Against Islamophobia. I. The Industry of Islamophobia (English Introduction – Arabic Version)

The machine of Islamophobia has restarted its engines. After the heavy defeat suffered by the United States and the NATO in Afghanistan, it had to happen. The twentieth anniversary of September 11th is a golden opportunity for stirring up racial hatred and revenge purposes. TV networks, newspapers and social networks unanimously depict the Talibans and September 11th suicide bombers as the prototype of all “Muslims”. Through this propaganda the populations of countries with Islamic tradition are singled out in their entirety as our irreducible enemies – unless they openly take a stand in favor of “our values” (the values of the stock market), bowing their heads to the West’s claim to dominate and deprive the “Islamic” world by divine right. Which was actually acquired with historical colonialism. Islamophobia is a weapon of war: towards the outside, and within “our” societies. This is why it must be denounced. For it legitimizes the endless war the gang of western imperialist states, including Italy, declared centuries ago against the Arab and Islamic world for purposes that have nothing to do with civilization, democracy, the freedom of women, and which is certainly not coming to an end with the inglorious expulsion from Afghanistan of Western powers.

In this war the colonial powers have always managed – more than ever, actually – to ally with local proprietary classes and Arab and Islamic countries’ privileged strata to crush the unfortunate peasants, miners, laborers, workers, and suck their blood without the slightest regard for their existence, especially if they are women. In case of rebellions, uprisings or revolutionary attempts, the West has thus been able to either use the iron fist to crush them, or to suffocate them. Inside Italy and Europe the renewed Islamophobic campaign targets emigrants and immigrants from the Islamic countries, who constitute the largest, most energetic and organized part of the immigrant proletariat. They want to intimidate them, and drive them into a corner, and make them bow their heads (those who held it up), by depicting them to native people and other immigrants as dangerous folks one has to keep away from, and that has to be punished at the slightest suspicion – though suspicions may not even be necessary given that they are “Islamic”).

To us they are class comrades, brothers and sisters who belong to our class, and whom we often see at the vanguard of workers’ struggles here in Italy. Just as we see proletarians in northern Africa and the Middle East who are not willing to accept the “fate” of emigration and fight courageously against their own governments and the gendarmes of the area (just think of the state of Israel), and pay a heavy toll of blood – they are the protagonists of the great uprisings of 2011-2012 in Tunisia, Egypt, Bahrain, Syria , Yemen, etc., and as well as of 2018-2021 major protest movements in Algeria, Lebanon, Sudan, Iraq, Iran and Palestine!

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“Dai fratelli, tutti qui uniti!” La risposta di lotta all’assassinio di Younes El Boussettaui a Voghera e a Bologna

Sono passati sette giorni dall’omicidio di Younes El Boussettaui per mano dell’assessore alla sicurezza di Voghera Massimo Adriatici. L’assassino è ai domiciliari, dove cerca di superare, dice, il suo trauma. La sindaca si dice preoccupata per questo trauma, con notevole sensibilità. L’avvocato di Adriatici spiega che circolare con un’arma carica senza sicura aiuti contro lo stress in situazioni di minaccia, quindi almeno l’assessore ha sparato con animo sereno.

Abbiamo già commentato l’assassinio di Younes – espressione conseguente della macchina del razzismo di stato. Qui trovate dei materiali sulla riposta data soprattutto dalla comunità degli immigrati sabato a Voghera, e su un importante presidio di solidarietà svoltosi a Bologna.

La manifestazione di Voghera ha risposto all’appello di Bahija, sorella di Younes, lanciato l’indomani dell’omicidio a sangue freddo, con queste parole pronunciate sul luogo del delitto:

Gli ha sparato e lo ha ucciso qui, ieri. Mio fratello ora è in cella mortuaria, ha lasciato due bambini. L’avvocato che gli ha sparato invece è a casa sua e dorme. Aiutatemi! Io sabato verrò qui di nuovo, chi conosceva Younes, sia chi ha visto qualcosa sia chi non ha visto nulla venga qui ad aiutarmi a vendicare mio fratello. Sabato alle ore 16:00. Voce fuori campo: dai fratelli, tutti qui uniti! Gli ha sparato, e ora dorme a casa sua! Ha lasciato due bambini. Marocchini e musulmani, per piacere aiutate la vostra sorella. Condividete il video, sabato alle ore 16:00 facciamo un sit-in per il nostro fratello Younes e lo vendichiamo. In piazza Meardi Voghera. Grazie!

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Sei un senzatetto marocchino? Allora posso ammazzarti quando e come voglio. Sull’assassinio di Younes El Boussettaoui

Martedì 20 luglio, a tarda sera. Voghera, Italia. L’Italia di Draghi, di Salvini, di Letta.

Younes El Boussettaoui, un immigrato marocchino senza fissa dimora, alticcio, con problemi psichici, ovviamente disarmato, sta facendo cose sommamente pericolose del tipo: raccogliere da terra mozziconi di sigarette e metterli nei posacenere di un bar, o chiedere a qualche passante perché non lo saluta (ritiene che quella piazza sia “casa sua”, non avendo altra dimora). Niente paura: interviene l’assessore leghista alla sicurezza del comune, tale Massimo Adriatici, “avvocato di grido”, celebre per aver espulso con un daspo due medicanti dal centro della città, e, non riuscendo (pare) ad intimidirlo con le parole, regola la faccenda con un solo colpo di pistola diretto da distanza ravvicinatissima al centro del petto: al cuore, cioè. Che fanno al pronto soccorso, davanti a un uomo con una ferita del genere? Un uomo? Beh, non esageriamo: è solo un immigrato marocchino senza fissa dimora. Metti pure: codice giallo. “Poi però il quadro clinico si è aggravato velocemente fino al decesso”. Due comportamenti criminali di seguito, il terzo arriverà a ruota.

La canaglia protagonista dell’esecuzione, ex-ufficiale di polizia, noto per andare in giro sempre armato, ha immediatamente trovato la giustificazione legale adatta per il suo delitto: legittima difesa. Cadendo per una spinta ricevuta da Younes El Boussettaoui (ma è davvero caduto? ha davvero ricevuto la spinta?), mi è partito involontariamente il colpo. Qualche carabiniere, forse alle prime armi, ne dubita e l’arresta, ipotizzando con logica elementare l’omicidio volontario. Veloce come il fulmine, interviene il magistrato: no, casomai è eccesso colposo di legittima difesa. L’assessore-canaglia resti pure a casa sua; si è già scomodato abbastanza a sparare, ora si riposi in attesa che, a breve, altri magistrati gli revochino pure i domiciliari. Per intanto le telecamere di cui l’assessore assassino ha riempito Voghera per metterla in “sicurezza”, risultano provvidenzialmente inutilizzabili…

L’assessore – difeso a spada tratta, in quanto “vittima” di aggressione dal suo sindaco; il pronto soccorso di un ospedale civile di Voghera (sanità pubblica, non privata!); il magistrato compiacente con l’avvocato di grido e rappresentante dell’istituzione comunale: tre anelli del sistema unitario del razzismo di stato. Di rinforzo si è fiondato Salvini a fare quadrato intorno all’eroe che “ci” difende dagli stranieri “clandestini”. Lo sciacallo che fa il Rambo davanti al cadavere di una “vittima del sistema” (così un cittadino di Voghera ancora dotato di ragione ha definito Younes El Boussettaoui), è lo stesso coniglio che non ha osato balbettare una sola parola davanti a FedEx, Whirpool, Gkn, Quantum Capital quando queste multinazionali con epicento all’estero, quindi a rigore straniere, hanno falciato migliaia di posti di lavoro a Piacenza, Napoli, Firenze, in Brianza – perfetta incarnazione del leghismo, in guerra permanente contro i proletari emigranti e immigrati e (e perché) a libro paga dei capitalisti di ogni ‘nazionalità’.

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Contro l’islamofobia – un libro, in arabo, di Pietro Basso e Fabio Perocco

Con la nuova sollevazione palestinese, puntuale e “inevitabile”, è arrivata un’altra velenosa razione di arabofobia e di islamofobia, promossa e guidata dalla formidabile macchina della propaganda israeliana.

Questa macchina, come ha osservato Moni Ovadia, ha la capacità di trasformare l’occupante, il colonizzatore, il demolitore di case, lo stato che organizza la pulizia etnica ai danni dei palestinesi, in vittima delle popolazioni che opprime con ogni mezzo da più di 70 anni.

La realtà è semplicemente rovesciata.

Questa operazione, poi, trasforma lo scontro sociale in atto, che è insieme nazionale e di classe, in una contesa tra il solo stato democratico e la sola società democratica del Medio Oriente, rappresentante lì della superiore civiltà democratica (e “giudaico-cristiana”), da un lato, e il “terrorismo” e la “inciviltà” araba e islamica che ne minaccierebbe l’esistenza, dall’altro.

Una volta di più è in azione l’industria dell’islamofobia, insonne, attiva h24, dominante, falsificatrice, ricattatoria; per la quale ogni critica dello stato di Israele, del suo colonialismo, della situazione di apartheid, della “pulizia etnica” in atto, della caccia agli arabi a cui possono dedicarsi, protette dallo stato, le bande dei coloni più fanatizzati, ogni denuncia e condanna di questo orrore è “anti-semitismo”, da assimilare a quello storico dei nazisti.

La diffusione di questo virus razzista (è il razzismo di stato, dello stato del capitale, che tanti/e, a differenza di noi, hanno paura di chiamare con il suo vero nome) non trova ancora una contro-reazione adeguata, per quanto siano state incoraggianti in questi giorni, anche in Italia, oltre che a Chicago, New York, Londra, Sidney, etc., le prime affollate e animate manifestazioni di sostegno alla causa palestinese. Che è, alla fin fine, la causa degli sfruttati e degli oppressi di tutto il mondo, atei o religiosi che siano, tanto quanto la causa dello stato e del governo di Israele è la causa degli sfruttatori e degli oppressori di tutto il mondo, quelli del mondo arabo perfettamente inclusi – a cominciare dagli squallidi petrolmonarchi per finire con tutti gli altri governanti, nessuno escluso.

Tra le pochissime voci fuori da questo coro, anzi: frontalmente contrapposte a questo coro istituzionale arabofobico e islamofobico, da posizioni di classe, internazionaliste, c’è questo blog, fiero della sua costante attenzione al movimento dei proletari delle proletarie e di tutte le masse oppresse del mondo “arabo-islamico”. Da materialisti marxisti, non siamo credenti, ma da anti-capitalisti e perciò anti-imperialisti, siamo irriducibili nemici di ogni forma di islamofobìa in quanto strumento di sfruttamento, di dominio, di malefica contrapposizione tra sfruttati/e.

Proprio su questo tema, la struttura e la funzione della industria dell’islamofobia, in Italia, in Europa, in Occidente, ci permettiamo qui di segnalare alle giovani leve palestinesi e di origini arabe che per la prima volta stanno animando qui in Italia e nel mondo occidentale le proteste di massa contro Israele e i governi occidentali complici, un libro da poco uscito per l’editore Dar Fadaat di Amman, dedicato proprio alla critica dell’islamofobia e alla denuncia delle terribili conseguenze che essa ha sulla vita degli immigrati e delle immigrate, anzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici, in Italia e in Europa. Ne sono autori Pietro Basso, uno degli animatori di questo blog, e Fabio Perocco, professore della università Ca’ Foscari di Venezia.

La redazione del blog ha a sua disposizione un piccolo numero di copie che saranno inviate gratuitamente a chi le chiederà al seguente indirizzo email: com.internazionalista@gmail.com

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14 marzo : seconda assemblea contro le politiche migratorie e il razzismo – Campagne in lotta

Durante l’assemblea del 14 febbraio scorso, alla quale hanno partecipato diverse realtà aderenti al Patto e tanti lavoratori e lavoratrici immigrati e italiane, sono emerse la necessità di continuare a confrontarsi e organizzarsi contro le politiche migratorie e il razzismo e la proposta più concreta di una mobilitazione nazionale dedicata alla questione dei documenti. Gli arresti recenti a Piacenza, la violenza della polizia contro lo sciopero alla Texprint, la repressione sempre più forte con cui Stato e padroni cercano di spezzare le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici mostrano come le politiche migratorie e il razzismo determinano ulteriori meccanismi di sfruttamento, ricatto e repressione dai quali dobbiamo difenderci e contro i quali dobbiamo lottare.
Anche per parlare di questo ricordiamo che domenica 14 marzo alle ore 10 ci sarà la seconda assemblea nazionale on line su politiche migratorie e razzismo, a cui speriamo di essere numerosi/e.

Il link di accesso è il seguente:

https://us02web.zoom.us/j/87082825755

Meeting ID: 870 8282 5755