Uvalde, America tra polarizzazione e decomposizione. Registrazione dell’assemblea

I have no mercy or compassion in me for a society that will crush people, and then penalize them for not being able to stand up under the weight.

Malcom X.

Venerdì 17 giugno il Centro di documentazione contro la guerra di Milano ha organizzato con la redazione di questo blog un’assemblea sulla situazione odierna negli Stati Uniti, prendendo le mosse dal fatto emblematico della strage di Uvalde, Texas. La relazione di Pietro Basso e gli altri interventi hanno reso la fotografia di un gigante dai piedi d’argilla, impegnato all’esterno in guerre per procura ed insidiato all’interno da un processo di polarizzazione, che vede svilupparsi dei germi di lotta, e produce la decomposizione di quel tessuto connettivo interclassista che è essenziale per la stabilità della dittatura del capitale all’interno e per il dominio mondiale.

Per ascoltare per intero l’assemblea clicca qui.

Leggi anche: Uvalde è l’America, una società in disgregazione, postato il

Industria chimica e PFAS. Il J’accuse della Rete ambientalista

Effects of per- and polyfluoroalkyl substances on human health.

Rosignano. Il disastro ambientale al vaglio del Parlamento Europeo. Il nostro ministro della ‘finzione ecologica’ si era affrettato a rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale alla Solvay, consentendole di continuare a sversare i residui della propria produzione chimica in mare per altri 12 anni.

Riprendiamo qui tre contributi dal sito Rete ambientalista gestito dal Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro. Da angolature diverse, e con un’attenzione alla dimensione internazionale, ed in particolare agli Stati Uniti, questi articoli denunciano lo scempio che l’industria – l’industria chimica, in tutte le sue articolazioni, da Miteni ad Eni, passando per le concerie venete – sta facendo pressoché ovunque dell’ambiente e della salute umana, dei lavoratori e della popolazione in genere, causando tumori, malformazioni, alterazioni sessuali, etc. Si parla, ovviamente, dei famigerati PFAS.

In queste denunce – a cui non si dovrà mai fare il callo – viene messo in luce il cinismo inumano del management delle aziende in questione, con il loro corredo di professionisti, ben compresi i medici, affaccendati a negare l’evidenza cristallina dei risultati di ricerche pluridecennali, che dimostrano a iosa l’elevato, inaccettabile livello di rischio ambientale e sanitario di queste produzioni industriali.

Né viene dimenticata l’attiva complicità dello Stato in tutte le sue articolazioni, resa soltanto più schifosa dalla maschera ecologista che ha indossato da qualche tempocomplicità che non cessa quando qualcuna delle istanze di controllo create per i casi più scandalosi di inquinamento ambientale osa affermare, anche solo in parte, la verità dei fatti, perché – di regola – queste affermazioni restano atti senza conseguenze. Ecco perché la via maestra è sempre e solo quella della lotta, e mai quella della delega alle istituzioni.

Ringraziamo il Movimento di lotta per la salute Giulio Maccacaro per la ricchezza della documentazione che rende disponibile. Riprenderemo più sistematicamente queste denunce, di cui condividiamo appieno lo spirito di lotta, e la messa a nudo delle responsabilità del “capitalismo dei disastri”, mortalmente pericoloso per la specie umana e gli esseri viventi in genere. (Red.)

Le accuse in tribunale al medico PFAS di Miteni e Solvay

Il sottoscritto Lino Balza può testimoniare al processo, documenti alla mano, le responsabilità del professor Giovanni Costa, confermando la testimonianza fiume del maresciallo maggiore del Noe di Treviso Manuel Tagliaferri, avvenuta durante il processo Pfas in corso presso la Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza, che vede imputati 15 manager di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation, accusati a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Tagliaferri ha ricostruito il ruolo di Costa quale medico responsabile della Miteni e garante delle problematiche di rischio sanitario e ambientale collegato ai Pfas, e delle correlate azioni di prevenzione e limitazione del loro uso. Costa rappresentava l’azienda anche nei meeting internazionali che si occupavano di queste problematiche. Dalla ricostruzione di Tagliaferri, è emerso come il medico relazionasse sistematicamente i vertici della società sulle novità scientifiche relative al rischio Pfas e sulle sue interazioni con la fisiologia umana. Quindi Costa intratteneva rapporti diretti con Du Pont e i più grandi produttori mondiali, consentendo a Miteni di avere una conoscenza aggiornata e tempestiva su tutte le novità emerse dalla comunità scientifica sui gravissimi rischi connessi ai Pfas. Dunque questo circolo di produttori da decenni conosceva le tecnologie necessarie per rilevare e analizzare la presenza ambientale e biologica dei Pfas. E nasconderla!

Non può emergere nulla di diverso nelle carte sequestrate dai carabinieri nell’abitazione e nell’ufficio del professor Giovanni Costa.

L’accusa a Miteni è valida anche per la Solvay di Spinetta Marengo perché Giovanni Costa era nel contempo responsabile sanitario per lo stabilimento di Alessandria.

Il sottoscritto può testimoniare di aver denunciato pubblicamente le responsabilità del Costa già dal 2009 con l’accusa “di occultare la gravità della condizione sanitaria dei lavoratori e dei cittadini ingannando l’ignavia dell’Arpa [sic.]. Costa, pur conoscendo tutti gli studi (quarantennali) e i divieti e risarcimenti internazionali nonchè i livelli ematici di avvelenamento riscontrati fra i lavoratori, invece di chiedere per primo il bando della sostanza inesistente in natura, vende la sua autorità per reiterare rassicurazioni – mentendo anche in scandalose assemblee con i lavoratori – che essa non provoca malattie, tumori, malformazioni, alterazioni sessuali … ma sarebbe pressoché innocua o benefica all’uomo. L’abbiamo invano sfidato ad un confronto pubblico tramite un fondamentale documento (depositato in Procura) articolato in 24 dettagliatissimi punti, capi di imputazione quanto meno morali”.

Continua a leggere Industria chimica e PFAS. Il J’accuse della Rete ambientalista

Uvalde, America: tra polarizzazione e decomposizione. Venerdì 17 giugno, ore 18, libreria Calusca, Milano

Venerdì 18 giugno 2022, ore 18:00

UVALDE, AMERICA. TRA POLARIZZAZIONE E DECOMPOSIZIONE

Il gigante dai piedi di argilla, tra guerre per procura all’esterno e disgregazione sociale al suo interno.

Partendo dal massacro avvenuto nella scuola elementare di Uvalde discuteremo della situazione attuale e del suo divenire con Pietro Basso della redazione de Il pungolo rosso.

Sarà possibile seguire e intervenire anche online. Per ricevere il link scrivere a: centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

Poco prima dell’inizio invieremo link e riferimenti a chi li avrà richiesti.

L’incontro avverrà in diretta streaming: https://cox18.noblogs.org/

Leggi anche: Uvalde è l’America, una società in disgregazione, postato il

Le ultime imprese di Elon Musk (Tesla)

Il capitale statunitense più avanzato è competitivo a condizione di continuare a spingere all’indietro, negli stessi Stati Uniti, la condizione operaia e la classe operaia.

Le agenzie di stampa Bloomberg e Reuters hanno portato alla luce le ultime imprese di Elon Musk in materia di organizzazione del lavoro, orari di lavoro e licenziamenti, annunciate ai dipendenti di Tesla dal padrone in persona con alcuni messaggi.

“Tornate a lavorare in ufficio o vi caccio. Lavorate duro e lavorate qui”, così sono stati efficacemente riassunti i primi due messaggi. I destinatari sono impiegati e manager, essendo escluso per gli operai in produzione il lavoro da remoto. Il divieto di ‘smart working’ non è assoluto, ma la possibilità di svolgerlo (in modo parziale) ha una precisa, non negoziabile, condizione: “Tutti quelli che intendono lavorare da remoto devono essere in ufficio per un minimo (e sottolineo ‘un minimo’) di 40 ore a settimana. Questo è meno di quanto chiediamo agli operai in fabbrica”. Chi non ritorna perché non accetta una simile condizione, si ritenga licenziato.

Continua a leggere Le ultime imprese di Elon Musk (Tesla)

Il favoloso mondo della Brexit, 2. Militarismo, militarismo, folle e sanguinario militarismo

Il succo del discorso della Truss è nell’attacco alla politica di Merkel e UE verso la Russia, da gettare alle ortiche subito per imbracciare una politica “assertiva” fatta di attacchi senza tregua al “barbaro” nemico, puntando al suo annientamento.

Uno degli argomenti forti dei piazzisti britannici della Brexit (e dei loro replicanti di destra e di sinistra italiani) è stato e rimane il recupero di sovranità economica e politica. Liberata dai vincoli di Bruxelles, Londra avrebbe, più o meno in breve, riconquistato il vecchio statuto di “regina degli oceani e intraprendente conquistatrice di mercati lontani”.

Noi formulammo, invece, tutt’altra previsione. Data l’asprezza del livello di scontro inter-capitalistico e inter-imperialistico esistente, a crisi irrisolta, sul mercato mondiale, non poteva esserci alle viste, per la Gran Bretagna, nessun “recupero di sovranità nazionale”, semmai il contrario. E così è stato.

Dopo la Brexit, la pretesa dei gangster statunitensi di dettare legge nella loro riserva britannica si è fatta più arrogante che mai in tutti i campi, fino al punto da spingere “The Guardian” a ridicolizzare Johnson come “il barboncino di Trump”. Né le cose sono cambiate con Biden. La Gran Bretagna attende ancora segnali di fumo per quel trattato commerciale speciale con gli Usa a cui aspira, e che è assai difficile che arrivi, almeno fino al “giorno in cui l’Inghilterra busserà ancora una volta alla porta dell’Europa” (questa la pungente considerazione di Sergio Romano).

Continua a leggere Il favoloso mondo della Brexit, 2. Militarismo, militarismo, folle e sanguinario militarismo