La rinnovata persecuzione dei rom

Di seguito potete trovare un altro breve un breve testo centrato sulle nuove forme di persecuzione ai danni dei rom e sul loro significato al di là degli stessi rom: scritto anch’esso qualche anno fa, ma tornato di perfetta attualità.

Di Pietro Basso, già in Razzismo di stato. Stati Uniti, Europa, Italia, FrancoAngeli, 2010

«Che strano mondo quello che si autodefinisce civile e democratico: non riuscendo a risolvere i problemi della povertà, ha deciso di fare la guerra ai poveri» (Eduardo Galeano)

Gli immigrati arabi ed “islamici” non sono i soli a subire quotidianamente atti di discriminazioni e insulti razzisti. Anzi. Gli stereotipi negativi diffusi a ciclo continuo non risparmiano una sola nazionalità. Continua a leggere La rinnovata persecuzione dei rom

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U.S.A. “Cacciateli via”: La protesta degli studenti contro la NRA

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Trovate qui di seguito in traduzione un articolo del “Guardian” sulla protesta degli studenti statunitensi contro la NRA. Crediamo che questa grande iniziativa non abbia ricevuto tutta l’attenzione che meritava, e per questo proponiamo alla vostra attenzione questa cronaca. Naturalmente sappiamo che un settore del partito democratico ha sostenuto l’iniziativa sperando di trarne un tornaconto elettorale, e che questo rischia di mettere un’ipoteca sul futuro del movimento, ma i protagonisti di questa mobilitazione solo stati altri. Per verificarlo invitiamo a vedere i video relativi alla manifestazione – ci sono in rete.

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Stati Uniti. “Marcia per le nostre vite”: in centinaia di migliaia scendono in strada contro la lobby pro NRA.

Oliver Laughland, The Guardian, 24 Marzo 2018

Migliaia di persone si sono riunite a Washington DC e in altre città americane sabato, per manifestare chiaramente le proprie proposte per la riforma delle leggi sulle armi da fuoco.

Per 5 minuti e 25 secondi Emma Gonzales (di origine cubana), 18 anni, ha mantenuto una folla di centinaia di migliaia di persone in un silenzio quasi totale. Con il volto rigato di lacrime, a occhi chiusi, l’immobilità di questa adolescente racconta la propria storia.

Pochi istanti prima aveva pronunciato il nome di ognuno dei suoi compagni di classe e degli insegnanti ammazzati cinque settimane fa. Quando ha rotto il silenzio, Gonzales stava sul palco da sei minuti e venti secondi, lo stesso lasso di tempo impiegato da un individuo armato per sopprimere 17 vite nella sua scuola, la Marjory Stoneman Douglas High, a Parkland, in Florida.

“Nessuno poteva comprendere le conseguenze devastatrici, né come tutto ciò sarebbe andato a finire, nè a cosa avrebbe portato” ha dichiarato. “Per coloro che non possono mai capire, perchè si rifiutano di farlo, vi dirò a cosa ha portato tutto ciò: a una fossa profonda due metri”. Continua a leggere U.S.A. “Cacciateli via”: La protesta degli studenti contro la NRA

Al lavoro come in guerra: il nemico è in casa nostra

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato del Comitato di difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni sull’omicidio di tre operai avvenuto ieri [16 gennaio] alla Lamina di Milano.
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Nei giorni in cui si intensificano i maneggi e le provocazioni per scagliare i lavoratori autoctoni contro i lavoratori immigrati, questo ennesimo delitto causato dallo sfruttamento capitalistico del lavoro indica chiaro dov’è il nemico di classe contro cui batterci insieme. Con buona pace del “sovranismo”, il nemico è qui “in casa nostra”, anche se nella guerra contro gli operai non gli mancano stretti amici e sodali a Bruxelles, a Francoforte e a Washington.
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Ancora una volta, ieri a Milano, tre operai sono morti sul lavoro.

Secondo le prime ricostruzioni sembra che i primi due lavoratori – Arrigo Barbieri, 57 anni, responsabile di produzione e Marco Santamaria, 42 anni, elettricista – appena scesi nel locale sotterraneo, profondo due metri, che contiene il forno in cui si scalda l’acciaio; abbiano perso subito i sensi a causa dell’aria satura di gas. Un altro operaio – Giuseppe Barbieri, fratello di Arrigo – resosi conto del pericolo, ha chiamato aiuto e con Giuseppe Setzu, 48 anni, nel tentativo di salvarli scende nella camera sotterranea: i due, a loro volta, rimagono intossicati. Altri due lavoratori cercano di portare aiuto ma l’ambiente saturo di gas li costringe a indietreggiare (rimarranno intossicati). In quattro rimangono intrappolati nella camera a gas nella fabbrica . «Lamina Spa» di via Rho 9 a Milano. Tre sono uccisi subito e uno è in condizione gravissima.

Quando si lavora e si vive quotidianamente fianco a fianco per un salario da fame, quando la solidarietà con i propri compagni resta l’unica possibilità di difendersi dallo sfruttamento, può anche succedere che non si esiti a portare aiuto anche in situazioni di pericolo.

Ancora una volta, nel disperato, generoso, tentativo di salvare la vita ai compagni di lavoro degli operai perdono la vita. Al momento non sappiamo se la strage operaia poteva essere evitata con adeguate misure di sicurezza o se i padroni, come spesso accade, hanno risparmiato anche sulle misure antinfortunistiche.

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità e non dipendono dal destino, sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista.

Davanti a questo ennesimo omicidio di massa ora si sprecano le solite lacrime dei rappresentanti di governo, istituzioni, padroni  e sindacati, che parlano di morti bianche: come ricorda oggi il Corriere della Sera, nel 2017 (dati Inail, per difetto)  591 lavoratori: e noi ci chiediamo quanti padroni sono in galera per questi morti di lavoro.

Coloro che piangono oggi lacrime di coccodrillo sono gli stessi che ogni giorno, in nome dell’aumento della produttività e del profitto, in nome del mercato, costringono milioni di lavoratori a lavorare in condizioni pericolose.

Al di là delle chiacchiere istituzionali di circostanza è sempre l’aumento dello sfruttamento la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro, perché nel sistema capitalista il profitto vale più della vita degli esseri umani e gli operai non sono altro che carne da macello. Il nemico è in casa nostra e si chiama profitto, non fatalità.

Nessuno oggi rappresenta gli operai e – anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la classe operaia può liberarsi – è arrivato il momento in cui gli operai stessi si auto-organizzino per difendere la loro vita, i loro interessi, rivendicando che senza sicurezza non si può lavorare.

Le nostre più sentite condoglianze ai famigliari dei lavoratori uccisi dal capitalismo.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto San Giovanni 17 gennaio 2018

 

“Devono imparare ad obbedire”. Lo stage: lavoro coatto gratuito en travesti, di A. Mantovani

Da Carmilla, 2 novembre 2017

Rossana Cillo (a cura di), Nuove frontiere della precarietà del lavoro, Stage, tirocini e lavoro degli studenti universitari, Venezia, Ed. Ca’ Foscari, 2017, pp.296, free access.

La risposta di Renzi allo sciopero con cui gli studenti, venerdì 13 ottobre, sono scesi in piazza in tutta Italia per protestare contro le forche caudine della cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” introdotta obbligatoriamente dalle regole della sedicente “buona-scuola”, non si è fatta attendere: ha proposto che il servizio civile, attualmente volontario, divenga obbligatorio, per un mese, per tutti i giovani. Una contromossa, come si vede, che suona come provocatoria verso le richieste del movimento studentesco.

A questo punto, quello curato dalla Cillo è un libro necessario. Le analisi che i diversi autori presentano, e che costituiscono il primo approccio scientifico ad un mondo ancora in larga misura sconosciuto, diventano infatti in questo contesto un’arma contro l’ignobile retorica sulla “formazione” di competenze atte a risolvere il problema della disoccupazione giovanile con cui questo cinico abuso della forza lavoro viene paludato. Malgrado tutte le difficoltà nel reperire i dati, che nessuno ha interesse a raccogliere e soprattutto divulgare, difficoltà che gli autori non sottacciono, il volume riesce nell’impresa di fornirci un quadro sufficientemente ampio e chiaro della dimensione del fenomeno e delle modalità con cui irreggimenta masse crescenti di giovani dietro il miraggio di un accesso al mondo del lavoro. Promessa destinata per i più ad essere totalmente disattesa, visto che, nel nostro paese, nel settore privato, solo l’11,9% degli stagisti otterrà un contratto di lavoro nell’impresa che ha ospitato lo stage, 1 mentre nessuno (per le stesse norme che regolano l’accesso al pubblico impiego e per il blocco del turn-over) lo troverà nel settore pubblico.

Benvenuti, dunque, nell’epoca in cui stage, “tirocini” e altre forme di lavoro non pagato e totalmente privo di diritti sono ormai un fenomeno stabile di massa (vedi Expo) e istituzionalizzato: in Italia il 68% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ha avuto almeno un’esperienza di lavoro gratuito.2 Continua a leggere “Devono imparare ad obbedire”. Lo stage: lavoro coatto gratuito en travesti, di A. Mantovani

L’anatra zoppa. I comunisti e la questione di genere

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L’atteggiamento di sufficienza con cui storicamente  i compagni aderenti ai gruppi della sinistra rivoluzionaria del passato hanno guardato al movimento delle donne, giudicandolo in base ad una pretesa ortodossia marxista, la pretesa  di autosufficienza di chi si impegna nel “movimento” o nelle lotte sindacali, il considerare le donne proletarie, in particolare quelle del sud del mondo, come sottomesse e arretrate, è un atteggiamento a dir poco incauto.

La  questione di genere è, nella prospettiva rivoluzionaria cui si richiamano i comunisti, una questione assolutamente centrale.

Non si è mai data nella storia una rivoluzione senza la partecipazione attiva e autonoma delle donne.

Nei tempi recenti, e soprattutto nelle grandi rivoluzioni degli ultimi due secoli, le donne sono state in prima fila, hanno anzi dato il là mobilitandosi per prime e trascinando con la loro determinazione l’intero proletariato.

La doppia o tripla oppressione che subiscono le donne in tutto il pianeta è sicuramente un peso, ma al tempo stesso un vantaggio. Esse hanno molte più ragioni di ribellarsi dei loro compagni, e infatti lo hanno fatto e lo fanno continuamente, conquistando con dure battaglie anche i minimi miglioramenti della loro condizione, pagati spesso con l’isolamento e la riprovazione sociale, quando non anche con l’aggressione fisica.

La questione della liberazione delle masse femminili, della denuncia e della lotta contro la loro specifica oppressione, è una questione che non può essere evitata a nessun livello, né a quello collettivo, né a livello individuale

Ad ognuno di questi livelli, c’è un terreno di trasformazione ideologica e di azione pratica che va messa in atto.

Nessuno è esonerato da questo impegno. Chi pensa di esserlo per qualunque motivo, c’è da giurarci, non andrà lontano, ma si muoverà come un’anatra zoppa, lasciando mano libera al sistema capitalistico in un terreno fondamentale della sua sopravvivenza: quello della riproduzione complessiva della forza lavoro, quello della riproduzione in essa della sua ideologia, del suo sistema di valori, della divisione fra proletari, della subordinazione tra i sessi.

I compagni, i comunisti devono fare attenzione, che non capiti di nuovo quello che è successo agli operai di Mahalla al Kubra, nella grande stagione di lotte che ha aperto la strada all’insorgenza che ha percorso tutto il mondo arabo: nel 2006, i reparti femminili della grande fabbrica tessile Misr Spinning and Wawing company si sono mossi per primi, e hanno dato il via allo sciopero al grido “le donne sono qui, e gli uomini, dove sono?”. Erano fermi e indecisi, e si sono dovuti muovere al seguito.

Senza pensare di poter qui  fare un’analisi dettagliata di quella che è la condizione delle donne oggi in Italia e nel mondo, possiamo dire sinteticamente che è di generale svantaggio e subordinazione ovunque e su tutti i fronti: economico, culturale, sanitario, lavorativo ecc. I dati ci sono: fidatevi (1). Continua a leggere L’anatra zoppa. I comunisti e la questione di genere