Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]

Di seguito un volantone distribuito a Milano il 1° maggio al corteo “Per un primo maggio internazionalista” indetto dal Si Cobas e da altri organismi sindacali e politici.

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Contro la crisi e le guerre del capitale!
Solidarietà e unità con le lotte degli sfruttati di tutto il mondo[عربى]!

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Lavoratori/lavoratrici, compagni/e,

partiamo da un dato di fatto fondamentale: la crisi finanziaria e produttiva scoppiata 10 anni fa non è risolta. Anzi, nel frattempo si è allargata a paesi che fino a ieri ne erano fuori (Brasile, Sud-Africa, Russia, Turchia). Anche la Cina ha molto rallentato la sua corsa. Governi e banche centrali hanno tamponato la situazione, aumentando il debito statale e quello privato, e scatenando guerre a catena in Medio Oriente e Africa. Eppure la crisi continua a mordere sulla carne viva dei proletari. Insomma, pur con le sue asimmetrie, è una crisi generale del sistema sociale capitalistico, che coinvolge tutto: l’economia, l’ordine politico internazionale, l’ecosistema, i rapporti tra gli stati e le popolazioni, quelli tra individui e generi, la cultura, i putridi ‘valori’ di questa società della mercificazione totale. Continua a leggere Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]

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PER UN 1 MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA

Qui sotto l’appello per la mobilitazione del 1 maggio promosso da Fai, Si-Cobas, Csa Vittoria, SGB, Usi e altri ancora, e a cui aderiamo anche noi perché sentiamo la necessita’ di unirci come lavoratrici, lavoratori, giovani, sfruttati, contro ogni tentativo di tenerci separati col razzismo, e perché vogliamo lottare in prima persona in difesa dei nostri bisogni, per dare del filo da torcere, anzitutto, al “nostro” stato e al “nostro” governo.

Comitato contro le guerre e il razzismo – comitato.permanente@gmail.com
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – comitatosostegno@gmail.com
Piazzale Radaelli 3 – Marghera

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Per rimettere al centro il conflitto di classe.

Da tempo le forze politiche e sindacali che hanno tradito gli interessi delle classi lavoratrici ci vogliono far credere che la giornata del 1 maggio sia solo una ricorrenza celebrativa così come voluta da Stato e Chiesa. Una scadenza da calendario, utile solo a benedire una sorta di “santa alleanza” tra capitale e lavoro al fine del benessere nazionale.

Ma sappiamo bene che non è così!

In questa giornata le classi lavoratrici, le sfruttate e gli sfruttati di tutto il mondo, ricordano il martirio di quattro lavoratori assassinati dallo Stato statunitense l’11 novembre 1887. Quattro nostri compagni “colpevoli” solo di aver lottato insieme ad altre/i per i diritti della classe lavoratrice, a partire dalla lotta per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Parola d’ordine ancora oggi attualissima e fondamentale.

La giornata internazionale ed internazionalista del 1 maggio è e rimane quindi una giornata di lotta, tesa a ribadire che l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori avverrà ad opera di loro stesse/i, o non ci sarà.

In piena continuità con quelle lotte, i sindacati di base conflittuali insieme a diversi collettivi e centri sociali chiamano tutti/e, in modo unitario e includente, ad un corteo popolare cittadino caratterizzato da queste cinque “parole d’ordine”. Continua a leggere PER UN 1 MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA

1 Maggio – il mondo dei lavoratori

 

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Da Algeri a Parigi, da Caracas a Dacca, il primo maggio hanno sfilato milioni di lavoratori. Donne e uomini, giovani e vecchi, di tutte le nazionalita’, le religioni, i colori. Sono scesi in strada rivendicando una vita migliore e piu’ degna, e hanno mostrato la volonta’ di lottare per ottenerla. Le lavoratrici e i lavoratori hanno alzato la testa in ogni angolo del mondo. Un mondo che va avanti grazie a loro, e che gli spetta.

Qui trovate una rassegna fotografica. Di seguito trovate dei video di alcune delle numerose manifestazioni, spesso oceaniche, svoltesi in giro per il mondo. In Sud America per esempio: in Venezuela, Bolivia, Cile, Cuba, Equador, Guatemala. E in nord Africa e Medio Oriente, col Bahrain, il Libano, l’Algeria, la Mauritania, la Tunisia, il Marocco. Nel Nord del mondo spesso ci si dimentica che in questi paesi vivono e lottano miliardi di lavoratori. Bene, non e’ cosi’.

 

Per un primo maggio proletario e internazionalista

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Comunicato Si-Cobas per il 1 maggio, Milano
Concentramento h. 15.00, piazzale Loreto

Il Primo Maggio da più di un secolo è la giornata di lotta dei lavoratori di tutto il mondo per la riduzione dell’orario di lavoro, la difesa del salario e delle condizioni di lavoro, nella prospettiva di un mondo migliore, senza padroni e senza guerre, con l’abolizione della schiavitù del lavoro salariato.

Questa lotta è più attuale che mai oggi che il padronato, appoggiato dai governi, in tutto il mondo porta avanti una doppia guerra: all’interno contro i lavoratori e tutti i proletari, per riprendersi le loro conquiste del passato, e accrescere lo sfruttamento, all’esterno per imporre il proprio dominio sui proletari di altri paesi – vedi il Jobs Act e gli attacchi alla contrattazione nazionale da una parte, e dall’altra le spedizioni in Iraq e in Libia, dopo quelle in Libano e Afghanistan, ma anche gli infami accordi imperialisti tra UE e Turchia per respingere nella galera dei campi o dei paesi di provenienza gli immigrati che cercano una vita migliore, accordi che Renzi vuole replicare con la Libia.

Gran parte dei lavoratori subiscono senza difese questa offensiva padronale, perché privi di organizzazione o diretti dalle confederazioni sindacali ufficiali, divenute appendici dello Stato borghese e succubi agli interessi padronali.

Per affermare un sindacalismo di classe, che unifichi i lavoratori di ogni settore e categoria, di ogni paese e lingua di provenienza, nella lotta comune contro lo sfruttamento la guerra.

Onorare con la lotta, (vera e viva) questo primo maggio 2016 – la memoria dei proletari uccisi a Chicago dalla violenza borghese nel 1886, mentre rivendicavano la riduzione d’orario per lavorare meno e vivere meglio: è questa la migliore risposta che possiamo dare ai governi borghesi di tutto il mondo. Questa risposta, soprattutto, mette in evidenza che quei proletari non sono morti invano, e che la loro esperienza di lotta e sacrificio viene riproposta e continua con noi fino a quando non avremo eliminato le cause dello sfruttamento con l’abbattimento degli stati borghesi.

Questo lo potrà fare solo la classe operaia unita e organizzata sul piano politico e sindacale contro tutte le tendenze riformiste che ne annacquano obbiettivi e lotta.

Guerra alla guerra è il grido che rappresenta la volontà di rispondere alle politiche borghesi in una prospettiva classista per una società senza classi.

IL PROLETARIATO NON HA NAZIONE, INTERNAZIONALISMO, RIVOLUZIONE!