“Dai fratelli, tutti qui uniti!” La risposta di lotta all’assassinio di Younes El Boussettaui a Voghera e a Bologna

Sono passati sette giorni dall’omicidio di Younes El Boussettaui per mano dell’assessore alla sicurezza di Voghera Massimo Adriatici. L’assassino è ai domiciliari, dove cerca di superare, dice, il suo trauma. La sindaca si dice preoccupata per questo trauma, con notevole sensibilità. L’avvocato di Adriatici spiega che circolare con un’arma carica senza sicura aiuti contro lo stress in situazioni di minaccia, quindi almeno l’assessore ha sparato con animo sereno.

Abbiamo già commentato l’assassinio di Younes – espressione conseguente della macchina del razzismo di stato. Qui trovate dei materiali sulla riposta data soprattutto dalla comunità degli immigrati sabato a Voghera, e su un importante presidio di solidarietà svoltosi a Bologna.

La manifestazione di Voghera ha risposto all’appello di Bahija, sorella di Younes, lanciato l’indomani dell’omicidio a sangue freddo, con queste parole pronunciate sul luogo del delitto:

Gli ha sparato e lo ha ucciso qui, ieri. Mio fratello ora è in cella mortuaria, ha lasciato due bambini. L’avvocato che gli ha sparato invece è a casa sua e dorme. Aiutatemi! Io sabato verrò qui di nuovo, chi conosceva Younes, sia chi ha visto qualcosa sia chi non ha visto nulla venga qui ad aiutarmi a vendicare mio fratello. Sabato alle ore 16:00. Voce fuori campo: dai fratelli, tutti qui uniti! Gli ha sparato, e ora dorme a casa sua! Ha lasciato due bambini. Marocchini e musulmani, per piacere aiutate la vostra sorella. Condividete il video, sabato alle ore 16:00 facciamo un sit-in per il nostro fratello Younes e lo vendichiamo. In piazza Meardi Voghera. Grazie!

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In cammino verso lo sciopero generale contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea – Assemblea nazionale a Bologna, domenica 11 luglio – SI Cobas

Come è scritto nel documento della Tendenza internazionalista rivoluzionaria, è del tutto evidente che il governo Draghi, approfittando del calo dei contagi e della propaganda di regime sulla ripresa (dei profitti) e sull’utilizzo dei fondi europei, sta accelerando il suo attacco all’insieme della classe lavoratrice.

L’ultima messinscena consumata ieri (29 giugno) a Roma con l’intesa tra governo, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil, che prevede la raccomandazione alle imprese di ricorrere – prima di licenziare – alla cassa integrazione gratis, pagata per gran parte dalla stessa classe lavoratrice attraverso la fiscalità generale, costituisce l’ultimo via libera all’attacco del governo Draghi, che ha dato un contentino formale a Landini&Co. in cambio di un’ulteriore subordinazione reale delle burocrazie sindacali allo sblocco dei licenziamenti.

In questo quadro, sull’onda della settimana di forti mobilitazioni seguite allo sciopero della logistica del 18 giugno e all’assassinio di Adil Belakhdim, e mentre avviene un nuovo tentato omicidio contro un picchetto operaio ai cancelli della Miliardo Yida di Pontecurone (Alessandria), acquista ulteriore importanza la preparazione (per l’autunno) di un grande sciopero generale contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea, delineata in questo testo che il SI Cobas ha proposto alle diverse componenti del sindacalismo “di base” e all’opposizione in Cgil. E che ha ricevuto ieri (29 giugno), in una riunione tenutasi a Roma, a cui hanno partecipato delegazioni dell’USB, dell’AdlCobas, dell’SGB, della CUB, dell’area Riconquistiamo Tutto – Opposizione CGIL, dell’USI, una prima risposta positiva.

L’assemblea di Bologna di domenica 11 luglio dovrà essere un passaggio utile, serrato e costruttivo in questa direzione, che la nostra Tendenza preconizza da anni. Pensare in grande, vincendo il particolarismo e lo spirito minoritario, rivolgerci alla massa del proletariato industriale e delle lavoratrici e dei lavoratori salariati, ai movimenti sociali nati sulle contraddizioni di genere, di razza, ecologiche irrisolvibili dal capitalismo, in una prospettiva internazionalista rivoluzionaria: è questa la consegna del momento.

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Invito a un’Assemblea nazionale in presenza – domenica 11 luglio a Bologna contro i licenziamenti, per fermare la violenza contro gli scioperi, per preparare un forte SCIOPERO GENERALE contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea

Le intense giornate di sciopero e di mobilitazione di piazza di venerdì 18 e sabato 19 giugno, l’immediata, larga reazione all’assassinio del nostro compagno Adil Belakhdim, hanno dato ulteriore slancio alla proposta di arrivare, nei tempi necessari, ad un grande sciopero generale contro i licenziamenti, contro la repressione, contro Confindustria e il governo Draghi – una proposta già avanzata dall’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e da altri consessi.

La forza propulsiva di questa iniziativa viene dalle realtà operaie e proletarie in lotta, grandi e piccole, in primo luogo dalle lotte della logistica e dei trasporti. E l’abbiamo vista positivamente in azione nei giorni scorsi nello sciopero del 18 giugno, diventato lo sciopero dell’intero sindacalismo di base (Usb, Adl, Cub e Slai Cobas – una cosa del genere non accadeva da anni), proprio sotto la spinta della strenua resistenza dei licenziati FedEx di Piacenza e dei lavoratori TNT-FedEX organizzati con noi. Dopo l’uccisione di Adil e le aggressioni di stampo mafioso/squadristico ordite da FedEx-Zampieri a san Giuliano Milanese e Tavazzano, avvenute tutte sotto la protezione delle “forze dell’ordine”, dopo una sequenza di azioni repressive ad esse paragonabili (compiute anche dalla magistratura), l’organizzazione dello sciopero generale ha assunto anche un evidente significato di denuncia del ruolo svolto dal governo Draghi nel processo di strisciante messa fuori legge dello sciopero – in modo sostanziale o, nella logistica, in modo formale con il ricorso all’art. 146.

Su impulso di queste e altre lotte proletarie (nei porti e all’Alitalia ad esempio), e territoriali (con la ripresa della mobilitazione del movimento No Tav e le proteste per il diritto all’abitare), possiamo puntare ad allargare il perimetro della preparazione dello sciopero generale molto al di là del settore logistica e trasporti. Oltre a coinvolgere la più vasta area possibile del sindacalismo “di base”, l’organizzazione di questo sciopero dovrà raggiungere i tanti/e iscritti ai sindacati confederali sconcertati e scontenti per la politica di subordinazione ai padroni e al governo di Cgil-Cisl-Uil, e i tantissimi/e giovani senza sindacato, precari, disoccupati. A consentirlo sono proprio gli attacchi in gestazione dell’asse padronato/governo, per quanto Draghi&Co. stiano facendo un’incredibile demagogia sulla “ripartenza” – mentre già ci sono i segni sanitari, economici e politici che la mettono in discussione.

Nell’assemblea dell’11 luglio dovremo affrontare di petto le questioni che il padronato e il governo Draghi hanno messo all’odg per i prossimi mesi: i licenziamenti di massa dei tempi indeterminati, l’attacco al diritto di sciopero e – più in generale – la sistematica repressione delle lotte, la liberalizzazione degli appalti e dei sub-appalti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l’assegno unico familiare, il contratto di scivolamento, lo “smart working” e la didattica a distanza, l’impatto sull’intensificazione dello sfruttamento del lavoro e la riduzione dei posti di lavoro dell’“industria 4.0”. Dovremo nello stesso tempo denunciare che l’attenuazione della pandemia sta servendo non a mettere in discussione le politiche di smantellamento della sanità pubblica e territoriale, ma al contrario all’ulteriore espansione della sanità privata e della commercializzazione del bene-salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

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Bologna: un grande urlo contro l’apartheid israeliana, a fianco del popolo palestinese

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo report (opera del quotidiano autogestito Zeroincondotta) sulla giornata di ieri a Bologna. Il SI Cobas era stato pronto nel chiamare una dimostrazione in piazza Nettuno; se ne è aggiunta, in seguito, una seconda (dai contenuti più moderati e interclassisti). La decisione dei partecipanti all’iniziativa del SI Cobas di sfilare in corteo fino a piazza dell’Unità e dar vita con i partecipanti alla seconda iniziativa ad un corteo unitario per le strade della città esprime la stessa visione e determinazione unitaria (per l’unità del fronte di classe, su posizioni internazionaliste) che ha dato origine, nello scorso anno, prima al Patto d’azione anti-capitalista e poi all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi. Una visione e una determinazione decisamente rafforzate da quanto avvenuto ieri a Bologna e a Venezia (e non solo), tanto quanto ogni impostazione dell’azione politica grettamente autoreferenziale, ogni ristretto calcolo di bottega (o di bugigattolo), ne escono indeboliti, se non ridicolizzati.

Un grande urlo: “Contro l’apartheid israeliana, per i diritti dei Palestinesi!”

Lunga e partecipata giornata di mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese e contro l’aggressione sferrata in questi giorni da Israele. Un presidio convocato in piazza Nettuno ha sfilato fino in piazza dell’Unità, dov’era stato chiamato un secondo sit-in: le due manifestazioni si sono unite raggiungendo di nuovo il centro con migliaia di persone in corteo.

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Bologna. Solidarietà alle operaie della Yoox!

Si è tenuta questo pomeriggio nel centro di Bologna, a piazza del Nettuno, una manifestazione a sostegno delle operaie alla Yoox (nell’appalto Lis Group), in lotta per difendere il proprio posto di lavoro e ottenere un cambio di orario di lavoro. Denunciano con la lotta, da molti giorni, organizzate nel SI Cobas, il sopruso padronale di sottoporle a turni insostenibili per chi deve fronteggiare anche carichi di lavoro e di cura domestici.

Sono giovani donne, mamme, per lo più immigrate. Hanno aperto il comizio con interventi vibranti, che hanno espresso la loro rabbia e la loro determinazione a farsi sentire da un padrone che al momento pretende di non vederle neppure. Oggi si sono viste e sentite, e intorno a loro si è manifestata una calda solidarietà, che dovrà ancora crescere per aiutarle a sfondare il muro che il padrone ha innalzato contro le loro rivendicazioni. Tra gli interventi di sostegno quello del Comitato 23 settembre, nato sempre a Bologna, per ricordare Atika, una donna immigrata vittima di femminicidio.

Per ascoltare gli interventi delle lavoratrici della Yoox clicca qui.

Qui di seguito, invece, altre informazioni su come si è arrivati a questa lotta.

In piazza con le lavoratrici Yoox

Oggi sabato 12 Dicembre si terrà una manifestazione a sostegno della coraggiosa lotta delle lavoratrici in appalto Yoox, l’appuntamento è  nel centro di Bologna in Piazza del Nettuno alle ore 15,30. 

Nel frattempo il gruppo Ynap (Yoox net-a -porter) e la sua affidataria  Lis Group hanno rilasciato una serie di dichiarazioni nel merito delle quali vorremmo intervenire con alcune  precisazione e chiarimenti.

Ynap  a mezzo stampa ha dichiarato  di aver appreso “con grande dispiacere le dichiarazioni di un piccolo gruppo di lavoratrici” affermando di “aver preso la questione molto seriamente nonostante non si tratti di sue dipendenti dirette , e di voler discutere la questione con Geodis”.

Lo sciopero delle operaie era iniziato il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In quell’occasione, sul piazzale di Yoox era passato un responsabile della multinazionale e con aria di sfida e disprezzo rivolgendosi alle operaie aveva detto loro di non vederle e non sentirle. Un’improvvisa ritrovata sensibilità tuttavia si è manifestata in questi giorni in casa Yoox a seguito del perdurare delle mobilitazioni e del clamore mediatico sviluppatosi intorno alla vicenda e sia chiaro non  possiamo che apprendere la notizia con gioia. 

Tuttavia il fatto che Ynap dichiari di voler parlare con Geodis ci racconta altri particolari che è bene approfondire e non dare per scontato. Perché questo gruppo di operaie è stato per dieci anni alle dipendenze della società cooperativa Mr job diretta affidataria del servizio da parte di Yoox. Mr. Job nel dicembre 2019 falliva sotto una montagna di debiti, dove venivano seppellite anche alcune spettanze delle lavoratrici, tra cui 3000 euro di quota sociale (il “pizzo” imposto dalle cooperative per lavorare), 13 esima, Tfr, etc. Yoox nel merito interveniva  parzialmente nonostante fosse responsabile in solido. Nello stesso mese di dicembre veniva firmato un cambio appalto che anziché snellire i passaggi per le lavoratrici, li complicava triplicandoli. Ynap infatti decideva di affidare il servizio a Geodis che lo appaltava ad un consorzio (CGS) che lo subappaltava ad un’azienda creata per l’occasione la Lis Group. Una matrioska di passaggi che creava una filiera ove nuovi soggetti potevano intermediare e guadagnare, e ad Ynap di allontanarsi dalle responsabilità dirette verso le lavoratrici. 

In questo frangente  le operaie venivano  convocate  in delle assemblee in cui le nuove aziende si presentavano preannunciando i futuri cambiamenti, ancora incerti nei dettagli ma che affrontavano quello che sarebbe stato il futuro stravolgimento degli orari e dei turni. Alle lavoratrici veniva imposto unilateralmente il cambiamento futuro. Ci sarebbero stati  3 mesi di tempo in cui doversi adattare alle “novità”. Chi non fosse stato in grado di adattarsi ai nuovi turni “avrebbe comunque avuto l’opportunità di  non accettare il lavoro e poter andare in disoccupazione”, opportunità che non avrebbe avuto successivamente dovendo dimettersi senza poter accedere alla disoccupazione. A queste assemblee le lavoratrici protestano, come possono riuscire ad adattarsi a degli stravolgimenti così pesanti delle loro vite? Per dieci anni hanno iniziato a lavorare alle 8.30, hanno figli piccoli a cui badare e ora improvvisamente dovrebbero uscire di casa alle 4.30 del mattino o tornare a mezzanotte? La  risposta è sempre la stessa “Questo è il mercato e siete voi a dovervi adattare, se pensate di non farcela non accettate”.

Secondo la nota stampa di Ynap, il 99% delle lavoratrici partecipa a queste assemblee con entusiasmo, le approva dichiarando il proprio sostegno all’azienda. Ovviamente non c’è nessuna votazione che testimoni questo entusiasmo dichiarato da Ynap. C’è però un primo dato certo che registra i primi “licenziamenti volontari”.  I sindacati confederali, CGIL, CISL E UIL, acconsentono in un silenzio partecipe. Arriva il Covid e dopo una breve chiusura, l’azienda riapre indirizzando delle raccomandate a tutte le lavoratrici. Si riaprirà con i nuovi turni  che guarda caso prevedono gli stessi orari annunciati a dicembre.

Per evitare assembramenti si dovrà iniziare a lavorare alle 5.30 con il primo turno e finire alle 22.30 nel secondo. Chi non si presenterà sarà considerato assente ingiustificato. La conseguenza immediata di tale cambiamento è una seconda ondata  di lavoratrici  costretta a dimettersi senza disoccupazione. Le altre resistono aiutandosi per qualche mese con i miseri congedi parentali al 30% dello stipendio e sopportano sacrifici enormi perché non vogliono rinunciare al loro lavoro. Le operaie della Yoox si svegliano alle 4.00 del mattino, svegliano i loro figli sempre più affaticati, li accompagnano  da una baby sitter che li accompagna a scuola… tutto questo perché il fashion luxury venduto on line necessita di un mercato che si organizzi su questi ritmi… poco importa se dietro ci sono donne, famiglie, bambini costretti nei ritmi del mercato. 

Per questo le operaie della Yoox stanno scioperando. E mentre Ynap dichiara di accorgersi del problema con una tempismo perfetto, al gruppo delle lavoratrici in sciopero stanno pervenendo una pioggia di contestazioni disciplinari, tutte uguali in cui le operaie vengono contestate perché un mese fa in un giorno x ad un’ora y, al minuto z pare avessero la mascherina leggermente spostata dal naso. E ancora una volta con la scusa del Covid viene intentata una ritorsione verso chi ha semplicemente preteso di poter esercitare i propri diritti, di poter coniugare il proprio essere donna, madre e lavoratrice. E sempre con la scusa del Covid vengono ridotte le pause, due quarti d’ora in 8 ore sono sufficienti mentre si lavora in ambienti chiusi e non areati, con le mascherine, venendo convocati dai responsabili quando il ritmo produttivo si abbassa. Perché, come chiarisce Ynap, il loro “ambiente di lavoro è inclusivo e attento alle esigenze delle donne e dei genitori”.

Dalla seconda Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi: gettare il cuore oltre l’ostacolo

Domenica si è svolta la seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, convocata in remoto a due mesi dalla partecipata assemblea di Bologna.

Il breve testo di indizione, nel confermare a pieno i contenuti dell’appello e della mozione del 27 settembre, poneva la necessità urgente di dare una spinta al percorso, sia sul piano organizzativo, sia nella proposizione di un percorso di lotta capace di dare gambe alle idee e alla piattaforma rivendicativa.

In quasi sette ore di dibattito e con circa 200 partecipanti, la gran parte degli oltre 60 interventi che si sono succeduti ha messo in evidenza come la seconda ondata pandemica torni a porre la necessità immediata di un’iniziativa sindacale sul tema della sicurezza e della tutela della salute sui luoghi di lavoro, in un quadro di crescita esponenziale dei contagi (e delle morti) nelle fabbriche e nei magazzini che è analogo a quello con cui abbiamo dovuto fare i conti in primavera, ma che è ulteriormente aggravato dall’impatto economico devastante che la pandemia ha avuto sulle condizioni di vita e sui livelli salariali.

La partecipazione e gli interventi all’assemblea da parte di realtà sindacali conflittuali di altri paesi (su tutte Sud-Solidaires dalla Francia e Inicjatywa Pracownicza dalla Polonia) è la dimostrazione tangibile di come il carattere internazionale e internazionalista di questo percorso sia già foriero di collegamenti con alcune importanti lotte in corso in altri paesi europei.

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