Se Il Capitale fosse stato scritto oggi

di Pietro Basso (*)

Image result for The Triumph of Death

Ogni grande opera dell’ingegno umano risente, inevitabilmente, del suo tempo. Questo è vero anche per Das Kapital, un monumento dell’ingegno umano che non perde forza né attualità con il passare del tempo, e semmai, sull’essenziale, ne acquista. E tuttavia chi lo affronta non può non sentire fin da subito, nella forma dell’esposizione anzitutto, l’eco delle dispute scientifiche e culturali di metà Ottocento. Non mi riferisco tanto allo stile della scrittura che ricevette un’impensabile stroncatura senza appello proprio dalla più acuta allieva di Marx, Rosa Luxemburg, che in una lettera del marzo 1917 ebbe a scrivere: “il famosissimo primo volume del Capitale di Marx, con il suo sovraccarico di ornamenti rococo in stile hegeliano, per me adesso è un orrore”[1]. Mi riferisco piuttosto alla struttura, alla sequenza della esposizione della materia. E, nello specifico, al modo in cui la materia è organizzata e esposta nel I Libro. Pongo la questione nel modo più chiaro possibile: perché Marx comincia dalla immane raccolta di merci, cioè dal modo di produzione capitalistico già formato, dal capitale-merce come risultato del processo di sviluppo dei rapporti sociali capitalistici, e non invece dalla cosiddetta accumulazione originaria, e cioè dal punto di partenza del modo di produzione capitalistico? Cosa l’ha obbligato a fare questa scelta? Continua a leggere Se Il Capitale fosse stato scritto oggi

Ai lavoratori degli appalti Fincantieri/To Subcontract Workers

[ENGLISH VERSION]

Lavoratori degli appalti,

in Italia è in corso da anni una lotta che vi riguarda da vicino: la lotta dei lavoratori della logistica, in grandissima parte immigrati.

Vi riguarda da vicino perché è una lotta contro condizioni di lavoro semi-schiavistiche, molto simili a quelle che si vivono, spesso, anche in questo cantiere, contro la precarietà (il lavoro a scadenza), contro il mancato pagamento dei salari, contro le violazioni ai contratti collettivi, contro la presenza di forze mafiose negli appalti e nelle cooperative.

Con l’unità tra lavoratori immigrati di molte nazionalità (del mondo arabo, dell’Asia, dell’Est Europa) e lavoratori italiani, con l’auto-organizzazione dei lavoratori nel SI-Cobas, con scioperi forti e determinati, questa lotta contro padroni potenti come TNT, DHL, Ikea, Granarolo, Lega Coop, SDA, GLS, BRT, etc. ha ottenuto risultati importanti sul salario, gli orari, il rispetto dei contratti, la continuità del lavoro. E ha posto una grande questione che riguarda tutti i lavoratori degli appalti: l’assunzione dei lavoratori degli appalti da parte delle imprese committenti.

Da questa lotta è nato il libro/DVD “Carne da macello”, che sarà presentato …

VENERDÌ 23 GIUGNO, ALLE ORE 18 NELLA SALA A PIANO TERRA DEL MUNICIPIO DI MARGHERA

 Verranno a presentarlo i protagonisti di queste lotte:

  •  Abdellhillha (Abdullah) Lobi
  • Pape Ndiaye
  • Peppe D’Alesio
  • Simone Carpegiani
  • Aldo Milani (SI-Cobas National Coordinator)

 

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
piazzale Radaelli 3, Marghera – comitatosostegno@gmail.com

Nel vivo ricordo del compagno Paolo Turco

Abbiamo appreso con dolore la notizia della morte di Paolo Turco, e ci stringiamo con affetto ad Alba, la sua compagna di una vita, ai suoi figli, e ai compagni del Nucleo comunista internazionalista.

Le nostre strade si erano separate da un decennio, ma abbiamo ben vivo dentro di noi il ricordo di un lungo cammino di militanza comune, nel quale molto abbiamo appreso da lui sui fondamenti del marxismo, sulla battaglia anti-stalinista della Sinistra, e sulle vicende sociali, politiche e ideologiche degli ultimi decenni (basterebbero, per tutti, i suoi contributi sulla Jugoslavia e sulla crisi dell’Urss). Altrettanto vivo è il ricordo di molti momenti di vera convivialità passati insieme, spesso in allegria e passeggiando negli amati boschi di Cividale, da compagni di lotta e da amici, discutendo di tutto e del suo contrario, in piena libertà.

L’isolamento di cui i marxisti soffrono da decenni non ci ha aiutati a mantenere un terreno di dialogo costruttivo, spingendo Paolo a polemiche contro di noi che non abbiamo apprezzato. Ma proprio in virtù della comune esperienza e del grande debito di riconoscenza che sentiamo nei suoi confronti, vogliamo ricordarlo in uno dei suoi periodi più felici, attraverso un testo circolato finora solo in un limitato circuito interno, che ci fa piacere portare a conoscenza di un pubblico più vasto privandolo dello schermo dell’anonimato. Un testo scritto circa vent’anni fa, che stavamo studiando di nuovo in questi giorni, in cui si mette in luce, in maniera originale, la concomitanza e la complementarità tra Lenin e Luxemburg sul tema cruciale sempre ritornante del rapporto tra partito (organizzazione di partito) e movimento della massa della classe lavoratrice. Un testo solido, profondo, come lo sono stati veramente tanti dei suoi lavori sui più svariati argomenti, nel quale parla di una ricerca storica e teorica progettata in comune e rimasta purtroppo incompiuta.

Sì: una ricerca, perché sarebbe ingiusto collocare il compagno Paolo tra i meri ripetitori della ‘lezione di Bordiga’. Insieme a lui e ad altre compagne e compagni ora sparsi nelle più varie direzioni, abbiamo accarezzato il sogno di far incontrare e fondere la tradizione più coerentemente rivoluzionaria, e perciò internazionalista, delle tre Internazionali, con la genuina spinta di ribellione e di lotta degli “anni del 68” (e seguenti, molto seguenti…), con lo sguardo attento, e pienamente solidale, alle sollevazioni degli sfruttati del Sud del mondo. Per la preponderanza delle circostanze oggettive avverse e anche per le nostre insufficienze, questo sogno, che lo ‘scettico’ Paolo condivideva, non si è avverato. Ma siamo sicuri, e fieri, di avere comunque lavorato insieme, senza risparmio, per la rinascita del movimento proletario comunista.

La redazione de “il cuneo rosso”

dd

Alcune note introduttive al tema Luxemburg
di Paolo Turco (*)

Qui di seguito alcune note introduttive al tema Luxemburg come lo vedo io (quindi esente da dogmatica ex cathedra). Si tratta solo di suggerimenti per uno studio che andrà fatto ed il cui tema non è il “rapporto Lenin-Luxemburg”, ma la questione del partito da punto di vista storico, il che vuol dire “in generale” e “nel concreto”.

Il testo di Lenin [il riferimento è ad Un passo avanti e due indietro. Risposta di V. I. Lenin a Rosa Luxemburg – n.], passato alla Seconda Internazionale per la pubblicazione ed il vaglio, era stato da questa “scartato”. Kautsky, cui allora Lenin si riferiva come esponente dell'”ortodossia”, non lo avallò; del pari la Luxemburg, ma per ben diverse ragioni. Al primo bruciavano le ragioni rivoluzionarie di Lenin, alla seconda l’incongruenza (a suo parere) con esse.

È vero che nella replica della Luxemburg, come annoterà Lenin, ci sono troppe “generalità” contro il “concreto” (la concreta necessità di separarsi dalla dottrina riformista menscevica). Un assoluto centralismo era necessario non per sostituirsi all’attività spontanea delle masse in senso rivoluzionario, ma per liberarla. Qui il grande senso della dialettica in Lenin. Vero, però, che le formulazioni “concrete” per una fase data (come poi Lenin dirà) si colorano nel ‘Che fare?‘ di certi tratti di assolutizzazione generalizzante a partire dal contesto russo. La Luxemburg scrive su ciò [nel testo del 1904 Centralismo o democrazia?]: “Non vi è alcun dubbio che una forte tendenza centralistica è in generale immanente alla social-democrazia. Sorta sul terreno economico del capitalismo, che è di sua natura centralistico, e costretta alla sua lotta entro la cornice del grande Stato borghese centralizzato, la socialdemocrazia è dalla nascita avversaria dichiarata di ogni particolarismo e di ogni federalismo nazionale. Chiamata a rappresentare gli interessi generali del proletariato (…), essa ha ovunque la naturale aspirazione a unire tutti i gruppi nazionali, religiosi, professionali della classe operaia… Continua a leggere Nel vivo ricordo del compagno Paolo Turco

Riforma costituzionale. La posta in gioco siamo noi

 

145724710-2d1b5c81-3fb9-4b79-b589-d62f8416562d

Un Senato non-eletto, composto da una cricca di notabili delle regioni. Una Camera ai comandi dei governi, che si scelgono presidenti della repubblica e corti costituzionali. Accentramento di competenze ora regionali, come energia e ambiente. Via gli strumenti di democrazia diretta come i referendum abrogativi. “Governabilita’” insomma.

Governo forte. Forte perche’? E con chi?

C’e’ tanta propaganda sul referendum del 4 dicembre. Renzi mente. Non saranno ridotti i costi della politica, la “semplificazione” non e’ un gesto d’amore verso i cittadini. Sul fronte del no, Berlusconi e D’alema farebbero in realta’ una riforma come quella di Renzi, o peggio. Grillini e Lega si sperticano per il “popolo”, ma non fanno i suoi interessi. Grillini e Lega corteggiano Trump e il leader del movimento di ultra-destra britannica Farage, gente che il “popolo” lo usa e poi lo butta via.

La propaganda fa schifo. Ma noi, lavoratori, giovani, immigrati, dobbiamo capire qual’e’ la posta in gioco con la riforma costituzionale. Perche’ la posta in gioco e’ grande per noi.

Dietro la riforma ci sono dei poteri forti: il governo USA, l’UE, la finanza internazionale. Pero’ non e’ che ci sia il capitale globale da un lato e l’Italia dall’altro. Questa e’ la frottola raccontata da Lega e Grillo. E anche da Renzi, che fa finta di litigare con l’“Europa delle banche” perche’ la gente lo segua e voti “si”. In Italia, come ovunque, non siamo tutti uguali. Ci sono le classi. E la classe che comanda vuole la riforma. “Lo spirito della riforma e’ nel DNA di Confindustria”, ha detto il suo presidente.

La riforma deve consolidare gli “sforzi fatti per aumentare la produttivita’ e rafforzare la crescita”, dice l’agenzia di rating Fitch. Ce li ricordiamo, questi sforzi.

Continua a leggere Riforma costituzionale. La posta in gioco siamo noi

Sullo sciopero generale in India

Workers from various trade unions shout slogans during an anti-government protest rally organised as part of a nationwide strike in Mumbai

[Articolo preso da http://www.combat-coc.org/, foto da telesur e bbc]

India, 2 settembre 2016, i sindacati calcolano che 180 milioni di lavoratori indiani abbiano protestato contro la politica “anti-operaia, anti-popolare” del governo di centro destra NDA (Alleanza Nazionale Democratica) capeggiato dal partito BJP del primo ministro di Narendra Modi “che sta portando la vita di tutti i lavoratori e l’economia nazionale verso il disastro”.

È il 4° sciopero generale dal 2009, il maggiore sciopero mai visto al mondo, che ha coinvolto un numero di salariati pari a metà della popolazione degli Usa, e maggiore a quella complessiva di UK, Canada e Australia; esso ha arrecato un danno per la classe al potere che sarebbe di circa 2,4 miliardi di €. Continua a leggere Sullo sciopero generale in India