Alla lotta contro i licenziamenti! Alla lotta contro il governo Draghi! – TIR

Siamo ad un passo dallo sblocco dei licenziamenti di massa, e sulla stampa di regime, il regime-Draghi, è partito il battage propagandistico dell’“andrà tutto bene”, che già ci assordò tempo fa, e abbiamo visto com’è andata. Al megafono il forzista Brunetta, ministro della p.a.: “Siamo alla vigilia di un nuovo boom economico. Stiamo vedendo all’opera gli ‘spiriti animali’ della nostra Italia. Con le nostre riforme (…), una rivoluzione gentile. È il momento Italia” (la Repubblica, 30 maggio). Il capo di Bankitalia Visco ha lanciato l’identico messaggio.

C’è euforia nei palazzi del potere.

Il boom di cui parlano sarebbe in realtà un semplice rimbalzo dal fosso (-8,9%) in cui è caduta nel 2020 l’economia italiana insieme a quella mondiale; un rimbalzo che, se andasse “tutto bene” (+4,3% nel 2021, +4,0% nel 2022), la riporterebbe nel 2023 ai livelli del 2019, che erano inferiori a quelli del 2007. Ma non è detto che vada come prevedono.

La loro euforia si fonda sull’ipotesi di una ripartenza a razzo di Stati Uniti e Cina in grado di trainare l’intera economia mondiale. Su questa ripartenza a razzo gravano, in realtà, diverse incognite, che potrebbero farla cortocircuitare anche piuttosto a breve. A cominciare dall’andamento della pandemia da covid-19 nel mondo, e dalla non remota possibilità di nuove pandemie in arrivo. C’è poi il forte rialzo dei prezzi delle materie prime tradizionali (legno, ferro, rame, petrolio), e la scarsità di materie prime strategiche per la cd. “transizione ecologica”. E il temuto riaffacciarsi dell’inflazione potrebbe portare al rialzo dei tassi d’interesse prima del previsto. Il che, a sua volta, farebbe esplodere la miccia del debito di stato e privato innescando la crisi finanziaria finora scongiurata – e spezzerebbe l’incantesimo che assegna alla creazione di enormi quantità di moneta a credito senza un corrispettivo reale di produzione di valore, il magico potere di sanare le ferite della crisi. E poi ci sono le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, Stati Uniti e Russia che potrebbero avere, tra rappresaglie e contro-misure difensive, un impatto duro sulla stessa ripresa. Per non parlare dell’incognita costituita da una nuova grande insorgenza delle masse sfruttate e oppresse del mondo arabo e “islamico”, la cui forza sismica è stata evidenziata dalla recente sollevazione palestinese.

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