Napoli: l’arma dei carabinieri chiede i danni a chi osò manifestare contro Salvini

Marzo 2017. Un Salvini quasi all’apice della sua popolarità, si avvia a quel tour nel Meridione che dovrebbe consacrarlo premier della nazione tutt’intera, ricomposta nel segno della guerra di stato agli immigrati e di un “sovranismo” d’accatto con cui spillare dall’Unione europea benefici per i suoi più affezionati elettori-finanziatori, la pletora dei sciur Brambilla della Padania, gli arrabbiati “liberisti” eternamente assatanati di aiuti e protezioni di stato.

Si forma a Napoli un ampio comitato d’accoglienza. In parte è legato alla giunta De Magistris, in parte ad organismi di lotta estranei ai giochini istituzionali. Ne viene fuori una sorta di “divieto” per Salvini ad entrare in una città da lui a più riprese sbeffeggiata, se non demonizzata, insieme alle popolazioni meridionali. Prontamente il ministro dell’interno dell’epoca, il prode Pd Minniti (su cui v. il caustico Minniti e il suo mondo, a cura di Calusca City Lights), chiama alla mobilitazione le forze dell’ordine. Salvini parlerà alla Mostra d’Oltremare. A tutti i costi. La sua “libertà di pensiero” non si tocca. Guai a chi osa.

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