Black Friday, SI Cobas: «Scioperi e blocchi in tutte le sedi Amazon»

Riceviamo e volentieri riprendiamo da “Il Piacenza” del 15 novembre.

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Il sindacato scende in campo il prossimo 26 novembre: «Tutti uniti nel blocco delle attività nel giorno del Black Friday».

Il S.I. Cobas nazionale ha deciso nei suoi organi di vertice di scendere in campo per il “black Friday” del prossimo 26 novembre, coordinandosi con oltre mille realtà sindacali in tutto il mondo (Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone…) nell’ambito della campagna “make Amazon pay”.

«L’obiettivo dichiarato – spiega il coordinamento nazionale S.I. Cobas – è il modello di lavoro precario promosso dalla multinazionale Amazon e in via di estensione nel mercato del lavoro. L’iniziativa si tradurrà in scioperi e blocchi su tutti i siti Amazon in Italia, compreso quello di Piacenza. Lo sfruttamento diretto da Amazon crea un precedente per tutto il territorio italiano, ponendo le basi per la rovina di una intera generazione di lavoratori. Gli effetti nefasti non si fermano infatti ai magazzini Amazon o ai siti dove operano i corrieri di Assoespressi, loro partner nel trasporto merci, ma arrivano a influenzare negativamente tutti i posti di lavoro, che a quei modelli contrattuali si adeguano».

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Dentro Amazon a Chicago: l’azione per costituire un vero organismo sindacale di lotta – una bella intervista da “Rampant” (italiano – english)

Riceviamo dal compagno Luc Thibault e ben volentieri accogliamo, proponendone una traduzione in italiano della compagna Giulia L. (seguita dall’originale inglese), la segnalazione di questa bella intervista ad un lavoratore chicano di Amazon che mostra il titanico sforzo in atto a Chicago per costruire un vero organismo sindacale di lotta degli “amazonians” su scala non solo metropolitana, ma nazionale, e battersi contro le infami condizioni di super-sfruttamento vigenti nel ventre della bestia, anche in questo caso particolarmente pesanti per migliaia di lavoratrici (come non ci stancheremo mai di denunciare). Il lavoratore che parla, differenzia giustamente l’azione in corso a Chicago da quella in corso in Alabama (e altrove), dove al crescente malcontento degli operai e delle operaie dei magazzini si sta rispondendo, invece, con il tentativo di costituire un organismo sindacale per via legale, essenzialmente attraverso campagne di opinione, come organismo di pressione anziché di lotta. Il compagno mostra, poi, di essere ben informato sugli sforzi analoghi in atto in Germania e Polonia – internazionalismo, internazionalismo, internazionalismo! Proletario, ovviamente. Al capitale globale, e alle sue concrezioni transnazionali, si può rispondere in modo efficace solo ed esclusivamente con la globalizzazione delle lotte e dell’organizzazione politica e sindacale di classe.

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Contro Amazon, regno di schiavismo, razzismo, sessismo: Solidarietà a Samira! (SI-Cobas Piacenza – Comitato 23 settembre)

1. Rabbia e indignazione dei lavoratori per le intimidazioni razziste nel magazzino di Castel San Giovanni a una rappresentante sindacale

Il S.I.Cobas piacentino esprime tutta la sua indignazione e la sua rabbia per i fatti avvenuti presso il magazzino Amazon di Castel San Giovanni.

Nel sito del colosso statunitense, infatti, una lavoratrice e rappresentante sindacale del S.I.Cobas è stata nei giorni scorsi oggetto di pesanti intimidazioni a sfondo razzista da parte di quattro responsabili Amazon.

La ragazza, di soli 24 anni, era già stata protagonista in passato di un episodio intimidatorio, allorquando era stata minacciata al fine di non farle denunciare l’infortunio sul lavoro che le aveva reso inutilizzabili due dita delle mani.

Ciò al fine di non compromettere il meccanismo assicurativo che garantisce ad Amazon maggior margini di profitto in modo inversamente proporzionale al numero delle denunce per infortunio.

Un meccanismo perverso che si traduce nella “volontaria” (vessatoria) rinuncia da parte dei lavoratori a denunciare gli infortuni per quello che sono.

La settimana scorsa, ad ingiustizia si è sommata altra ingiustizia: la ragazza è stata infatti pesantemente apostrofata con frasi umilianti riferite alla sua condizione di donna e immigrata, e aggredita verbalmente da ben quattro uomini aventi il ruolo di responsabile.

I nervi della ragazza, giovanissima, donna e immigrata, di fronte a una scena del genere, hanno ceduto e da due giorni, a causa dello stato di shock conseguente all’aggressione (finalmente certificato dall’Inail in quanto infortunio!), ha perso l’uso della parola. Il S.I.Cobas non può rimanere indifferente ad un evento del genere.

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Amazon, USA: “Pensi di essere potente? Ma siamo noi che abbiamo il potere”, Chris Smalls sul muso di Jeff Bezos

Amazon Walks Out on New York Headquarters Deal: Opinion - Bloomberg

Tra le cose più importanti accadute nelle scorse settimane ci sono di sicuro le azioni di lotta dei lavoratori di Amazon negli Stati Uniti, e la proclamazione da parte loro di una giornata di sciopero il 1° maggio che ha avuto un buon esito, anche se non vi è stato uno sciopero generalizzato . Tra i documenti più interessanti e battaglieri di queste azioni di lotta c’è di sicuro la lettera, in traduzione piu’ sotto, scritta da un ex-lavoratore di Amazon licenziato in tronco per aver denunciato i rischi gravi per la salute dei lavori corsi nel magazzino Amazon di State Island a New York, e la totale indifferenza dimostrata dai manager del magazzino davanti ad essi. Chris Smalls è un lavoratore nero di circa 28 anni, che ha lavorato in Amazon per 5 anni con la mansione di capo-gruppo. Ringraziamo il compagno che ci ha segnalato la lettera, e chiediamo a chi condivide il lavoro di costruzione di questo blog di provvedere a segnalazioni e contributi.

Fonte: Guardian, 2 aprile 2020

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Caro Jeff Bezos,

quando mi sono proposto per lavorare ad Amazon, la descrizione delle mansioni di lavoro era semplice. Diceva: devi avere un diploma di scuola superiore o anche un semplice attestato scolastico di base, e devi essere capace sollevare 50 libbre [poco più di 25 kg]. Ora, a causa del covid-19, ci è stato detto che i lavoratori Amazon sono “la nuova Croce rossa”. Ma noi non vogliamo essere degli eroi. Noi siamo gente comune. Io non ho alcun attestato medico, né sono stato formato per interventi di pronto intervento. Noi non dobbiamo essere costretti a rischiare le nostre vite per andare a lavorare. Ma, in questa situazione, lo siamo. E se qualcuno deve essere ritenuto responsabile di questo, quella persona sei tu.

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