Israele: la polizia annuncia l’arresto di 500 palestinesi nei prossimi due giorni – Giovani palestinesi d’Italia

Oggi, la polizia israeliana ha annunciato la sua intenzione di arrestare oltre 500 cittadini palestinesi dei territori del ’48 nelle prossime 48 ore. Questa ondata di arresti di massa avverrà come parte di quella che l’entità sionista chiama una campagna di “legge e ordine”. Migliaia di agenti di polizia eseguiranno arresti violenti, sfondando porte, brutalizzando famiglie e rapendo i nostri fratelli, sorelle, compagni e compagne.


Questo non è solo un tentativo di intimidire e ”disciplinare” coloro che hanno partecipato alle rivolte popolari per la giustizia e la liberazione. Questa è una dichiarazione di guerra. È il modo in cui il progetto coloniale dei coloni tenta di schiacciare lo spirito, la resistenza e la resilienza del nostro popolo.


Oltre 1400 sono già stati arrestati dal 9 maggio. Almeno 200 persone verranno accusate e sentenziate. Le campagne di arresto israeliane hanno preso di mira principalmente minori e ragazzi della classe lavoratrice provenienti dalle comunità povere.


Non restiamo in silenzio. Parliamo di questo e rendiamolo una priorità. Scriviamo ai rappresentanti, ai politici e alle istituzioni e costringiamoli a condannare tutti questi crimini. Facciamo di tutto per non fare passare tranquillamente questa operazione contro i palestinesi! 


#giovanipalestinesiditalia

Appello dei sindacati palestinesi ai sindacati internazionali per il sostegno alla lotta per la liberta’ e la giustizia del popolo palestinese

Riprendiamo dalla pagina FB del Si-Cobas e divulghiamo a nostra volta un appello lanciato dai sindacati palestinesi che chiamano sindacati e organizzazioni dei lavoratori nel mondo ad un’azione di sostegno attivo alla lotta del popolo palestinese – invitiamo compagni e simpatizzanti a far circolare il piu’ possibile quest’appello.

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ll SI Cobas fa proprio l’appello all’azione dei sindacati palestinesi, protagonisti la scorsa settimana del più grande sciopero generale degli ultimi decenni nei territori occupati.

In continuità con le iniziative e delle manifestazioni di sostegno a cui in questi giorni abbiamo preso parte con convinzione, e con la presa di posizione dei portuali SI Cobas di Napoli contro il transito delle armi da guerra israeliane sui porti italiani, esprimiamo il massimo sostegno all’iniziativa dei nostri fratelli di classe palestinesi, e invitiamo tutti i lavoratori a promuovere e/o partecipare alle iniziative che si terranno in questi giorni contro le aggressioni militari, i massacri a Gaza e la repressione operata da Israele con la complicità dell’imperialismo occidentale su tutto il territorio della Palestina storica.

Viva la lotta internazionalista in difesa del popolo e dei lavoratori palestinesi!

SI Cobas nazionale

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L’appello dei sindacati palestinesi

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Per una “Intifada dell’unità”

Riprendiamo dal sito La voce delle lotte la traduzione in italiano di un volantino distribuito il 18 maggio in molte città e firmato “Palestinesi del ’48”, che esprime il sentimento di massa (della massa profonda, e non certo delle élite borghesi qui attaccate) che pervade questa nuova Intifada. Abbiamo apportato ad essa solo una piccola correzione e tradotto anche le due frasi conclusive del testo arabo. Il cammino della liberazione di questa indomita massa di oppressi/e e di sfruttati/e sarà lungo, come si ammette in questo testo, ma ricomincia da una postazione più avanzata, dentro e fuori la Palestina.

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Palestinesi,

Stiamo scrivendo insieme un nuovo capitolo di coraggio e di rinascita nel quale racconteremo la storia di un diritto che non verrà cancellato dall’oppressione del colonialismo israeliano nonostante sia penetrato in profondità e sia sempre più duro.

Racconteremo una storia semplice del nostro paese: il diritto di essere un unico popolo e un’unica collettività in tutta la Palestina. Le squadracce sioniste hanno cacciato gran parte del nostro popolo, hanno rubato le nostre case e hanno distrutto i nostri villaggi e successivamente hanno spezzettato ciò che ne era rimasto. Ci hanno separato geograficamente e ci hanno trasformato come se fossimo collettività diverse e separate affinché ognuno di noi vivesse in tante grandi prigioni. Così, l’entità sionista ci ha controllato. Così ha diviso le nostre aspirazioni politiche e ci ha impedito di portare avanti una lotta tutti insieme di fronte al regime coloniale di apartheid in tutta la Palestina.

Così Israele ci ha sbattuto dentro prigioni isolate dal resto del mondo. Una di esse nella Sponda Occidentale (Cisgiordania) ed è la ‘prigione di Oslo’. Una dentro i territori del 1948 ed è quella della ‘prigione della cittadinanza’. un’altra, caratterizzata con la guerra e con la crudeltà perenni, che è quella di Gaza. Poi ce n’è un’altra, isolata da parte di un processo di ebraicizzazione, ovvero Gerusalemme. E un’ultima, cacciata e sparpagliata in tutte le parti della terra.

In questi giorni stiamo scrivendo un nuovo capitolo. Il capitolo dell’intifada dell’unità che perseguirà un solo e unico scopo: il ritorno dell’unità della società palestinese in tutte le sue peculiarità e in tutti i suoi campi. Il ritorno per unire le aspirazioni politiche e le lotte per far fronte al sionismo in tutta la Palestina.

Questa Intifada sarà lunga, sarà un’intifada della coscienza più profonda. Spazzeremo via le scorie della sottomissione e del disfattismo e forgeremo le generazioni al coraggio e al principio che la Palestina è una. Sarà nostro nemico chiunque acuisca e resti devoto alle divisioni tra le élite sociali e politiche.

Questa sarà una lunga intifada che si estenderà tra le strade della Palestina e di tutto il mondo. Un’intifada che affronterà la mano dell’ingiustizia ovunque essa sia e che fronteggerà i bastoni dell’oppressione ovunque essi picchino.

Sarà un’Intifada che affronterà a petto nudo e a testa alta, con speranza rivoluzionaria, letture scientifiche e uno sforzo organizzativo, personale e collettivo i proiettili dell’occupazione sionista ovunque essi sparino.

Viva la Palestina una ed indivisibile.

Viva l’Intifada unitaria

I giovani palestinesi stanno guidando una rivolta per porre fine all’apartheid israeliano – Dima Khalidi

New York, 15 maggio, per il Nakba Day (David Dee Delgado / Getty Image)

Un compagno ci ha segnalato questo interessante articolo dagli Stati Uniti, che riprendiamo dal sito Invicta Palestina. Il grande movimento dello scorso anno BLM, protagonista il giovane proletariato nero, con il contributo di giovani marroni e bianchi, ha ispirato il moto di questa nuova generazione di palestinesi e arabi, in gran parte anch’essi proletari, che a sua volta sta alimentando una più generale ripulsa non solo del sanguinario colonialismo israeliano, ma di tutto il colonialismo (del passato e del presente) – con inevitabili riflessi – positivi – tra la numerosa gioventù ebraica statunitense. Non a caso il New York Times di oggi registra con preoccupazione un cambiamento di atteggiamento di molti di questi giovani nei confronti dello stato di Israele. Avanti cosìcon un modesto consiglio: non delegare mai la lotta negli Stati Uniti contro il proprio governo/stato e contro Israele alla sinistra del partito democratico.

Questa generazione rifiuta l’idea che Israele come entità sionista possa essere riformata, proprio come il movimento BLM rifiuta che istituzioni intrinsecamente e strutturalmente razziste come la polizia possano essere “riformate”.

Fonte: english version

Dima Khalidi, Truthout – 17 maggio 2021

In questi giorni, noi palestinesi di tutto il mondo stiamo vivendo un déjà vu, mentre guardiamo nuovamente il nostro popolo resistere alla cancellazione che Israele chiede con la forza di accettare, e sapendo che molti  di noi moriranno.

Come madre ho pianto, leggendo il tweet di una madre di Gaza che fa dormire i suoi figli con lei “così che  se dovessimo morire, moriremo insieme e nessuno di noi sopravviverebbe per piangere la perdita dell’uno o dell’altro”; o mentre leggevo di un padre che cercava di rassicurare sua figlia  che gli chiedeva se la loro casa potesse essere distrutta durante la notte, dicendole che le bombe ” al buio non ci vedono “; mentre immagino l’indicibile terrore di essere una dei 2 milioni di persone stipate come sardine in una prigione a cielo aperto  mentre le più avanzate armi di distruzione di massa vengono sganciate su di te. Avendo vissuto da bambina l’invasione israeliana e l’assedio di Beirut nel 1982, questo tipo di terrore è radicato nella mia memoria.

Insieme a questo dolore disperato e a questa rabbia impotente, provo anche un’energia familiare, la sensazione che “questo è” . Che non c’è ritorno. La verità è nuda. Il nostro popolo non può più contenere il bisogno di resistere a uno stato colonialista che da generazioni ha esercitato espropriazioni, oppressione e menzogne, ​​vendute per giustificare la nostra disumanizzazione.

È simile ai sentimenti che sono emersi negli Stati Uniti la scorsa estate, quando l’ennesimo nero – George Floyd – è stato ucciso dallo stato in pubblico, in video, per 9 atroci minuti, e le comunità nere si sono alzate per dichiarare la fine della loro oppressione in una società profondamente razzista, una società costruita con il sudore e il sangue dei loro corpi sulla terra rubata ai popoli indigeni.

Questi sono i momenti in cui un popolo oppresso non ce la fa più. I neri e gli indigeni hanno sempre resistito alla loro cancellazione e oppressione. E così anche i palestinesi.

Quest’ultima rivolta palestinese rifiuta fermamente la conquista e la divisione del nostro popolo, legalmente e geograficamente, in appezzamenti di terra separati, assediati e discriminati, simili ai Bantustan dell’Apartheid in Sud Africa. Quest’ultima rivolta dichiara che tutta la Palestina storica è sotto qualche forma di occupazione e che ciò deve finire.

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Un ex-pilota israeliano : “Il nostro esercito è un’organizzazione terroristica gestita da criminali di guerra”.

Dal sito Invicta Palestina

Ex pilota israeliano: “Il nostro esercito è un’organizzazione terroristica gestita da criminali di guerra”

Copertina: Yonatan Shapira, ex soldato israeliano, 26 settembre 2010 [HASAN MROUE / AFP via Getty Images]

Fonte: English version

17 maggio 2021

Un ex pilota dell’aeronautica militare israeliana, Yonatan Shapira, ha descritto il governo e l’esercito israeliani come “organizzazioni terroristiche” gestite da “criminali di guerra”.

Il capitano Shapira, che si era dimesso dall’esercito israeliano nel 2003 al culmine della Seconda Intifada palestinese ha spiegato, in un’intervista esclusiva a Anadolu News Agency, che dopo essersi arruolato nell’esercito si era reso conto di essere “parte di un’organizzazione terroristica”.

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