Luglio 2021. Ricordando Carlo e la repressione, ma non solo – Csa Vittoria

A distanza di 20 anni dalle giornate di Genova 2001 e dall’assassinio di Carlo Giuliani notiamo un “risveglio giornalistico” in alcuni esempi basato su una “sensibilità democratica” ma che ripropone, nella stragrande maggioranza dei casi, una narrazione falsata della realtà quasi a giustificare la barbarie e la disumanità della repressione, nelle modalità omicida e “sudamericana” di quei giorni, come contraltare alla “violenza” dei manifestanti.

La verità è però un’altra, e vogliamo solo ricordare, oltre all’assassinio di Carlo Giuliani e ai danni permanenti riportati dai feriti della Diaz sgomberata manu militari da una squadraccia fascista in divisa, ci sono state condanne a più di 10 anni per numerosi compagni e compagne incappati nella vendetta di stato, mentre invece la direzione dei massacratori ha fatto carriera sul sangue di centinaia manifestanti.

Nel 2001, insieme a decine di realtà territoriali e ad un pezzo del sindacalismo di base, avevamo contribuito a fondare il “Network dei diritti globali” anche aggregando strutture politiche, sindacali e antifasciste europee su posizioni di critica alla globalizzazione da un punto di vista di classe.

Questo aggregato ha rappresentato a Genova le opzioni anticapitaliste più coerenti e certamente non proiettate alla ricerca smodata di forme di rappresentanza istituzionale, come altri pezzi dell’allora movimento.

Quell’opzione politica però, con il suo concentramento in Piazza Da Novi, fu la prima piazza tematica spazzata via della trappola ben orchestrata ma, insieme alla denuncia della mattanza e della scientifica repressione applicata per fermare quel generico ma evidentemente pericoloso immaginario collettivo, non viene mai accoppiata una riflessione, un fare i conti noi tutti, con quelle giornate per evitare errori da non più ripetere. Per chi vorrà farlo.

In molti, parlando solo di repressione e di “Black block”, si sono dimenticati di analizzare quelle giornate da un punto di vista politico, nel sondare le speranze eterogenee espresse da quelle centinaia di migliaia di manifestanti che hanno continuato a marciare sotto i candelotti, nel verificare le ipotesi costitutive, qualora ce ne fossero state in senso compiuto e condiviso, o se fosse il mettere insieme una generica protesta.

Riproponiamo a questo proposito delle brevi riflessioni del 2019 su quelle giornate perché ci sembrano ben calzanti e precise. Proprio in quell’anno incominciava a sedimentare il percorso del Patto d’Azione Anticapitalista che ha dato vita, in seguito, all’ Assemblea dei Lavoratori Combattivi e crediamo quindi che gli “anticorpi” di Genova abbiano generato qualcosa di positivo.

Continua a leggere Luglio 2021. Ricordando Carlo e la repressione, ma non solo – Csa Vittoria
Pubblicità

Genova 2001, un’eccezione? Santa Maria Capua Vetere 2020, un’eccezione? Ecco un’altra “eccezione”: Palermo, 8 luglio 1960. Un interminabile seguito di “eccezioni”

A vent’anni dalla violenta repressione di stato a Genova contro i manifestanti no-global, in cui fu ucciso Carlo Giuliani e furono feriti e menomati dai gas in centinaia, la stampa del regime Draghi si è profusa non solo nelle scontate litanie contro i violenti e i “black bloc”, ma anche nella giustificazione dell’accaduto come “eccezione”. Se qualche “eccesso” ci può essere stato, per esempio alla Diaz, non lo si deve mai attribuite al sistema, alla democrazia borghese in quanto dittatura di classe che ha sempre pronto il ricorso ad ogni tipo di violenza quando questo ricorso si renda utile o addirittura indispensabile, bensì alla “sospensione”, localizzata e quanto mai provvisoria, della democrazia per mano di qualche individuo di secondo o ultimo piano fuori controllo. Stessa manfrina per i selvaggi pestaggi, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dei detenuti comuni (non dei capi camorristi, però – anche nelle carceri ci sono le classi sociali e le relative gerarchie sociali, lo ricordiamo a certi compagni romantici per i quali basta essere detenuti per essere dei “nostri”): è un’altra eccezione. Poco importa se a Genova gli ordini vennero manifestamente dall’alto; poco importa se i protagonisti diretti della repressione di Genova sono stati promossi ad alti o medi incarichi (con tanto di attestati di diligenza e buona condotta) e quelli responsabili della mattanza di Santa Maria Capua Vetere sono rimasti al loro posto – la frottola da far circolare a reti e giornali unificati è: la democrazia è sempre giusta, e altrettanto giusto è il suo esercizio monopolistico della violenza. Lo stato borghese travestito da “buon padre di famiglia” che mantiene l’ordine a beneficio dell’intera “comunità”, e non quale realmente è: il professionale, articolato, torbido strumento di oppressione di classe a solo ed esclusivo vantaggio della classe capitalistica e dei suoi servitori.

Reagendo a questa insopportabile retorica delle “eccezioni”, un compagno di Rifondazione ci ha segnalato un testo che volentieri pubblichiamo qui di seguito. Il testo si riferisce alla repressione nel sangue di una delle tante manifestazioni di piazza del luglio 1960 contro l’avvento del governo Tambroni, avvenuta a Palermo l’8 luglio. La cronaca mostra le stupefacenti affinità tra il modo di operare di polizia/carabinieri nel 1960, nel 2001 e nel 2020, ma anche quanta sciagurata, disarmante fiducia i capi riformisti nutrissero nelle forze di repressione dello stato, a differenza dei settori proletari e militanti più coscienti, pronti e disposti allo scontro. Quel giorno a Palermo 40 persone furono medicate per ferite da armi da fuoco, ci furono centinaia di feriti e contusi, quattro assassinati: Giuseppe Malleo di 16 anni, Andrea Cangitano di 18 anni e Francesco Vella, un operaio di 42 anni freddato mentre assisteva un ragazzo ferito da un lacrimogeno. A loro va aggiunta Rosa La Barbera, una donna di 53 anni raggiunta da uno dei tanti colpi sparati all’impazzata, mentre si apprestava a chiudere la finestra di casa. 

“Scrivevo l’altro ieri che sappiamo non essere sporadica ma organica e propria dello Stato borghese la funzione di contrastare la lotta di classe, come sempre fatto nel corso della sua storia.

“La violenza scatenata a Genova nel luglio del 2001 da parte delle c.d. ‘forze dell’ordine’, non fu un fatto nuovo, straordinario, essendosi più volte manifestata nella storia del nostro paese.

“Basti guardare alla barbarica violenza esercitata da polizia e carabinieri l’8 luglio 1960 a Palermo, come documentata nel libro di Angelo Ficarra 8 Luglio 1960 – La Battaglia di Palermo (a cura dell’Anpi), con nota introduttiva di Giuseppe Carlo Marino, da cui ho tratto i passi che qui sotto trascrivo.

Continua a leggere Genova 2001, un’eccezione? Santa Maria Capua Vetere 2020, un’eccezione? Ecco un’altra “eccezione”: Palermo, 8 luglio 1960. Un interminabile seguito di “eccezioni”

Genova 2001: quello che successe era ed è la democrazia. Teleconferenza martedì 20 luglio h 18:00 – Centro di documentazione contro la guerra

Genova 2001: quello che successe era ed è la democrazia.

Teleconferenza martedì 20-7-2021 h 18:00

Con quella faccia un po’ così … di noi che abbiamo visto Genova
La guerra, alla fin fine, è anche repressione, controrivoluzione preventiva. Al tempo stesso, la repressione è anche un preventivo inquadrare le masse verso la guerra.


Genova 2001: quello che è successo il 20 e 21 luglio era ed è la democrazia

Martedì 20 luglio 2021 ore 18:00 on line


Per partecipare alla teleconferenza scrivete a:centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org
vi invieremo il link e i riferimenti per partecipare


A 20 anni di distanza dalla mattanza in stile sudamericano nelle piazze, nelle strade, nelle scuole, nelle caserme e nelle carceri di Genova, vogliamo riparlarne perché non vada persa la lezione che, quanto avvenne, non fu la negazione della democrazia, ma una delle facce con cui la democrazia governa e reprime.
Una mattanza preparata dal centro sinistra, dal governo Amato, con la violenta repressione della manifestazione del 17/3/2001 contro il Global Forum a Napoli; e condotta dal centro destra, dal governo Berlusconi, con la violenza di stato premeditata contro tutti i manifestanti convenuti a Genova.
Vogliamo parlarne perché le motivazioni alla base delle mobilitazioni di allora oggi ci sono ancora e sono divenute ben più profonde. Vogliamo parlarne perché tutti i movimenti che si manifestano a scala internazionale, dovranno necessariamente fare i conti con l’illusione, che ancora permane, particolarmente nel mondo occidentale, che i governi capitalisti si limitino ad una gestione sempre “pacifica” e democratica delle contraddizioni sociali, delle mobilitazioni degli sfruttati.

Centro di documentazione contro la guerraMilano

informazioni, materiali e analisi per opporsi alla barbarie del capitalismo decadente, contro il terrorismo di stato occidentale e russo, contro il terrorismo del cosiddetto “islamismo radicale”.


Noallaguerra@inventati.org
https://noise.autistici.org/mailman/listinfo/noallaguerra