Amazon, Ryanair … lo sciopero internazionale: è questa la via!

Negli scorsi giorni il bombardamento mediatico sulla morte di Marchionne e sulla sua capacità di rilanciare FCA sulla pelle degli operai e con il generoso supporto delle casse statali, ha quasi oscurato due scioperi che hanno indicato la via che i lavoratori debbono percorrere per uscire da decenni di pesante arretramento: la solidarietà e l’unità nella lotta alla scala internazionale.

Ne sono stati protagonisti i lavoratori di due aziende di ultimissima generazione, e di grandissimo successo: Amazon e Ryanair, le aziende che insieme alla Walmart sono all’avanguardia nel mondo nel cercare di impedire e schiacciare sul nascere ogni forma di organizzazione sindacale operaia, si tratti pure di un sindacato giallo aziendale e aziendalista. Anni fa la Walmart è stata piegata per la prima volta, in parte, da un forte movimento di scioperi in Cina. Negli scorsi mesi, a partire dall’autunno 2017, i padroni di Amazon e Ryanair hanno dovuto fare i conti inaspettatamente con una serie di scioperi in Europa, prima divisi per paesi, poi coordinati, infine transnazionali.

Quello dei lavoratori di Amazon è scattato il 17 luglio su appello dei lavoratori e sindacati spagnoli (l’appello è su Amazon en lucha) in coincidenza con il Prime Day, le 36 ore di promozioni e sconti previsti dalla mega-impresa dell’e-commerce statunitense. Si è scioperato simultaneamente in Germania, Spagna e Polonia. La richiesta comune è quella di un miglioramento delle condizioni di lavoro, che ovunque prevedono un’intensissima spremitura dei lavoratori tale da comprometterne la salute (su Twitter è stato creato l’hashtag Amazonstrike). Il 23 aprile c’era stata una riunione quasi segreta a Roma per creare un Comitato aziendale europeo (che già esiste, almeno sulla carta, per altre imprese transnazionali: Ikea e FCA, Elettrolux e Carrefour). E, a quel che si sa, c’erano stati disaccordi sia per il nazionalismo che appesta i grandi sindacati europei, sia per la pretesa padronale di applicare (o disapplicare) contratti differenti a seconda dei luoghi e delle proprie strutture (in Italia le strutture di Amazon fanno riferimento al commercio, alla logistica e alle telecomunicazioni, sebbene il padrone sia lo stesso). A questo si aggiunga, come si tocca con mano nell’impianto di Castel San Giovanni (a Piacenza), il rifiuto di Cgil-Cisl-Uil di unire in una stessa piattaforma di lotta i lavoratori diretti di Amazon e i lavoratori delle cooperative. Tanti, quindi, gli ostacoli da superare. Ma nonostante ciò, ad un primo sciopero transnazionale ci si è arrivati! A dimostrazione concreta che quando noi internazionalisti prospettiamo la necessità, per i proletari, di stringersi, nelle proprie lotte sindacali e politiche, in un fronte unico internazionale ed internazionalista (attenzione: non stiamo dicendo: europeo, e tanto meno europeista!), indichiamo sì “la semplicità che è difficile a farsi”, ma non stiamo affatto sulla luna. Al contrario, stiamo con i piedi ben piantati per terra. E la terra è l’attuale struttura (e potere) delle grandi imprese che è transnazionale – contro il quale ci si può battere in modo efficace solo dandosi un’organizzazione di classe e di lotta altrettanto transnazionale.

Una piena conferma di quanto non sia affatto impossibile, volendolo ed organizzandosi a dovere per questo scopo, attuare uno sciopero transnazionale, la si è avuta il 25 e 26 luglio con una “primière historique”, il primo sciopero simultaneo del personale Ryanair in Belgio (spettacolare la riuscita a Bruxelles, il 90% degli addetti, forte anche a Charleroi con il 60%), in Spagna (coinvolti 1.800 lavoratori), in Portogallo e in Italia (dove sono stati cancellati 132 voli). In totale 600 voli cancellati e più di 100.000 passeggeri a terra. Non dappertutto l’esito dello sciopero è stato identico, e non c’è dubbio che il personale di cabina e quello di terra sia stato più attivo dei piloti, ma neppure si può dimenticare che le prime proteste erano partite (in modo quasi carbonaro) proprio dai piloti, che in Irlanda il prossimo 3 agosto daranno vita al loro quarto sciopero degli ultimi mesi. O’Leary, il boss di Ryanair che per determinazione anti-operaia e brutalità non ha nulla da invidiare al defunto Marchionne e al padrone di Amazon Bezos, ha opposto un categorico no a tutte le rivendicazioni sindacali (applicazione delle legislazioni nazionali e non di quella irlandese, assai penalizzante per i diritti dei lavoratori, aumenti salariali, copertura dei giorni di malattia, etc.), ha utilizzato personale tedesco e polacco per rimpiazzare (dove ha potuto) gli scioperanti, ha agitato lo spettro di centinaia di licenziamenti in Irlanda entro l’autunno. Per O’Leary le rivendicazioni dei lavoratori in sciopero sono “irragionevoli”. Ragionevole, anzi: razionale, e giusto a tutti gli effetti, è solo l’incremento incessante ed esponenziale dei profitti, come quello vantato da Amazon con 2,5 miliardi di dollari di profitti in un solo trimestre (record storico). Tutto ciò che intralcia un simile trionfale cammino del profitto, del capitale, va, per questi carnefici, spianato.

Ed invece, come gli scioperi dei mega-magazzini Walmart in Cina di anni fa, i recenti scioperi dei lavoratori di Amazon e Ryanair dimostrano che anche i più potenti campioni del capitale globale possono essere combattuti efficacemente e battuti. A condizione che si scenda in lotta e si organizzi la lotta al suo livello adeguato: internazionalmente, superando le decrepite barriere nazionali, razziali, categoriali di cui il capitale si fa beffe. Come ha mostrato di saper fare, in un diverso ambito, il movimento internazionale delle donne “Non una di meno“.

Impossibile che una simile prospettiva sia portata avanti dai grandi sindacati che si sono nei decenni profondamente intossicati di aziendalismo e nazionalismo, o dalle strutture del vecchio movimento operaio riformista in via di decomposizione. Chiamati in causa sono gli organismi del sindacalismo militante, di classe, per tracciare una linea di lotta finalizzata ad omogeneizzare al rialzo le differenti condizioni lavorative, salariali e normative esistenti nei diversi paesi. Chiamati in causa sono gli internazionalisti rivoluzionari, perché contribuiscano a definire una prospettiva di lotta capace di unificare occupati iper-sfruttati e disoccupati attraverso la lotta per la riduzione drastica, generalizzata e incondizionata della giornata lavorativa, gli autoctoni e gli immigrati attraverso la lotta contro il razzismo e la piena parità effettiva di trattamento tra di essi, i lavoratori europei ed i lavoratori del Sud del mondo attraverso la denuncia di tutte le forme di sfruttamento e oppressione neo-coloniale, e così via. Questa è la sfida, la prova, da affrontare e superare!

 

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Europe. Bienvenue, classe ouvrière! Grèves simultanées des travailleurs d’Amazon en Europe

Par Josefina L. Martínez

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[Da Alencontre 20 luglio 2018]

Deuxième journée de lutte au dépôt d’Amazon à San Fernando de Henares (aux environs de Madrid): 80% des travailleurs et travailleuses avec contrats fixes suivent l’appel à la grève. La police frappe celle et ceux qui sont réunis à l’extérieur, sous et près d’une tente, autour de piquets d’information. Deux personnes sont arrêtées, plusieurs blessées. C’est ainsi que s’est déroulé le Prime Day [période de deux jours au cours desquels Amazon «offrait» des réductions sur les commandes] «épique» d’Amazon ce mardi [17 juillet 2018].

Ana travaille depuis cinq ans dans l’entreprise; c’est une mère célibataire et sa deuxième grève. Après les coups de la police, elle pleure de rage: «ils attaquent des femmes et des personnes non armées, nous n’avons que nos mains pour travailler». L’un des travailleurs arrêtés a dû recevoir des soins à l’hôpital, on lui a fait sept points de suture à la mâchoire. Son t-shirt était taché de sang.

Suite aux charges policières, les travailleurs se sont réunis en assemblée: «nous sommes désormais plus unis que jamais», assurait Luis Miguel Ruiz, délégué de la CGT auprès du comité d’entreprise.«Vive la lutte de la classe ouvrière», ont répondu ses camarades, applaudissant.

«Les unités antiémeutes sont venues ici contre les travailleurs, pour défendre les patrons», ajoute le délégué syndical. «Nous recevons des coups comme nos grands-parents, mais nous sommes ici, debout. Ce qui s’est passé aujourd’hui ne me fait pas reculer, je suis fier de ce qu’ont fait mes camarades et nous allons continuer». Fierté de classe, détermination dans la poursuite de la lutte contre le capitaliste le plus riche de l’histoire moderne. Continua a leggere Europe. Bienvenue, classe ouvrière! Grèves simultanées des travailleurs d’Amazon en Europe

Israele, Palestina. Fermiamo le ruote dell’occupazione (Venezia, 4 maggio)

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Per protestare contro la partenza del Giro d’Italia 2018 da Israele si è tenuto ieri a Venezia, davanti alla sede della Rai, un presidio piccolo nei numeri, ma combattivo (presente un bel gruppo di studenti del Collettivo Nur). L’ha indetto il Comitato del Nord Est Fermiamo le ruote dell’occupazione, un organismo nato nelle scorse settimane per iniziativa delle forze, singole/i militanti e alcuni Comitati, tra cui il nostro, che nelle scorse settimane avevano organizzato una mobilitazione contro la decisione di Trump di spostare a Gerusalemme l’ambasciata statunitense.

In una serie di interventi il rappresentante dei palestinesi Khaled Zihr, Sami, Maria, Pina, un’esponente del Comitato vicentino per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi, hanno messo in luce e denunciato il vero significato politico di questo evento in apparenza solo sportivo. Mai prima d’ora il Giro era partito da un paese extra-europeo, e questa prima volta è stata un immenso regalo degli organizzatori italiani (l’Rcs di Urbano Cairo e il governo italiano) a Israele e al governo Netanyahu. Un regalo sporco di sangue, anche perché cade nel momento in cui da settimane la popolazione palestinese di Gaza (e non solo) mobilitata in massa per l’obiettivo del “grande ritorno” in Palestina dei profughi e degli esiliati, viene martellata dal fuoco dei cecchini e dei carri israeliani che ha già fatto decine di morti e migliaia di feriti.

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Gaza. Le donne in prima linea

“Tu, donna con la kefiah, se ti avvicini di nuovo al recinto ti spareremo alla testa”. “Non ho paura e la prossima volta bruceremo la loro bandiera e alzeremo la nostra”

Di Sarah Helm, 22 aprile 2018

[Fonte: https://www.invictapalestina.org/archives/32202%5D

Nella micidiale terra di nessuno della zona cuscinetto di Gaza, un piccolo gruppo di manifestanti palestinesi nascosto da fumo nero, ha sfidato un cecchino israeliano e ha raggiunto la recinzione perimetrale. Strappandone via un pezzo sono tornati alla sicurezza, tenendo il loro trofeo.

La prodezza è stata notevole, viste le morti di quasi tre dozzine di manifestanti nelle ultime settimane per mano dei soldati che sparavano attraverso la barriera.

Dall’inizio della Grande Marcia del Ritorno di quattro settimane fa, in cui i rifugiati di Gaza chiedono il diritto di tornare nelle loro terre ora all’interno di Israele, 32 manifestanti disarmati, tra cui un bambino, sono stati uccisi dai tiratori scelti di Israele appostati dall’altra parte.

Ma questo atto era tanto più notevole dato che quelli che l’hanno eseguita erano donne. Continua a leggere Gaza. Le donne in prima linea

Viva la lotta dei ferrovieri francesi!

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E’ in corso in Francia una profonda ristrutturazione del comparto delle ferrovie, che si tradurrà in un peggioramento netto del servizio e in un’altrettanto severa discesa delle condizioni di lavoro dei ferrovieri. In breve, privatizzazione della rete, ovvero apertura alla logica della concorrenza a qualunque costo pur di spremere profitto, e quindi tagli ai trasporti locali, nonché – per via dei risparmi sulla manutenzione ben noti ai viaggiatori italiani, o inglesi – peggioramento delle stesse condizioni di sicurezza; poi, privatizzazione dei rapporti lavorativi e ulteriori tagli occupazionali. E altre delizie. Per questo i ferrovieri francesi sono in sciopero, e lo saranno per due giorni alla settimana fino al 28 giugno; specie tra i macchinisti, le adesioni sono state alte finora, arrivando al 80%. Riprendiamo dal sito www.alencontre.org, in una traduzione a cura del Si-Cobas, un testo di agitazione di SUD-Rail (vd. sotto) – sindacato molto attivo nelle lotte in corso e che, tra l’altro, ha curato dell’ottimo materiale di contro-informazione sulla trasformazione delle ferrovie, attento anche alla questione ecologica. Molto utile anche il quadro per comprendere la riforma della SNCF tracciato da Anne-Aël Durand su Le Monde, nonché questa ben documentata “Storia delle ferrovie [francesi] dal punto di vista di un testimone”.
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Come altrove, in Italia si è alzato un forte vento nazionalista. Mescolando pericolosamente gli interessi di classe agli interessi nazionali, a totale sfavore dei primi, questo vento “sovranista” soffia anche a sinistra, fin dentro le aree che si proclamano anti-capitaliste. Non per caso, quindi, si presta poca attenzione e si presta ancor meno solidarietà alle lotte proletarie che avvengono negli altri paesi europei, ed extra-europei. Ne è prova recente la scarsissima eco ricevuta dalle grandi mobilitazioni di massa a Gaza, a cui Israele ha risposto con una serie di massacri a sangue freddo. Ma anche le lotte della vicinissima Francia, a partire da quelle dei ferrovieri, stanno passando relativamente inosservate. Invitiamo allora le organizzazioni sindacali e politiche che avvertono la necessità della solidarietà internazionalista a fare eco a queste lotte e, se ne hanno i mezzi, a coordinarsi con esse. Le lotte dei ferrovieri francesi sono le nostre lotte!
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Francia: la battaglia delle ferrovie

SUD-Rail ringrazia i macchinisti che hanno fatto uno sciopero massiccio. Con l’adesione allo sciopero dell’80% dei lavoratori, i macchinisti hanno mostrato la loro determinazione. Li incoraggiamo ad ampliare la mobilitazione per far tornare sui loro passi il governo e la direzione della SNCF [è la Société Nationale des Chemins de fer Français].

La direzione ha dato cifre inferiori. Ma non ci lasciamo abbindolare: com’è che circola solo il 10% dei treni mentre la direzione annuncia l’80% dei macchinisti in sciopero il primo giorno?

SUD-Rail denuncia queste cifre, e d’altro canto i conducenti “occasionali” non scioperanti non sono soggetti alla DII [dichiarazione d’intenti individuale], cosa che aggiunge risorse per effettuare dei treni.

Se non combattiamo, il servizio pubblico è morto, e le nostre condizioni di lavoro pure.

Questa riforma è una truffa, un servizio pubblico è per definizione non redditizio. Per una migliore qualità del servizio, occorrono risorse umane e materiali. Il servizio pubblico ferroviario è stato degradato dai vari progetti, riforme e successive riorganizzazioni fatte dai governi e dalla direzione dell’azienda. I ferrovieri e gli utenti non devono pagare il conto. Le condizioni di lavoro e la sicurezza vanno di pari passo per realizzare un servizio ferroviario pubblico di qualità.

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