Dentro Amazon a Chicago: l’azione per costituire un vero organismo sindacale di lotta – una bella intervista da “Rampant” (italiano – english)

Riceviamo dal compagno Luc Thibault e ben volentieri accogliamo, proponendone una traduzione in italiano della compagna Giulia L. (seguita dall’originale inglese), la segnalazione di questa bella intervista ad un lavoratore chicano di Amazon che mostra il titanico sforzo in atto a Chicago per costruire un vero organismo sindacale di lotta degli “amazonians” su scala non solo metropolitana, ma nazionale, e battersi contro le infami condizioni di super-sfruttamento vigenti nel ventre della bestia, anche in questo caso particolarmente pesanti per migliaia di lavoratrici (come non ci stancheremo mai di denunciare). Il lavoratore che parla, differenzia giustamente l’azione in corso a Chicago da quella in corso in Alabama (e altrove), dove al crescente malcontento degli operai e delle operaie dei magazzini si sta rispondendo, invece, con il tentativo di costituire un organismo sindacale per via legale, essenzialmente attraverso campagne di opinione, come organismo di pressione anziché di lotta. Il compagno mostra, poi, di essere ben informato sugli sforzi analoghi in atto in Germania e Polonia – internazionalismo, internazionalismo, internazionalismo! Proletario, ovviamente. Al capitale globale, e alle sue concrezioni transnazionali, si può rispondere in modo efficace solo ed esclusivamente con la globalizzazione delle lotte e dell’organizzazione politica e sindacale di classe.

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Contro Amazon, regno di schiavismo, razzismo, sessismo: Solidarietà a Samira! (SI-Cobas Piacenza – Comitato 23 settembre)

1. Rabbia e indignazione dei lavoratori per le intimidazioni razziste nel magazzino di Castel San Giovanni a una rappresentante sindacale

Il S.I.Cobas piacentino esprime tutta la sua indignazione e la sua rabbia per i fatti avvenuti presso il magazzino Amazon di Castel San Giovanni.

Nel sito del colosso statunitense, infatti, una lavoratrice e rappresentante sindacale del S.I.Cobas è stata nei giorni scorsi oggetto di pesanti intimidazioni a sfondo razzista da parte di quattro responsabili Amazon.

La ragazza, di soli 24 anni, era già stata protagonista in passato di un episodio intimidatorio, allorquando era stata minacciata al fine di non farle denunciare l’infortunio sul lavoro che le aveva reso inutilizzabili due dita delle mani.

Ciò al fine di non compromettere il meccanismo assicurativo che garantisce ad Amazon maggior margini di profitto in modo inversamente proporzionale al numero delle denunce per infortunio.

Un meccanismo perverso che si traduce nella “volontaria” (vessatoria) rinuncia da parte dei lavoratori a denunciare gli infortuni per quello che sono.

La settimana scorsa, ad ingiustizia si è sommata altra ingiustizia: la ragazza è stata infatti pesantemente apostrofata con frasi umilianti riferite alla sua condizione di donna e immigrata, e aggredita verbalmente da ben quattro uomini aventi il ruolo di responsabile.

I nervi della ragazza, giovanissima, donna e immigrata, di fronte a una scena del genere, hanno ceduto e da due giorni, a causa dello stato di shock conseguente all’aggressione (finalmente certificato dall’Inail in quanto infortunio!), ha perso l’uso della parola. Il S.I.Cobas non può rimanere indifferente ad un evento del genere.

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Amazon, USA: “Pensi di essere potente? Ma siamo noi che abbiamo il potere”, Chris Smalls sul muso di Jezz Bezos

Amazon Walks Out on New York Headquarters Deal: Opinion - Bloomberg

Tra le cose più importanti accadute nelle scorse settimane ci sono di sicuro le azioni di lotta dei lavoratori di Amazon negli Stati Uniti, e la proclamazione da parte loro di una giornata di sciopero il 1° maggio che ha avuto un buon esito, anche se non vi è stato uno sciopero generalizzato . Tra i documenti più interessanti e battaglieri di queste azioni di lotta c’è di sicuro la lettera, in traduzione piu’ sotto, scritta da un ex-lavoratore di Amazon licenziato in tronco per aver denunciato i rischi gravi per la salute dei lavori corsi nel magazzino Amazon di State Island a New York, e la totale indifferenza dimostrata dai manager del magazzino davanti ad essi. Chris Smalls è un lavoratore nero di circa 28 anni, che ha lavorato in Amazon per 5 anni con la mansione di capo-gruppo. Ringraziamo il compagno che ci ha segnalato la lettera, e chiediamo a chi condivide il lavoro di costruzione di questo blog di provvedere a segnalazioni e contributi.

Fonte: Guardian, 2 aprile 2020

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Caro Jeff Bezos,

quando mi sono proposto per lavorare ad Amazon, la descrizione delle mansioni di lavoro era semplice. Diceva: devi avere un diploma di scuola superiore o anche un semplice attestato scolastico di base, e devi essere capace sollevare 50 libbre [poco più di 25 kg]. Ora, a causa del covid-19, ci è stato detto che i lavoratori Amazon sono “la nuova Croce rossa”. Ma noi non vogliamo essere degli eroi. Noi siamo gente comune. Io non ho alcun attestato medico, né sono stato formato per interventi di pronto intervento. Noi non dobbiamo essere costretti a rischiare le nostre vite per andare a lavorare. Ma, in questa situazione, lo siamo. E se qualcuno deve essere ritenuto responsabile di questo, quella persona sei tu.

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Stati Uniti: i lavoratori Amazon, Whole Foods, Target e Instacart verso lo sciopero generale, il 1 maggio

Nelle ultime settimane, i lavoratori negli Stati Uniti hanno dato vita ad un movimento di scioperi spontanei a difesa delle propria salute contro il nuovo coronavirus. Amazon, Whole Foods e altri colossi sono stati investiti dall’ondata di scioperi, spesso vittoriosi; diverse lotte locali sono probabilmente rimaste fuori dai radar. Sono state nel contempo organizzate dal basso reti di mutuo soccorso a difesa di quanti, un numero incalcolabile, nell’ordine di molti milioni, negli Stati Uniti soffrono le conseguenze devastanti della crisi sociale e necessitano di tutela della salute, cibo, casa. La crisi sanitaria ed economica ha inasprito la situazione di oppressione sociale, razziale e di genere che caratterizza gli Stati Uniti – Europa e Cina seguono più o meno da presso, a seconda dei paesi, mentre il Sud del mondo affonda nel vortice e ribolle.

Con la produzione del profitto come unico criterio, e il conseguente cinismo verso chi manda avanti tutta la baracca, di finanza, corporations, imprese e autorita’, anzitutto quelle federali – con in testa Trump -, contro questo disumano caos sociale negli Stati Uniti si e’ strutturata una piattaforma di lotta, partita dai lavoratori di Amazon, Whole Foos, Target e Instacart. Ne trovate il testo qui sotto. Si punta allo sciopero generale il 1 maggio. L’organizzazione che lancia la piattaforma si rivolge a chi appartiene alla working class – operai, salariati, pensionati, senza-tetto, poveri, disabili, e chiunque sia deprivato e manchi di ogni controllo sul proprio destino – allo scopo di supportarli indirizzandoli verso organizzazioni di auto-tutela e di lotta. I promotori della piattaforma esprimono infatti, mettendole in contatto, un numero verosimilmente consistente di associazioni “working class” sul territorio nazionale. Gli obiettivi, da imporre ad autorita’, multinazionali, ceti affluenti e compagnia cantante, sono:

  • tutela sanitaria ed economica per lavoratori e disoccupati;
  • diritto all’assistenza sanitaria;
  • cancellazione dei debiti e sospensione degli affitti;
  • amnistia per immigrati privi di permesso e detenuti in attesa di giudizio o condannati per reati che non siano contro la persona;
  • cessazione delle azioni di aggressione militare statunitense.

Sono, in modo implicito ma immediato, obiettivi di rottura. L’espansione e l’intreccio di contatti con gruppi di mutuo-soccorso e di lotta deve servire a costruire una base forte, sui fronti dell’auto-tutela e sindacale, per coordinare l’azione contro “the wealthy and the powerful”: chi concentra ricchezza e potere.

Questa iniziativa – il retroterra di lotta e la capacita’ e volonta’ di organizzazione di classe che esprime – e’ di un’importanza straordinaria. Il 1 maggio sara’ solo un suo primo banco di prova. Questa iniziativa equivale ad un invito, che raccogliamo e rivolgiamo a chi legge, a fare altrettanto, mettersi in contatto e fare anzitutto circolare la notizia.

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