L’ultimo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici – Luc Thibault, Pasquale Cordua

Siberia: bruciano oltre 1.5 milioni di ettari di boschi

Un incremento di 1,5°C! E’ questo il livello del riscaldamento globale che sarà raggiunto nel 2030, cioè dieci anni prima di quanto già previsto dalle precedenti analisi climatologiche. L’ultimo rapporto del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC)1 è stato pubblicato il 9 agosto del 2021 e non lascia dubbi su una serie di variabili analizzate riguardanti i cambiamenti del clima della Terra.

Molti di questi cambiamenti sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni tra quelli che sono già in atto – come il continuo aumento del livello del mare – sono irreversibili in centinaia o migliaia di anni.

Le conclusioni cui è giunto il Rapporto Climate Change 2021 hanno fatto notizia sulla stampa e sui social aprendo la strada a numerose dichiarazioni e reazioni, ma per noi è essenziale capire le lezioni che esso offre e le critiche che possiamo mettere in campo contro le decisioni ed i provvedimenti che i vari governi attueranno dando per sicuro che nessun paese del mondo si piegherà a “riforme” strutturali e radicali per riparare i danni che il modo di produzione capitalistico, e non una generica attività umana, hanno provocato al pianeta.

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La pandemia del tardo capitalismo, di Luca de Crescenzo

Fonte: Jacobin, 12 Febbraio 2020

Ciò che sta succedendo sul Coronavirus mostra come anche il più «naturale» dei fenomeni fa i conti con i rapporti politico-economici globali. Il rischio è che nel tentativo di mettere delle toppe si moltiplichino soltanto le emergenze

Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a livello globale quasi un decesso su cinque è dovuto a una malattia infettiva. Che diventa un decesso su due se si considera solo la metà del mondo più povera. Si tratta di malattie per lo più curabili – polmoniti, bronchiti, dissenterie. E spesso orribili. Quelle che non uccidono debilitano, invalidano e possono trascinarsi in lunghe paralizzanti agonie (cercate su google «elefantiasi» per capire di cosa stiamo parlando). Molte fanno parte delle cosiddette «malattie tropicali dimenticate». «Tropicali», anche se si concentrano dall’equatore in giù dove vive la maggior parte dei poveri del mondo. «Dimenticate», perché notoriamente dei poveri è facile disinteressarsi. Forse sarebbe più appropriato chiamarle «malattie banali poco lucrative». Al momento colpiscono più di un miliardo di persone, con danni che dalla salute arrivano all’economia, tornando nuovamente alla salute, in una classica trappola del sottosviluppo.

Di fronte a questi dati il clamore mediatico per il Coronavirus – con le poche centinaia di vittime a fronte dello straordinario dispendio di risorse ed energie che sta mobilitando – sembra ipocrita quanto ridicole appaiono le scene di panico che ne derivano. Continua a leggere La pandemia del tardo capitalismo, di Luca de Crescenzo