Per il compagno Damiano Zorzo (detto Gnappo)

Il nostro compagno “GNAPPO” che ci ha accompagnato nelle dure lotte del SI Cobas, pestato duramente a Roma dagli sbirri, e al picchetto dell’Unes ( per il quale ha avuto il foglio di via), grafico dei nostri manifesti, amico di tutti i compagni per i quali allietava le fredde serate, fuori dalle officine in lotta, intorno ai piccoli falò interpretando canzoni di cantautori delle lotte operaie e sociali è MORTO.

È stato trovato questa mattina in cucina di casa sua riverso sul pavimento, probabilmente gli si è fermato il cuore.

Questa orribile tragedia colpisce i tanti compagni che l’hanno conosciuto e ricordano di lui la sua generosità e disponibilità al sostegno degli ultimi, degli sfruttati, un militante eccezionale del SI Cobas e comunista che aveva aderito negli ultimi mesi alla Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria.

Che la terra sul tuo corpo sia lieve, compagno Damiano Zorzo.

Per il SI Cobas e TIR

Aldo Milani

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Dai disoccupati del movimento 7 novembre agli operai della GKN in assemblea

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ai lavoratori e lavoratrici del Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze oggi in assemblea e presidio fuori la fabbrica.

Nonostante la nostra vertenza e lotta ci impegna ogni giorno ed ogni ora, in questi giorni siamo stati a Milano al fianco dei lavoratori della FedEx ed oggi saremo in piazza a Napoli, per una nuova iniziativa di lotta.

Abbiamo pensato di scrivervi un contributo per l’assemblea che si svolge al presidio permanente in fabbrica pur sapendo che avremo altri momenti per il confronto.

Sono state tante altre le occasioni dove già abbiamo chiarito perché un movimento di disoccupati, in quanto lavoratori inoccupati, ha come obiettivo generale quello della ricomposizione di classe e lavora incessantemente alla convergenza di quelle esperienze di lotta dentro e fuori i luoghi di lavoro.

Siamo stati presenti ai vari appuntamenti nazionali convocati dal Collettivo di Fabbrica e per questo vi ringraziamo della significativa vostra delegazione e della vostra partecipazione al corteo del 13 Novembre a Napoli contro la repressione ed in solidarietà ai disoccupati organizzati.

Per i disoccupati tutti è stato molto importante che insieme ai lavoratori e le lavoratrici del SiCobas, le rappresentanze del Movimento NoTav, gli RSU dell’Eletrolux e le tante altre realtà che abbiamo ricordato nel comunicato finale della manifestazione, ci fosse anche il vostro spezzone “Insorgiamo”. Un’indicazione che abbiamo portato avanti nella quotidianità da anni nella nostra città in tutte le iniziative di lotta e fuori ai magazzini a supporto dei picchetti e degli scioperi.

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Black Friday, SI Cobas: «Scioperi e blocchi in tutte le sedi Amazon»

Riceviamo e volentieri riprendiamo da “Il Piacenza” del 15 novembre.

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Il sindacato scende in campo il prossimo 26 novembre: «Tutti uniti nel blocco delle attività nel giorno del Black Friday».

Il S.I. Cobas nazionale ha deciso nei suoi organi di vertice di scendere in campo per il “black Friday” del prossimo 26 novembre, coordinandosi con oltre mille realtà sindacali in tutto il mondo (Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone…) nell’ambito della campagna “make Amazon pay”.

«L’obiettivo dichiarato – spiega il coordinamento nazionale S.I. Cobas – è il modello di lavoro precario promosso dalla multinazionale Amazon e in via di estensione nel mercato del lavoro. L’iniziativa si tradurrà in scioperi e blocchi su tutti i siti Amazon in Italia, compreso quello di Piacenza. Lo sfruttamento diretto da Amazon crea un precedente per tutto il territorio italiano, ponendo le basi per la rovina di una intera generazione di lavoratori. Gli effetti nefasti non si fermano infatti ai magazzini Amazon o ai siti dove operano i corrieri di Assoespressi, loro partner nel trasporto merci, ma arrivano a influenzare negativamente tutti i posti di lavoro, che a quei modelli contrattuali si adeguano».

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Un segnale forte ed importante – Movimento di lotta disoccupati 7 novembre

Con un po’ di ritardo pubblichiamo queste considerazioni del Movimento 7 novembre sulla manifestazione di sabato 13 a Napoli, che confermano e integrano, dal punto di vista dei disoccupati in lotta, quanto comparso finora sul nostro blog.

Ci siamo presi qualche ora in più per scrivere due parole dopo la mobilitazione di Sabato a Napoli ma resta molto difficile mettere nero su bianco tutto quello che vorremmo esprimere.

Iniziamo però a dire qualcosa.

Migliaia di persone hanno risposto al nostro appello per stringersi attorno alla lotta ed alla prospettiva che la nostra lotta ha indicato in questi anni: lavoro stabile e sicuro, salario garantito, unità con le lotte dei lavoratori e lavoratrici e tutte le altre lotte sociali contro la repressione. Ma la mobilitazione è andata, come volevamo, ben oltre la solidarietà contro la repressione che colpisce il movimento (ed in generale tutte le lotte) e l’indagine di associazione a delinquere che vede coinvolti alcuni nostri portavoce.

Un’accusa che abbiamo rispedito al mittente come chiariva l’apertura del corteo con i cartonati con scritto “L’associazione a delinquere siete voi” ed il chiaro riferimento dei volti di Draghi, il Presidente di Confindustria Bonomi, i rappresentanti dell’Unione Europea, i sindacati confederali.

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Da Napoli un segnale chiaro a Draghi: alla repressione e ai divieti rispondiamo uniti e organizzati – SI Cobas


Nel pomeriggio di sabato in migliaia siamo scesi in piazza a Napoli per rispondere alla chiamata nazionale del Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”.

Una manifestazione nata dalla necessità stringente di far quadrato attorno a un movimento che in questi anni ha dimostrato di saper ereditare a pieno titolo la lunga tradizione delle lotte dei senza lavoro nella città partenopea, dando continuità alla parte migliore di quella tradizione e mutuandone i contenuti e le parole d’ordine più avanzati in termini anticapitalistici: lavoro stabile e sicuro o salario garantito; rifiuto di ogni sirena elettorale e/o istituzionale; legame organico con le lotte operaie e il conflitto di classe dentro e fuori i luoghi di lavoro; capacità di reggere l’impatto della stretta repressiva statuale, mantenendo fermi i principi e rifuggendo dalla tentazione di trasformare il movimento di lotta in una sorta di associazione “di scopo” dedita ad elemosinare qualche posto di lavoro (quasi sempre precario) dagli enti locali.

Sono questi i motivi che hanno spinto centinaia e centinaia di lavoratori del SI Cobas ad affrontare fino a 12 ore di viaggio in autobus per portare il loro sostegno ai disoccupati 7 novembre: non si è trattato di semplice solidarietà, bensì della consapevolezza di essere parte di un’unica lotta che è cresciuta e si è consolidata nel corso di questi mesi e anni, laddove i facchini della logistica e gli operai combattivi del centro-nord hanno visto i disoccupati innumerevoli volte al loro fianco nelle loro lotte e vertenze, e finanche uniti sotto i palazzi del potere romano per ricevere risposte concrete alle loro istanze da un governo (prima Conte, e ora Draghi) che ha saputo dare come unica risposta i manganelli, i lacrimogeni, le denunce, gli arresti e i fogli di via…

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