Napoli, 5 novembre – Tutte e tutti in piazza al fianco dei disoccupati in lotta del 7 novembre / SI Cobas


Guerra, aumento di bollette e prezzi, recessione, precarietà,
licenziamenti e disoccupazione, razionamento dell’acqua in estate e del gas d’inverno, repressione contro chi lotta, crisi climatica con caldo torrido e conseguenti alluvioni, nuove misure di disciplinamento, riarmo generalizzato e miliardi alle spese militari: questo il quadro in cui il nuovo Governo Meloni, legittimato da “una nuova investitura popolare” affonderà altri colpi fatti di lacrime e sangue.

Contrariamente ai piagnistei e al disfattismo di una certa “sinistra”, la recente tornata elettorale in realtà ci consegna un quadro della situazione per molti aspetti inedito: l’aumento dilagante dell’astensione soprattutto nei settori proletari, e per certi versi lo stesso consenso a favore dei 5 stelle nei territori del Sud maggiormente colpiti dalla crisi come forma istintiva di autodifesa contro l’attacco concentrico al reddito di cittadinanza e a tutte le residue tutele sociali, dimostrano come il rifiuto di classe verso le politiche di macelleria sociale portate avanti in questi decenni dai governi di destra, di centro, di sinistra e “tecnici”, sia esteso e diffuso come mai prima d’ora.

Chi vuole realmente porsi l’obbiettivo di rilanciare l’opposizione di classe deve porsi il compito di trasformare questo malessere ancora passivo e silenzioso in mobilitazione, lotta e protagonismo di classe.
La crisi generale e globale del sistema capitalista al Sud ha ricadute ancora più gravi in termini di sfruttamento e miseria, e solo l’unità di classe potrà essere capace di rispondere all’attacco in corso.
Mentre il dibattito attorno al reddito di cittadinanza continua tra gli attacchi di chi vorrebbe eliminarlo e chi lo difende da un punto di vista meramente assistenziale, il governo Draghi ne già ha deciso la revoca per tutti coloro che negli ultimi 10 anni abbiano avuto una sentenza passata in giudicato, privando quindi di questo sostegno minimo migliaia di famiglie, con una logica punitiva e ritorsiva.

Intanto le centinaia di disoccupati che si sono organizzati per rivendicare il salario garantito tramite progetti per il lavoro socialmente necessario hanno proseguito in quasi totale solitudine la lotta e la mobilitazione durante la tutta la campagna elettorale, e, dopo una serie interminabile di rinvii e impegni non mantenuti da parte delle istituzioni, sembra che inizino ad intravvedere finalmente la luce della chiusura della loro vertenza. Una luce che, per non tradursi in un ennesimo abbaglio, necessita, oggi più che mai, del supporto attivo di tutto il movimento di classe, in primis di quelle esperienze di lotta operaia che in questi anni hanno saputo resistere agli attacchi padronali e al clima generale di riflusso.

Conosciamo tutte e tutti la lotta radicale, conflittuale, quotidiana e generale che a Napoli da oramai diversi anni si è sviluppata attorno alla forza del movimento dei disoccupati organizzati che abbiamo sostenuto da sempre e che si è in molteplici occasioni rivelata un prezioso appoggio anche per le lotte e le vertenze dei lavoratori della logistica nel centro-nord. Siamo stati fianco a fianco in tante mobilitazioni, su tutte quella dei lavoratori FedEx, fino a Roma fuori Montecitorio, oltre che nelle battaglie quotidiane a Napoli fuori e dentro i luoghi di lavoro.

La lotta dei disoccupati e delle disoccupate organizzate di Napoli è stata capace di rompere la contrapposizione tra lavoratori occupati e disoccupati, di unire la rivendicazione del salario diretto alle mobilitazioni in difesa dei servizi sociali, di contrastare la contrapposizione, creata ad arte dai padroni e dalle loro istituzioni, tra la difesa del lavoro e la tutela dell’ambiente.
Non è un caso che il SiCobas e il movimento dei disoccupati siano stati negli ultimi anni il principale bersaglio degli attacchi repressivi tra arresti, denunce, processi, multe, avvisi orali e teoremi delle Procure con accuse di associazione per delinquere e di pericolosità sociale.

La forza di questo movimento è non tanto e non solo la costanza della lotta, ma anche e soprattutto la totale autonomia politica da qualsiasi partito borghese e da qualsiasi utilizzo delle mobilitazioni in chiave elettorale e istituzionale.
È questo che fa più paura allo Stato e ai padroni: il messaggio e l’esempio lanciato da questa vertenza a migliaia di proletari e disoccupati condannati a una vita d’inferno nelle periferie abbandonate dallo stato in condizioni di degrado e di miseria estrema, che sia possibile riprendersi il diritto a un salario e a una vita dignitosa con la lotta, rifiutando sia il ricatto della clientela politiche, sia la condanna all'”arte di arrangiarsi”…
Rompere la contrapposizione tra Nord e Sud, rompere la divisione tra lavoratori italiani e immigrati, rafforzare l’unità di classe, essere al fianco dei disoccupati, generalizzare la mobilitazione sociale in questo paese e rafforzare l’unità delle lotte.

Siamo convinti che – anche a seguito dei risultati elettorali del 25 Settembre – la principale opposizione all’attuale corso catastrofico delle cose potrà essere costruita solo dalla mobilitazione e dall’organizzazione dei lavoratori e lavoratrici, occupati e non, precari, giovani, studenti proletari e strati popolari impoveriti dalla crisi; contro il carovita, l’inflazione e la guerra; contro le grandi opere pubbliche inutili e nocive; contro la produzione crescente di sostanze inquinanti; contro la crisi ambientale e climatica; contro la guerra, la propaganda di guerra e lo spettro sempre più tangibile di nuovo, devastante conflitto militare su scala globale.

Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici del Si Cobas e di tutte le organizzazioni di base alla massima partecipazione e sostegno concreto alla lotta ed alla mobilitazione.
Per un salario garantito per lavoratori e disoccupati.
Per ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.
Per lavorare tutti e lavorare meno!
Per un piano straordinario per il lavoro stabile e a salario pieno, finalizzato alla realizzazione di progetti necessari non al profitto ma ai bisogni sociali!
#Napoli #7nov #Lavoro #5nov #167scampia






Berlino, 1 ottobre, manifestazione contro la guerra in Ucraina / le lettere di saluto di TIR e SI Cobas, in risposta al MLPD (italiano- english)

Cari compagni, cari amici,

quest’anno il Movimento delle Manifestazioni del Lunedì e l’Alleanza Internazionalista si riuniscono per una manifestazione con lo slogan: “Non paghiamo le vostre tasse”. Si riuniscono per una manifestazione con lo slogan: “Non pagheremo le vostre guerre – ci ribelliamo alle vostre guerre!”

La manifestazione si terrà sabato 1° ottobre a Berlino e inizierà alle 12.00 alla fermata del tram e della

metropolitana Gesundbrunnen (nella piazza antistante la stazione).

Di fronte all’attuale situazione politica mondiale, l’appello afferma chiaramente che: “Condanniamo con forza la guerra della Russia contro l’Ucraina; stiamo dalla parte del popolo ucraino, così come dalla parte del popolo russo. Ma allo stesso tempo, ci opponiamo anche all’illusione che la NATO si sia trasformata in un angelo della pace e che l’intensificazione e l’estensione della guerra con la fornitura di armi possa essere nell’interesse dei lavoratori e della popolazione dell’Ucraina.

È vero il contrario: È una guerra ingiusta da entrambe le parti. Il pericolo di una “grande” guerra, una terza guerra mondiale condotta con armi nucleari, è una minaccia molto reale”.

Scendiamo in piazza con le seguenti richieste:

– Resistenza attiva contro gli armamenti, la militarizzazione e le conseguenze sociali ed ecologiche!

– Arresto immediato delle operazioni di combattimento! Ritiro immediato della Russia dall’Ucraina, ritiro di tutte le truppe NATO e delle loro armi dall’Europa orientale! Nessuna fornitura di armi all’Ucraina!

– Respingiamo il fondo speciale di 100 miliardi di euro per armare la Bundeswehr (l’esercito federale tedesco), così come l’obiettivo del 2% della NATO. Bundeswehr – fuori da scuole, sport, uffici di collocamento, attività ricreative e assistenza sanitaria!

– No allo spostamento degli oneri della crisi sulle nostre spalle! Per le integrazioni salariali e la compensazione dell’inflazione su tutte le prestazioni statali! La sovrattassa sul gas deve essere abolita!

– Per una radicale protezione dell’ambiente! Per la completa conversione alle energie rinnovabili! Trasporto pubblico locale gratuito!

– Non abbiamo nulla in comune con i neofascisti e i Querdenker (“pensatori trasversali”).

Se la vostra presenza personale non fosse possibile, saremmo lieti se inviaste un messaggio di saluto alla manifestazione.

Vi mandiamo un saluto di solidarietà e vi auguriamo un grande successo nelle vostre lotte!

Anton Weil

Dipartimento Internazionale MLPD (Marxistisch–Leninistische Partei Deutschlands)

Ai Compagni del MLPD

La nostra organizzazione, la Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, saluta con calore la manifestazione contro la guerra che si terrà a Berlino il giorno 1 ottobre alla quale state lavorando insieme ad altri organismi.

Accogliamo con la massima convinzione l’appello che lanciate all’unità del proletariato di tutti i paesi contro la guerra in Ucraina, e contro le altre guerre capitalistiche in preparazione o in corso. Anche noi siamo allo stesso tempo dalla parte dei lavoratori ucraini e dei lavoratori russi, perché riteniamo che questa guerra vada contro gli uni e gli altri, sia la rovina degli uni e degli altri. Anche noi siamo allo stesso tempo contro la NATO, il governo russo e il governo ucraino. Anche noi siamo perché cresca la mobilitazione di massa a livello internazionale per fermare questa guerra e la corsa al riarmo, ed impedire che questo sia l’innesco di una terza apocalittica guerra mondiale.

Anche noi siamo certi che solo l’unità proletaria internazionale e la lotta di ciascuna sezione del proletariato mondiale contro i propri governi nazionali potrà porre fine alle guerre tra nazioni. Siamo nel solco dell’insegnamento di Lenin e di Karl Liebknecht, siamo nel solco delle loro parole d’ordine, delle loro posizioni, delle loro analisi sulle guerre imperialiste. Per questo da prima ancora che la guerra scoppiasse abbiamo concentrato la nostra propaganda e la nostra agitazione contro il “nostro” governo, il governo Draghi, la sua decisione di raddoppiare le spese militari, il suo schieramento in prima fila nell’allargamento della guerra, e continueremo questa attività contro il governo delle destre che si prepara a sostituirlo. Qui in Italia abbiamo preso parte e tutte le più significative iniziative contro la guerra, e stiamo lavorando intensamente a che prenda forma un’area internazionalista militante.

Il proletariato cosciente e i rivoluzionari non possono non desiderare la disfatta dei propri governi nelle guerre imperialiste dato che l’obiettivo di questi conflitti non ha nulla a che vedere con la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, i loro diritti all’emancipazione, le loro lotte contro oppressione e sfruttamento. Questa guerra in Ucraina tra NATO e Russia sulla pelle della popolazione ucraina, e le guerre capitalistiche in genere, hanno il solo obiettivo della conquista, dell’accaparramento di risorse, delle aspirazioni della finanza e del capitale, dell’inasprimento dello sfruttamento capitalistico. Siamo del tutto coscienti che nel paese che perderà la guerra i proletari faranno la fame, se non la stanno già facendo, e che nel paese che vincerà la guerra i proletari faranno la fame allo stesso modo.

Lavoriamo e scendiamo in lotta perché i proletari ucraini, russi, europei, americani e di tutto il mondo fraternizzino e si uniscano per un unico scopo: l’abbattimento del capitalismo. Nei pensieri e nei sentimenti di ogni proletario cosciente, nell’opera e nel lavoro di ogni organizzazione realmente internazionalista, deve rafforzarsi la convinzione che questa guerra, iniziata tra governi borghesi e per i loro esclusivi interessi, possa terminare con la disfatta di tutti loro e con l’inizio di una nuova fase della lotta al capitalismo.

28 settembre 2022

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

To the MLPD comrades

Our organisation, the Revolutionary Internationalist Tendency, warmly welcomes the anti-war demonstration in Berlin on 1 October that you are working at together with other organisations.


We welcome with the utmost conviction your call for the unity of the proletariat of all countries against the war in Ukraine, and against other capitalist wars in preparation or in progress. We too are at the same time on the side of the Ukrainian workers and the Russian workers, because we believe that this war is against both, it is the ruin of both. We are also at the same time against NATO, the Russian government and the Ukrainian government. We too are for mass international mobilisation to stop this war and the arms race, and to prevent this from being the trigger for a third apocalyptic world war.


We too are certain that only international proletarian unity and the struggle of each section of the world proletariat against their national governments can put an end to wars between nations. We are in the line of the teaching of Lenin and Karl Liebknecht, we are in the line of their watchwords, their positions, their analyses of imperialist wars. That’s why even before the war broke out we have been focusing our propaganda and agitation against ‘our’ government, the Draghi government, its decision to double military spending, its front-row deployment in expanding the war, and we will continue this activity against the right-wing government that is preparing to replace it. Here in Italy we have taken part in all the most significant anti-war initiatives, and we are working hard to see a militant internationalist area take shape.


The conscious proletarians and the revolutionaries cannot fail to wish for the defeat of their governments in imperialist wars since the objective of these conflicts has nothing to do with the freedom and self-determination of peoples, their rights to emancipation, their struggles against oppression and exploitation. This war in Ukraine between NATO and Russia on the skin of the Ukrainian people, and capitalist wars in general, have the sole objective of conquest, the hoarding of resources, the aspirations of finance and capital, the exacerbation of capitalist exploitation. We are fully aware that in the country that will lose the war the proletarians will starve, if they are not already starving, and that in the country that will win the war the proletarians will starve in the same way.


Let us work and go into struggle so that Ukrainian, Russian, European, American and world proletarians fraternise and unite for one common purpose: the overthrow of capitalism. In the thoughts and feelings of every conscious proletarian, in the work and action of every truly internationalist organisation, the conviction must be strengthened that this war, which began between bourgeois governments and for their exclusive interests, can end with the defeat of all of them and the beginning of a new phase in the struggle against capitalism.

28 September, 2022

Revolutionary Internationalist Tendency

Dear MLPD comrades.

Thank you for your invitation to the Berlin demonstration. We are unable to participate in person, but ss SI Cobas we want to send a strongly felt solidarity message to the October 1st demonstration in Berlin against the war, called by the Internationalist Alliance.

The war on Ukraine is the war between two imperialist camps, vying for their dominance over Ukraine, which means over Ukrainian workers and natural resources – in combination with the Ukrainian capital. Ukrainian workers are both the booty, for the huge surplus value that their qualified and cheap labour can create, and the cannon fodder on both sides of the front.

The working class must grow from being the object of conquest and the cannon fodder for the contending gangs of their exploiters into a class conscious of the need to organise independently and internationally, to wage its own war against the war and against capitalism that generates it, for a society with no exploiters and no exploited classes.

We are very far from this, but the very sufferings that the war is causing – first and foremost among Ukrainian people but increasingly among Russian workers and youth, and among European workers for their worsening conditions – must lead a growing number of workers to stand up against their governments and exploiters, and to unite internationally.

We share the aims and slogans of your October 1st Berlin demonstration. After the 20 May strike against the war we are going to organise a general strike on December 2, together with other militant unions, against the war and rearmament, and against the worsening living conditions. Italy’ coming right-wing government will only increase the need for a strong working-class opposition.

Long live international workers’ solidarity!

We wish full success for the Berlin demonstration!

SI Cobas International Solidarity Committee

Stati Uniti: cresce l’opposizione dei ferrovieri all’accordo di svendita voluto da Biden&Co.

Lo scorso fine settimana l’economia statunitense ha corso il grosso “rischio” di fermarsi per uno sciopero generale nazionale dei ferrovieri, ma provvidenzialmente, per la violenta pressione dell’amministrazione Biden, si è arrivati ad un accordo-bidone che sta ricevendo un ampio rifiuto da parte dei ferrovieri. Su questa vicenda, riceviamo e volentieri riprendiamo dal World Socialist Web Site un articolo di Tom Hall che documenta la ribellione in atto di tanti ferrovieri statunitensi contro l’ipotesi di accordo. Chi leggerà, apprenderà cose che neanche noi conoscevamo sulle condizioni vessatorie a cui debbono sottostare questi proletari e sulle rivendicazioni che da tali condizioni stanno emergendo con forza. Anche negli Stati Uniti, la ripresa delle lotte passa necessariamente per lo sbaraccamento totale delle burocrazie sindacali da parte della massa dei proletari risvegliata a sé stessa. (Red.)

https://www.wsws.org/en/articles/2022/09/19/rail-s19.html (originale inglese)

https://www.wsws.org/fr/articles/2022/09/20/chem-s20.html (versione francese)

Lavoratori delle ferrovie: diteci cosa ne pensate dell'accordo con la Casa Bianca. Contattateci compilando il modulo in fondo a questa pagina. Contattate il comitato di base dei lavoratori ferroviari all'indirizzo railwrfc@gmail.com.

L'opposizione dei ferrovieri all'accordo di svendita concluso giovedì scorso con i sindacati e la mediazione dalla Casa Bianca per scongiurare uno sciopero nazionale, continua a crescere.

L'accordo non dà soluzione a nessuno dei reclami dei lavoratori ed è essenzialmente un rimaneggiamento dei termini contrattuali proposti dal Presidential Emergency Board (PEB) di Biden - prevede un solo giorno di malattia pagato all’anno, e tre giorni di malattia non pagati (invece che zero). In effetti, i funzionari sindacali hanno ammesso la scorsa settimana che non esiste ancora un accordo formale, e non ci sarà per diverse settimane, facendosi così beffe del principio "niente contratto, niente lavoro".

L'accordo [l’ipotesi di accordo] viola lo schiacciante pronunciamento di oltre 100.000 ferrovieri per uno sciopero finalizzato ad ottenere un contratto che soddisfi le loro esigenze, espresso in un incontro nazionale online mercoledì notte da 500 lavoratori, sponsorizzato dal Comitato di base dei lavoratori delle ferrovie (Railroad Workers Rank-and-File Committee). L'assemblea ha approvato una risoluzione che avverte i sindacati che “qualsiasi tentativo di forzarci ad applicare contratti che non accettiamo e che non sono stati votati, o di farci lavorare senza contratto, violerà le chiare istruzioni date dai lavoratori."

I sindacati speravano che l'annuncio dell'accordo avrebbe portato l'umore militante e determinato che c’è tra i lavoratori a cedere ad un sentimento di scoraggiamento. Ed invece non è andata in questo modo. I lavoratori sono furiosi per il tradimento e determinati a resistere.
Un segnalatore di Galesburg, Illinois, che ha partecipato alla riunione di mercoledì, ha detto al WSWS: “Se il sindacato ci rappresenta, deve rappresentarci. È una cazzata che hanno raggiunto un accordo provvisorio e l'hanno detto alla CNN prima di dirlo a noi. Tutti quelli con cui ho parlato di questo ‘accordo di principio’ hanno sostenuto che siamo stati venduti. Abbiamo già detto che avremmo aspettato [di conoscere i termini dell’accordo] e poi avviato una petizione. Non vogliamo più che la grande loggia [il quartier generale nazionale della Confraternita dei segnalatori ferroviari] entri nel nostro processo decisionale.

“A causa del Railway Labor Act [la legge sul lavoro nelle ferrovie], queste società e i sindacati stanno vedendo come possono farla franca. La nostra assistenza sanitaria diventerà più costosa. La cosa più importante per noi è la retribuzione, su questo c’è un consenso generale. Siamo sottopagati come ramo della sicurezza di BNSF. Qualsiasi problema, anche minimo, sorga con i passaggi a livello o con gli scambi, noi siamo personalmente responsabili di ciò che accade nei confronti della FRA [Federal Railroad Administration]. Se siamo responsabili, dovremmo essere pagati per questo. Il salario è una questione importante. Io ho anche un grosso problema personale con le telecamere che monitorano la nostra guida. Non è una cosa orribile (in sè), ma le telecamere sono state utilizzate da BNSF come strumento utile per attuare licenziamenti, e non per accrescere la sicurezza dei treni".

Un altro lavoratore di Galesburg ha detto: “Queste grandi logge non rappresentano i lavoratori che dovrebbero rappresentare. Tutto quello che è successo venerdì è che i sindacati hanno deciso di consegnare una vittoria a Biden, e probabilmente sono stati pagati sottobanco, o hanno ricevuto la promessa di un lavoro comodo dopo che avranno cessato di essere funzionari sindacali. È tempo che i lavoratori delle ferrovie si alzino e combattano per le nostre famiglie e i nostri mezzi di sussistenza! Questa raccomandazione del Consiglio presidenziale di emergenza è spazzatura!”

Numerosi sondaggi condotti sui social media mostrano che una schiacciante maggioranza dei ferrovieri è contraria all'accordo. Due sondaggi di Facebook condotti tra gli addetti alla manutenzione hanno mostrato che i lavoratori contrari all'accordo vanno dall'88% al 93%.
La risoluzione di mercoledì [del Comitato di base] viene ampiamente letta e distribuita. "Si sta diffondendo nelle sedi sindacali e su Facebook", ha detto un membro del comitato al WSWS. "Tutti ne parlano".

Anche una lettera di un anonimo ferroviere californiano viene ampiamente diffusa sui social media. Probabilmente ispirato dal Comitato di base, il lavoratore espone quelle che secondo lui dovrebbero essere delle linee rosse mancando le quali i lavoratori non dovrebbero accettare alcun contratto. "I membri del sindacato sentono che la loro voce è stata soffocata dalle azioni del presidente, che non ha tenuto conto del voto dei lavoratori a favore dello sciopero", afferma. Le sue richieste includono da tre a cinque giorni (almeno) di malattia retribuiti, aumenti salariali generali dal 28 al 31%, l’adeguamento del salario del costo della vita, la introduzione di una indennità di turno e spese mediche vive con un plafond da $ 300 a $ 350.

“Se questi obiettivi non vengono rispettati e messi per scritto”, conclude il lavoratore, “rifiuteremo [il contratto], quindi non va nemmeno portato al voto (…). Questo è il minimo indispensabile che chiediamo di ratificare! Se nessuno di questi punti viene soddisfatto, siamo PRONTI a scioperare!”.

Anche se è stato in grado di collaborare con i burocrati del sindacato per organizzare questa svendita, l'establishment politico sa bene che non è ancora fuori pericolo. Un titolo preoccupato sul sito web The Hill di ieri suggeriva: "E’ possibile che l’accordo per evitare lo sciopero ferroviario vada in frantumi".

Non c'è dubbio che il problema di superare l'opposizione della base sia stato il principale, anzi l'unico, argomento di discussione durante le trattative contrattuali, e che la paura di questa opposizione sia stata determinante nel motivare l'accordo. In un articolo di venerdì scorso basato sulle interviste con le persone coinvolte nei colloqui, Politico cita il direttore del Consiglio economico nazionale Brian Deese che ha affermato: "Il periodo cruciale è stato in realtà tra le 19:00 e le 21:00 quando il ministro dei trasporti Buttigieg, il segretario all'agricoltura Tom Vilsack e io abbiamo fatto un giro di telefonate ai CEO per segnalare che non era chiaro se questa cosa si poteva chiudere oppure no, che noi l’abbiamo presa molto sul serio e l'avremmo risolta, ma che bisognava che anche loro si muovessero”. Significativamente, questo "periodo cruciale" [della trattativa governo-sindacati] si è sovrapposto esattamente all'incontro indetto dal Comitato di base.
L'articolo chiarisce che l'establishment politico teme più di ogni altra cosa l'emergere della lotta di classe negli Stati Uniti. Il segretario al lavoro Marty Walsh ha descritto uno sciopero delle ferrovie nazionali in termini apocalittici: "[Non avete idea del] La grandezza di quello che sarebbe successo, maledizione!". Queste dichiarazioni arrivano mentre Washington sta deliberatamente rischiando una guerra nucleare totale con la Russia per l'Ucraina.

Dennis Pierce, presidente della Brotherhood of Locomotive Engineers and Trainmen, ha dichiarato a Politico: "C'è molta rabbia (tra i lavoratori) per il modo in cui sono stati trattati in tutti i sindacati. Ciò rende difficile ratificare i contratti quando i lavoratori sono in stato di agitazione".

I commenti di Pierce chiariscono che il compito della burocrazia sindacale è quello di cercare di rimuovere questo stato di "agitazione" isolando e demoralizzando i lavoratori. Ci sono tre modi principali in cui stanno tentando di farlo.

Il primo è differire il voto sul contratto il più a lungo possibile, nel tentativo di ridurre lo slancio dei lavoratori. Il BLET ha indicato che ci vorrà almeno un mese [!!] prima che una proposta di contratto sia disponibile per la votazione. "Questa è una rottura con la tradizione", ha osservato un membro del Comitato di base. “Di solito, i colloqui sotto la RLA vanno avanti all'infinito, ma il voto viene convocato dopo pochi giorni. Penso che lo stiano facendo anche come favore ai Democratici, per posticipare il voto oltre le elezioni di metà del mandato”.
Il secondo è la diffusa censura nei confronti delle opinioni critiche sui social media. I lavoratori riferiscono che uno dei principali gruppi di Facebook utilizzati dai lavoratori, Fight for Two Person Crews, ha cancellato in massa i commenti critici verso l'accordo di giovedì. Una revisione dei commenti nel gruppo suggerisce anche un marcato cambio di tono, in precedenza dominato dalla rabbia per il PEB e per le burocrazie sindacali, e ora dominato dall'elogio per l'accordo.

Il giorno dell'accordo, la National Conference of Firemen and Oilers, che è affiliata alla Service Employees International Union, ha annunciato che avrebbe smesso di commentare l’accordo sulla sua pagina Facebook, con l'assurdo pretesto che lo faceva per "proteggere i nostri membri dal rischio di punizioni da parte dei vettori”. Nella dichiarazione il sindacato ha anche ammesso che da mesi "proteggeva i (suoi) membri" - cioè li censurava - "rimuovendo i commenti che potevano essere presi come minacce per un'azione concertata di sciopero".

La presa di posizione si conclude con la velata minaccia di un’azione legale contro i lavoratori nel caso scioperassero, dichiarando la sua opposizione allo sciopero e aggiungendo: "Sosterremo uno sciopero solo se è LEGALE e in conformità con le disposizioni della legge sul lavoro nelle ferrovie e della costituzione NCFO".

Il terzo modo per tentare di demoralizzare e fermare i lavoratori contrari all’accordo, è schierare le forze delle agenzie di pseudo-sinistra del Partito Democratico per catturare e neutralizzare il malcontento dei lavoratori. Venerdì scorso, la fazione sindacale Railroad Workers United (RWU) ha tenuto il suo incontro online, presieduto dallo scrittore di Labor Notes, ed ex membro dello staff del Partito democratico, Jonah Furman.

Labor Notes ha svolto un ruolo di primo piano come sostenitore e apologeta della burocrazia sindacale. Nella conferenza di quest'estate hanno preso la parola il presidente dei Teamsters Sean O'Brien, che è il diretto superiore di Dennis Pierce (il BLET è affiliato ai Teamsters) e Bernie Sanders, che ha votato nel 1991 per mettere fine all'ultimo sciopero nazionale dei ferrovieri. Sanders, inoltre, si è impegnato in manovre ciniche la scorsa settimana al Senato, bloccando un'ingiunzione sponsorizzata dai repubblicani mentre i Democratici alla Camera avevano già un linguaggio simile pronto per l'uso.
Gli oratori della riunione della RWU hanno respinto la prospettiva di organizzare i lavoratori in modo indipendente dagli apparati sindacali. Un relatore ha espressamente respinto qualsiasi sciopero o interruzione del lavoro organizzato senza l'approvazione della burocrazia, sostenendo che questa non era una decisione [vincolante] per i lavoratori, ma solo per la dirigenza sindacale.

Ma l'unico modo con cui i lavoratori possono sconfiggere i tradimenti dell'apparato sindacale è organizzare una ribellione di base contro di esso, lottando per contrastare le loro svendite e per imporre il controllo democratico da parte della base. L'organizzazione dell'opposizione dei ferrovieri passa attraverso la costruzione del Comitato di base dei ferrovieri.

Per avere assistenza nella creazione di un comitato di base nel tuo posto di lavoro, contatta il Comitato di base dei lavoratori delle ferrovie all'indirizzo railwrfc@gmail.com

La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos in arrivo – Roma, 16 ottobre

APPELLO PER UNA CONFERENZA POLITICA DI CLASSE

La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale in arrivo. Che fare?


Dall’inizio del secolo è in corso una sequenza inarrestabile di guerre, recessioni produttive, tracolli finanziari, catastrofi climatiche, emergenze sanitarie, che configura una crisi senza precedenti del modo di produzione capitalistico, in caotico avvitamento su sé stesso.
Nell’ambito di questo processo lo scoppio della guerra in Ucraina tra la Russia e la NATO segna un punto di non ritorno. Infatti l’invasione russa dell’Ucraina ha inasprito anche sul terreno militare un conflitto inter-capitalistico globale tra il blocco occidentale e il blocco in formazione intorno all’asse Cina-Russia che era già teso prima del 24 febbraio, e ha per oggetto il controllo dei mercati, delle materie prime, delle reti di trasporto internazionali e – un aspetto nuovo in via di definizione – la ristrutturazione del sistema monetario internazionale, la supremazia nei mercati finanziari.
L’espansionismo della Nato nell’Est europeo ha contribuito in misura determinante all’escalation militare in atto sul territorio ucraino, che sta a sua volta risvegliando altri focolai sopiti nelle guerre che si sono succedute nell’ultimo quarantennio, con nuove tensioni tra Kosovo e Serbia, Armenia e Azerbaijan, Cina e Taiwan (sempre per conto Usa!). E tale dinamica ha innescato un’instabilità globale con l’impennata dei prezzi delle materie prime agricole ed energetiche, e una competizione inter-capitalistica sempre più accesa nella rincorsa tra protezionismi, sanzioni e contro-sanzioni.
Il mercato mondiale, la politica internazionale, sono oggi un vero e proprio campo di battaglia.

Per gli Stati Uniti, e in generale per le potenze occidentali, la posta in gioco è la difesa del proprio traballante primato nell’ordine imperialista imposto con la seconda guerra mondiale e ribadito con le offensive scatenate in pressoché tutte le zone del mondo dopo il 1989. Con l’inesorabile declino dei vecchi padroni del mondo, stanno emergendo le mire di stampo altrettanto capitalistico e predatorio dei paesi di più recente sviluppo, la Cina per prima, capaci di tessere a livello regionale e globale trame efficaci di protezione dei propri interessi.
Per questo lo scontro in atto assume una sempre maggiore intensità ed estensione, e in una contesa all’ultimo sangue di questo genere tra i giganti del capitalismo mondiale le pseudo autodeterminazioni nazionali (come quella invocata per l’Ucraina) servono solo come armi di propaganda a giustificazione del proprio bellicismo.
Incapaci di risolvere altrimenti una crisi che gli sfugge da tutte le parti, i potentati monopolistici e i loro stati ricorrono una volta di più alle guerre. Scenari che aggravano la crisi strutturale e complessiva in cui versa il capitalismo, già accentuata dalla pandemia da Covid-19, e che determinano un’impennata, già visibile, del carovita, della disoccupazione e dell’inflazione anche per la speculazione sui prezzi dell’energia e che si concretizzano anche con l’attacco ai salari e alle condizioni di vita di ogni proletario e proletaria.
Conflitti e scenari in cui si regolano i conti tra le diverse frazioni e fazioni del capitale globale, ma sono anzitutto guerre ai proletari, e sono servite in passato e servono oggi a scagliare proletari contro proletari, avvelenandone la vita, i sentimenti, lo stato di coscienza per poterli usare come carne da macello. Le potenze capitalistiche cercano di nascondere e dissimulare il reale contenuto della loro contesa con una propaganda centrata su motivi ideologici, culturali, religiosi, etnici, ma la socializzazione dei costi e la privatizzazione dei profitti della guerra fa chiarezza sul suo reale contenuto.
Il nostro sforzo dev’essere, quindi, riportare lo scontro in atto in Ucraina e nel mondo alla sua contraddizione principale: quella tra capitale e lavoro, tra borghesia e proletariato, e – al fondo – tra capitalismo e socialismo. Si tratti dell’Ucraina o di altri contesti, dalle guerre dei loro padroni i proletari hanno tutto da perdere, nulla da guadagnare. Su questa contraddizione bisogna fare
leva con la spinta alla mobilitazione e l’agitazione per rovesciare la corsa al riarmo e a una nuova guerra mondiale contro i suoi promotori.
Nelle guerre dell’ultimo quarto di secolo l’Italia di Draghi-Mattarella-Meloni ha confermato la sua scelta atlantista, fortemente marcata in senso filo-americano nelle vicende della guerra in Ucraina, diffondendo a livello di massa veleni nazionalisti, la russofobia oggi, l’islamofobia e l’arabofobia ieri oggi domani, per arruolare masse di lavoratori per le proprie guerre attraverso “buone ragioni”.
Simmetricamente alla propaganda di stato, un pulviscolo di formazioni politiche che pretendono di essere anti-imperialiste, e perfino anti-capitaliste, esprimono posizioni che propongono ai proletari di schierarsi sotto le bandiere altrui, o prospettando un “diverso” ruolo dell’Italia (o dell’UE) più autonomo dagli Stati Uniti, o manifestando simpatia per il campo anti-occidentale. Con un misto di “sovranismo” e di campismo, costoro si avventurano in impossibili ipotesi di uscita nazionale dalla guerra e dalla crisi del sistema, e/o disegnano un altrettanto impossibile ruolo “anti-imperialista” del “nostro” marcio capitalismo nazionale, protagonista storico di ogni sorta di ruberie e di crimini coloniali ai danni dei “popoli di colore”. Un’altra semina di veleni nazionalisti!
Dando seguito ad un confronto serrato che ha già prodotto in luglio un documento di inquadramento della guerra in Ucraina, le realtà politiche firmatarie di questo invito intendono, invece, proporre una visione e una linea d’azione coerentemente internazionaliste sulla guerra in Ucraina e sul corso degli avvenimenti che le hanno dato origine e ne stanno derivando. Lo faremo in un Convegno nazionale che si confronterà con le questioni che l’attuale scontro inter-imperialistico ha sollevato. Vogliamo contribuire a definire una posizione di classe del tutto autonoma dagli interessi del capitalismo nazionale e da entrambi i campi capitalisti-imperialisti, e perciò critica verso tutte le sfumature proposte di “sovranismo” e di campismo.

Crediamo sia fondamentale promuovere un momento che approfondisca politicamente il prisma di contraddizioni al di sotto dell’attuale scontro inter-imperialistico e della conseguente escalation militare, nell’ottica di porre a disposizione della classe ragionamenti e contenuti, analisi e confronti sull’inquadramento economico-politico del conflitto, sul suo attuale svolgimento, che scopra il volto della guerra nelle sue conseguenze sociali e ricadute materiali che oggi stesso possiamo osservare nel nostro paese.
Intendiamo discutere dello scenario mondiale di guerra e di crisi, del ruolo dell’Italia e della Nato, della risposta da dare alla propaganda di guerra istituzionale, dell’impatto della guerra sull’ambiente già devastato dalla logica del capitale, di come si va strutturando l’economia di guerra, delle ricadute materiali e delle conseguenze sociali della guerra, tutte a carico dei proletari, e del modo in cui i lavoratori e le lavoratrici stanno rapportandosi all’insieme di questi processi.
Il proposito del Convegno nazionale è anche quello di contribuire alle mobilitazioni di autunno contro la guerra, nella prospettiva politica di guerra alla guerra imperialista che nei mesi scorsi abbiamo portato in piazza a Firenze, a Coltano come nelle lotte del proletariato multinazionale della logistica.
Per l’autunno, resti in piedi la maggioranza di unità nazionale intorno a Draghi, o nasca un governo delle destre, il nostro obiettivo è lavorare al rilancio delle iniziative di lotta nazionali e internazionali contro la guerra, in contrapposizione al governo (quale che sia), ai partiti parlamentari e alle organizzazioni sindacali concertative che hanno votato tutti i loro sforzi e la loro propaganda ad integrare il proletariato nelle sorti del capitale e ad organizzare così la sconfitta della classe.
Invitiamo caldamente a partecipare a questo nostro impegno tutte e tutti coloro che riconoscono i limiti dell’attuale stato della discussione e intendono contribuire e concorrere all’elaborazione puntuale e alla messa a punto di una prospettiva politica di classe più efficace, in grado di offrire alle mobilitazioni d’autunno una indicazione di lotta anzitutto contro “il nemico in casa nostra”: il capitalismo italiano – nella direzione del rovesciamento dello stato di cose presenti.
Ancora invitiamo alla partecipazione tutte e tutti coloro che avvertono, nel vuoto costituito dall’assenza di una compattezza programmatica delle forze di classe, una necessità di riflessione e
di arricchimento che sfoci in un riferimento teorico-politico per chi brancola negli spazi morti di questo sistema.
La conferenza si terrà a Roma il giorno 16 Ottobre 2022 dalle ore 10:30.
Seguiranno aggiornamenti sul luogo specifico dell’incontro.

Casa del Popolo di Teramo

Centro Politico Comunista Santacroce

Collettivo Marxpedia

Collettivo Militant

Csa Vittoria

Fronte Comunista

Fronte della Gioventù Comunista

Laboratorio Politico Iskra

Movimento Disoccupati 7 Novembre

OSA Perugia

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

Segnaliamo il Dossier “Pfas, Basta!”, una piccola enciclopedia contro Solvay e Mitemi, e una lunga storia di mobilitazioni…

Riceviamo dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro (attraverso la mailing list della Rete Ambientalista), e volentieri segnaliamo l’uscita dello Speciale Pfas.

A chi ne fa richiesta, è disponibile il Dossier “Pfas. Basta!”:  una piccola enciclopedia che in quasi 500pagine racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2021-2022 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comuni, Province, Regioni, Governi, Asl, Arpa, Sindacati, Magistratura e Giornali.

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