Appello per l’organizzazione di uno sciopero unitario in Fca

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Operai autorganizzati Fiat Fca, 22 maggio 2018

Appello per l’organizzazione di uno sciopero unitario in Fca nel giorno dell’annuncio del piano disindustriale

Facciamo appello a tutte le lavoratrici e lavoratori, a tutte le forze sindacali presenti nei vari stabilimenti Fca italiani per una mobilitazione nazionale da organizzare il giorno 1 giugno 2018.

Ormai è certo che il prossimo piano disindustriale Fca non prevede la produzione di vetture di gamma medio/bassa negli stabilimenti italiani.

Le indiscrezioni giornalistiche, che hanno ripreso le dichiarazioni di Marchionne, sul futuro di Fca nel nostro paese non lasciano molti dubbi su eventuali previsioni.
Dopo più di un secolo di produzione di autovetture utilitarie italiane si punterà per il futuro alla costruzione di modelli di gamma alta.

Quanto più volte denunciato sta per concretizzarsi, la produzione di modelli che hanno garantito a Fiat prima e Fca poi di sopravvivere alla crisi industriale degli ultimi decenni sta per terminare. Continua a leggere Appello per l’organizzazione di uno sciopero unitario in Fca

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L’Italie après les élections du 4 mars: inconnues et certitudes

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Par Pietro Basso, membre de la rédaction de Cuneo rosso, Marghera (Venise)

[https://alencontre.org/europe/italie/litalie-apres-les-elections-du-4-mars-inconnues-et-certitudes-i.html]

Le 4 mars a mis fin à la Deuxième République italienne. Cette dernière a vu le jour en 1992, avec la Loi de finances du président du Conseil des ministres Giuliano Amato [1], qui coûta 92’000 milliards de lires [2] aux salarié·e·s. Elle a pris fin avec les gouvernements du Parti démocratique (PD) de Matteo Renzi et Paolo Gentiloni [3], qui ont d’abord institutionnalisé la précarité structurelle du travail, puis ils l’ont étendue avec les stages estudiantins pratiquement gratuits. Entre deux, il y a eu une décennie marquée par Silvio Berlusconi [4] à la tête du gouvernement et la grande crise de 2008, qui ont ouvert la voie à la loi dite Fiscal compact [5] de 2012-2013, à l’introduction de la norme de l’équilibre budgétaire dans la Constitution et à la brutale contre-réforme des retraites (Loi Fornero) [6]. Pour les salarié·e·s, cette période représente un quart de siècle de sacrifices à répétition et de perte d’acquis, ayant généré un mal-être social diffus, que l’on peut qualifier d’aigu pour les plus jeunes et pour Italie du Sud.

Ce mal-être s’est exprimé de trois manières, lors des élections du 4 mars dernier. D’une part, par la croissance des abstentions, qui ont atteint le 27% (15% en 1992), en particulier parmi les jeunes votant pour la première fois et parmi les salarié·e·s qui votaient habituellement pour le PD. D’autre part, par la punition des deux partis qui jouaient le rôle de piliers de la deuxième République: Forza Italia de Berlusconi et le Parti démocratique de Renzi. Et enfin, par le succès du Movimento 5 Stelle [M5S, Mouvement 5 étoiles] et de la Lega [Ligue], vus comme de «nouvelles» [7] forces aptes à changer le cours des choses en positif. Continua a leggere L’Italie après les élections du 4 mars: inconnues et certitudes

Donne, torniamo protagoniste.

Pubblichiamo di seguito un articolo che le compagne del Si-Cobas di Messina, attive nei quartieri popolari della citta’, hanno scritto sull’onda della riunione sulla questione femminile svoltasi a Genova lo scorso 7 aprile. E’ un articolo ottimo, che esamina il problema in modo concreto e dialettico, e non assertivo ed entusiastico come troppo spesso si fa.

Donne: torniamo protagoniste, Amazzoni delle nostre terre!

La scorsa settimana, sabato 7 Aprile, abbiamo partecipato come delegazione femminile del SI Cobas Messina alla conferenza sulla questione femminile tenutasi a Genova.

Riteniamo che questa giornata sia stata di vitale importanza per poter intraprendere un percorso femminista di autodeterminazione e volto “all’abbattimento di un sistema patriarcale, capitalista” attraverso un “Fronte Autorganizzato, Anticapitalista e Rivoluzionario”.

Veniamo da una città, Messina, in cui la condizione della donna può essere pienamente espressione degli aspetti più crudi del patriarcato.

La nostra terra d’altronde è una vera e propria discarica delle contraddizioni del capitalismo.

Nei nostri quartieri popolari abbiamo una composizione sociale  femminile che di rado riesce a completare gli studi, per esempio conseguire un diploma.

Sin dalla nascita viene inculcato attraverso forme di comunicazione dirette e indirette “dalle nostre  avanzate  istituzioni statali”, soprattutto le scuole, che a causa di una non elevata estrazione sociale, l’unica capacità e talento che una donna di un quartiere popolare può avere a disposizione, sia quello di essere una buona madre.

Fidanzarsi e partorire, è l’unica aspirazione di tante ragazze che abbandonano precocemente gli studi perchè convinte che la vita non riservi altro. Continua a leggere Donne, torniamo protagoniste.

Dopo il 4 marzo: in cammino verso l’ignoto. Purché a destra.

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“Noi non siamo anti-sistema. È il sistema che
è venuto giù da solo. Noi gli abbiamo dato
soltanto una piccola spinta.”  (Beppe Grillo)

In molti hanno definito il 4 marzo un passaggio d’epoca. È un’esagerazione. Le epoche storiche non cominciano né finiscono a mezzo schede elettorali. Ma un fatto è certo: le recenti elezioni segnano la meritatissima fine della seconda repubblica. Meno ovvie sono le cause di questo terremoto politico-elettorale, e soprattutto le sue conseguenze.

Le cause interne

La causa principale dei risultati del voto, e del non voto, del 4 marzo sta nel vasto e acuto malessere sociale che si è espresso omogeneamente da nord a sud contro Pd e FI, le forze politiche prime responsabili dei duri sacrifici imposti negli ultimi 25 anni sia ai proletari che a parte dei ceti medi.

Partiamo dal non voto, che è stato in genere oscurato. Va invece rimarcato che l’astensione è, nel complesso, cresciuta di altre centinaia di migliaia di unità, raggiungendo il 27% (poco meno di 14 milioni). La Lega e il M5S hanno riportato ai seggi, con la loro propaganda, milioni di astenuti. La Lega deve quasi il 30% del suo voto a questo richiamo, il M5S il 19,5% – a conferma del carattere mobile di parte almeno delle astensioni. Tuttavia il totale degli astenuti è ulteriormente aumentato, soprattutto per il passaggio al non voto degli elettori del Pd, anzitutto operai. Non ci sono ricerche attendibili, ma si può supporre che, come in Francia, il “primo partito” tra gli operai è ormai quello dell’astensione. Molto forte, superiore al 35%, è stata anche l’astensione dei giovani chiamati al loro primo voto. La distanza tra gli operai e i più giovani e le istituzioni non si è ridotta. E se il costituendo asse Lega-M5S dovesse dare magri risultati rispetto alle attese, si accentuerà. Non male, dal nostro punto di vista.

Quanto al voto, esso ha espresso l’aspettativa di massa che almeno qualcosa del maltolto venga restituito, vista anche la strombazzata (in realtà modestissima) ripresa. La Lega ha sfondato con l’impegno di abolire la legge Fornero e introdurre la flat tax al 15%; il M5S con il reddito di cittadinanza e l’aumento delle pensioni minime, specie al sud. Alla base del plebiscito nel sud al M5S c’è una situazione senza sbocchi, che negli ultimi 15 anni ha costretto 1,7 milioni di meridionali ad emigrare al nord e all’estero, con intere regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 50%, l’abbandono scolastico si allarga e ci sono zone di povertà assoluta. Per contro, il Pd ha subìto un tracollo tra gli operai e nelle aree con maggiore emarginazione; ha tenuto bene solo nei centro città, inclusa Milano, tra i borghesi e le figure professionali rampanti (a pochi giorni dal voto tra gli studenti della Bocconi Renzi era al 33%, la Bonino al 23%…). A sua volta, FI ha perduto rispetto al 2013 oltre due milioni e mezzo di voti a vantaggio della Lega negli strati sociali meno abbienti, perché la sua piattaforma è parsa la copia sbiadita di quella leghista, come in effetti era.

Non è tutto. Continua a leggere Dopo il 4 marzo: in cammino verso l’ignoto. Purché a destra.