14 marzo : seconda assemblea contro le politiche migratorie e il razzismo – Campagne in lotta

Durante l’assemblea del 14 febbraio scorso, alla quale hanno partecipato diverse realtà aderenti al Patto e tanti lavoratori e lavoratrici immigrati e italiane, sono emerse la necessità di continuare a confrontarsi e organizzarsi contro le politiche migratorie e il razzismo e la proposta più concreta di una mobilitazione nazionale dedicata alla questione dei documenti. Gli arresti recenti a Piacenza, la violenza della polizia contro lo sciopero alla Texprint, la repressione sempre più forte con cui Stato e padroni cercano di spezzare le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici mostrano come le politiche migratorie e il razzismo determinano ulteriori meccanismi di sfruttamento, ricatto e repressione dai quali dobbiamo difenderci e contro i quali dobbiamo lottare.
Anche per parlare di questo ricordiamo che domenica 14 marzo alle ore 10 ci sarà la seconda assemblea nazionale on line su politiche migratorie e razzismo, a cui speriamo di essere numerosi/e.

Il link di accesso è il seguente:

https://us02web.zoom.us/j/87082825755

Meeting ID: 870 8282 5755

Riparte la campagna per la scarcerazione di Mumia Abu-Jamal (L. Corradi)

Mumia supporters rally around the cause to end prison abuses | New York  Amsterdam News: The new Black view

“La libertà è l’unico trattamento!”

Mumia, militante afro-americano, scrittore, ex presidente dei giornalisti neri, è in carcere da 40 anni – nonostante l’età avanzata, una diagnosi di diabete e problemi al cuore; in questi giorni è risultato positivo al Covid e negli Usa è ricominciata la lotta per la sua immediata liberazione.

Molti/e di noi ricorderanno la battaglia per salvare Mumia dalla pena di morte: la sua fine era stata decretata per il luglio 1995 per iniezione letale – ma riuscimmo ad ottenere uno stay of execution e da allora si chiede giustizia per l’attivista che negli anni 80 era stato incastrato (come il militante Nativo-americano Leo Peltier) con testimonianze false riguardanti l’uccisione di un poliziotto. Poi furono in buona parte ritrattate ma di ciò la sentenza non tenne conto. Così da allora Mumia ha vissuto nel vuoto pneumatico dell’attesa di un nuovo processo – non più nel braccio della morte, dove ha visto passare decine di fratelli – fino al 2008 quando la condanna a morte è stata trasformata in ergastolo.

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I nostri testi sul Maghreb, il Mashreq, il Medio Oriente, e i nostri testi in lingua araba

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Le compagne e i compagni che curano questo blog hanno da “sempre” dedicato un’attenzione particolare alle vicende della lotta di classe nel mondo arabo e nel Medio Oriente. Con due costanti, legate strettamente tra loro: la denuncia dell’azione strangolatoria, di rapina, terroristica dell’imperialismo in questa area strategica del mondo, e anzitutto dell’imperialismo italiano; il sostegno attivo alle resistenze e alle sollevazioni delle grandi masse di sfruttate e sfruttati arabi e medio-orientali contro il tallone di ferro dei vecchi e nuovi colonialisti e contro i propri regimi borghesi, in vario modo e in vario grado integrati nel ed infeudati al capitale globale.

Abbiamo potuto farlo grazie anche alla presenza, nella nostra redazione allargata, di compagne e compagni di madrelingua araba e all’aiuto, più di recente, di proletari del SI Cobas che simpatizzano per il nostro lavoro.

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L’Italia, avamposto della guerra europea agli emigranti dall’Africa

Tortura di una donna eritrea detenuta in uno dei campi di concentramento libici sponsorizzati dal Pd Minniti, ripetutamente bastonata a testa in giù – immagini inviate ai suoi familiari per estorcere denaro.

La nota che segue è stata scritta quando era in sella il governo Lega-Cinquestalle. Ma in questi kampi, e più in generale in tutta la politica migratoria dello stato italiano, nulla di sostanziale è cambiato con l’avvento del governo Conte-bis, e tanto meno cambierà con il governo Draghi. Nel frattempo il Pd Minniti ha deciso di lasciare il seggio di deputato e andare a dirigere la fondazione Med-Or di Leonardo (ex-Finmeccanica), il colosso italiano e internazionale dell’industria degli armamenti. Una promozione: dalla “semplice” guerra agli emigranti in Italia e all’estero, alla guerra a trecentosessanta gradi, la sua vocazione finalmente potrà realizzarsi in pieno. Ora Lega-Pd-Cinquestalle-FI-Leu-Iv, sono tutti nello stesso governo, e certo non saranno Meloni e i suoi FdI a dissentire da questi compiti di guerra, che uno scenario sempre più da nuova “guerra fredda” pare allargare e rendere urgenti. Come notò a suo tempo Zinoviev, sulle questioni fondamentali tutti i partiti borghesi sono d’accordo. Sta a noi lavorare con visione, metodo e determinazione ad uno schieramento di classe contrapposto altrettanto compatto.

Allargando lo sguardo al mondo intero, l’attuale crisi migratoria in Africa e in Europa appare solo un aspetto della catena di contraddizioni/convulsioni che scuotono un sistema economico e sociale sempre meno sostenibile per la natura e l’umanità lavoratrice. I poteri forti globali e i loro governi non hanno a disposizione nessuna reale soluzione per queste “singole” crisi. Basta vedere quello che accade in Europa dove partiti fratelli, se non gemelli, nella loro infame ideologia, come quelli di Orban, Kurz e Salvini, si collocano su posizioni opposte quando si tratta della possibile revisione dell’accordo di Dublino o della suddivisione dei costi della militarizzazione delle frontiere.

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Grandi mobilitazioni, grandi e piccole vittorie, femminicidi: la lotta delle donne è più necessaria che mai

L’anno che si è appena concluso ha riportato alla ribalta la lotta delle donne, registrando una grande vittoria in Argentina, dove dopo 15 anni di mobilitazioni e incessanti tentativi di boicottaggio, è stato finalmente riconosciuto il diritto a non morire di aborto, con una legge approvata dal parlamento la cui seduta conclusiva è stata seguita in diretta fino a notte fonda da centinaia di migliaia di persone. Una svolta epocale per questo paese, che si è realizzata grazie alla mobilitazione costante di un movimento che, nell’azione anche pratica di cura e supporto alle donne e alle ragazze, spesso giovanissime, che prendevano la decisione di abortire, hanno sviluppato la consapevolezza della necessità della difesa della dignità umana e della salute come bene inalienabile, rivendicando con la lotta collettiva il diritto di scegliere se e quando trasformare il dato biologico della gravidanza nell’assunzione consapevole della maternità. Su questo stesso tema, un anno di mobilitazioni massicce in Polonia si è concluso impedendo l’azzeramento delle seppur restrittive misure che lasciavano aperto uno spiraglio alla interruzione di gravidanza assistita – una campagna che ha trascinato e coinvolto tutte le forze antigovernative, e che ha costretto il governo alla resa.

Dall’altra parte del Mediterraneo, in Turchia, grandi mobilitazioni di donne denunciano i tentativi di ricondurre le donne al loro ruolo di fattrici, tramite una serie di proposte di legge che chiedono l’abolizione del diritto di aborto, del divorzio, e sanzioni per chi non adempie all’obbligo alla maternità, e altre restrizioni estremamente pesanti. In questi giorni l’ennesimo femminicidio (in quel paese sono oltre 400 all’anno), vittima una ragazza di 27 anni che voleva lasciare il suo compagno dopo aver scoperto che era sposato, ha riportato in piazza masse di donne combattive, che non si rassegnano ai continui attacchi di cui sono oggetto e ad assistere impotenti  alle sentenze giustificatorie che si susseguono, attribuendo a crisi di follia comportamenti che altro non sono che il prodotto di un sentimento diffuso di considerare il corpo delle donne una proprietà di cui disporre o, se si rischia di perderla, da distruggere.

Il post che pubblichiamo sul femminicidio di Agitu Idea Gudeta (da noinonabbiamopatria), smaschera il contenuto razzista della vecchia solfa “Italiani brava gente”, denunciando come questa immigrata fosse fuggita dalla repressione in Etiopia proprio perché denunciava la politica di landgrabbing di cui l’Italia è protagonista, e mostrando come i mass media hanno usato questa uccisione per insinuare il messaggio che chi si comporta bene viene amorevolmente accolto dalla popolazione tutta (di conseguenza, chi è invece oggetto di razzismo, se lo merita). Il post sottolinea giustamente che si tace così dei pregiudizi e delle minacce che Agitu aveva ricevuto e ripetutamente denunciato. La storia del suo aggressore è a sua volta costellata di soprusi e di supersfruttamento. Un filo unisce queste storie come quelle delle innumerevoli aggressioni e violenze fisiche e psicologiche. La denuncia del capitalismo razzista, che troviamo a conclusione del post che pubblichiamo, richiede che si vada più a fondo nel comprendere la specificità dell’oppressione patriarcale che colpisce in modo trasversale le donne: nello stillicidio quotidiano delle violenze troviamo donne di tutte le età e di condizioni molto diverse, e il femminicidio è sempre una rivendicazione di possesso e di controllo da parte dell’uccisore.

Anche quando il motivo scatenante, come nel caso di Agitu, può essere stata una rivendicazione salariale (anche se normalmente sono i padroni che aggrediscono gli operai e in generale non li ospitano in casa), il segno identificativo di questo delitto è comunque quello dell’abuso sessuale compiuto sul corpo della donna agonizzante. Non ci stancheremo di denunciare tutto ciò, con le donne in Argentina e in Turchia, e ovunque nel mondo, diciamo: ribellarsi è giusto, lottare è necessario per la liberazione delle donne e di tutti gli sfruttati e gli oppressi dal sessismo, dal razzismo, dal capitalismo.

Il femminicidio di Agitu Idea Gudeta vittima di una doppia ingiustizia e dell’altra faccia del razzismo democratico

La mattina del 28 dicembre 2020 Agitu Idea Gudeta viene uccisa nella sua casa come conseguenza di un atto di violenza ed abuso sessuale che ha come epilogo il drammatico femminicidio della donna di nazionalità etiope.

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