Modena – Allarghiamo la lotta contro la repressione! [ENG., اللغة العربية]

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Respingere l’attacco repressivo!
Allargare la lotta! Unire le spinte di lotta!

Lavoratori e militanti del Si.Cobas,
la vostra immediata mobilitazione ha bloccato l’attacco dello stato e dei padroni contro Aldo Milani, e attraverso di lui, contro tutti voi. Avete usato l’arma vincente: la lotta e l’unità, manifestando una rinnovata fiducia nel compagno arrestato e nei vostri mezzi, nella vostra capacità di auto-organizzazione.

Ma non possiamo farci illusioni: l’uscita dal carcere di Aldo non segna la fine dell’attacco lanciato contro di lui e contro di voi e il vostro sindacato, il Si.Cobas. È vero: la montatura messa in piedi da Levoni&C. è squallida e ridicola, ma l’apparato repressivo dei padroni e dello stato non ha intenzione di ritirarsi con la coda tra le gambe dopo tanto clamore.

Da anni dovete affrontare intimidazioni, interventi della polizia, ricatti di ogni genere. L’arresto di Aldo Milani rappresenta, però, un salto di qualità: è il più deciso tentativo fatto finora di disperdere e affossare il vostro patrimonio di esperienze e di lotta.

La sua e la vostra “colpa” non ha nulla a che vedere con la corruzione. La sua e la vostra “colpa” è di avere attaccato le grandi ditte e le cooperative che ingrassano su una condizione di lavoro schiavistica. La sua e la vostra “colpa” è di avere imposto con la lotta il riconoscimento, almeno parziale, dei vostri diritti e della vostra dignità di lavoratori.

In questi anni, avete trasformato la vostra condizione di lavoro precaria, resa più ricattabile dalla presenza di molti immigrati, attraverso l’auto-organizzazione e l’organizzazione. Avete mostrato con i fatti che lo sciopero e la lotta dura pagano, che sono il solo mezzo che i lavoratori hanno per difendersi e affermare le proprie necessità. E contro la pratica della delega, avete mostrato la forza del protagonismo collettivo, lottare tutti insieme compatti.

È questo che non va giù ai padroni, alla polizia, alla magistratura, alla Tv e ai giornali padronali, ai burocrati collusi di Cgil, Cisl, Uil. Con l’arresto di Aldo Milani volevano mettervi paura, demoralizzarvi, disorganizzarvi. Ma non ci sono riusciti, e non devono riuscirci!

Con la repressione e la macchina del fango i poteri che vi attaccano vogliono anche lanciare un avvertimento a tutti i lavoratori: per impedire che il vostro esempio venga raccolto fuori dalla logistica e dal sistema semi-mafioso delle cooperative, e si estenda a tanti altri settori, luoghi di lavoro e territori. Temono molto l’allargamento della lotta e della auto-organizzazione degli operai e dei lavoratori perché moltiplicherebbe le nostre forze. Lo temono perché sanno che tra i lavoratori e i giovani c’è un crescente malcontento per la disoccupazione e la precarietà, per i salari che non bastano a vivere, per gli orari che non finiscono mai, per i diritti e la dignità sempre più calpestati nei luoghi di lavoro, per i pessimi contratti di lavoro – come quello dei metalmeccanici, a cui 70.000 operai hanno detto NO.

Per questo stanno cercando in tutti i modi di chiudervi in un ghetto, isolarvi e screditare la vostra lotta. Per questo si accaniscono in particolare contro i lavoratori immigrati: perchè gli immigrati devono restare la forza lavoro più a buon mercato, costretti ad accettare le condizioni di lavoro più dure. E anche perchè rappresentano un ponte verso l’insieme delle lotte che hanno percorso negli ultimi anni i paesi di origine degli immigrati stessi, creando una possibile unità tra le lotte dei lavoratori a livello internazionale.

Contro questo attacco, è essenziale difendere l’onestà e la coerenza del compagno Aldo Milani mobilitandosi per la sua completa libertà di movimento, e difendere la vostra organizzazione sindacale. Ma non basta. Data la portata generale dell’attacco, è necessario rompere il ghetto in cui cercano di chiudervi e rivolgerci insieme, voi e tutti gli organismi solidali con voi, ai lavoratori di tutti i settori, individuando obiettivi comuni di resistenza e di lotta contro le politiche padronali e del governo, per ricomporre il fronte di classe oggi diviso tra stabili e precari, vecchie e nuove generazioni, italiani e immigrati, uomini e donne, nord e sud.

  • Dopo trenta anni e più di estorsioni padronali sui nostri salari, rivendichiamo consistenti aumenti salariali, che recuperino il potere di acquisto perduto, con il ritorno a meccanismi automatici di difesa del salario.
  • Allo sfruttamento sempre più intenso e al precariato e alla disoccupazione dilaganti rispondiamo con la rivendicazione della riduzione generalizzata e drastica dell’orario di lavoro a parità di salario, e del salario medio garantito ai disoccupati.
  • Rivendichiamo l’abolizione dell’intera legislazione anti-immigrati! Denunciamo le politiche razziste e genocide del governo italiano e dei governi occidentali contro gli emigranti africani e medio-orientali, che sfuggono alle guerre e alle distruzioni da essi provocate.
  • Rilanciamo la lotta contro le nuove guerre neo-coloniali imperialiste in cui è implicata l’Italia insieme all’UE e alla Nato. Per affermare un vero internazionalismo, che rafforzi il protagonismo dei proletari immigrati nelle lotte politiche e sociali in Italia e renda possibile una vera azione anti-militarista solidale con i popoli aggrediti.
  • Per l’auto-organizzazione dei lavoratori su basi di classe! Per la rinascita del movimento proletario!

4 febbraio 2017

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – Marghera – comitatosostegno@gmail.com
Centro di iniziativa comunista internazionalista – “Il Cuneo rosso” – com.internazionalista@gmail.com

Giù le mani dal compagno Aldo Milani

Giù le mani dal compagno Aldo Milani!
La macchina del fango non fermerà la lotta dei lavoratori del SI.Cobas!
Trasformiamo questa provocazione in un boomerang su chi l’ha lanciata!

Ieri 26 gennaio, durante una trattativa sindacale, è stato arrestato Aldo Milani, il coordinatore nazionale del sindacato SI.Cobas. L’accusa è quella di aver intascato del denaro per calmierare gli scioperi del settore delle carni. Un’accusa infamante se non ridicola verso un militante che da quarant’anni, in una fase di stasi delle lotte e di arretramento continuo dei sindacati confederali, si batte per organizzare e sostenere le azioni di sciopero e di lotta dura dei facchini della logistica e di altri settori della produzione e dei servizi.

L’apparato repressivo dei padroni e dello stato non è mai stato tenero con le lotte di questi lavoratori, che da anni si battono per uscire dallo stato di lavoro schiavile su cui si ingrassano grandi ditte e piccole cooperative, e vedere riconosciuti i loro diritti. Ciò è avvenuto a prezzo di intimidazioni, scontri con la polizia, ricatti di ogni genere. Ma l’arresto di Aldo Milani rappresenta un salto di qualità, un tentativo di disperdere e affossare questo patrimonio duramente conquistato anzitutto dalla lotta dei facchini della logistica, ed è al tempo stesso un duro avvertimento a tutti i lavoratori, qualora avessero in mente di seguire il loro esempio di auto-organizzazione e di lotta.

Non prendiamo neppure in considerazione i pretesti sulla base dei quali è avvenuto l’arresto, e denunciamo i veri capi di imputazione che hanno portato ad esso:

1) avere promosso e organizzato la più coerente organizzazione sindacale presente in Italia, attiva nel settore strategico della logistica, dove operano compagnie internazionali e, al loro servizio, il mefitico sistema delle cooperative, riaffermando e praticando il diritto di sciopero e la lotta dura e determinata per i diritti dei lavoratori, nonostante i ripetuti attacchi del padronato e dello stato, e delle sue forze di polizia;

2) aver promosso l’azione sindacale basata sull’auto-organizzazione dei lavoratori dal basso anche in altri settori, come appunto quello delle carni, in anni contrassegnati dalla sfiducia nella capacità di lotta della classe operaia, contro la pratica della delega e della passivizzazione operata dai sindacati confederali;

3) aver organizzato e sostenuto le lotte di quel settore dei lavoratori che più deve essere schiacciato e privo di voce: i lavoratori immigrati, che devono restare la forza lavoro più sfruttata, frammentata e dispersa, più ricattabile e più facilmente sostituibile. Continua a leggere Giù le mani dal compagno Aldo Milani

Arrestato Aldo Milani

Ieri a Modena e’ stato arrestato il coordinatore dei Si-Cobas Aldo Milani: e’ un tentativo di attaccare tutti quei lavoratori che in questi anni, attraverso il Si-Cobas, hanno espresso le lotte piu’ determinate ed efficaci, specie nel settore della logistica, e hanno denunciato lo sfruttamento che e’ proprio del mondo capitalistico. Diamo la nostra solidarieta’ militante ad Aldo Milani e ai compagni del Si-Cobas. Segue un loro comunicato.

Ieri sera la questura di Modena ha arrestato Aldo Milani

Nel tardo pomeriggio di ieri, 26 gennaio 2017, il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato prelevato dalla Polizia, arrestato e tradotto nel carcere di Modena e a tuttora il suo difensore non è stato messo in grado di contattarlo.

È evidente che ci troviamo di fronte a una escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore. Continua a leggere Arrestato Aldo Milani

Contro il nazionalismo “operaio”

civic-nationalism

Qui sotto pubblichiamo una giusta critica di Aldo Milani all’articolo di ‘Contropiano’ Come i crimini economici della Fiat danneggiano il paese. Il giornale della Rete dei comunisti esprime in quest’articolo di Porcari posizioni purtroppo diffuse nella galassia radicale e comunista. Come abbiamo cercato di evidenziare nel n. 2 del Cuneo rosso a proposito della questione dell’uscita dall’euro, queste posizioni, di chiaro segno nazionalista, distorcono la realta’ e soprattutto prospettano ai lavoratori una via che e’ veramente suicida.

La redazione del Cuneo rosso

dd

Articolo in risposta a Contropiano
Ieri, sul sito del giornale della Rete dei comunisti è comparso un articolo dal seguente titolo: “Come i crimini economici della Fiat danneggiano il paese”. Inizia così: “Le scelte di Marchionne producono danni all’economia e al sistema industriale del nostro paese“. L’occasione è l’ultima visita di Renzi a Cassino con il suo degno compare Marchionne. Di cui l’articolo denuncia i crimini antinazionali: l’aver portato le sedi fiscali e legali all’estero, il trasferimento in atto della progettazione a Detroit, la chiusura dell’Irisbus e della Menarini, “patrimonio industriale del paese”, per cui l’Italia dovrà ora comprare all’estero i 23.000 nuovi autobus promessi dall’accoppiata Renzi&Del Rio. Il testo si conclude con l’ipotesi di un processo a Marchionne e ai suoi amici ministri condotto dagli operai Irisbus e, insieme con loro, da “tutto il resto del paese“.

Che Marchionne e la Fiat-FCA siano stati negli ultimi dieci anni la punta di lancia dell’aggressione padronale alla classe operaia e alla massa dei lavoratori salariati, è noto. E noi rivendichiamo con orgoglio di essere stati tra quelli che, oltre a denunciarlo, hanno cercato di contrastarne in concreto la marcia dal punto di vista degli interessi operaidi classe. Qui, però, l’imputazione è un’altra, molto differente. Qui ad accusare Marchionne è “il paese”, il “nostro paese”, l’Italia, tutte le classi unite (“tutto il resto del paese”). L’accusa è di avere leso gli interessi nazionali, dello stato nazionale. Per il redattore di Contropiano le due cose, l’accusa degli operai e l’accusa della nazione-Italia, in sostanza coincidono. Continua a leggere Contro il nazionalismo “operaio”