Palestina: la storia di Areen Al-Usud, “La tana dei leoni”, di M. Barghouti e Y. Patel

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo accuratissimo report sugli ultimi avvenimenti nella città di Nablus, di cui si sta parlando in tutte le città e i borghi della Palestina.

Presto torneremo con nostre considerazioni sui nuovi sviluppi della lotta delle masse oppresse e sfruttate palestinesi e sul significato che ha per questa lotta il ritorno al potere, più che probabile, di Netanyahu. Per intanto è il caso di leggere, anzi di leggere e rileggere, questo report. (Red.)

LA STORIA DI AREEN AL-USUD, LA TANA DEI LEONI

La Tana dei Leoni era relativamente sconosciuta al di fuori di Nablus fino a pochi mesi fa, ma oggi hanno guadagnato lo status di eroi in tutta la Palestina, per aver guidato una rinascita della resistenza armata contro il colonialismo israeliano. Questa è la loro storia.

Di Mariam Barghouti e Yumna Patel – 4 novembre 2022

Le strade della Città Vecchia di Nablus sono più tranquille del solito.

Le strade tipicamente animate, piene di luoghi, odori e suoni di uno dei più antichi mercati della Palestina, sono quasi irriconoscibili. La maggior parte dei negozi e delle attività commerciali sono chiusi; quelli che sono aperti sono deserti, ben lontani dai soliti appelli animati dei venditori ambulanti che pubblicizzano le loro merci alla folla di acquirenti che passano.

“Questo non è normale a Nablus”, ha detto Abu Ayyad, 72 anni mentre sedeva all’interno del suo negozio, confezionando dolci halkoum, una versione Nabulsi di dolci turchi che produce e vende nel suo negozio nel quartiere di al-Yasmina da oltre 60 anni.

Fori di proiettile segnano i vecchi edifici in pietra e le porte di ferro arrugginito che fiancheggiano le strade. Parte della distruzione risale alla Prima e alla Seconda Intifada. Ma le auto più recenti parcheggiate lungo le strade di ciottoli, ricoperte di fori di proiettile e vetri rotti, ricordano ai passanti la vicinanza di queste ferite.

“Quello che sta accadendo ora a Nablus mi ricorda il livello di distruzione che accadde nel 2002 quando le forze israeliane invasero Nablus”, ha detto Sameh Abdo, 52 anni, residente della Città Vecchia mentre attraversava gli stretti vicoli del quartiere di al-Yasmina.

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Palestina: la battaglia si avvicina, di Faris Giacaman

Palestina – militanti della Brigata Jenin

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa cronaca-analisi dei più recenti avvenimenti in Cisgiordania. A presto nostre considerazioni sugli ultimi sviluppi della lotta di liberazione nella Palestina occupata. (Red.)

LA BATTAGLIA SI AVVICINA

L’attuale movimento di resistenza in Cisgiordania è senza precedenti. I palestinesi stanno tornando a uno stato di rifiuto della realtà colonialista, che alcuni vorrebbero ignorare.

Di Faris Giacaman – 14 ottobre 2022

Il campo profughi di Shu’fat è sotto assedio. L’esercito israeliano scatena la sua furia in una furiosa caccia all’uomo per il combattente responsabile dell’uccisione di un soldato al posto di blocco militare di Shu’fat. A Nablus, un gruppo di resistenza armata chiamato Areen al-Usud (“la Tana del Leone”) lancia un appello per un attacco di massa in tutta la Palestina. La cosa più sorprendente è che molte città rispondono alla chiamata, nonostante non provenga da alcun partito politico ufficiale, e comunque sconvolgendo la normalità in molte città.

Niente di tutto questo sarebbe stato immaginabile meno di un anno fa. Nei giorni scorsi Areen al-Usud ha rivendicato la responsabilità di sei diversi attacchi contro obiettivi militari israeliani. Nel campo profughi di Jenin, un altro gruppo armato, le Brigate Jenin, continua a prendere posizione contro l’esercito israeliano durante le sue incursioni nel campo. Proprio questa mattina, mentre l’assedio di Shu’fat continuava, l’esercito ha lanciato un’invasione parallela di Jenin, uccidendo un uomo e ferendone altri sei nello sforzo durato mesi per stroncare il fiorente movimento di resistenza a Jenin.

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Lacrime di coccodrillo – Comitato 23 settembre

Un distratto commento compassionevole è riservato alle foto dei bambini uccisi nell’ennesimo attacco assassino contro il popolo palestinese. Più che una notizia, un trafiletto infilato tra le beghe elettorali e le notizie sull’Ucraina, in una fase di stanca. Come se questo ennesimo orrore non meritasse che qualche lacrimuccia per essere al più presto archiviato come un episodio di una guerra che continua da oltre 70 anni, teso ad affermare il primato indiscusso di Israele nello schiacciamento di tutte le masse oppresse dell’area. A Gaza, in particolare, la popolazione tutta deve essere mantenuta in uno stato di sotto umanità. Nei territori occupati, è necessario imporre l’erosione costante dello spazio di vita e delle risorse, sotto la minaccia delle armi.

Qualcuno cercherà di obiettare: la guerra è guerra, e la Jihad Islamica è un gruppo armato, ma… i bambini dovrebbero essere risparmiati. E perché mai? In base a quale codice d’onore si vincono le guerre? Perché siamo chiamati a commuoverci (con moderazione, si capisce) per la morte dei bambini, da quelle stesse forze che non battono ciglio per la povertà estrema, la disoccupazione senza via d’uscita, la lotta quotidiana per la sopravvivenza, gli abusi, i soprusi, la vita due volte infame che conducono le donne che quei figli li hanno fatti e che continueranno a farli per non farsi cancellare dalla faccia della terra? Che subiranno a loro volta abusi e oppressione, costrette al silenzio per non incrinare il fronte di resistenza popolare che finora li ha mantenuti in vita?

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Lo stato di Israele procede con i massacri di palestinesi, come e più di prima

Per coprire di silenzio e omertà i crimini di Israele, ci sono sempre “ottime ragioni”.

Da cinque mesi la più recente, “ottima ragione”, è la guerra in Ucraina tra Usa/Nato e Russia sulla pelle e il futuro delle sfortunate popolazioni ucraine. C’è questa guerra in prima pagina, tutto il resto va in un angolo, se c’è posto.

Eppure ne stanno accadendo di fatti drammatici in terra di Palestina!

L’ultimo massacro in corso è quello che il governo Lapid ha motivato con l’azione per “neutralizzare” la dirigenza militare di Jihad Islami – in un linguaggio dalle assonanze nazistoidi, “neutralizzare” sta per assassinare. Peccato che in questa operazione “mirata”, dopo alcuni giorni di bombardamenti sull’area di Gaza, all’alba dell’8 agosto si contassero 44 palestinesi uccisi, di cui 15 bambini e 4 donne, che stentiamo a credere siano alla testa delle operazioni militari di Jihad. I feriti sono più di 350.

Massacri a Jabaliya, massacro ad Al Bureji, dove la distruzione della famiglia Nabahin ha provocato la morte di tre adolescenti e del loro padre. Mentre a Gaza, il territorio-bersaglio dei raid punitivi, la centrale elettrica che alimenta anche gli ospedali riesce a produrre solo 4 ore di elettricità al giorno, e c’è una gravissima carenza di medicine e macchinari medici…

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L’ultima impresa della “sola democrazia” del Medio Oriente ai funerali di Shirin Abu Akleh

L’ultima impresa della “sola democrazia” del Medio Oriente è andata in scena ai funerali di Shirin Abu Akleh. Dunque: abbasso la democrazia colonialista israeliana! Abbasso le democrazie imperialiste, che pretendono di soffocare nel terrore le lotte degli sfruttati e chi da’ loro voce!