Coltano: né basi, né armi, né spese militari. Guerra alla guerra imperialista – SI Cobas

GUERRA ALLA GUERRA IMPERIALISTA

NÉ BASI NÉ ARMI NÉ SPESE MILITARI!

Dove insiste un Parco Naturale a Coltano, il governo guerrafondaio Draghi decide di usare 190 milioni di euro del Fondo di Coesione Sociale per occupare 74 ettari di terra per un ennesima base militare.

A Coltano, oggi, abbiamo risposto insieme a migliaia di abitanti, giovani, lavoratori e lavoratrici.

Il SiCobas c’è!

Sosteniamo questa lotta e colleghiamola alla prospettiva più generale di opposizione al nostro imperialismo e al governo dei padroni!

Nessuna base militare.

Né a Coltano, né altrove!

Leggi anche: Guerra alla guerra imperialista: basta basi e spese militari! – 2 giugno, a Coltano, Postato il

Guerra alla guerra imperialista: basta basi e spese militari! 2 giugno, a Coltano

Il 2 giugno saremo a Coltano rispondendo all’appello lanciato dal Comitato contro la costruzione della nuova base, all’interno della testuggine del Collettivo di Fabbrica GKN con un messaggio chiaro: guerra alla guerra imperialista e all’imperialismo di casa nostra!

La nuova base verrà costruita in un parco e riserva naturale, e andrebbe ad aggiungersi a quella di Camp Darby, per cui è previsto un ulteriore ampliamento, e all’aeroporto militare, e sarebbe accompagnata dalla ristrutturazione della Darsena Livorno proprio nell’ottica di consentire e facilitare il passaggio di armi e mezzi militari. A questo si aggiunge il rigassificatore costruito dinanzi le coste livornesi, e quello che vogliono costruire nel porto di Piombino: la costa toscana, come innumerevoli altri territori, viene ripensata in funzione della guerra.

La guerra in Ucraina è l’ultimo tassello della crisi storica del modo di produzione capitalistico che sta portando l’umanità su un piano inclinato fatto di scontri interimperialistici, escalation militare ed esplosioni a catena di contraddizioni che si intrecciano a livello globale su più piani.

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Per dare un contributo alla lotta contro la guerra – che non può non avere un respiro internazionalista – il nostro compito principale non può che essere quello di lottare e denunciare le responsabilità del nostro governo, della Nato e dell’UE, e combattere contro l’imperialismo di casa nostra.

Combattere la guerra significa anche opporsi alle sue ricadute sociali: dopo 2 anni di pandemia il governo Draghi aumenta la spesa militare fino al 2% del Pil, togliendo così risorse a sanità, scuola, trasporti; mentre le fasce più deboli della popolazione continuano a subire gli effetti della crisi in termini di aumento del costo dei beni di prima necessità, aumento della precarietà e dello sfruttamento, e peggioramento delle condizioni di vita.

Esser presenti alla manifestazione di Coltano per noi vuol dire cercare di rafforzare l’opposizione alla guerra imperialista e alle sue conseguenze in termini di costi sociali e repressione, che la costruzione di questa nuova base rappresenterebbe: una colata di cemento in un parco nazionale e una riserva naturale, con denaro pubblico speso per la sua costruzione, sottrazione di uno spazio verde a danno delle popolazioni locali, controllo militare del territorio e il suo utilizzo per possibili esercitazioni come di recente accaduto in Sardegna.

Prenderemo parte alla manifestazione perché porsi nella prospettiva di sabotare la guerra significa impedire la costruzione di una nuova base, così come impedire il carico e lo scarico di armi, come avvenuto all’aeroporto di Pisa e al porto di Genova. 

Parteciperemo alla giornata con l’idea di rifiutare la logica emergenziale attraverso la quale la classe dominante vorrebbe legittimare la presenza delle basi militari e giustificarne la costruzione di nuove, con nuove devastazioni ambientali. Vogliamo ribaltare questa logica contrapponendovi le necessità e le urgenze della nostra classe: l’aumento della spesa sociale, l’investimento sull’edilizia scolastica, il rafforzamento del trasporto locale, lo sblocco delle assunzioni nella sanità, la tutela ambientale e della salute pubblica.

Contro la guerra in Ucraina, contro ogni guerra imperialista, contro l’imperialismo di casa nostra.

PER QUESTO, PER ALTRO, PER TUTTO

Casa del Popolo di Teramo 

Centro Politico Comunista Santacroce 

Collettivo Militant

CPA Firenze Sud

Csa Vittoria

Fronte Comunista

Fronte della Gioventù Comunista

Laboratorio Politico Iskra

Mensa Occupata 

Movimento Disoccupati 7 Novembre

OSA Perugia

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

La portaerei Italia – Giorgio Stern

La portaerei Italia galleggia nel Mediterraneo con un carico di armi che nemmeno il comandante conosce. In barba a tutte le dichiarazioni di pace, libertà, democrazia, la minuziosa documentazione e le Note Esplicative di questo scritto mostrano tutt’altra evidenza, che si completa con le migliaia di ettari di terreno adibiti alle esercitazioni militari, soprattutto in Sardegna.

Anche la distinzione tra Nato, Usa, Esercito Italiano – così cara a certa retorica nazionalista piagnona secondo cui l’Italia sarebbe una colonia – scompare in un’unica evidenza: l’enorme quantitativo di armi stoccato in Italia è pronto per le guerre del capitale, si tratti di Italia, Usa o Nato cosa importa?

Certo, tra i guerrafondai esteri e quelli nazionali ci sono tensioni, e ci sono determinati rapporti di forza (in alcuni casi a sfavore dell’Italia). Ma non è a queste tensioni, non è alla Costituzione o alla sovranità nazionale che possiamo appellarci per opporci alla guerra in corso in Ucraina, a quella (del tutto oscurata) in corso in Africa occidentale al fianco della Francia di Macron, e alle altre in gestazione.

Da riferimenti del genere non potremo avere altri risultati se non pericolose illusioni (in basso) o la solita clamorosa ipocrisia (in alto). Ce lo conferma lo stesso scritto che abbiamo riportato quando esamina il processo di costituzione delle basi militari. Quanto alle inchieste giudiziarie, esse non hanno mai scalfito la natura, l’esercizio e gli scopi dell’armamentario militare: aggressione alle popolazioni dentro e fuori i confini nazionali con un “particolare riguardo” ai perturbatori della quiete, proletari e comunisti.

E poi, depositi di armi, incluse quelle bandite dalle convenzioni internazionali, armamenti nucleari in depositi segreti, addestramento di gruppi eversivi…

Tutto questo vuol dire che i giochi sono fatti, che non ci sia nulla da fare? Al contrario. Denunce come queste hanno la loro utilità nel mettere in luce ciò che, in parte almeno, si vorrebbe nascondere. E poi le macchine militari più potenti e “terrificanti” non sono affatto onnipotenti perché debbono fare i conti, e li faranno, con la forza delle masse sfruttate e oppresse. E da ultimo in Afghanistan si è visto com’è andata.

***

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa ricerca compiuta dal pacifista triestino Giorgio Stern.

Mi è stato fatto notare che nel precedente messaggio ho commesso un errore.

Ho sbagliato clamorosamente nel riferire il numero delle basi USA o USA/NATO in Italia (ho scritto 113). Dall’alto (Comando Militare NATO in Italia) mi è stato ingiunto di rimediare pubblicando l’informazione che segue, rispettosa della realtà.

Scusandomi  per l’involontario errore con voi, e soprattutto con gli Stati Uniti e la NATO, rimedio come richiesto.

La descrizione non è lunga, vi basterà mezz’ora o poco più per venirne a capo.

Giorgio Stern

QUANTE SONO LE BASI NATO E USA IN ITALIA?

In Italia esistono ufficialmente 120 basi dichiarate, oltre a 20 basi militari Usa totalmente segrete ed ad un numero variabile (al momento sono una sessantina) d’insediamenti militari o semplicemente residenziali con la presenza di militari USA. Per quanto riguarda le basi segrete, non si sa ovviamente dove siano, né che armi e che mezzi vi si trovino.

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Da Aviano a Sigonella, l’Italia è sempre più base d’attacco della NATO

Come c’era da aspettarsi, lo scoppio di una crisi economica di portata devastante sta fornendo propellente a volontà ad una nuova corsa universale alle armi, e ad un’intensa attività delle grandi potenze sul piano diplomatico e su quello militare. Ovviamente è della partita, e in modo attivo, anche l’Italia. L’Italia del governo Pd-Cinquestelle-Italia viva-Liberi uguali-Sinistra italiana (non dimenticate questa appendice del governo, a cui sono legati gli ex-disobbedienti e l’Adl-Cobas).

Due fatti di questa settimana lo segnalano. Li richiamiamo qui perché rischiano di passare, indebitamente, in sordina.

Il primo fatto è stato annunciato così da quello che, con la direzione dell’ultra-sionista e ultra-atlantista Molinari, è ormai diventato il primo organo di stampa del bellicismo anti-russo, anti-cinese e anti-arabo (al secolo il giornale di centro-sinistra la Repubblica) : La soglia di Aviano per arginare i russi nel Mar Nero. Si tratta di questo: per effetto della crescente pressione del Pentagono e di Trump contro la Germania, lasceranno a breve il suolo tedesco 11.900 militari e due comandi statunitensi: l’Us Africa Command (che ha il suo raggio d’azione in 30 paesi) e l’Us European Command (che controlla le operazioni militari in 51 paesi). Quest’ultimo andrà di sicuro in Belgio, il primo forse a Napoli, forse in Spagna (c’è contesa tra i due stati).

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