Our key-points on the war in Ukraine – Internationalist Revolutionary Tendency

Our key-points on the war in Ukraine

1. The war in Ukraine is the latest in a sequence of traumatic events of these early years of the 21st century – wars, financial crises, the great recession, pandemic, ecological disasters – which together mark a historical crisis of the capitalist mode of production.

2. The war in Ukraine is not a war between Russia and Ukraine; it is a war between OTAN and Russia on Ukrainian territory, first occupied militarily by OTAN and politically by the United States and the EU, and then invaded by Russia. A war between powerful capitalist states, fought for the purpose of domination, which marks the official reopening of the struggle for a new partition of the world – the hegemony of the West on the world market, world politics, world culture having entered into crisis.

3. The responsibility for the outbreak of war lies with both sides in the conflict, and – fundamentally – with the social system to which they are a part. Putting ourselves to question about offense and defense would not make sense, since we are dealing with powerful states that coagulate capitalist interests and, not finding compromises on the economic and political level, move on to military confrontation. OTAN did not need to shoot because it had already taken Ukrainian ground economically and politically and with its own war settlements, completely ignoring the Minsk agreements. Russia could only compete for the booty, or part of the booty, with military means, and that’s what it did.

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I nostri punti fermi sulla guerra in Ucraina – TIR (italiano – deutsch)

Questo è il testo che la Tendenza internazionalista rivoluzionaria (TIR) ha presentato agli altri organizzatori del convegno del 16 ottobre a Roma come contributo da discutere in via preliminare quale schema per la relazione introduttiva. Ringraziamo tantissimo i compagni Hanna e Luca per la traduzione in tedesco.

Il testo è ora incorporato nel libro La guerra in Ucraina e l’internazionalismo proletario appena pubblicato, 208 pp., 10 euro, che può essere richiesto scrivendo a com.internazionalista@gmail.com (Red.).

I nostri punti fermi

1. La guerra in Ucraina è l’ultimo di una sequenza di eventi traumatici di questo inizio del XXI secolo – guerre, crisi finanziarie, la grande recessione, pandemia, disastri ecologici – che nel loro insieme segnano una crisi storica del modo di produzione capitalistico.

2. La guerra in Ucraina non è una guerra tra la Russia e l’Ucraina; è una guerra tra NATO e Russia sul territorio ucraino, occupato militarmente dalla NATO e politicamente dagli Stati Uniti e dall’UE prima, e invaso dalla Russia poi. Una guerra tra potenti stati capitalistici, combattuta per finalità di dominio, che segna la riapertura ufficiale della lotta per la ripartizione del mondo, essendo entrata in crisi l’egemonia dell’Occidente sul mercato mondiale, la politica mondiale, la cultura mondiale.

3. La responsabilità dello scoppio della guerra è di entrambe le parti in conflitto, e – al fondo – del sistema sociale di cui fanno parte. Metterci a questionare su offesa e difesa non avrebbe senso, trattandosi di grandi stati che coagulano interessi capitalistici e, non trovando compromessi sul piano economico e politico, passano allo scontro militare. La NATO non aveva bisogno di sparare perché si era già preso il terreno ucraino sul piano economico e politico e con i propri insediamenti bellici, ignorando del tutto gli accordi di Minsk. La Russia poteva contendergli il bottino, o parte del bottino, solo con mezzi militari, ed è quello che ha fatto.

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Putin versus NATO: verità e menzogne

Il discorso di Putin di ieri mattina getta nuova luce sugli eventi? No, niente che già non si sapesse. Segna, questo sì, con il varo della “mobilitazione parziale” di 300.000 riservisti, un ulteriore incrudimento della guerra tra NATO e Russia in Ucraina (già scontato da tempo per la decisione degli Usa e delle potenze occidentali di dare un sostegno illimitato in armi e addestramento a Kiev), e rappresenta il tentativo di reagire ad alcuni rovesci militari. Ma si muove comunque lungo un tracciato politico e propagandistico noto.

Anzitutto i suoi richiami alla patria e agli eventi dell’89 mostrano senza dubbi che i suoi riferimenti non sono la Rivoluzione di Ottobre ma il capitalismo, variamente definito, dell’Urss postleninista.

L’attacco dell’Occidente è spiegato a partire dal paese di Stalin, di Chruscev, di Breznev; è quella la Russia che Putin vuole restaurare e, semmai, quella precedente alla Rivoluzione di Ottobre. Le critiche a Lenin e alla sua politica non sono mancate e non appartengono certo al passato, ma si rinnovano regolarmente nei fatti. A nulla serve il richiamo alla denazificazione dell’Ucraina: se è vero che i riferimenti di Zelensky sono Bandera ed i suoi successori; se è vero, come è vero, che Svoboda, Sektor e Bilec’kyj, il comandante del Battaglione Azov, si sono distinti in ferocia nella battaglia di Mariupol del ’14 e per l’esibizione della loro simbologia nazista; se sono vere le loro successive efferate imprese ai danni della popolazione del Donbass; se tutto questo è vero, non si può certo dire che Putin si sia circondato di bolscevichi dediti agli interessi del proletariato. La Legione Imperiale, col suo progetto di Nuova Russia, addestra militanti stranieri di estrema destra più o meno come il Gruppo Wagner, altra formazione di aperta vocazione nazifascista. Anche le “amicizie” nazionali ed internazionali di Putin si distinguono per le loro dichiarate idee ed iniziative apertamente reazionarie. Due per tutte: il Patriarca Kirill e il premier ungherese Orban le cui rispettive idee ed imprese di governo non lasciano dubbi.

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Stati Uniti. L’arma criminale delle sanzioni contro le popolazioni di 39 paesi del mondo. Report della Sanctions Kill Coalition

Venezuela – Bambini e donne in coda per l’acqua

Segnaliamo un dettagliato rapporto sulle sanzioni primarie e secondarie che gli Stati Uniti hanno inflitto, sia direttamente sia coinvolgendo i propri alleati e satelliti, a 39 paesi del mondo, da ultimo alla Russia – ossia alle popolazioni, e anzitutto alle masse lavoratrici, di questi paesi (Cuba, Iran, Nicaragua, Venezuela, Zimbabwe, Bielorussia, Corea del Nord, etc.), anche in totale spregio del cd. “diritto internazionale” – quel “diritto internazionale” (dei briganti) che Washington accusa i propri nemici di violare. Il Report è opera della Sanctions Kill Coalition, un insieme di organismi “no profit” e “per i diritti umani” con base negli Stati Uniti. Come di regola in simili documenti, si mescolano in modo inestricabile denunce del ruolo criminale neo-coloniale di queste sanzioni che affamano, tolgono l’acqua, le medicine, il futuro, la vita a decine di milioni di individui nell’intero mondo, e le preoccupazioni di settori dell’establishment imperialista (in questo caso, la Yellen) che alcune specifiche sanzioni possano nuocere agli interessi di dominio degli Stati Uniti nel mondo (ad esempio in ambito finanziario), o possano minarne la credibilità come alfieri della libertà e del benessere universali. Ciò non toglie che la documentazione sia utile a tracciare un quadro generale, ancorché molto incompleto, delle terribili conseguenze sociali dell’uso di questa arma da parte dell’imperialismo USA e occidentale. Per parte nostra sottolineiamo che nella quasi generalità dei casi l’Italia, i governi italiani, si sono accodati a questi provvedimenti strangolatori alla tipica maniera italiana, cioè schierandosi fedelmente con il capobastone, ma senza mancare di trafficare sottobanco, magari anche per conto di imprese statunitensi, per profittare delle sanzioni vendendo le merci proibite ai paesi sanzionati, o acquistando merci da essi attraverso opportune triangolazioni, nel primo caso con il necessario sovrapprezzo, nel secondo con il vantaggioso sconto. (Red.)

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La guerra in Ucraina e il grande caos in arrivo. Che fare?

Sono trascorsi più di quattro mesi da quando l’intervento militare della Federazione Russa in Ucraina ha esacerbato sul terreno militare un conflitto che è frutto della feroce competizione inter-capitalistica per il controllo dei mercati, delle materie prime, delle reti di trasporto internazionali e – sempre più – per il predominio nei mercati finanziari e nel sistema monetario internazionale. L’espansionismo della NATO verso Est in questi anni ha accresciuto significativamente le tensioni tra potenze imperialiste, provocando un’escalation militare nel territorio ucraino e non solo.

La guerra ci piove in testa e ci viene imposta da questo sistema. É un fatto e non ci possiamo sottrarre. Noi, con i mezzi, i metodi e le pratiche che i rapporti di forza via via ci consentiranno, la combatteremo da un punto di vista di classe.

Lo scontro inter-imperialistico in atto sta assumendo proporzioni considerevolmente maggiori, coinvolgendo sempre più paesi e rischiando ogni giorno di più di sfuggire di mano ai manovratori con conseguenze distruttive incalcolabili. La rimozione del veto della Turchia sull’entrata di Finlandia e Svezia nella NATO, il progressivo coinvolgimento della Bielorussia e dei Paesi Baltici nel conflitto, l’aumento quantitativo e qualitativo delle sanzioni e dei blocchi economici imposti da entrambe le parti, sono tutti segnali dell’incremento significativo del livello dello scontro in atto. In ultima analisi la contesa che si è aperta tra il blocco USA-UE-NATO e l’asse Russia-Cina ha come posta in gioco la difesa del vecchio ordine capitalistico a egemonia occidentale a guida statunitense di fronte all’emergere di un nuovo ordine mondiale, altrettanto capitalistico, in cui le altre potenze abbiano un ruolo proporzionale al loro peso economico, politico e militare.

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