La sporca caccia al dragone. Contro la campagna commerciale, diplomatica, politica, ideologica e militare anti-cinese

The U.S. Navy in the Indian Ocean: India's 'Goldilocks' Dilemma - War on  the Rocks

Trent’anni dopo la celebrazione della fine della Guerra Fredda e l’inizio di un nuovo secolo americano, siamo nel pieno di una nuova Guerra Fredda? Sì e no, nel senso che potrebbe anche diventare una guerra rovente …

Il clima delle relazioni internazionali è già da diversi anni segnato dal crescente confronto USA/Cina, con il quale l’imperialismo americano cerca di contenere e bloccare l’ascesa della potenza cinese, con armi economiche, diplomatiche e militari.

Noi denunciamo le iniziative di guerra economica messe in atto dai vari imperialismi occidentali contro la Cina, siano esse volte a colpire l’economia cinese, il suo interscambio commerciale o ad impedire l’accesso alle tecnologie più avanzate, e le vere e proprie provocazioni militari ad opera di Stati Uniti e alleati, che sono non solo minacce, ma preparazioni militari per una possibile guerra contro la Cina.

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No trucks in Colorado. La lotta dei camionisti in solidarieta’ con Roger Lazaro Aguilera-Mederos

Riprendiamo da Noi non abbiamo patria quest’interessante pezzo sulle lotte dei trasportatori negli Stati Uniti in solidarieta’ di un camionista, un giovane immigrato cubano, condannato a piu’ di un secolo di galera per un incidente mortale imputabile, non a lui, ma al mezzo. Ancora l’America che lotta insomma, non quella che opprime: l’altra America.

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Tra discorsi presidenziali su Omicron e inverni di morte annunciati, riemerge il motto I can’t breathe?

Voci dagli States ci dicono che oggi Biden farà uno storico discorso alla nazione su Omicron. Di storico ci sarebbe poco se ci limitassimo a Biden la cui figura grottesca non è dissimile da quella di Trump: il secondo una versione viscida ed invecchiata machista, che vuol assomigliare a David Bowie, il primo pare essere il vecchietto della banda TNT. Ma è così, nella fase dell’ingovernabile non dobbiamo stupirci che sia il grottesco a governare il mondo.

Potrebbe essere storico per il contesto di eccezione in cui questo discorso avverrà. Userà parole del tipo “gli americani non vaccinati avranno un inverno di morte e di ospedali strapieni come risultato della loro scelta di non vaccinarsi…”.

Nello stesso momento una protesta spontanea ed il boicottaggio dei camionisti (sotto padrone) di tutti gli States sta montando col motto “No trucks in Colorado” contro la sentenza a 110 anni di galera emessa da un tribunale di questo stato contro un giovane lavoratore camionista immigrato cubano, il cui truck nel 2019 divenne un truck death improvvisamente per l’assenza di manutenzione ordinaria da parte dell’azienda. Mentre il giovane percorreva i larghi e lunghi tornanti di una interstatale del Colorado, la Interstate 70 Denver, i freni del tir si ruppero completamente e il truck divenne un truck gun che travolse decine di vetture e 4 persone morirono. Era il 26 Aprile 2019.

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Stati Uniti. Gli scioperi del 2021 analizzati nel loro contesto. Le loro cause profonde, di Kim Moody

A differenza di quanti vedono negli Stati Uniti solo il mostruoso conglomerato di poteri che lega Wall Street al Pentagono attraverso la Casa Bianca, nemico n. 1 dell’umanità lavoratrice del globo, noi scrutiamo da sempre con estrema attenzione l’“altra America”, l’enorme massa multinazionale dei proletari e dei semi-proletari, che l’inesorabile declino storico dell’imperialismo yankee sta risvegliando alla lotta attraverso una serie di sussulti e movimenti del più vario genere (da ultimo il Black Lives Matter) dall’impatto internazionale.

In questo testo ricco di elementi di analisi rigorosamente documentati, Kim Moody riflette sull’esperienza degli scioperi del secondo anno di pandemia, e mostra come alla repentina ripresa dell’accumulazione dei profitti corrisponda un’accumulazione di malcontento, lagnanze, collera di svariati settori del lavoro salariato, con un crescente coinvolgimento del “settore privato”, e delle più grandi imprese come Amazon, McDonald’s, J. Deere, Instacart – quel “settore privato” in cui da tanti anni il tasso di sindacalizzazione è precipitato stabilmente sotto il 10%.

Bisogna essere degli ottusi provincialotti (o delle anime morte, o entrambe le cose, perché no?) per non accorgersi di quanti materiali infiammabili si stiano formando tra gli sfruttati e gli oppressi statunitensi, e di come il “considerevole attivismo sociale” ed il crescente “militantismo” che si manifesta oltre Oceano ci riguarda e ci interpella.

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Avete sicuramente già letto articoli sugli scioperi del 2021 [Il riferimento è agli articoli pubblicati il 20, 22, 25 ottobre e 12 novembre su A l’Encontre]. Da un lato sono più numerosi, alcuni in settori dove da tempo non si vedono molti scioperi, come il commercio al dettaglio, l’intrattenimento o le grandi aziende manifatturiere; altri hanno attecchito in settori che negli ultimi anni sono diventati più inclini a scioperare, come la sanità e l’istruzione. I lavoratori di questi settori sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia di Covid-19. Per i commentatori più cauti, si tratta di una “impennata” di scioperi, mentre l’ex Segretario di Stato per il Lavoro Robert Reich ha suggerito fantasiosamente che si trattasse, “alla sua maniera disorganizzata”, di uno sciopero generale (in The Guardian, 13 ottobre 2021). La maggior parte dei resoconti di questa visibile ondata di scioperi li collocano nel contesto della recente contingenza economica.

Le condizioni immediate che incoraggiano lo sciopero coincidono in gran parte con le cause delle significative “carenze” di manodopera. Ad eccezione di coloro che hanno contratto il virus, infatti, molti lavoratori hanno lasciato volontariamente il proprio posto di lavoro, per andare in cerca di un migliore salario e condizioni di lavoro migliori. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) le definisce “uscite” e ne ha registrato un numero senza precedenti: 4,3 milioni nell’agosto di quest’anno. I soli settori del commercio, dei trasporti e dei servizi pubblici, nonché i settori del tempo libero e dell’ospitalità, hanno rappresentato quasi la metà di queste “fuoriuscite”[1]. Inoltre, i licenziamenti nel settore privato sono diminuiti rispetto all’anno precedente ed i posti vacanti sono aumentati di oltre due terzi a 9,6 milioni, mentre le assunzioni sono rimaste pressoché invariate [2]. I padroni hanno bisogno di più lavoratori, e i lavoratori sono diventati più selettivi e assertivi.

Mentre alcuni parlano di “grande rassegnazione” a causa di tutte le “dimissioni”, altri parlano di “grande insoddisfazione” a causa della rabbia di fondo che porta all’azione, sia essa rassegnazione o sciopero. Da un lato, il tasso di dimissioni è aumentato più o meno costantemente dai primi segnali di ripresa dopo la grande recessione del 2008-2010. D’altra parte, un sondaggio Gallup condotto nel marzo 2021 ha rilevato che il 48% della “forza lavoro statunitense è attivamente alla ricerca di un lavoro o è alla ricerca di un’opportunità”, una percentuale ben superiore al 2,9% che si dimette effettivamente [3]. Quindi, l’insoddisfazione lavorativa ha regnato per qualche tempo nella forza lavoro prima di raggiungere il massimo storico nell’agosto 2021. Per questo motivo, credo sia più utile pensare al tasso di “abbandono” come ad un sintomo dell’insoddisfazione sul lavoro, da un lato; ad una propensione a riporre maggiore fiducia nel partecipare a un’azione, dall’altro, piuttosto che ad una causa diretta degli scioperi.

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Perche’ negli USA le morti per Covid hanno superato quelle per AIDS, di S. W. Thrasher

In visita all’installazione di arte pubblica ‘In America: Remember’, in memoria delle vittime del Covid, a Washington, DC. – sabato, 18 settembre Washington, DC. Credit: Kent Nishimura – Los Angeles Times/Getty Images

Abbiamo tradotto questo articolo da “Scientific American” perché è utile ad oggettivare la portata della pandemia in atto rispetto a quella precedente di Aids. Ed è altrettanto utile per ragionare su entrambe in termini globali, con una netta distinzione – anche per ciò che riguarda la tutela della salute – tra paesi imperialisti e paesi dominati dall’imperialismo. Va detto, però, che l’autore rivela una buona dose di superficialità quando si dice “perplesso” sul modo in cui gli Stati Uniti hanno sprecato i “vari vantaggi” che avevano nell’azione di contrasto al Covid 19. Almeno tre fattori sono chiaramente identificabili ad occhio nudo: 1) l’inesistenza di un sistema sanitario pubblico, non nel senso di statale, ma nel senso di centrato sulla prevenzione delle malattie (e tanto più delle epidemie) e sulla tutela della salute della popolazione lavoratrice, e non mediato dal pagamento in contanti; 2) la presenza di una quota importante di appartenenti alle classi lavoratrici che hanno uno stato di salute largamente compromesso a causa sia di una pessima alimentazione, sia di uno stress da lavoro che è tra I massimi al mondo; 3) la speciale forza che ha negli Stati Uniti l’Internazionale negazionista-complottista che, con Trump alla Casa Bianca, ha per alcuni mesi ostacolato le misure necessarie al contenimento della pandemia, usando come un’arma politica anti-cinese la sua esplosione, e tutt’ora sponsorizza (come nota Thrasher) anche pratiche di diffusione intenzionale del virus.

Si sa che negli Stati Uniti quasi 800.000 persone sono morte di COVID-19. Se la tendenza attuale continua – speriamo di no – nel 2022 altre centinaia di migliaia di persone potrebbero morire di COVID, mentre le 15.000 persone che hanno contratto l’HIV potrebbero morire per qualsiasi altra causa.

Vale la pena di confrontare e riflettere su queste cifre terribili, ma con qualche precisazione. In primo luogo, il considerare i decessi in termini di numeri alla rinfusa appiattisce ciò che sta realmente accadendo.

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Polonia, Europa, Mondo. Un nuovo attacco internazionale contro le donne, le loro lotte e le lotte di tutti gli sfruttati – Comitato 23 settembre

Abortion law reform was the last straw, say campaigners – EURACTIV.com

Riceviamo e volentieri rilanciamo.

Polonia, Europa, Mondo. Un nuovo attacco internazionale contro le donne, le loro lotte e le lotte di tutti gli sfruttati.

La Polonia è oggi la punta di lancia dell’attacco internazionale che ha di mira non solo l’autodeterminazione delle donne in tutto il pianeta, ma anche il controllo e l’irregimentazione del mondo degli oppressi, a cominciare da chi si oppone ai governi e ai loro programmi di ripresa dell’accumulazione dei profitti.

Che la Polonia sia la patria dell’oscurantismo è ormai noto, che le donne polacche stiano conducendo da anni una battaglia di massa per ottenere il diritto di decidere sui loro corpi ed essere assistite nell’interruzione di gravidanza anche. Ma ora è in atto un nuovo, più forsennato attacco di cui si è fatto promotore il movimento Pro-right to life (Per il diritto alla vita), guidato da una delle più influenti organizzazioni oscurantiste polacche, ampiamente collusa con la chiesa cattolica e il governo di quel paese.

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