Sulla vicenda del compagno Alfredo Cospito. Parla l’avv. Gianluca Vitale

Come i nostri lettori/lettrici abituali sanno, la nostra concezione della lotta per il comunismo è differente da quella dei compagni anarchici, sebbene tra comunisti rivoluzionari e anarchici rivoluzionari sia comune, da sempre, l’aspirazione ad una società senza classi e senza stato. Ciò non ci impedisce minimamente di considerare nostra la lotta che Alfredo Cospito ed altri compagni hanno intrapreso contro il 41 bis, strumento di vera e propria tortura di stato.

Nei giorni scorsi questa lotta è riuscita a perforare in qualche modo il muro di silenzio che doveva soffocarla, arrivando ad una cerchia sociale un po’ più ampia di quella solita. E poiché vogliamo fare il possibile per tenere desta l’attenzione e la denuncia su tale tematica e su questa resistenza ai soprusi dell’ordinamento giudiziario e penitenziario, pubblichiamo qui di seguito l’intervista che l’avv. Gianluca Vitale ha rilasciato tre giorni fa a Rossella Puca di Global Project.

Il ragionamento di Vitale si muove all’interno delle contraddizioni del sistema giuridico borghese, è evidente, segnato – nelle sue stesse contraddizioni – dall’irriformabile carattere di classe; nondimeno contiene elementi utili a comprendere, al di là del “caso” specifico, le linee di tendenza generali dell’operato di una magistratura sempre più allineata alle crescenti necessità repressive del sistema sociale di cui amministra la “giustizia”, che si esprimono anche attraverso sentenze “esemplari” per la loro brutalità, come quelle che hanno colpito in questi anni diversi compagni anarchici, ed altrettanto brutali per le forme in cui vengono eseguiteche nel caso del compagno Cospito molto somigliano ad una condanna a morte. (Red.)

Alfredo Cospito è approdato a due mesi di sciopero della fame. Come sappiamo è stato sottoposto al regime del 41 bis che sconta in isolamento, nel carcere di Bancali a Sassari. Il primo dicembre il suo caso è arrivato dinanzi al Riesame di Roma che proprio questa mattina ha respinto il reclamo della difesa. Abbiamo approfondito la questione con Gianluca Vitale, l’avvocato che segue la difesa di Anna Beniamino, detenuta nel carcere di Rebibbia e condannata assieme a Cospito per i due ordigni esplosi nella scuola allievi carabinieri di Fossano a Torino che non hanno provocato danni a nessuna persona.

1. La vicenda di Alfredo Cospito è approdata fortunatamente ad un livello di conoscenza generale, investendo gli attori politici attuali, in una fase politica, questa, che si è inaugurata proprio con un decreto legge, di fine ottobre scorso, che rafforza – piuttosto che depotenziarlo – l’ergastolo ostativo. Ci sono spiragli per un superamento? Siamo pronti ad una vera e propria pena costituzionalmente orientata?

Credo valga la pena ricordare quali siano le premesse della vicenda: Alfredo Cospito e Anna Beniamino sono stati condannati per il reato di strage cosiddetta politica, perché avrebbero collocato davanti alla Scuola Allievi Carabinieri di Fossano due ordigni artigianali, esplosi in orario notturno senza fare vittime né feriti, che hanno causato danni materiali non particolarmente significativi (non hanno interessato in alcun modo la stabilità e funzionalità dell’edificio), a seguito di un processo altamente indiziario.

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Solidali con Alfredo e Juan, detenuti anarchici in sciopero della fame contro il 41 bis

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. (Red.)

Alfredo Cospito, prigioniero anarchico, da una settimana è in sciopero della fame nel carcere di Sassari contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. Ed ha già perso dieci chili!

Il 41 bis è una forma di annientamento del prigioniero, per la prima volta utilizzato contro il movimento anarchico. Alfredo viene trasferito in 41 bis, dopo oltre dieci anni di prigionia in Alta Sicurezza, con l’obbiettivo dichiarato di tappargli la bocca, di silenziare il suo contributo al dibattito rivoluzionario.

Denunciamo quanto accaduto durante l’udienza del 20 ottobre presso il tribunale di sorveglianza di Sassari, come esemplificazione della brutalità della Caienna del 41 bis: durante l’udienza, che il giudice ha imposto a porte chiuse e con il compagno collegato in videoconferenza, Alfredo ha tentato di leggere una articolata memoria difensiva attraverso la quale esporre le ragioni dell’inizio della sua lotta.

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