Reintegrati in FedEx i leoni di Piacenza

Dopo 10 mesi di lotta a oltranza e di repressione sistematica da parte di stato e padroni, ieri sera si è finalmente chiusa la durissima vertenza dei lavoratori FedEx di Piacenza.

La gran parte dei lavoratori che hanno fino all’ultimo partecipato agli scioperi sono stati assunti direttamente alle dipendenze di FedEx nel magazzino di Bologna, con contratto full-time e mantenendo tutti i diritti che avevano conquistato negli anni sul sito di Piacenza (ticket, livelli, scatti di anzianità, ecc.); altri, tra cui molti lavoratori che per motivi personali non potevano trasferirsi in altre città, hanno invece accettato l’incentivo all’esodo pari a 48 mila euro, con in più la garanzia che FedEx provveda a ritirare tutte le denunce fatte a loro carico a seguito delle centinaia di scioperi e picchetti svolti in questi mesi.Il SI Cobas porta a casa un risultato preziosissimo: pur non essendo riusciti ad imporre la riapertura dell’hub di Piacenza e quindi il reintegro di tutti i licenziati, abbiamo dimostrato ancora una volta che la lotta paga sempre, soprattutto a fronte del disfattismo e dello sciacallaggio compiuto per un anno intero dai sindacati confederali, i quali, a braccetto coi padroni hanno quotidianamente sabotato le mobilitazioni e criminalizzato i lavoratori.In questi mesi i leoni di Piacenza hanno dovuto combattere contro tutto e tutti: non solo contro il padrone e i sindacati asserviti, ma anche e soprattutto contro una brutale repressione ad opera dello Stato, che attraverso una valanga di denunce, fermi, cariche fuori ai cancelli, multe e fogli di via ha scatenato una caccia all’uomo che non ha precedenti nella storia sindacale degli ultimi decenni e che ha raggiunto l’apice nei giorni dell’arresto di Arafat e Carlo; contro le squadracce di bodyguard private e di crumiri che ripetutamente hanno assaltato i presidi alla Zampieri di San Giuliano Milanese e Tavazzano; e contro il governo Draghi, il quale, attraverso il ministro del PD Orlando si è reso sistematicamente latitante, rifiutandosi di costituire un tavolo di crisi sul sito di Piacenza.

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La macchina bellica dello stato italiano, che ripudia la guerra – Giulia Luzzi

[Foto: Ansa; Marina Militare]

L’Osservatorio Mil€x[1] rileva che nel 2020 la spesa militare dello Stato italiano, è aumentata di oltre 1,5 miliardi di € rispetto al 2019, un incremento di oltre il 6% su base annua, ed equivalenti a 436€ per ogni cittadino italiano. L’aumento è dovuto sia alla crescita del bilancio del ministero Difesa che di quella con funzioni militari degli altri ministeri. Lo stato italiano la chiama ipocritamente “spesa per la Difesa”, visto che l’articolo 11 della sua Costituzione proclama di ripudiare la guerra.

Si tratta di una stima basata sulla Legge di Bilancio di fine 2019. Ma i consuntivi sono quasi sempre più alti, rispetto alle previsioni…[2]

Continuano ad aumentare gli investimenti per nuovi sistemi d’arma, quasi 3 MD di€, spesa registrata dal ministero dello Sviluppo Economico. A dimostrazione della compenetrazione e complementarietà di guerra ed economia, di morti e sofferenze umane e tutela dei profitti della classe borghese italiana, e internazionale.

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Napoli. “Un Natale di fuoco, senza lavoro” (Movimento di lotta Disoccupati 7 novembre)

CONTRO LE RICOSTRUZIONI DELLA QUESTURA!

SIAMO UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO?

LE NOSTRE RAGIONI SONO CHIARE!

I NOSTRI BISOGNI CONCRETI!

Ieri abbiamo costruito insieme ai lavoratori del Si Cobas Lavoratori Autorganizzati ed ai militanti del Laboratorio Politico Iskra ed altri compagni/e un importante iniziativa contro il carovita e la precarietà. Lo avevamo annunciato “un Natale di fuoco, senza lavoro”.

Una giornata simbolica in cui, dopo una passeggiata comunicativa a Via Roma per le vie dello shopping, abbiamo ribadito quanto questo Natale non è uguale per tutti/e. C’erano tanti lavoratori di aziende in crisi e disoccupati ed abbiamo consegnato sotto la sede “rappresentante del Governo” alcuni “pacchi regalo” con scritto i bisogni dei proletari di questa città: stop sfratti ed aumento delle bollette, contro carovita e precarietà, basta morti sul lavoro, disoccupazione, licenziamenti e lavoro nero, potenziamento del trasporto pubblico e della sanità territoriale con tracciamento e tamponi gratuiti, criticando la gestione caotica e criminale in questi due anni delle politiche governative anticovid.

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La lotta sindacale dei riders Just Eat

Proponiamo qui sotto un pezzo del Si-Cobas in cui si descrivono le lotte dei riders attualmente in corso, la piattaforma di queste lotte, e l’obiettivo di una mobiltazione di carattere nazionale.

Ieri sera, per tutto il turno serale, diverse centinaia di riders organizzati con il SI Cobas, hanno scioperato a Roma e a Genova, paralizzando il servizio di consegna di Just Eat. La mobilitazione sorge dopo che i colleghi e le colleghe hanno deciso di raccogliere l’appello lanciato con i due scioperi dai riders di Torino.

Ad oggi, nonostante varie richieste di incontro, tra cui anche quella di un tavolo in Prefettura, l’azienda continua a far finta di nulla. Continua ad ignorare che i ciclofattorini si stanno iniziando ad organizzare e a lottare in tutta Italia per salario, diritti e dignità.

In particolare, nella piattaforma presentata all’azienda dalla nostra organizzazione sindacale e dai lavoratori, tra i vari punti emergevano questi:

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Il SI Cobas e lo sciopero del 16 dicembre

Nonostante la più che comprensibile resistenza di consistenti settori dei suoi stessi lavoratori, molto spesso nel mirino della CGIL (la FedEx-Tnt di Piacenza è soltanto l’esempio più clamoroso), il SI Cobas nazionale ha deciso di prendere parte alla giornata di sciopero del 16 dicembre con sue proprie iniziative e posizioni, organizzando scioperi in una serie di fabbriche dell’Emilia-Romagna (elencate qui sotto in questo post), nei magazzini FedEx di Bologna (dove si è verificata la paradossale situazione che i pochi iscritti CGIL non hanno scioperato…) e Unes di Vimodrone, volantinando al corteo di Milano, etc. La decisione è stata accolta con favore anche in altre strutture del sindacalismo “di base” e dai compagni del sito Pasado y presente del marxismo rivoluzionario, vedi qui. A quel che ci risulta, solo i delegati USB Stellantis di Melfi e lo Slai Cobas per il sindacato di classe hanno adottato una posizione analoga.

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Metalmeccanici, chimici, ceramiche: in numerose fabbriche il SI Cobas oggi ha scioperato, al fine di aprire una stagione nuova di conflitto e costruire un fronte unico di classe autonomo da padroni e vertici confederali.

Tra i metalmeccanici hanno scioperato: GSM di Villanova, Stellantis di Cento, Atti Fonderia di Bentivoglio, Officine Selleri Castel Maggiore, Fini compressori Zola Predosa.

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