Iran: cresce l’organizzazione operaia nel settore petrolchimico – M.A. Kadivar e A.

Il petrolchimico di Mahshahr nella provincia del Khuzestan, a sud-ovest di Teheran

Ritorniamo sugli scioperi operai degli ultimi mesi in Iran traducendo un articolo postato il 25 agosto su MERIP (Middle East Report and Information Project), uno dei siti sul Medio Oriente più attendibili. Lo facciamo per l’importanza che ha avuto ed avrà il proletariato dell’Iran nello sviluppo dello scontro di classe in Medio Oriente e a livello internazionale.

L’articolo conferma in pieno, con una ricchezza di elementi di fatto, che in Iran – anche per effetto delle odiose sanzioni statunitensi e dell’irruzione della pandemia da covid 19 – gli antagonismi sociali si stanno acutizzando con un epicentro che nell’ultimo decennio è sempre più spostato verso il cuore del proletariato industriale (inclusa l’industria dei trasporti).

Il testo di Mohammad Ali Kadivar, Peyman Jafari, Mehdi Hoseini e Saber Khani ha un che di flemma “accademica”, vi si avverte un certo distacco dagli avvenimenti. Ma è ricco di notizie e di valutazioni sobrie, utili a comprendere le tendenze in atto. In particolare, mostra bene l’abilità di manovra delle autorità della repubblica islamica che abbinano alla repressione le operazioni necessarie a tenere divise le lotte, isolando il settore più sfruttato, esposto e combattivo della classe, cercando di cooptare quello più protetto e stabile, e di riattivare istituzioni “operaie” (i cosiddetti consigli islamici) già da tempo disattivate, per imbrigliare e far arenare ciò che più temono: la ripresa di un’attività autonoma del proletariato industriale.

Questa ripresa parte necessariamente dalle tematiche concernenti le condizioni di lavoro e la libertà di organizzazione, e procede – visti i precedenti – con un misto di prudenza e di fermezza nel mantenere il punto, soprattutto quando si tratta di difendere la propria auto-organizzazione: “La cosa più importante [di questo giro di lotte] è che abbiamo sperimentato il nostro grande potere come lavoratori, e questo ci mette in una posizione più forte per portare avanti le nostre richieste. In particolare, siamo riusciti a formare un consiglio organizzativo perché sia il vero rappresentante dei lavoratori”. Avanti così! – quale che sia l’esito immediato di questi mesi di lotte.

https://merip.org/2021/08/labor-organizing-on-the-rise-among-iranian-oil-workers/

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Il 19 giugno 2021, il giorno successivo alle elezioni presidenziali nella Repubblica islamica dell’Iran, è iniziata un’ondata di scioperi tra i lavoratori nel settore petrolifero, del gas e nell’industria petrolchimica dell’Iran, con richieste di aumenti salariali, stabilità del posto di lavoro e migliori condizioni di sicurezza e salute.

Nei primi giorni le notizie sulle elezioni hanno distolto l’attenzione dagli scioperi, ma quando l’ondata di scioperi si è estesa a nuove regioni e a nuove raffinerie petrolifere e petrolchimiche, una serie di gruppi sociali e politici ha iniziato a prestarvi attenzione. Gli scioperi, in ragione della loro dimensione, diffusione geografica e relativa forza organizzativa, hanno acquisito una valenza politica. Inoltre, le loro vertenze e rivendicazioni hanno preso piede presso ampi strati della popolazione attiva e stanno facendo rivivere i ricordi politici legati al ruolo dei lavoratori del petrolio negli eventi storici della rivoluzione iraniana del 1978-1979. Ma, cosa, ancora più importante, la portata dei recenti scioperi petroliferi (anche se inferiore alle proteste del gennaio 2018 e del novembre 2019 scaturite da una mobilitazione spontanea legata ad una questione di carattere nazionale), è stata facilitata dal loro coordinamento a livello nazionale.

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