Ai lavoratori degli appalti Fincantieri/To Subcontract Workers

[ENGLISH VERSION]

Lavoratori degli appalti,

in Italia è in corso da anni una lotta che vi riguarda da vicino: la lotta dei lavoratori della logistica, in grandissima parte immigrati.

Vi riguarda da vicino perché è una lotta contro condizioni di lavoro semi-schiavistiche, molto simili a quelle che si vivono, spesso, anche in questo cantiere, contro la precarietà (il lavoro a scadenza), contro il mancato pagamento dei salari, contro le violazioni ai contratti collettivi, contro la presenza di forze mafiose negli appalti e nelle cooperative.

Con l’unità tra lavoratori immigrati di molte nazionalità (del mondo arabo, dell’Asia, dell’Est Europa) e lavoratori italiani, con l’auto-organizzazione dei lavoratori nel SI-Cobas, con scioperi forti e determinati, questa lotta contro padroni potenti come TNT, DHL, Ikea, Granarolo, Lega Coop, SDA, GLS, BRT, etc. ha ottenuto risultati importanti sul salario, gli orari, il rispetto dei contratti, la continuità del lavoro. E ha posto una grande questione che riguarda tutti i lavoratori degli appalti: l’assunzione dei lavoratori degli appalti da parte delle imprese committenti.

Da questa lotta è nato il libro/DVD “Carne da macello”, che sarà presentato …

VENERDÌ 23 GIUGNO, ALLE ORE 18 NELLA SALA A PIANO TERRA DEL MUNICIPIO DI MARGHERA

 Verranno a presentarlo i protagonisti di queste lotte:

  •  Abdellhillha (Abdullah) Lobi
  • Pape Ndiaye
  • Peppe D’Alesio
  • Simone Carpegiani
  • Aldo Milani (SI-Cobas National Coordinator)

 

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
piazzale Radaelli 3, Marghera – comitatosostegno@gmail.com

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“Carne da macello”. Presentazione del libro sulle lotte dei facchini della logistica. Mestre, venerdì 23/06, h. 18

Venerdì 23 giugno, ore 18:00, sala al piano terra del Municipio di Marghera (Me)

Presentazione di “Carne da macello”, il libro/DVD sulle lotte dei facchini della logistica

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La storia delle lotte e delle conquiste dei lavoratori più sfruttati e privi di diritti, che grazie all’unità tra lavoratori immigrati di molte nazionalità e lavoratori italiani, ha sfidato un sistema di lavoro schiavistico basato su continui soprusi e assenza di ogni regola.

La loro determinazione a non farsi fermare da minacce padronali e dalla repressione statale ha confermato che solo con la lotta unitaria e l’auto-organizzazione si possono salvaguardare il posto di lavoro, il salario, la salute, la dignità di tutti i lavoratori, e far rinascere l’organizzazione di classe.

Interverranno Abdellillha (Abdullah) Lobi, Pape Ndiaye, Peppe D’Alesio e Aldo Milani del SI-Cobas

Per saperne di più: Continua a leggere “Carne da macello”. Presentazione del libro sulle lotte dei facchini della logistica. Mestre, venerdì 23/06, h. 18

PER UN 1 MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA

Qui sotto l’appello per la mobilitazione del 1 maggio promosso da Fai, Si-Cobas, Csa Vittoria, SGB, Usi e altri ancora, e a cui aderiamo anche noi perché sentiamo la necessita’ di unirci come lavoratrici, lavoratori, giovani, sfruttati, contro ogni tentativo di tenerci separati col razzismo, e perché vogliamo lottare in prima persona in difesa dei nostri bisogni, per dare del filo da torcere, anzitutto, al “nostro” stato e al “nostro” governo.

Comitato contro le guerre e il razzismo – comitato.permanente@gmail.com
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – comitatosostegno@gmail.com
Piazzale Radaelli 3 – Marghera

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Per rimettere al centro il conflitto di classe.

Da tempo le forze politiche e sindacali che hanno tradito gli interessi delle classi lavoratrici ci vogliono far credere che la giornata del 1 maggio sia solo una ricorrenza celebrativa così come voluta da Stato e Chiesa. Una scadenza da calendario, utile solo a benedire una sorta di “santa alleanza” tra capitale e lavoro al fine del benessere nazionale.

Ma sappiamo bene che non è così!

In questa giornata le classi lavoratrici, le sfruttate e gli sfruttati di tutto il mondo, ricordano il martirio di quattro lavoratori assassinati dallo Stato statunitense l’11 novembre 1887. Quattro nostri compagni “colpevoli” solo di aver lottato insieme ad altre/i per i diritti della classe lavoratrice, a partire dalla lotta per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Parola d’ordine ancora oggi attualissima e fondamentale.

La giornata internazionale ed internazionalista del 1 maggio è e rimane quindi una giornata di lotta, tesa a ribadire che l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori avverrà ad opera di loro stesse/i, o non ci sarà.

In piena continuità con quelle lotte, i sindacati di base conflittuali insieme a diversi collettivi e centri sociali chiamano tutti/e, in modo unitario e includente, ad un corteo popolare cittadino caratterizzato da queste cinque “parole d’ordine”. Continua a leggere PER UN 1 MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA

Il ritorno del movimento delle donne. Voci dall’Argentina e dagli Stati Uniti

Segnaliamo i manifesti per lo sciopero delle donne dell’8 marzo stilati rispettivamente dal collettivo argentino Tribuna Feminista e da un gruppo di femministe degli Stati Uniti, tra cui Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh, Angela Davis e Barbara Ransby. Entrambi i manifesti denunciano il sistema che legittima le violenze maschili e le discriminazioni di genere e si scagliano contro gli attacchi del capitale che, nel corso del trentennio neoliberista e ancor più in questa fase di crisi, sta cercando di cancellare i diritti conquistati con dure lotte e di riportare indietro nella storia la condizione femminile. Inoltre, soprattutto nel manifesto che ci giunge dagli Stati Uniti, vengono prese le distanze dal tentativo del femminismo istituzionale strettamente collegato al partito democratico di prendere la direzione del movimento di protesta sceso in piazza contro Trump, denunciando la natura di classe delle politiche di austerity adottate dai governi socialdemocratici. L’appello è per una manifestazione internazionale e militante, che riporti in piazza le donne contro il patriarcalismo, il razzismo, l’omofobia, l’imperialismo e il neoliberismo. In una parola: contro il capitalismo.

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Stati Uniti – Oltre il “farsi avanti”: Per un femminismo del 99% e uno sciopero internazionale e militante l’8 Marzo – di Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Angela Davis, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh

Le immense manifestazioni di donne del 21 Gennaio possono rappresentare l’inizio di una nuova ondata di lotte femministe militanti. Ma quale sarà esattamente il loro obiettivo? Dal nostro punto di vista, non è sufficiente opporsi a Trump e alle sue politiche aggressivamente misogine, omofobiche, transfobiche e razziste; bisogna anche rispondere agli attacchi del neoliberismo progressista allo stato sociale e ai diritti del lavoro. Mentre la misoginia spudorata di Trump ha rappresentato la miccia per la risposta massiccia del 21 Gennaio, l’attacco alle donne (e a tutti i lavoratori) è di gran lunga precedente alla sua amministrazione. Le condizioni di vita delle donne, specialmente quelle delle donne di colore e lavoratrici, disoccupate e migranti, sono state costantemente deteriorate negli ultimi 30 anni, a causa della finanziarizzazione e della globalizzazione capitalista. Il femminismo del “farsi avanti” e le altre varianti del femminismo della donna in carriera hanno abbandonato al loro destino la stragrande maggioranza di noi, che non ha accesso all’autopromozione e all’avanzamento individuale e le cui condizioni di vita possono essere migliorate solo attraverso politiche che difendono la riproduzione sociale, la giustizia riproduttiva e la garanzia dei diritti sul lavoro. La nuova ondata di mobilitazione delle donne deve affrontare tutti questi aspetti in maniera frontale. Deve essere un femminismo del 99%. Continua a leggere Il ritorno del movimento delle donne. Voci dall’Argentina e dagli Stati Uniti

Piena solidarietà ai compagni del Guernica di Modena

Pubblichiamo qui di seguito la denuncia dell’azione repressiva che ha colpito 10 compagni del centro Guernica di Modena, accusati di aver difeso il diritto dei senza tetto, occupanti di case, a non farsi sgombrare dalle forze di polizia. A pochi giorni dal (fallito) tentativo di impedire la manifestazione dei lavoratori del Sicobas e di altri organismi di movimento di sabato 4 febbraio, lo stato ha messo in atto questa nuova azione repressiva contro un collettivo che alla stessa manifestazione aveva aderito con un appello, che pubblichiamo, che denuncia la magistratura, la polizia, i sindacati confederali come complici della repressione contro le lotte e fa appello a tutti coloro che sono colpiti dalla crisi perchè non si facciano vincere dalla rassegnazione e passività, ma scendano in piazza a rivendicare i propri diritti.

Il tentativo di bloccare e intimidire i lavoratori si intensifica in una fase in cui le lotte si stanno allargando e coinvolgono oltre ai facchini della logistica, anche altri settori come quello delle carni. La repressione contro gli occupanti di case mira a isolare le singole lotte e impedire che la solidarietà fra chi lotta si allarghi e si trasformi in unità di obiettivi e in organizzazione. E’ esattamente quello per cui ci battiamo, e che dovrà succedere per rendere ogni singola lotta efficace e vincente. La posta in gioco non è quella della sconfitta del singolo padrone o dei diritti della singola categoria, ma l’attacco al sistema capitalistico da cui dipendono l’oppressione, lo sfruttamento, il degrado delle relazioni sociali, il razzismo e la discriminazione che avvelenano la nostra vita.

ddLo sapevi?

  • Sapevi che a Modena centinaia e centinaia di lavoratori sono considerati facchini anche se sono alimentaristi, metalmeccanici, addetti al muletto, montatori, ecc.?
  • Sapevi che la differenza di contratto tra l’una e l’altra categoria, produce un danno ai lavoratori e un vantaggio per i padroni delle aziende?
  • Sapevi che le buste paga dei facchini sono quasi sempre truccate e che parte del salario viene dato come “trasferta Italia” anche se vanno a lavorare in bicicletta perché così i padroni delle aziende evadono le tasse? O che vengono conteggiate meno ore in busta paga e dati soldi in nero?
  • Se sei un magistrato lo sapevi, perché il SiCobas ha sporto decine di denunce alla guardia di finanza per contestare le buste paga fasulle: perché non hai fatto nulla?
  • Se sei un poliziotto lo sapevi, se non altro perché i lavoratori ti hanno pazientemente spiegato con le carte in mano gli illeciti dei loro padroni: perché li hai picchiati lo stesso?
  • Se sei un sindacalista Cgil-Cisl e Uil lo sapevi, perché gli iscritti al SiCobas sono venuti prima da te per chiedere il rispetto dei propri diritti, perché non riuscivano più a lavorare per undici ore senza protezioni, senza guanti, al freddo, senza mensa, senza spogliatoio: perché gli hai risposto che “le cose adesso vanno così e non ci si può fare più di tanto”?
  • Se sei un giornalista lo sapevi, perché sono mesi e mesi che i lavoratori ti hanno chiamato davanti ai loro picchetti, al freddo, di notte, con la neve o con il sole e forse avresti anche potuto conoscere Aldo Milani seduto magari per terra insieme a noi che lottiamo: perché hai accettato di mentire e sul fatto che alla trattativa erano presenti “due sindacalisti” Non sei serio: e dopo che hanno scarcerato Aldo, hai titolato il tuo giornale “carcerazione confermata”.

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