Bologna: un grande urlo contro l’apartheid israeliana, a fianco del popolo palestinese

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo report (opera del quotidiano autogestito Zeroincondotta) sulla giornata di ieri a Bologna. Il SI Cobas era stato pronto nel chiamare una dimostrazione in piazza Nettuno; se ne è aggiunta, in seguito, una seconda (dai contenuti più moderati e interclassisti). La decisione dei partecipanti all’iniziativa del SI Cobas di sfilare in corteo fino a piazza dell’Unità e dar vita con i partecipanti alla seconda iniziativa ad un corteo unitario per le strade della città esprime la stessa visione e determinazione unitaria (per l’unità del fronte di classe, su posizioni internazionaliste) che ha dato origine, nello scorso anno, prima al Patto d’azione anti-capitalista e poi all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi. Una visione e una determinazione decisamente rafforzate da quanto avvenuto ieri a Bologna e a Venezia (e non solo), tanto quanto ogni impostazione dell’azione politica grettamente autoreferenziale, ogni ristretto calcolo di bottega (o di bugigattolo), ne escono indeboliti, se non ridicolizzati.

Un grande urlo: “Contro l’apartheid israeliana, per i diritti dei Palestinesi!”

Lunga e partecipata giornata di mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese e contro l’aggressione sferrata in questi giorni da Israele. Un presidio convocato in piazza Nettuno ha sfilato fino in piazza dell’Unità, dov’era stato chiamato un secondo sit-in: le due manifestazioni si sono unite raggiungendo di nuovo il centro con migliaia di persone in corteo.

Continua a leggere Bologna: un grande urlo contro l’apartheid israeliana, a fianco del popolo palestinese

Bologna. Solidarietà alle operaie della Yoox!

Si è tenuta questo pomeriggio nel centro di Bologna, a piazza del Nettuno, una manifestazione a sostegno delle operaie alla Yoox (nell’appalto Lis Group), in lotta per difendere il proprio posto di lavoro e ottenere un cambio di orario di lavoro. Denunciano con la lotta, da molti giorni, organizzate nel SI Cobas, il sopruso padronale di sottoporle a turni insostenibili per chi deve fronteggiare anche carichi di lavoro e di cura domestici.

Sono giovani donne, mamme, per lo più immigrate. Hanno aperto il comizio con interventi vibranti, che hanno espresso la loro rabbia e la loro determinazione a farsi sentire da un padrone che al momento pretende di non vederle neppure. Oggi si sono viste e sentite, e intorno a loro si è manifestata una calda solidarietà, che dovrà ancora crescere per aiutarle a sfondare il muro che il padrone ha innalzato contro le loro rivendicazioni. Tra gli interventi di sostegno quello del Comitato 23 settembre, nato sempre a Bologna, per ricordare Atika, una donna immigrata vittima di femminicidio.

Per ascoltare gli interventi delle lavoratrici della Yoox clicca qui.

Qui di seguito, invece, altre informazioni su come si è arrivati a questa lotta.

In piazza con le lavoratrici Yoox

Oggi sabato 12 Dicembre si terrà una manifestazione a sostegno della coraggiosa lotta delle lavoratrici in appalto Yoox, l’appuntamento è  nel centro di Bologna in Piazza del Nettuno alle ore 15,30. 

Nel frattempo il gruppo Ynap (Yoox net-a -porter) e la sua affidataria  Lis Group hanno rilasciato una serie di dichiarazioni nel merito delle quali vorremmo intervenire con alcune  precisazione e chiarimenti.

Ynap  a mezzo stampa ha dichiarato  di aver appreso “con grande dispiacere le dichiarazioni di un piccolo gruppo di lavoratrici” affermando di “aver preso la questione molto seriamente nonostante non si tratti di sue dipendenti dirette , e di voler discutere la questione con Geodis”.

Lo sciopero delle operaie era iniziato il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In quell’occasione, sul piazzale di Yoox era passato un responsabile della multinazionale e con aria di sfida e disprezzo rivolgendosi alle operaie aveva detto loro di non vederle e non sentirle. Un’improvvisa ritrovata sensibilità tuttavia si è manifestata in questi giorni in casa Yoox a seguito del perdurare delle mobilitazioni e del clamore mediatico sviluppatosi intorno alla vicenda e sia chiaro non  possiamo che apprendere la notizia con gioia. 

Tuttavia il fatto che Ynap dichiari di voler parlare con Geodis ci racconta altri particolari che è bene approfondire e non dare per scontato. Perché questo gruppo di operaie è stato per dieci anni alle dipendenze della società cooperativa Mr job diretta affidataria del servizio da parte di Yoox. Mr. Job nel dicembre 2019 falliva sotto una montagna di debiti, dove venivano seppellite anche alcune spettanze delle lavoratrici, tra cui 3000 euro di quota sociale (il “pizzo” imposto dalle cooperative per lavorare), 13 esima, Tfr, etc. Yoox nel merito interveniva  parzialmente nonostante fosse responsabile in solido. Nello stesso mese di dicembre veniva firmato un cambio appalto che anziché snellire i passaggi per le lavoratrici, li complicava triplicandoli. Ynap infatti decideva di affidare il servizio a Geodis che lo appaltava ad un consorzio (CGS) che lo subappaltava ad un’azienda creata per l’occasione la Lis Group. Una matrioska di passaggi che creava una filiera ove nuovi soggetti potevano intermediare e guadagnare, e ad Ynap di allontanarsi dalle responsabilità dirette verso le lavoratrici. 

In questo frangente  le operaie venivano  convocate  in delle assemblee in cui le nuove aziende si presentavano preannunciando i futuri cambiamenti, ancora incerti nei dettagli ma che affrontavano quello che sarebbe stato il futuro stravolgimento degli orari e dei turni. Alle lavoratrici veniva imposto unilateralmente il cambiamento futuro. Ci sarebbero stati  3 mesi di tempo in cui doversi adattare alle “novità”. Chi non fosse stato in grado di adattarsi ai nuovi turni “avrebbe comunque avuto l’opportunità di  non accettare il lavoro e poter andare in disoccupazione”, opportunità che non avrebbe avuto successivamente dovendo dimettersi senza poter accedere alla disoccupazione. A queste assemblee le lavoratrici protestano, come possono riuscire ad adattarsi a degli stravolgimenti così pesanti delle loro vite? Per dieci anni hanno iniziato a lavorare alle 8.30, hanno figli piccoli a cui badare e ora improvvisamente dovrebbero uscire di casa alle 4.30 del mattino o tornare a mezzanotte? La  risposta è sempre la stessa “Questo è il mercato e siete voi a dovervi adattare, se pensate di non farcela non accettate”.

Secondo la nota stampa di Ynap, il 99% delle lavoratrici partecipa a queste assemblee con entusiasmo, le approva dichiarando il proprio sostegno all’azienda. Ovviamente non c’è nessuna votazione che testimoni questo entusiasmo dichiarato da Ynap. C’è però un primo dato certo che registra i primi “licenziamenti volontari”.  I sindacati confederali, CGIL, CISL E UIL, acconsentono in un silenzio partecipe. Arriva il Covid e dopo una breve chiusura, l’azienda riapre indirizzando delle raccomandate a tutte le lavoratrici. Si riaprirà con i nuovi turni  che guarda caso prevedono gli stessi orari annunciati a dicembre.

Per evitare assembramenti si dovrà iniziare a lavorare alle 5.30 con il primo turno e finire alle 22.30 nel secondo. Chi non si presenterà sarà considerato assente ingiustificato. La conseguenza immediata di tale cambiamento è una seconda ondata  di lavoratrici  costretta a dimettersi senza disoccupazione. Le altre resistono aiutandosi per qualche mese con i miseri congedi parentali al 30% dello stipendio e sopportano sacrifici enormi perché non vogliono rinunciare al loro lavoro. Le operaie della Yoox si svegliano alle 4.00 del mattino, svegliano i loro figli sempre più affaticati, li accompagnano  da una baby sitter che li accompagna a scuola… tutto questo perché il fashion luxury venduto on line necessita di un mercato che si organizzi su questi ritmi… poco importa se dietro ci sono donne, famiglie, bambini costretti nei ritmi del mercato. 

Per questo le operaie della Yoox stanno scioperando. E mentre Ynap dichiara di accorgersi del problema con una tempismo perfetto, al gruppo delle lavoratrici in sciopero stanno pervenendo una pioggia di contestazioni disciplinari, tutte uguali in cui le operaie vengono contestate perché un mese fa in un giorno x ad un’ora y, al minuto z pare avessero la mascherina leggermente spostata dal naso. E ancora una volta con la scusa del Covid viene intentata una ritorsione verso chi ha semplicemente preteso di poter esercitare i propri diritti, di poter coniugare il proprio essere donna, madre e lavoratrice. E sempre con la scusa del Covid vengono ridotte le pause, due quarti d’ora in 8 ore sono sufficienti mentre si lavora in ambienti chiusi e non areati, con le mascherine, venendo convocati dai responsabili quando il ritmo produttivo si abbassa. Perché, come chiarisce Ynap, il loro “ambiente di lavoro è inclusivo e attento alle esigenze delle donne e dei genitori”.

Dalla seconda Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi: gettare il cuore oltre l’ostacolo

Domenica si è svolta la seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, convocata in remoto a due mesi dalla partecipata assemblea di Bologna.

Il breve testo di indizione, nel confermare a pieno i contenuti dell’appello e della mozione del 27 settembre, poneva la necessità urgente di dare una spinta al percorso, sia sul piano organizzativo, sia nella proposizione di un percorso di lotta capace di dare gambe alle idee e alla piattaforma rivendicativa.

In quasi sette ore di dibattito e con circa 200 partecipanti, la gran parte degli oltre 60 interventi che si sono succeduti ha messo in evidenza come la seconda ondata pandemica torni a porre la necessità immediata di un’iniziativa sindacale sul tema della sicurezza e della tutela della salute sui luoghi di lavoro, in un quadro di crescita esponenziale dei contagi (e delle morti) nelle fabbriche e nei magazzini che è analogo a quello con cui abbiamo dovuto fare i conti in primavera, ma che è ulteriormente aggravato dall’impatto economico devastante che la pandemia ha avuto sulle condizioni di vita e sui livelli salariali.

La partecipazione e gli interventi all’assemblea da parte di realtà sindacali conflittuali di altri paesi (su tutte Sud-Solidaires dalla Francia e Inicjatywa Pracownicza dalla Polonia) è la dimostrazione tangibile di come il carattere internazionale e internazionalista di questo percorso sia già foriero di collegamenti con alcune importanti lotte in corso in altri paesi europei.

Continua a leggere Dalla seconda Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi: gettare il cuore oltre l’ostacolo

Risposta a Eliana Como. Ma rivolta soprattutto alle lavoratrici e ai lavoratori combattivi che non sono stati (non ancora) a Bologna…

In risposta a Eliana Como ma, soprattutto, ai tanti lavoratori, alle tante lavoratrici che le lotte le hanno fatte, e le fanno, ma a Bologna (ancora) non c’erano.

Il giorno dopo l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre a Bologna, Eliana Como, coordinatrice della corrente di opposizione in Cgil, ha dato una curiosa intervista a Radio onda d’urto. Curiosa perché da un lato dice: “sono contenta che l’assemblea sia andata bene. Condivido il documento che è stato approvato”. Dall’altro, però, dedica gran parte dell’intervista a smontare la prospettiva delineata dall’assemblea, che – a suo parere – è stata più politica che sindacale e non ha tenuto in conto che “l’unità delle lotte è bella, ma dobbiamo prima farle le lotte”, sostenendo che “non basta scrivere un bel documento, né tanto meno auto-proclamarsi avanguardia combattiva”.

Non pensiamo di convincere Eliana Como che si sbaglia. Saranno i fatti a provarlo. E chi sa se basteranno. Questo, per noi, è davvero secondario. Ci interessa molto di più, invece, spiegare ai tanti lavoratori, alle tante lavoratrici che le lotte le hanno fatte, e le fanno, ma a Bologna non c’erano, cosa è stata l’assemblea del 27, cosa stiamo preparando e perché ci aspettiamo, alle prossime iniziative, che si uniscano a noi.

L’Assemblea del 27 è stata un’assemblea, oltre che numerosa, combattiva. Tutti/e coloro che sono intervenuti/e avevano dietro di sé un’esperienza di anni di lotte – a cominciare soprattutto dai facchini e dai driver della logistica organizzati nel SI Cobas – e avevano, quanto meno, la determinazione a promuovere in tanti settori di attività risposte di lotta agli attacchi padronali e alle politiche anti-operaie del governo e dell’UE.

Continua a leggere Risposta a Eliana Como. Ma rivolta soprattutto alle lavoratrici e ai lavoratori combattivi che non sono stati (non ancora) a Bologna…

Bologna, 27 settembre: un buon passo avanti verso il fronte unico di lotta anti-capitalista

Bologna, 27 settembre 2020

L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi di ieri a Bologna è stata un indubbio successo. Un successo per la partecipazione, per la larghissima convergenza sulla piattaforma delle rivendicazioni fondamentali, per la maturazione di un autentico spirito unitario di lotta tra proletari e proletarie, salariati e salariate, dei più diversi ambiti lavorativi. La mozione conclusiva e il comunicato del SI Cobas nazionale che qui di seguito pubblichiamo lo testimoniano senza toni roboanti. Il cammino da fare non è breve, né facile – e richiederà un intenso ed organizzato impegno, oltre che in campo sindacale, anche sul piano della lotta politica e teorica, e dell’internazionalismo praticato. Ma un buon primo passo verso il fronte unico di lotta anti-capitalista, l’obiettivo per il quale ci battiamo da tempo, è compiuto.

***

Mozione conclusiva dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione. 

Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro). Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente. 

La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale. In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato. 

All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio:

  1. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;
  2. Patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni;
  3. Salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame;
  4. Eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.  
Continua a leggere Bologna, 27 settembre: un buon passo avanti verso il fronte unico di lotta anti-capitalista