I nostri testi sul Maghreb, il Mashreq, il Medio Oriente, e i nostri testi in lingua araba

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Le compagne e i compagni che curano questo blog hanno da “sempre” dedicato un’attenzione particolare alle vicende della lotta di classe nel mondo arabo e nel Medio Oriente. Con due costanti, legate strettamente tra loro: la denuncia dell’azione strangolatoria, di rapina, terroristica dell’imperialismo in questa area strategica del mondo, e anzitutto dell’imperialismo italiano; il sostegno attivo alle resistenze e alle sollevazioni delle grandi masse di sfruttate e sfruttati arabi e medio-orientali contro il tallone di ferro dei vecchi e nuovi colonialisti e contro i propri regimi borghesi, in vario modo e in vario grado integrati nel ed infeudati al capitale globale.

Abbiamo potuto farlo grazie anche alla presenza, nella nostra redazione allargata, di compagne e compagni di madrelingua araba e all’aiuto, più di recente, di proletari del SI Cobas che simpatizzano per il nostro lavoro.

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Il Covid-19 visto dall’Africa da un epidemiologo coi fiocchi. Due interviste di P. Cecconi a L. Salmaso

1. Il virus del terrore

Patrizia Cecconi, 16 Febbraio 2020

Fonte Comune.info

Per i gufi e le civette, si sa, il crepuscolo è l’ora della colazione e dove gli indù vedono una vacca sacra c’è chi guarda invece un gigantesco hamburger. Eduardo Galeano ci ha raccontato come nessun altro quanto sia importante tener presente il proprio punto di vista, l’angolazione da cui si guarda la realtà. Poi, sarà bene renderlo pubblico e fare dei paragoni. Perché anche saper mettere a confronto le cose aiuta a capire ciò che stiamo guardando.

La prospettiva da cui guarda la psicosi mediatica sul coronavirus “cinese” Leopoldo Salmaso, specialista padovano in malattie infettive che ora vive e lavora in Tanzania, è quella di un medico. Si tratta di un infettivologo che ha collaborato con Carlo Urbani, il microbiologo italiano che per primo ha identificato e classificato la SARS, da cui poi sarebbe stato ucciso. Salmaso, però, è un medico che non vive di realtà “percepite”(quelle che, secondo autorevoli opinion leader valgono quanto i numeri e i fatti), sa dunque che l’invasione delle locuste in corso – di cui si parla forse un po’ poco – potrebbe fare 20 milioni di morti nel continente in cui vive. Quella, in Africa, pianeta terra, è un’emergenza. Non si tratta certo di sottovalutare l’aggressività del virus “cinese”, nessun medico con le sue conoscenze lo farebbe, ma Salmaso non può evitare di ricordarci che nel mondo i morti di morbillo sono ben più di centomila l’anno e che le comuni influenze stagionali arrivano a uccidere mezzo milione di persone. Sarà utile trarne le debite conseguenze, sul piano della comunicazione. Anche di quella politica.

Una lunga e straordinaria intervista, realizzata in due tempi, per riscoprire che quando si parla di malattie killer non è lecito dire o ripetere fesserie come si trattasse di giudicare un calcio di rigore sospetto o le incontinenze verbali di qualche divo (anche politico) dello spettacolo. A qualcuno sembrerà strano, ma non conviene farlo neppure se si è firme illustri del commento televisivo o del giornalismo da bar. Sarà utile invece, per esempio, conoscere bene il numero delle persone che quelli presi in esame e altri virus uccidono. Poi, però, arriverà inevitabilmente il momento di decidere se classificare l’impossibilità di accedere al cibo sano e all’acqua pulita come una “malattia” oppure come una sfortunata condizione naturale. Questione di punti di vista.

Da oltre un mese il virus del terrore occupa un posto di primo piano nei media occidentali, ed esperti di diversa caratura vengono intervistati più o meno ovunque. Tutto giusto, i cittadini hanno il diritto di essere informati per potersi difendere dal virus che ha aggredito la Cina e che si teme infetti il mondo. Però, a ben guardare, facendo un rapporto con la popolazione, i numeri delle vittime e dei contagiati  rappresentano percentuali irrisorie rispetto a quelli di batteri o virus “banali” come le comuni influenze stagionali per le quali si arriva fino a 500.000 morti l’anno nel mondo. Senza sottovalutare l’aggressività del virus e la sua capacità di diffusione, visto in un’ottica comparativa il suo impatto verrebbe a ridimensionarsi e non si arriverebbe alla psicosi che ha fatto emergere fenomeni di razzismo anti-cinese da un lato e teorie complottistiche dall’altro, oltre a irresponsabili  esternazioni di politicanti e pennivendoli, finalizzate a creare insicurezza e conseguente intolleranza.

Di interviste a virologi, microbiologi, ricercatori ed esperti di ogni tipo ce n’è stata una quantità incredibile e quindi l’ennesima intervista potrebbe considerarsi superflua, però non lo è se il medico in questione, specialista in Malattie Infettive e Tropicali, nonché in Sanità Pubblica, da 42 anni si alterna tra l’Italia e l’Africa e di epidemie ne ha viste, seguite e combattute tante direttamente sul campo. 

Per questo abbiamo deciso di intervistare il dottor Leopoldo Salmaso e riusciamo a prenderlo mentre è in partenza per la Tanzanìa, dove porta avanti progetti sanitari, in particolare per bambini. Iniziamo l’intervista in Italia il 9 febbraio, ma la concluderemo telefonicamente dalla Tanzanìa il 14.

Salmaso è di Padova e la prima domanda che gli facciamo riguarda una “direttiva” della Regione Veneto, pubblicata sui giornali regionali il 29 gennaio, secondo la quale i medici di famiglia avrebbero dovuto ricoverare tutti i pazienti sospettabili di infezione da Nuovo Coronavirus, e porre in isolamento domiciliare tutti i loro contatti, cosa che, date le comuni malattie da raffreddamento di fine gennaio, avrebbe rappresentato una situazione a dir poco kafkiana per l’impossibilità di reperire anche solo un decimo dei posti letto necessari. Inoltre, una notizia del genere lasciava intendere che l’Italia fosse gravemente minacciata e, indirettamente, alimentava la caccia all’untore, concretizzatasi proprio nel Veneto dove si sono avuti i primi fenomeni di razzismo contro alcuni cinesi.

Abbiamo letto di questa circolare della regione Veneto e le chiediamo: realmente i medici di base hanno proceduto all’internamento di tutti i pazienti con febbre?

Guardi, nel bollettino regionale non c’è ancora nulla, però i giornalisti avranno pure avuto l’imbeccata da qualcuno…

Che la circolare fosse reale, o che i giornalisti abbiano capito male, resta il fatto che il coronavirus sta terrorizzando tutti per la riferita facilità di trasmissione. Se si ascolta una conversazione al bar si percepisce una clima di inquietudine, come se il virus fosse là, pronto ad aggredire noi e i nostri figli...

Con tutta l’attenzione dovuta a questo virus, vorrei rimarcare che più della metà delle morti di bambini sotto i 5 anni, e parliamo di oltre 5 milioni e mezzo ogni anno nel mondo, è causata da banali affezioni respiratorie o da ancor più banali malattie diarroiche, che uccidono semplicemente perché aggrediscono corpi debilitati da malnutrizione.

Capisco, ma questo non ha a che fare col virus cinese che al momento sta allarmando il globo e che è considerato un vero e proprio killer.

Se parliamo di killer dobbiamo anche considerare il numero di morti che fa, allora io le dico che il primo killer in assoluto in tutta la storia del mondo e dell’umanità è stato ed è la malnutrizione.

Non ho motivo di mettere in dubbio le sue parole e so che lei ha lavorato nelle zone più povere del mondo, collaborando anche col Carlo Urbani, il medico che identificò la Sars nel 2002 e ne rimase colpito mortalmente. Però ora vorrei sapere  la sua opinione su questo coronavirus, su come poterne evitare il contagio e sulla reale portata del rischio che si corre.

Bene, allora questo coronavirus ha un tasso di contagiosità del 2,5, mentre il tasso di contagiosità del morbillo è 15. Ciò significa che, partendo dal primo contagiato, dopo quattro passaggi il Nuovo Coronavirus avrà infettato 39 persone, mentre il virus del morbillo ne avrà infettate… ascolti bene: 50.625. E sa perché un normale morbillo è un killer tanto temibile per i bambini africani? Perché sono malnutriti. Quindi il semplice morbillo rappresenta un rischio a livello globale ben più alto del coronavirus, ma non genera terrore. Continua a leggere Il Covid-19 visto dall’Africa da un epidemiologo coi fiocchi. Due interviste di P. Cecconi a L. Salmaso

Le proteste popolari contro il regime iraniano si intensificano in risposta all’abbattimento di un aereo passeggeri da parte dell’Iran

Pubblichiamo un’ottima presa di posizione della Alliance of Middle Eastern and African Socialists, gia’ uscita su Combat-coc, che apre uno squarcio sulle lotte popolari in corso in Iran, sul loro significato e valore.

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Le eloquenti dichiarazioni e gli slogan espressi dall’ultima ondata di proteste di massa in Iran sembrano segnalare che la rivolta è entrata in una nuova fase. Gli sforzi del regime per far deragliare le proteste dopo l’assassinio USA di Qassem Soleimani e per dare l’impressione che le masse iraniane fossero dalla sua parte si sono rivelati fallimentari. Mentre l’attuale regime ha ancora il sostegno di un quarto, forse, della popolazione adulta, la maggioranza è chiaramente contraria ad esso e vuole vederlo rovesciato.

Sabato 11 gennaio, dopo tre giorni in cui il governo iraniano aveva negato che l’8 gennaio un aereo ucraino fosse stato abbattuto sopra i cieli di Teheran, un rappresentante delle forze armate della Repubblica islamica ha ammesso che un missile iraniano aveva colpito l’aereo per errore. Questo era accaduto poche ore dopo gli attacchi missilistici dell’Iran alle basi statunitensi in Iraq, attacchi che dovevano essere atti di ritorsione contro l’assassinio, il 3 gennaio, da parte USA, del generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds del Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) e di Abu Mahdi al-Muhandis, alto comandante e tra i fondatori della milizia irachena di Kata’ib Hezbollah. Continua a leggere Le proteste popolari contro il regime iraniano si intensificano in risposta all’abbattimento di un aereo passeggeri da parte dell’Iran

Opporsi alla guerra Stati Uniti-Iran, portare solidarietà alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una presa di posizione dell’Alleanza dei socialisti mediorientali e nordafricani sul rischio di un’imminente guerra in seguito all’uccisione di Qassem Soleimani per mano degli Stati Uniti. Il comunicato segnala in particolare le pericolose conseguenze di un simile scontro sull’ondata di insurrezioni che ha scosso il Medio Oriente negli scorsi mesi, definito giustamente un nuovo “ciclo progressista e rivoluzionario” a cui va data tutta la nostra solidarieta’, cominciando con il sollevare la cappa di silenzio imposta dai media occidentali.

Fonte: Oppose U.S. and Iran War by Showing Solidarity with Uprisings in the MENA Region

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3 gennaio 2020

L’aspetto più preoccupante di questi sviluppi è che potrebbero portare a conseguenze catastrofiche e guerre su vasta scala. Ciò a sua volta oscurerebbe l’ondata di insurrezioni scoppiate in Medio Oriente e nella regione del Nord Africa nel 2019, dal Sudan e dall’Algeria all’Iraq, al Libano e all’Iran.

La mattina presto del 3 gennaio, per ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e senza alcuna autorizzazione da parte del Congresso degli Stati Uniti, attacchi aerei statunitensi hanno preso di mira un convoglio vicino all’aeroporto di Baghdad in Iraq e ucciso Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dell’Islamic Revolutionary Guard Corps e Abu Mahdi al-Mauhandis, comandante e fondatore della milizia irachena Kataib Hezbollah, e almeno altre sei persone. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dichiarato che questo attacco è stato in risposta agli attacchi orchestrati dall’Iran alle basi statunitensi in Iraq negli ultimi mesi, incluso un attacco del 27 dicembre contro una base militare irachena vicino a Kirkuk che ha ucciso un appaltatore americano e ferito 4 soldati statunitensi. Ci sono attualmente 5.300 militari statunitensi in Iraq. Altri 3.000 stanno arrivando in Medio Oriente. Altri 14.000 militari sono stati inviati nella regione a partire dal maggio 2019.

L’idea di assassinare Qassem Soleimani è stata pubblicamente sostenuta da una dichiarazione editoriale del Wall Street Journal del 31 dicembre, il quale ha anche invitato Trump ad attaccare le milizie iraniane in Siria. Continua a leggere Opporsi alla guerra Stati Uniti-Iran, portare solidarietà alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa

Solidarietà internazionale ai proletari e ai prigionieri politici dell’Iran

Riceviamo dal compagno Roberto Luzzi, e volentieri pubblichiamo.

Anche se nessuno ne parla più, le proteste in Iran stanno continuando in diverse città – venerdì scorso a Shush, ieri lunedì a Khoramabad, Arak, Isfahan, Shiraz, Gorgan.

Uno slogan indicativo di un movimento tutt’altro che sconfitto è quello che da “non abbiamo paura, siamo uniti!” è stato trasformato in: “abbiate paura, siamo uniti!”, nonostante la dura repressione: circa 4 mila arrestati, di cui almeno 10 già usciti cadaveri dalle prigioni.

Contemporaneamente continua la repressione dei dirigenti dei sindacati indipendenti, molti tenuti in carcere per il solo reato di avere organizzato i lavoratori fuori delle corporazioni del regime: dal dirigente del sindacato degli autobus di Tehran Reza Shahabi a quello del sindacato degli insegnanti Esmail Abdi, re-incarcerato negli ultimi giorni dopo un breve periodo di libertà per curare il grave stato di salute, dovuto alle pessime condizioni nel carcere, e altre decine meno noti.

Per questo è più importante più che mai far sentire la solidarietà internazionale dei lavoratori con tutti coloro che protestano e che sono stati arrestati, e far sentire una pressione sul governo iraniano perché liberi tutti i prigionieri politici.

La Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta, riunita a Madrid la scorsa settimana per il suo terzo incontro, ha fatto proprio un comunicato in tal senso [vd. anche sotto]:

https://sicobas.org/news/2792-iran-liberta-per-i-prigionieri-politici

A Milano sabato 3 febbraio alle ore 15 partecipiamo al presidio in Piazzale Lotto, angolo via Monte Bianco, nei pressi del consolato iraniano!

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