La repressione delle lotte operaie a Modena è una questione nazionale. Richiede una risposta forte e ampia (TIR)

Socialist Party :: State repression in Britain

Il rinvio a giudizio, a Modena, di 120 tra operaie e operai di Italpizza e militanti del SI Cobas, è l’ultimo atto di un sistematico attacco al diritto di sciopero e di organizzazione sindacale da parte dell’asse di ferro che è venuto a saldarsi lì tra padronato, polizia e magistratura. Queste ultime incriminazioni, infatti, si aggiungono ad altre centinaia di denunce contro operai e operaie dell’Alcar 1 (108), Gls (60), Emilceramica (11), Bellentani (21), GM Carrozzeria e Cataforesi (40), Opera Group (circa 45 più 12 decreti penali di condanna), Ups (una decina), Gigi Salumificio (7), PAMM (una quindicina), Emiliana Serbatoi (9), Italcarni (9 più multe dpcm). A cui vanno aggiunti 12 fogli di via, 4 avvisi orali e il blocco delle pratiche di cittadinanza per diverse decine di operai/e.

I terribili “crimini” contestati? Sempre gli stessi: violenza privata (cioè: picchetto), resistenza a pubblico ufficiale (idem), oltraggio, manifestazione non autorizzata. In buona sostanza: il semplice esercizio del diritto di sciopero. Punto.

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Aldo Milani assolto: gli unici estorsori sono i padroni

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Finalmente una buona notizia: Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas, è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Riportiamo qui di seguito il comunicato del Si-Cobas e del centro sociale Vittoria; e qui potete trovare un’intervista rilasciata da Aldo dopo l’assoluzione.

La sentenza non era per nulla scontata, nonostante l’intero impianto accusatorio fosse ridicolo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un anno fa un’insegnante è stata licenziata per aver espresso il proprio dissenso e la propria rabbia durante una carica della polizia, e che un’altra, in questi giorni, rischia la stessa sorte per aver paragonato il pacchetto sicurezza di Salvini alle leggi razziali.

Lo spazio per il dissenso e per l’opposizione attiva alle politiche governative e statali si sta sempre più restringendo ed il processo ad Aldo Milani era un chiaro messaggio politico, di cui si e’ incaricata direttamente uno degli strumenti statali della repressione, la magistratura: e’ per noi intollerabile, questo il messaggio, il significato e la forza di classe delle lotte e delle rivendicazioni del SI Cobas.

Rispetto all’esito del processo a Milani, è stato estremamente importante, l’attivarsi, in Italia e dall’estero, di giuristi, avvocati, docenti, organismi sindacali e compagni, che hanno risposto all’appello pubblico per l’assoluzione; ma decisive sono state anzitutto le migliaia di lavoratori del SI Cobas, immigrati ed autoctoni, che, insieme a singoli ed associazioni solidali, a più riprese hanno manifestato con determinazione per difendere non solo la totale estraneità di Milani all’accusa di estorsione, ma il sindacato tutto, e le sue lotte; perche’ questa era la posta in gioco.

Ad un attacco politico si risponde con la piazza, e per ora si registra una grande vittoria grazie alla mobilitazione di classe. Certo, e lo stiamo vedendo a pochi giorni dall’assoluzione di Aldo, il capitale e lo stato che lo difende con ogni mezzo, non hanno certo intenzione di battere in ritirata quanto alle misure repressive. Pensiamo per esempio alle cariche ordinate a Firenze contro i manifestanti che, con slogan anti-razzisti, hanno rovinato la festa, ossia il comizio elettorale, a Salvini. Tuttavia la mobilitazione in favore di Milani, come del resto le battaglie condotte in prima persona dai lavoratori Si-Cobas e le risposte, sia pure più delimitate, che altri episodi di repressione statale e padronale stanno ricevendo, mostrano che si e’ creato un patrimonio di esperienza militante: mostrano che e’ via via migliorata la capacita’, e cresciuta la volonta’, di rispondere colpo su colpo e dare battaglia. E questo ci dice che dobbiamo organizzarci per allargare il raggio della solidarietà, della partecipazione e dell’azione politica.

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Assolto per non aver commesso il fatto: così si sono espressi stamani i giudici del Tribunale di Modena sull’accusa di estorsione ad Aldo Milani scaturita dalla vertenza Levoni-Alcar Uno.

Come affermavamo in tutte le sedi, l’intera vicenda era solo un’enorme castello di carta, utile solo a demonizzare chi come il SI Cobas ha osato scoperchiare il “sistema-Modena” e svelare come dietro un’apparenza virtuosa e produttiva si nascondesse un’immensa cloaca fatta di sfruttamento, ricatti, truffe, evasione fiscale, infiltrazioni criminali e soprattutto collusioni tra i padroni e i piani alti degli apparati istituzionali e statali.

Il teorema accusatorio della Questura di Modena contro Aldo Milani è stato costruito in maniera talmente goffa da non risultare minimamente credibile ai giudici.

La sentenza di oggi, nel mettere una pietra tombale sulle infamanti accuse a carico del nostro coordinatore nazionale, rappresenta una forte battuta d’arresto per le strategie repressive di questo governo, per il fronte padronale e i suoi sindacati asserviti, i quali hanno più volte calunniato e diffamato il SI Cobas nel (vano) tentativo di fermarne l’avanzata. Sappiamo che queste strategie non finiranno con la sentenza di oggi, ma anzi tenderanno ad intensificarsi di pari passo con l’intensificarsi del conflitto e delle lotte contro lo sfruttamento. Continua a leggere Aldo Milani assolto: gli unici estorsori sono i padroni