE 11,00- ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

L’invasione russa dell’Ucraina, oramai in corso da oltre sei mesi, ha impresso una nuova, impressionante accelerazione alla crisi capitalistica mondiale: la competizione tra i principali blocchi imperialisti ha assunto apertamente il carattere di uno scontro militare, seppure (per ora) ancora “per procura”.
La corsa frenetica al riarmo, e la moltiplicazione dei teatri di contesa politico-militare (su tutti Taiwan) si innesta in un contesto di crisi strutturale del capitalismo, con il peggioramento delle condizioni dei proletari delle metropoli capitalistiche ed un’ulteriore, drammatica caduta delle condizioni di vita delle masse povere delle aree capitaliste più arretrate del pianeta, le crisi finanziarie dello scorso decennio, la catastrofe ambientale-climatica e, in ultimo, la pandemia di CoViD.

L’aumento vertiginoso del prezzo del gas naturale, dell’energia e, con esse, dei beni di prima necessità, sta già da mesi falcidiando il potere d’acquisto dei salari: di fronte alle previsioni di aumento delle bollette in autunno dal 100% fino al 300% in Italia, le blande misure varate dal governo Draghi coi “Decreti aiuti” (tutte sbilanciate a favore delle imprese) si riveleranno dei miseri palliativi, soprattutto a fronte di una nuova impennata di richieste di accesso alla CIGS (già cresciute del 45% nel semestre gennaio-giugno 2022) e di una probabile nuova ondata di licenziamenti di massa, coi quali i padroni punteranno, come sempre, a scaricare sulle spalle dei lavoratori e dei proletari l’aumento dei costi aziendali derivante del caro-energia.

Nel bel mezzo di questa “tempesta perfetta” abbiamo assistito alla rapida eclissi del “governo dei migliori” (sostenuto dalla quasi totalità dei partiti borghesi) e allo scioglimento delle camere. Il triste quanto scontato gioco dello scaricabarile tra i partiti dell’ex “maggioranza bulgara” a sostegno di Draghi, cela in realtà la presa d’atto del fallimento politico dei “tecnici” nel governare una crisi di tale portata, e la volontà di cedere la “patata bollente” ad altre coalizioni di partiti (presumibilmente la destra reazionaria di Meloni e Salvini). Non prima, però, di aver salvaguardato i profitti dei padroni e della grande borghesia con la pioggia di miliardi del PNRR da mettere al sicuro entro settembre.

Ci ritroviamo ora di fronte all’ennesimo teatrino elettorale borghese: una liturgia che serve solo a definire quali saranno le politiche di peggioramento delle condizioni di vita dei proletari e gli sfruttati, i quali, non a caso, si fanno stordire meno di un tempo dai mulinelli di chiacchiere delle kermesse elettorali e ad ogni tornata vanno ad ingrossare sempre più il bacino dell’astensione.

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I disoccupati e le disoccupate del Movimento 7 novembre intervengono, a modo loro, nelle elezioni

Pubblichiamo qui di seguito gli ultimi comunicati del Movimento per il lavoro 7 novembre di Napoli – sono un valido esempio di intervento organizzato nella kermesse elettorale per portare in essa, e in contrapposizione alla sua logica, le vere esigenze, i veri bisogni e le aspettative dei proletari e delle proletarie (non solo dei disoccupati direttamente coinvolti) – Red.

Carovita, precarietà e disoccupazione. I governi aumentano le spese militari!

Nessuna campagna elettorale sulla pelle dei disoccupati vogliamo lavoro e salario!

Domani h 9:30 Piazza del Gesù, partiremo in corteo fino alla Prefettura di Napoli per dare seguito agli impegni assunti sulla nostra vertenza e per annunciare in piazza che andremo a chiedere il conto a tutte le forze politiche che si candidano a “governare”.

È richiesta la massima partecipazione degli iscritti!

24 agosto

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Napoli. Chi semina miseria, raccoglie tempesta – Movimento 7 novembre

Qui di seguito gli ultimi due comunicati del Movimento 7 novembre di Napoli relativi alla giornata di oggi, 5 agosto (Red.)

Sugli scontri di questa mattina e sulla situazione

Le esigenze per cui anche nel mese di agosto i disoccupati sono e rimarranno in piazza sono chiare, semplici e indifferibili: chiare e semplici, perché rivendichiamo il mantenimento degli impegni presi il 6 luglio nel Tavolo Interistituzionale, indipendentemente da quali forze politiche prenderanno la barra del comando.

La piazza di questa mattina era determinata a non fallire, a non arretrare rispetto a tutti gli impegni presi il 6 luglio scorso.

Volevamo che i nostri compagni/e fossero ricevuti dal Consiglio Comunale, trovando invece un atteggiamento provocatorio e intimidatorio da parte delle forze dell’ordine concretizzatosi in un infelice tentativo di carica che ci ha messo nelle condizioni di dover resistere e contenere la pur giusta rabbia che ne è derivata, per evitare ulteriori strumentalizzazioni.

Poco ci riguarda il fermento sempre più febbrile delle dinamiche elettoralistiche: avevamo raggiunto obbiettivi di non poco conto e non possiamo consentire che la preparazione delle campagne elettorali distragga gli attori politici della nostra vertenza.

Il rischio che il percorso, costruito con fatica, sudore, e sacrificio lungo tanti anni di lotta, possa essere ancora una volta rallentato dalle scelte di una classe politica che ha mostrato la sua incapacità in tante di quelle occasioni da rendere impossibile qualunque ipotesi di fiducia, è un rischio concreto quanto insopportabile.

Non da oggi, ma nel corso di tutti questi anni, abbiamo tracciato una linea chiarissima riguardo alla nostra posizione verso le istituzioni e i loro rappresentanti, verso i loro compiti disattesi e la loro uniformità di azione, che si è sempre concretizzata in un opportunistico attendismo, nella speranza, forse, di indebolire la nostra lotta.

Ma non è avvenuto questo, bensì il contrario.

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Il SI Cobas indice lo sciopero il 2-3 agosto per la libertà degli arrestati dalla procura di Piacenza

OGGETTO: INDIZIONE SCIOPERO NAZIONALE DI 36 ORE SU TUTTE LE CATEGORIE E SETTORI PRIVATI, COOPERATIVI E PUBBLICI AD ESCLUSIONE DEI SETTORI INERENTI I  SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI REGOLATI DALL’ART.1 L.12 GIUGNO 1990 n°146.

LO SCIOPERO SI ARTICOLERA’ CON DIVERSE MODALITA’ NEI DIVERSI TURNI A PARTIRE DAL GIORNO 02 AGOSTO ORE 18.00 PER LE SUCCESSIVE 36 ORE

Il 19 luglio 2022 la Procura di Piacenza ha richiesto e ottenuto l’applicazione di alcune misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari 6 esponenti nazionali e locali delle due organizzazioni sindacali Si Cobas e Usb. Il giorno 3 Agosto 2022 il Tribunale del Riesame di Bologna si esprimerà sulla richiesta di revoca delle pesantissime misure “cautelativamente imposte” ai due sindacati.

Gli arresti sono stati richiesti dalla procura piacentina nell’ambito di un’inchiesta iniziata nel 2016 che contesta diversi reati e ipotizza due diverse “associazioni a delinquere” per le due organizzazioni sindacali che negli anni hanno avuto l’ardire non solo di far rispettare lo stesso CCNL firmato dai sindacati confederali ma addirittura di porre in essere una “non necessaria contrattazione di secondo livello”.

Un teorema giudiziario estremamente pericoloso che si concretizza in un attacco senza precedenti all’esercizio del diritto di sciopero e ai diritti e alle libertà sindacali nel nostro paese. 

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