Dal fronte SI Cobas: Genova, Piacenza, Pavia, Torino, Napoli … in cammino verso Bologna

Il pugno di grandissimi speculatori istituzionali che ad Amsterdam fissano il prezzo del gas possono impunemente mandare in povertà decine di milioni di persone, o farle ammalare e morire questo inverno, e non verranno sfiorati neppure con un dito. Ma se lavoratori licenziati o in lotta per ridurre orari insostenibili, per la stabilizzazione, o contro i quotidiani soprusi e le discriminazioni padronali, osano picchettare il luogo di lavoro, questo viola la libertà “di lavoro”, cioè di sfruttamento del lavoro. E va sanzionato, perfino in modo preventivo. Questo è il capitalismo, e il suo rispetto della libertà “di tutti”.

Mentre è in corso la preparazione dell’assemblea di domenica 18 a Bologna, il SI Cobas, che l’ha convocata, prosegue in più luoghi la sua attività di sindacalismo militante e solidale che si sforza di dare attuazione – cosa tutt’altro che facile, specie di questi tempi – al principio “chi tocca uno, tocca tutti”. E, puntualmente, questa attività si imbatte nella repressione padronale e statale. Solo un rapido aggiornamento relativo agli ultimi giorni, selezionando tra i tanti materiali che sono arrivati al nostro blog.

Genova

Genova 24 del 13 settembre scrive così: Aggressione. Insulti e minacce ai sindacalisti SI Cobas del settore logistica: è la seconda volta in pochi mesi. La risposta è netta: “Non ci lasceremo intimorire e proseguiremo nella nostra azione a difesa di tutti i lavoratori”.

I fatti sono riassunti con una certa onestà nel seguente modo, riprendendo in larghe parti il comunicato del Coordinamento provinciale genovese:

“Giovedì 8 Settembre, mentre attendevano di partecipare al previsto incontro sindacale presso gli uffici di Via Cantore della societá Movimentazione Logistica Nazionale Srl, fornitore del servizio logistico presso il magazzino BRT di Via Fratelli di Coronata, i rappresentanti del S. I. Cobas sono stati avvicinati da alcuni figuri, i quali, con fare minaccioso, li aggredivano con insulti, minacce, accuse totalmente farneticanti e la chiara intenzione di provocare una rissa. Solo la fermezza e la calma dei nostri lavoratori e del coordinatore ha impedito che la situazione degenerasse”.

A raccontare l’episodio il coordinamento provinciale genovese dei Si.Cobas, sindacato di base che da tempo ha impegnato, tra le altre cose, una dura battaglia sindacale per i settori della logistica. “Questo episodio è tanto più grave poiché, alcuni mesi fa, gli stessi personaggi si erano presentati con modalità simili presso la nostra sede di Genova, nella quale si sono introdotti con l’inganno per poi tentare di aggredire fisicamente un nostro compagno. Anche in quel caso, la presenza e l’intervento di diversi militanti ha impedito più gravi conseguenze”, aggiungono.

“Ulteriore elemento di preoccupazione deriva dal fatto che tali figuri si mostravano al corrente di situazioni e dinamiche lavorative interne al magazzino BRT, rispetto alle quali si proponevano quali elementi capaci di determinare ogni decisione –  scrivono nella nota stampa – Non sappiamo chi siano i mandanti di queste sporche operazioni, il cui scopo tuttavia à chiarissimo: intimidire chi lotta per una difesa coerente dei salari, dei diritti e della dignità dei lavoratori“.

“Nei prossimi giorni, decideremo le misure da prendere a tutela della nostra organizzazione –  conclude il comunicato – In ogni caso, chiunque sia a tirare le fila di queste provocazioni in stile mafioso, sappia che non ci lasceremo intimorire e proseguiremo nella nostra azione, forti del sostegno di quanti in questi anni hanno potuto conoscere il S. I Cobas e la sua coerente azione a difesa di tutti i lavoratori”.

Piacenza

Si è conclusa pochi giorni fa, in un clima di festa, la lotta, iniziata nel dicembre 2021, delle 110 lavoratrici dipendenti della Riverfruit (impresa del settore agricola), con l’ottenimento di garanzie occupazionali, aumenti salariali, ticket mensa giornaliero (circa 100 euro il mese, prima non c’era). Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini hanno dato rilievo ad un aspetto dell’accordo che può sembrare secondario, e non lo è affatto: il diritto di assemblea in azienda. Altri due elementi significativi: è stata costituita una commissione mista per la fissazione degli orari tenendo conto delle esigenze delle lavoratrici madri in relazione agli orari scolastici dei figli; e il sindacato aprirà una contrattazione sulle ferie nei paesi di origine. Nelle ultime due-tre settimane altri accordi simili sono stati firmati a Piacenza in altre cinque aziende.

Pavia

Al magazzino Sigma a Siziano si è concluso proprio stamattina (16 settembre) uno sciopero per ottenere il rientro di un lavoratore licenziato e il pagamento degli arretrati. La polizia si è resa protagonista di diversi tentativi di sgombero del picchetto ferendo anche una lavoratrice, e arrivando a irrompere nella sede della trattativa sindacale per ordinare lo sblocco dei cancelli “entro 4 minuti”. Nel post che abbiamo ricevuto c’è scritto: “Abbiamo tenuto duro fino alla fine e con la lotta abbiamo ottenuto il rientro del lavoratore licenziato e l’erogazione degli arretrati. Le lettere di contestazione sono state bloccate per 6 mesi, e si è trovato un accordo migliorativo per tutti i lavoratori. RINGRAZIAMO TUTTI I DELEGATI che hanno partecipato dando la loro disponibilità. TOCCA UNO TOCCA TUTTI”.

Torino

In questa città siamo difronte a quello che il coordinatore provinciale del SI Cobas, Franco Latorraca, chiama un paradosso, il paradosso dei licenziamenti alla logistica Iveco: licenziare per assumere. Nella logistica Iveco, lavoratori e lavoratrici operanti da 15 anni stanno vivendo una situazione emblematica dei tempi attuali: da 4 mesi 40 Iveco e Kn vorrebbero licenziarli dopo averli impiegati a lungo in rapporti di subappalto, mentre contemporaneamente assumono chi 50, chi 100 lavoratori. Se il lavoro è sempre più aumentato e la logistica Iveco è in crescita, come mai tutto questo? Un motivo c’è: queste aziende scelgono di avvalersi di lavoratori interinali “dipendenti” da agenzie, li fanno lavorare per 3-4 mesi e poi via per un’altra tranche, in condizione di estremo ricatto, bassi salari e di sottomissione. Mentre i lavoratori attualmente in forza che dopo anni di lotte hanno finalmente un contratto regolare a tempo indeterminato, livelli salariali corrispondenti a quanto previsto nei contratti nazionali, rappresentanza sindacale, ecc., questi sarebbero in esubero! Quindi ciò che deve essere mandato “in esubero” sono i diritti e la dignità dei lavoratori. Iveco e Kn, anziché “mettere in campo azioni illegittime”, devono invece internalizzare questi lavoratori – conclude Latorraca. La lotta, perciò, prosegue.

Napoli

A Napoli, il Movimento dei disoccupati 7 novembre, che ha con il SI Cobas un rapporto di contiguità e collaborazione, continua la sua irriducibile presenza in piazza anche durante la campagna elettorale, e ha avviato la campagna “Noi non paghiamo” (ben altra cosa, e altra classe sociale, della campagna “Io non pago”) che, a seguito del simbolico rogo delle bollette di alcuni giorni fa, sta iniziando ad estendersi, ancora con piccoli numeri, in altre città italiane, con un’eco considerevole all’estero. Tra le realtà più attive nella promozione di questa campagna c’è la piattaforma di intervento sociale PLAT di Bologna che interviene da alcuni mesi sui temi del lavoro precario, dell’emergenza abitativa e del carovita, in stretto collegamento con il SI Cobas.

Intanto il Tribunale distrettuale della libertà di Bologna ha depositato la sua sentenza
relativa agli arresti di Aldo Milani, Carlo Pallavicini, Mohamed Arafat, Bruno Scagnelli ed alcuni responsabili sindacali dell’USB colpiti dall’infamante accusa di associazione per delinquere finalizzata a trarre proventi personali dall’attività sindacale.

Nella sentenza viene letteralmente ridicolizzato il teorema dell’“associazione a delinquere” dal momento che le attività di organizzazione di scioperi e di “proselitismo” contestate sulla base di anni di intercettazioni telefoniche come fossero reati, sono riconosciute in tutta evidenza come tipiche attività delle organizzazioni sindacali. Un successo, senza dubbio, e una pesante umiliazione per la screditatissima
procura di Piacenza di cui si conferma la totale connivenza con il padronato e l’ideologia padronale.

Ma, attenzione: In cauda venenum (il veleno sta nella coda).

Anche in questa sentenza in cui i magistrati mantengono un certo grado di obiettività, si arriva a sanzionare con misure cautelari meno pesanti, che cosa? La possibilità che Aldo Milani, Carlo Pallavicini, Arafat, etc. organizzino ancora scioperi con picchetti perché l’ordinamento democratico, dopo i decreti Salvini, ha fatto diventare il picchettaggio, uno strumento essenziale e irrinunciabile della lotta operaia, reato (e che reato!).

I dieci-quindici grandissimi speculatori istituzionali che ad Amsterdam fissano il prezzo del gas possono impunemente mandare in povertà decine di milioni di persone, o farle ammalare e morire questo inverno, non verranno sfiorati neppure con un dito – si dice che questo accade per il “ricatto di Putin”, ma si tace sul ricatto infame di questi superspeculatori anglo-americani ed europei che hanno in pugno la Commissione europea. La loro libertà di azione è, al momento, assoluta. Ma se operai licenziati o lavoratori in lotta per ridurre orari di lavoro insostenibili, per la propria stabilizzazione, o contro i quotidiani soprusi e discriminazioni padronali, osano picchettare il luogo di lavoro in cui gettano il sangue per sopravvivere, questo risulta un pericolo mortale per la libertà “di lavoro”, cioè per la libertà di
sfruttamento del lavoro. E va anche per il Tribunale della libertà di Bologna sanzionato. Perfino in modo preventivo.

Questo è il capitalismo, e il suo falsissimo rispetto della libertà “di tutti”.

Una ragione in più – unita ad altrettanti fattori – per scuotersi dal torpore ed entrare nei ranghi delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi che si riuniranno questa domenica a Bologna. Su questa iniziativa
un recente documento della Tendenza internazionalista rivoluzionaria (TIR) afferma:

“Siamo al fianco del SI Cobas che, rompendo con i calcoli elettoralistici di altri settori del sindacalismo di base, ha rilanciato la proposta dell’unità d’azione dei proletari combattivi ovunque collocati, nella prospettiva di un autunno di grandi lotte contro il carovita, la guerra, lo sfruttamento, le devastazioni ambientali – un rilancio che assume un significato anche politico per i suoi obiettivi, i suoi bersagli, la sua logica”.

Stati Uniti. Si va verso un grande sciopero contro UPS, che si rifiuta di tutelare la salute dei suoi autisti – Sonali Kolhatar (italiano – english)

Continuando nella sistematica attenzione all'”altra America”, la nostra America, riprendiamo questo articolo di Sonali Kolhatar che denuncia le condizioni estreme in cui in questa caldissima estate sono stati costretti a lavorare gli autisti dell’UPS – condizioni estremamente pericolose per la loro salute, fino anche alla morte. Ha dell’incredibile che nel paese tuttora più potente e ricco del mondo, e da parte di una multinazionale tra le massime, se non la massima, al mondo nel settore dei trasporti, 25 miliardi di ricavi nel solo mese di luglio, faccia resistenza a mettere l’aria condizionata nelle cabine di guida dei propri camion. Incredibile, ma vero. Come lo è il catalogo aziendale delle misure per difendersi dal caldo, quasi provocatorio. L’autrice dell’articolo nutre illusioni sull’appoggio dell’amministrazione Biden alle rivendicazioni dei lavoratori ed anche sull’importanza di un cambio di direzione alla guida dei Teamsters – ma quel che più interessa è che negli Stati Uniti continui a crescere l’agitazione dei lavoratori contro le grandi imprese multinazionali, e che queste agitazioni sindacali trovino un consenso crescente nella massa della popolazione arrivato al 70%, il più alto dagli anni ’60. (Red.)

Alla fine di agosto, mentre le temperature si innalzavano vertiginosamente in tutti gli Stati Uniti, un autista della United Parcel Service (UPS) ha scattato delle fotografie “prima e dopo” ad alcuni biscotti con gocce di cioccolato su una teglia. I deliziosi dolcetti erano stati cotti sul cruscotto di un camion UPS le cui
temperature interne sono salite a livelli pericolosi – non in un forno. È stato un modo ingegnoso per
mostrare l’intrecciarsi degli orrori presenti della crisi climatica con l’avidità aziendale.

Business Insider, che ha ripubblicato le foto, ha spiegato che «gli autisti stanno documentando situazioni di calore estremo nei loro veicoli attraverso la condivisione di foto di termometri che segnano 150 °F [circa 65,5 °C, N.d.T.] e cuocendo bistecche e biscotti sui loro cruscotti».

Ma non sono solo biscotti e bistecche che cuociono nei camion. I conducenti stanno collassando e morendo a causa delle temperature estreme.

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Per Aldo, Carlo, Arafat e Bruno (SI Cobas) cadono gli arresti domiciliari, ma l’attacco repressivo all’organizzazione sindacale continua.

C’è da festeggiare, questo è certo, ma senza eccessive illusioni.

Stamani il tribunale del riesame di Bologna ha dovuto prendere atto del fatto che l’accusa di “associazione per delinquere” formulata dalla procura di Piacenza nei confronti di Aldo Milani, Carlo Pallavicini, Mohamed Arafat e Bruno Scagnelli del SI Cobas (e di due esponenti dell’USB) era totalmente insostenibile, e di conseguenza ha annullato gli arresti domiciliari.

L’immediata, forte mobilitazione dei giorni scorsi con gli scioperi in tanti magazzini della logistica, la massiccia e combattiva manifestazione unitaria di sabato 23 luglio a Piacenza, il nuovo sciopero nella notte tra il 2 e il 3 agosto, il folto, caldissimo presidio davanti al Tribunale di Bologna di martedì 3, hanno ottenuto un primo risultato. Del fantasioso, provocatorio castello di carte costruito dall’ufficio della dott. Pradella (la stessa che il giudice Salvini chiama in causa per avere bruciato una pista di indagine sulla strage di piazza Fontana assai interessante e scomoda per le istituzioni) è caduta l’impalcatura. Che, del resto, non poteva reggere, come avevano osservato perfino dei commentatori mainstream. Il che conferma, se ce ne fosse bisogno, che la più efficace azione di contrasto nei confronti della repressione padronale e statale è sempre la lotta organizzata, determinata, a difesa dei colpiti con la convinzione, da socializzare con la propaganda e l’agitazione, che “chi tocca uno, tocca tutti”.

Ciò detto, però, si deve registrare, e denunciare, come il Tribunale del riesame ha confermato, a sua volta, una misura odiosa di limitazione strutturale dell’attività sindacale dei compagni del SI Cobas indagati: l’obbligo di firma tre volte alla settimana. Caduta l’imputazione di associazione a delinquere, che cosa motiva una simile stringente misura cautelare di questo tipo? Solo ed esclusivamente la volontà della magistratura di intralciare, ostacolare, disorganizzare la militanza sindacale di Aldo, Arafat, Carlo e Bruno, e del SI Cobas di cui sono dirigenti nazionali o locali. Una militanza che non è fatta certo abitualmente di orari di ufficio, ma presenta – specie di questi tempi tumultuosi – una serie di impegni improvvisi, riunioni, scioperi, picchetti, da fronteggiare. [Un caso-studio a sé meriterebbe, poi, la posizione del coordinatore SI Cobas Aldo Milani, che nell’inchiesta di Piacenza, in 357 pagine, compare tre volte per aspetti del tutto insignificanti penalmente, ma che i giudici di Piacenza e di Bologna ritengono politicamente rilevanti: per loro, evidentemente, è necessario punire chi è responsabile di dare l’ok di ultima istanza agli scioperi, per quanto gli scioperi siano dovuti a ragioni sacrosante dal punto di vista operaio.]

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Comunicati in solidarietà ai compagni del Si-Cobas e dell’USB colpiti dalla repressione (CSA Vittoria, GKN, Cambiare rotta-FIOM)

Comunicato Lavoratori GKN

SOLIDARIETÀ A USB E SI COBAS! TENIAMOCI LIBERI E LIBERE!

La guerra è elemento strutturale e prevalente in un sistema in continua competizione per l’egemonia politica ed economica a livello globale. La guerra chiama a sé tutti i livelli sottostanti producendo ricadute interne ad ogni Stato. In Ucraina la ricaduta di questo scontro è stato il colpo di stato del 2014 e la guerra che da allora non si è mai fermata: prima fatta dall’esercito di Kiev contro il Donbass per servire gli interessi di espansione della Nato verso est e che poi ha vissuto una escalation con l’intervento dell’esercito della Federazione Russa.

In Italia la ricaduta della guerra la vediamo chiaramente nell’aumento dei carburanti, delle bollette, dei prezzi al consumo e delle materie prime, nell’asservimento dei nostri territori alle politiche di guerra sia per installare un rigassificatore sia per costruire una base militare o per far passare il traffico d’armi.

La guerra sul fronte interno è anche e soprattutto repressione di ogni elemento di incompatibilità che potrebbe minare la pace sociale necessaria ad un sempre maggiore sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna e sull’ambiente.

Se questo è il contesto generale in cui ci muoviamo, il particolare oggi non può che corrispondere all’attacco repressivo contro USB e Si Cobas scattato all’alba del 19 luglio con perquisizioni ed arresti.

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Una provocazione repressiva in grande stile, contro il proletariato della logistica, il SI Cobas, il sindacalismo conflittuale – TIR

Dopo due anni di pandemia e dentro una guerra che non finirà a breve e avrà effetti di devastazione sociale enormi anche fuori dall’Ucraina, il padronato e le forze parlamentari di governo e “opposizione” sanno che il malessere sociale ha raggiunto un livello tale di tensione che può esplodere da un momento all’altro. Di qui l’intensificazione della repressione in chiave preventiva: mettere sulla difensiva, terrorizzare, disorganizzare, delegittimare, dividere e normalizzare quella che è stata finora la frazione della classe lavoratrice più attiva e combattiva.

Una provocazione repressiva in grande stile contro il proletariato della logistica, il SI Cobas, il sindacalismo conflittuale

All’alba di questa mattina è partita una pesante ed insidiosa operazione repressiva contro dirigenti del SI Cobas (il coordinatore nazionale Aldo Milani, Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli) e dell’USB, a sei dei quali sono stati comminati gli arresti domiciliari.

La provocatoria imputazione è quella di associazione a delinquere per avere compiuto atti di violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio, interruzione di pubblico servizio in occasione di scioperi e picchetti per “estorcere” da padroni e padroncini condizioni di “miglior favore” non per i lavoratori, ma per sé stessi – in una sorta di “faida”, anch’essa a fini privati, tra sindacati “di base”.

Insomma: la realtà dei fatti negata, mistificata, rovesciata. Perché negli ultimi 10-15 anni, a cominciare dalla Bennet di Origgio, i proletari della logistica, immigrati in grande maggioranza, sono stati protagonisti del solo, significativo ciclo di lotta avvenuto in Italia negli ultimi decenni – il solo fatto di lotte vere, di scioperi veri, di picchetti veri, di veri coordinamenti tra le diverse realtà, con piattaforme di lotta vere. Lotte realmente auto-organizzate dai lavoratori in prima persona che hanno dato vita a un’esperienza di nuovo sindacalismo militante impersonato soprattutto dal SI Cobas. Le sole lotte che – in un quadro di generale arretramento della classe lavoratrice – hanno segnato significativi avanzamenti nella condizione materiale (salari, orari, garanzie, etc.) e nei livelli di organizzazione e di coscienza di classe di decine di migliaia di proletari, sia facchini che driver.

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