Chi invade chi? Manifestazione a Ventimiglia 14/7

A Ventimiglia per gridare: “Chi invade chi?”

 L’invasione c’è, esiste ed è datata storicamente. Carlo V, imperatore del sacro romano impero,  promuove una spedizione contro Algeri nel lontano 1541.

Da allora le invasioni europee del suolo africano non si sono più fermate. Francesi, inglesi, portoghesi, spagnoli, olandesi, belgi, tedeschi, italiani (in Somalia, in Eritrea, in Etiopia, in Libia).

Ed è stata storia di massacri, deportazioni, tratta di decine di milioni di uomini e di donne. Le gloriose repubbliche marinare di Genova e Venezia hanno costruito la loro ricchezza anche sul traffico internazionale degli schiavi africani.

Poi è arrivata la decolonizzazione “americana”, e il tradizionale colonialismo si è travestito con stracci democratici.

Africa e Medio Oriente sono da secoli terre di conquista. Terre dove si confrontano e si scontrano gli interesse di potenze vecchie e nuove.

Ma il sangue che scorre è sempre quello africano e arabo. Continua a leggere Chi invade chi? Manifestazione a Ventimiglia 14/7

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Lega-5S: Un governo trumpista, piccolo ma pericoloso. Contro cui lottare, senza se e senza ma

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Ha ragione Bannon, lo stratega dell’elezione di Trump alla Casa Bianca: la formazione del governo Lega-Cinquestelle non è solo un fatto italiano, è anche, e forse soprattutto, un evento della politica mondiale perché preannuncia un terremoto in Europa. L’euforia per quello che considera un suo successo personale, lo ha portato a dire: “Avete dato un colpo al cuore della bestia dell’Europa” (si riferisce alla Germania) e ai “fascisti di Bruxelles” (la Commissione Juncker). Fatta la tara, rimane un dato di fatto che è sfuggito a tanti: intorno alla formazione del nuovo governo italiano Lega-Cinquestelle si è combattuto un furioso scontro internazionale, che dice molto sul nostro futuro.

Il furioso scontro tra Stati Uniti e Germania/UE

Del resto, nei giorni convulsi della crisi politico-istituzionale, Mattarella l’ha ammesso apertamente quando ha dichiarato: “io sono tenuto a tutelare gli interessi degli investitori italiani e stranieri, degli operatori economici e finanziari che hanno in mano i titoli del debito di stato e le azioni delle aziende”. Ovvero: il potere politico nazionale, e quindi la formazione del governo, è subordinato al potere dei mercati finanziari e dei capitali globali, che mi (a me-Mattarella) hanno imposto il veto a Savona come ministro dell’economia. Attenzione: i capitali globali, e non soltanto europei. La borsa di Milano è in mano a 4 potenze finanziarie, tre delle quali non sono né tedesche né francesi, bensì statunitensi – il fondo Elliot, la Berkshire Hathaway di Buffet e Blackrock, la più grande società di investimenti del mondo, che gestisce 6.000 miliardi di dollari -, mentre la quarta è il fondo sovrano della Norvegia, uno stato che non fa parte dell’UE, né ha l’euro come moneta. Continua a leggere Lega-5S: Un governo trumpista, piccolo ma pericoloso. Contro cui lottare, senza se e senza ma

I rom, il bersaglio più facile

Salvini vuol schedare i Rom. Proponiamo di seguito un’ampia ricognizione di L. Di Noia della “questione Rom”, dal suo sorgere ad oggi. Dobbiamo capire il perché dell’aggressione sistematica a questa popolazione, l’impatto che essa ha sulla società tutta, sulla gente comune cioè, e dunque le ragioni, che non sono solo umanitarie, per cui dobbiamo rispedire quest’aggressione al mittente. Con gli interessi.

Di Luigi Di Noia, già in Razzismo di stato. Stati Uniti, Europa, Italia, FrancoAngeli, 2010

Il riemergere in primo piano della “questione rom” è stato con ogni evidenza innescato dai movimenti migratori conseguiti al crollo delle economie dell’Europa orientale dopo il 1989. Il collasso socioeconomico dei paesi dell’Est ha comportato, infatti, la cancellazione di tutta una serie di rilevanti garanzie acquisite in essi dalle popolazioni rom e lo scioglimento dei legami solidaristici che vi si erano andati pazientemente costituendo soprattutto a partire dal secondo dopoguerra. Certo, sarebbe esagerato parlare di raggiungimento di una vera e diffusa “integrazione”. Ma è altresì innegabile che in quei paesi si siano raggiunti importanti obbiettivi per quanto riguarda la sedentarizzazione e l’inserimento lavorativo in ambito industriale, come anche in fatto di scolarizzazione e partecipazione all’attività politica e sindacale[1]. Tutto questo non solo ad opera delle politiche governative, ma anche grazie all’associazionismo e all’attivismo rom che fiorirono nella prima metà del novecento e alla loro “entusiastica partecipazione”, come ebbe modo di dire Tito, alla lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Il crollo dei sistemi socioeconomici del “socialismo reale” ha invece risospinto nel passato le popolazioni rom dell’Europa orientale. Private dei servizi pubblici basilari, espulse dal ciclo produttivo e dalla rappresentanza politica, sfrattate dalla speculazione edilizia, scacciate dal montare dei nazionalismi xenofobi, queste popolazioni sono state costrette all’emigrazione dalla crisi economica così come dalla disgregazione della Jugoslavia. Il riacutizzarsi della “questione rom”, quindi, è parte integrante del più vasto processo delle più recenti migrazioni internazionali. E il dibattito, se così lo si può chiamare, sorto in Italia in seguito ad alcuni fatti di cronaca nera imputabili ad immigrati rom, lo conferma con ogni evidenza. L’equivalenza nomadi = rom = rumeni = immigrati, diffusa, ad esempio, dai media italiani dopo l’omicidio Reggiani nell’ottobre del 2007 non rappresenta solo un chiaro tentativo di eccitare l’emotività della gente per colpire i rom, ma lo fa stabilendo, con una grezza schematizzazione, una linea di continuità tra loro e l’insieme dei lavoratori immigrati. Non a caso, di fronte al varo del decreto legge n.181/2007 che avrebbe reso immediatamente operative le espulsioni dei rom rumeni, la Lega ci tenne a precisare come:

“adesso tutti parlano di rom e rumeni, tutta l’attenzione è puntata lì. E si dimenticano che ci sono tutti gli altri immigrati, con tutti i problemi connessi. Non sono solo i rom a creare problemi in questo paese”[2].

Quasi a dire che il problema non sono i rom in sé, bensì i rom in quanto immigrati. Ed in effetti così è. L’inasprimento delle politiche nei loro confronti, l’aumento delle aggressioni contro di loro fino allo scatenamento di veri e propri pogrom, le disgustose campagne mediatiche di questi ultimi anni non possono essere comprese disgiuntamente dal processo di accentuazione delle discriminazioni e di vera e propria criminalizzazione nei confronti delle popolazioni immigrate. Del pari, le norme anti-rom, per quanto specifiche, non possono essere slegate dalla costruzione e dal consolidamento di un diritto differenziato e gerarchizzante per i lavoratori immigrati. I provvedimenti contro le popolazioni rom ne costituiscono anzi un elemento non secondario, dal momento che contribuiscono a rafforzare la segmentazione di fronte alla legge, e immancabilmente al mercato del lavoro, dell’insieme dei lavoratori immigrati. Continua a leggere I rom, il bersaglio più facile

La criminale politica anti-immigrati del governo Lega&Cinquestelle

1. Basta invasione! ululano da settimane Salvini e i suoi soci di governo nella più impudente delle disinformazioni di stato. Hanno fatto ricorso a questo grido sguaiato per impedire all’Aquarius di attraccare in un porto italiano. Invasione? Quale invasione? Da gennaio a fine di maggio di questo anno sono arrivati via mare in Italia poco più di 13.000 emigranti da Africa e Medio Oriente, il 78% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Questo grazie al mitico Minniti, ministro dell’interno del governo Gentiloni, e al suo patto con le gang di ascari torturatori della costa libica. Negli ultimi 45 anni, da quando l’Italia è diventata un paese di immigrazione, non c’è mai stato un movimento migratorio in entrata così ridotto.

2. Ma un’invasione c’è davvero: è l’invasione dell’Africa da parte delle imprese, delle banche, degli eserciti europei e occidentali, di stato e privati (chiedere alla neo-ministra grillina Trenta, lei se ne intende!). È proprio questa invasione che produce milioni di emigranti. Basta salire sull’Aquarius e vedere da quali paesi vengono gli uomini e le donne a bordo: Siria, Etiopia, Somalia e altri paesi dell’Africa sub-sahariana. Sulle navi attraccate in Italia negli ultimi mesi troviamo, oltre iracheni e afghani, persone in fuga dalla Nigeria, dal Niger, dal Mali, dall’Eritrea, etc. Molti di questi paesi sono stati devastati per decenni dalle armate della superiore civiltà euro-occidentale, altri (Etiopia ed Eritrea) sono riforniti di continuo di armi e di consiglieri, quelli italiani in prima fila, affinché si facciano guerra in eterno, a beneficio dei neo-colonialisti e dei loro caporali locali.

3. Gli sciami di cavallette con cui Geova atterrì gli egiziani, sono nulla se messi a confronto con le orde degli agenti del capitale globale che si sono avventati sul corpo dell’Africa.

Solo qualche esempio all’ingrosso.

In The Changing Wealth of Nations 2018, la Banca mondiale, non esattamente un ente anti-imperialista, ha tradotto in numeri l’impoverimento dell’Africa sub-sahariana (un tempo si chiamava l’Africa nera). Risultato: in questo grande insieme di paesi il “risparmio netto rettificato” è stato, tra il 1990 e il 2015, costantemente negativo (tra il 5 e il 10% annuo) per circa 100 miliardi di dollari l’anno. È avvenuto, cioè, un saccheggio pari a circa 2.500 miliardi di dollari. Continua a leggere La criminale politica anti-immigrati del governo Lega&Cinquestelle

Contro il governo Lega-Cinquestelle

Dopo decenni di sacrifici sempre più duri per operai, precari, disoccupati, è nato il governo Lega- Cinquestelle, che si presenta con una novità: promette di restituire agli “strati popolari” almeno una parte di ciò che gli è stato rapinato dai governi “tecnici”, di centro-sinistra, di Forza Italia e Lega, del Partito democratico.

Molti lavoratori se lo aspettano. Sarà così?

Ecco alcuni fatti su cui riflettere. Continua a leggere Contro il governo Lega-Cinquestelle