Per Adil Belakhdim: venerdì 20 gennaio, presidio davanti al Tribunale di Novara – SI Cobas

VENERDÌ 20 GENNAIO ORE 9,30, PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO PER L’OMICIDIO DI ADIL BELAKHDIM: TUTTI A NOVARA!

Venerdì mattina nelle aule del Tribunale di Novara inizia il processo ad Alessio Spaziano, il camionista che il 18 giugno 2021 ha ucciso Adil Belakhdim davanti al magazzino LIDL di Biandrate durante uno sciopero nazionale della logistica. Saremo fuori al tribunale a manifestare la nostra rabbia per l’uccisione del compagno Adil e per denunciare che il suo brutale assassinio sia stato derubricato a semplice ‘omicidio stradale’, come se si fosse trattato di un incidente, di un investimento avvenuto per errore, quando invece quel giorno Spaziano aveva già minacciato nervosamente gli scioperanti poco prima di lanciarsi a folle velocità sul picchetto da un’uscita presa in contromano.

Nelle ore immediatamente successive all’assassino di Adil, tutte le principali cariche istituzionali dello Stato, i vertici sindacali di Cgil-Cisl-Uil e delle stesse associazioni padronali si affrettarono ad esprimere il loro cordoglio a mezzo stampa per quanto avvenuto.

Si trattava di un cordoglio ipocrita ed opportunista, se è vero che a distanza di un anno e mezzo nulla è cambiato, anzi: le ragioni per cui Adil e i lavoratori il 18 giugno del 2021 erano fuori a quei cancelli si sono addirittura inasprite ed aggravate.

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Rete nazionale lavoro sicuro. Primo incontro di formazione, e appuntamento al 28 gennaio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo bel Report sull’attività della Rete nazionale lavoro sicuro, nata nello scorso maggio a Modena, che dà appuntamento a tutti/e i lavoratori e le lavoratrici interessati al prossimo 28 gennaio (vedi informazioni in coda al testo). L’incontro della Rete di cui si dà conto contiene già utili elementi di inchiesta sull’ininterrotto peggioramento delle condizioni di lavoro, che sono da raccogliere su scala ancora più ampia, e sottolinea giustamente il valore determinante della auto-attivazione collettiva dei lavoratori e delle lavoratrici a difesa della propria salute e della propria vita. Abbiamo ripreso questa raffigurazione della “piramide capitalistica” dalla Bottega del Barbieri (Red.)

RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

Il 10 dicembre 2022 nella sede Si Cobas di Milano si è svolto il primo corso di formazione condotto dal dott. Vito Totire, medico del lavoro, su prevenzione, salute e sicurezza.

L’incontro ha visto una numerosa partecipazione di delegati, RLS, lavoratori e lavoratrici che hanno energicamente portato vissuti e problematiche di salute derivanti da crude condizioni di sfruttamento lavorativo. È stata ribadita con fermezza l’importanza e la necessità di continuare questo percorso per costruire saperi e conoscenze sulla tutela della salute di lavoratori e lavoratrici; per tenere vivo il fuoco della lotta, riportando al centro di ogni piattaforma rivendicativa la questione drammatica della sicurezza nei posti di lavoro; per sostenere la lotta che paga di lavoratori e lavoratrici nel ribaltare quei rapporti di forza sempre sbilanciati a favore dei padroni e del profitto, al fine di difendere la propria vita e salute dallo sfruttamento.

Solo una lotta a tutto campo di lavoratori e lavoratrici disposti a non vendere la propria salute, come insegna la storia del movimento operaio, può agire con forza azioni di rottura e inceppare gli ingranaggi predatori del profitto.

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Ecco gli 8 morti sul lavoro di lunedì 16 gennaio, di Carlo Soricelli – Osservatorio nazionale di Bologna morti sul lavoro

Andrei Perepujniy, operaio moldavo di 31 anni, morto schiacciato da un carico di ghiaia in una cava di proprietà di Remo Mosole, tra i comuni di Spresiano, Villorba e Maserada in provincia di Treviso, in quella Zaialand, in quel Veneto “felice”, che è battuto solo dalla Lombardia nella classifica degli “omicidi bianchi”, sempre impuniti.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nuova denuncia di Carlo Soricelli, che cura da 15 anni l’Osservatorio nazionale morti sul lavoro, che chi segue questo blog già conosce. Con un paio di precisazioni: 1) quando Soricelli afferma che “nessuno, come al solito, si degna di rispondere e di chiedermi un confronto”, si riferisce alle istituzioni, all’Inail, etc. – e qui c’è, insieme, un suo atto d’accusa sacrosanto, e una forse persistente illusione sull’impossibile conversione delle istituzioni democratiche, che sono istituzioni del capitale, dell’assassino impersonale di cui lui registra i delitti, alla cura della vita dei lavoratori salariati; 2) per quanto ci riguarda, noi che invece apprezziamo il suo lavoro e la sua denuncia, lo abbiamo esortato a non desistere, e stiamo ragionando con diversi componenti della Rete nazionale lavoro sicuro e altri compagni, affinché l’Osservatorio non solo non chiuda, ma ampli ed articoli ulteriormente la sua attività in un’ottica sia di corretta e integrale registrazione di questa strage quotidiana di proletari/e e lavoratori/lavoratrici, sia di prevenzione delle cause – per quanto è possibile ottenere, con la la lotta e l’organizzazione operaia, in regime di spietato capitalismo, di economia di guerra, quale l’attuale. (Red.)

Oggi (17 gennaio ) i morti di ieri, quelli li pubblico tutti; sfioriamo in questo momento già i 50 morti complessivi dall’inizio dell’anno. I  miei report e grafici sulle morti sul lavoro dell’intero 2022 li sto mandando a tutti, ma nessuno come al solito, si degna di rispondere e di chiedermi un confronto, ma quello delle morti è un “tesoro” loro, io metto in discussione il loro racconto minimalista. Ma nel 2022 ci sono stati 1499 lavoratori morti per infortuni complessivi, 757 di questi sui luoghi di lavoro.

Mario Vergine di 68 anni cade dal tetto della porcilaia della sua azienda agricola, era salito sul tetto del capannone per fare opera di manutenzione.

Andrei Perepujniy (nella foto) era moldavo, aveva solo 31 anni, è stato travolto da un carico di materiale pietroso che un camion stava scaricando, la sua bambina di 5 anni era appena giunta dalla Moldavia per stare con il suo papà.

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Meno vincoli sui contratti a termine: l’attacco del governo Meloni si intensifica, di Angelo Panniello

Questo articolo comparso su Senza Tregua, giornale del Fronte della gioventù comunista, denuncia in maniera chiara e puntuale un aspetto particolare dell’azione anti-operaia del governo Meloni che è di grande importanza per l’intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori salariati di tutti i settori di attività, soprattutto dei più giovani. (Red.)

Dopo aver smantellato il Reddito di Cittadinanza e aver promosso una Legge di Bilancio lacrime e sangue per i proletari, il Governo Meloni si prepara, attraverso la modifica del Decreto Dignità, a liberalizzare ulteriormente i contratti a tempo determinato. Infatti, dopo la “Santa Crociata” a reti unificate in “favore” del lavoro e dell’occupazione, l’obiettivo dell’esecutivo sarebbe di allargare le maglie dei contratti a tempo determinato, eliminando del tutto le causali e allungando così la durata massima della precarietà e della flessibilità di questi contratti. Non c’è che dire: il problema urgente per il governo è dare lavoro a quegli scansafatiche che non vogliono fare nulla. Poi se questo lavoro è sempre più precario, sottopagato e si presta maggiormente a forme di ricatto, poco male!

In particolare, l’indirizzo espresso nelle dichiarazioni rilasciate fino ad ora, si concentra nel rimuovere tutta una serie di vincoli (sebbene già molto morbidi e facilmente aggirabili per i padroni) che il Decreto Dignità prevedeva, e che rendevano più difficile per le aziende prorogare la durata di un contratto a tempo determinato oltre i 12 mesi. Fino ad oggi, stando alla regolamentazione prevista dal Decreto Dignità, era possibile assumere lavoratori con contratto a tempo determinato per un massimo 12 mesi senza fornire alcuna causale, cioè senza il vincolo di dover indicare il motivo del lavoro temporaneo. Dopo i primi 12 mesi, per poter prorogare lo stesso contratto di altri 12 mesi, era invece necessario indicare tutta una serie di causali, come ad esempio esigenze temporanee e oggettive estranee all’attività ordinaria, sostituzione di lavoratori, incrementi temporanei e significativi dell’attività; tutte motivazioni comunque facilmente giustificabili e aggirabili da parte del datore di lavoro. Esauriti i 24 mesi non era più possibile procedere con la proroga del contratto a tempo determinato, quindi giunti al termine di questo lasso temporale si poneva la necessità di assumere la persona in modo stabile o, nella maggior parte dei casi ad onor del vero, di procedere con un licenziamento per rimpiazzarla con altri lavoratori.

Lungi dall’illusione che il Decreto Dignità abbia mai potuto rappresentare una qualche forma di avanzamento per le condizioni di vita dei lavoratori, è evidente come la nuova manovra sferri un altro duro colpo ai diritti dei proletari, in un contesto già di forte precarietà e sfruttamento nei luoghi di lavoro. Infatti, con la rimozione dei vincoli precedentemente previsti, come anticipato nel nuovo disegno di legge, il Governo lascia completa libertà ai padroni di prorogare un contratto di lavoro a tempo determinato a 24 mesi che, in alcuni casi, potrà essere prolungato ulteriormente, anche fino a 3 anni. Ovviamente tutto questo sarà reso possibile senza la necessità di dover fornire alcuna garanzia di assunzione a tempo indeterminato allo scadere di questi. Appare evidente, dunque, come questa nuova manovra avrà l’effetto di facilitare ulteriormente e aprire a maggiori possibilità per i padroni, piccoli e grandi, di affinare e portare al massimo il riciclo costante di forza-lavoro precaria, come già avviene ad esempio nel settore della logistica.

Ma cosa significa, per un proletario, avere un contratto a tempo determinato per due o anche tre anni?

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15 anni di monitoraggio dell’Osservatorio nazionale di Bologna morti sul lavoro. Un bilancio – Carlo Soricelli

Il 31 dicembre si sono conclusi 15 anni di monitoraggio con l’Osservatorio che aprii il 1° gennaio 2008 per ricordare i sette lavoratori della ThyssenKrupp di Torino morti poche settimane prima.

Volevo ringraziare quei milioni di italiani e non solo che hanno visitato il blog e l’andamento dei morti sul lavoro in queste 15 anni

Chi dire di questi 15 anni?

Che in fondo alla nostra classe dirigente non ha importato nulla di queste tragedie, lo denuncio da 15 anni: solo dei laconici “mai morti sul lavoro” poi mai niente di concreto. La solitudine è stata la caratteristica di questi 15 anni, per non parlare di ostracismo, diffidenza, derisione, un nemico come mi diceva un importante giornalista e questo perché mettevo in discussione con i miei “morti” la loro narrazione minimalista che copre inefficienza e anche cose poco chiare come la gestione dei soldi sulla Sicurezza.

Nei grafici le vere dimensioni del fenomeno se si contano tutti i morti e non solo i morti per infortuni non assicurati a INAIL

Sono morti complessivamente oltre 19.000 lavoratori, una cittadina che scomparsa, 19.000 famiglie portate all’inferno, perché è di questo che si tratta, non c’è più niente di più atroce che perdere un proprio caro che muore sul lavoro quasi la metà morte sui luoghi di lavoro, oltre 9.450

Sono in contatto con tantissimi familiari di morti sul lavoro; che hanno perso figli e figlie, genitori, fratelli, padri, nonni: la loro sofferenza è inenarrabile con le parole, diverse morti sono davvero impressionanti per come sono accadute; bruciati vivi, schiacciati da rulli e compattatori, dilaniati da lame, soffocati da miasmi, schiacciati dal trattore, caduti dall’alto, fulminati, dilaniati da macchinari ai quali erano state tolte le sicurezze come Laila  o Luana; insomma una galleria degli orrori su questa terra

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