Fincantieri: un progetto padronale lungo vent’anni

Fincantieri: un progetto padronale lungo vent’anni è andato in porto. E questo pone nuovi compiti di lotta e di organizzazione.

Con l’acquisto dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire (in Francia) e gli accordi con la China State Building Corporation per la costruzione in Cina di navi da crociera per il mercato cinese, Bono&Co. hanno portato a termine con successo un piano di sviluppo della Fincantieri di lungo corso, che ha rafforzato l’azienda facendone una vera impresa transnazionale nel settore cantieristico, civile e militare, anzi “il principale costruttore navale occidentale”. Bisogna prenderne atto. Le direzioni di Fiom-Fim-Uilm lo fanno per applaudire calorosamente il boss, spargere tra i lavoratori altro veleno aziendalista e formulare richieste ultra-nazionaliste (i cantieri italiani e il lavoro di qualità italiano prima di tutto!). Anche noi ne prendiamo atto. Ma convinti come siamo che Fincantieri è andata avanti solo perché è riuscita a ricacciare indietro la condizione e l’organizzazione operaia nei suoi cantieri, lo facciamo per proporre ad altri compagni e lavoratori, in Italia e fuori dall’Italia, il lavoro da svolgere insieme per la ripresa e l’internazionalizzazione dell’organizzazione e della lotta operaia contro il padrone-Fincantieri, divenuto più arrogante che mai, e contro l’internazionale del capitale, di cui è parte.

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Il progetto iniziale dell’azienda, formulato negli anni di crisi, era in realtà molto diverso da quello che, strada facendo, è venuto fuori. Ma l’orientamento iniziale di accettare il ridimensionamento dell’azienda, con la chiusura di due o addirittura tre cantieri in Italia, ha poi lasciato il posto alla politica del “presidio” di tutte le richieste provenienti dal mercato, sicché Fincantieri, con l’aiuto determinante dello stato, ha preferito tagliare alcune migliaia di posti di lavoro, mantenendo però, per ora, attivi tutti i suoi siti produttivi in Italia. Questa scelta strategica – “presidiare” tutti i segmenti della produzione navalmeccanica, dalle navi extra-lusso ai sommergibili – ha portato anche, in seguito, all’acquisizione, con alterna fortuna, di cantieri e produzioni in tutti i continenti, esclusa per ora solo l’Africa. Anche l’acquisto dei grandi cantieri francesi di Saint-Nazaire rientra in questa strategia.

La politica industriale di Fincantieri è mutata nel momento in cui il gruppo ha intuito che il comparto della cantieristica, dato per maturo o addirittura decotto, aveva invece importanti prospettive produttive, anche come indotto. E ha compreso che, per cogliere al meglio le opportunità alla scala mondiale, era decisivo costruire rapporti privilegiati con due paesi della massima importanza come la Cina e gli Stati Uniti, e  puntare sullo sviluppo del comparto militare in Italia e all’estero. Esattamente quello che Bono&Co. sono riusciti a fare negli ultimi cinque-sei anni. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere Fincantieri: un progetto padronale lungo vent’anni

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E qui, cosa aspettiamo a dare battaglia al padronato e al governo Renzi?

Lavoratori, lavoratrici,

mentre in Francia i lavoratori di tutte le categorie e la gioventù combattiva preparano lo sciopero generale per il 14 giugno, qui siamo fermi o, al massimo, andiamo avanti come le lumache.

Eppure Confindustria, Federmeccanica e Fincantieri ci hanno dichiarato guerra. Non vogliono aumentare i salari. Pretendono di allungare gli orari. Puntano ad aumentare produttività e profitti a spese dell’occupazione e della salute dei lavoratori. Non vogliono limiti agli appalti. Hanno già assicurata dal Jobs Act la libertà di licenziare – la banda di Bono l’ha usata per licenziare Giuseppe Muzio, 41 anni, magazziniere, da 11 in Fincantieri a Palermo, reduce da un infarto e assegnato a un turno di notte in cui si è sentito male… Hanno il sostegno incondizionato del governo Renzi e dello stato, per questo non si spostano dalle loro pretese, e minacciano di non fare i nuovi contratti.

Anche i burocrati-culi di pietra di CGIL-CISL-UIL e FIOM-FIM-UILM hanno capito che tira una brutta aria. Di mala voglia hanno deciso di bloccare gli straordinari nel comparto metalmeccanico e indire qualche ora di sciopero. Ma il tutto fatto senza molta convinzione, male organizzato, senza trasmettere ai lavoratori nessuna intenzione di dare realmente battaglia. Però con scioperi annunciati con settimane o mesi di anticipo, che non mordono gli interessi e l’organizzazione aziendali, invece di accumulare forze, si consumano forze.

Per piegare l’aggressività dei padroni e del governo serve ben altro! Continua a leggere E qui, cosa aspettiamo a dare battaglia al padronato e al governo Renzi?

Bormioli, Parma. La lotta dei facchini contro la repressione

Guarda il video sulla lotta alla Bormioli!

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#CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE NELLA LOGISTICA
#PER I FACCHINI DELLA BORMIOLI
#CONTRO L’ATTACCO BORGHESE AI DANNI DEI LAVORATORI
#PER L’UNITA’ DI TUTTI I LAVORATORI CONTRO GLI ATTACCHI GOVERNATIVI ALLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO

GUARDA IL VIDEO SULLA LOTTA ALLA BORMIOLI!

Di seguito pubblichiamo l’intervento finale manifestazione Parma del 30 gennaio 2016 del Coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani [fonte immagine http://www.parmatoday.it/foto/cronaca/bormioli-mille-facchini-in-corteo-a-parma/img_5591.html]

… per chi non ha chiaro qual è l’aspetto economico che caratterizza questa vertenza: sono 40 euro di differenza tra il quarto e il quinto livello, 40 euro per 30 persone sono 1.200 euro al mese. Questi preferiscono perdere per gli scioperi un milione e passa euro per non dare 1.200 euro ai lavoratori della Bormioli.

Lo scontro non è sull’aspetto salariale: è uno scontro politico! I padroni dicono apertamente: comandiamo noi in questa azienda e in questa città, e voi non vi potete opporre a quello che decidiamo noi.

E  all’interno di questa rappresentazione dove ci sono tutti, dalle istituzioni ai partiti politici e ai sindacati, è soprattutto la Cgil che si presta a queste manovre, una Cgil che, nel Veneto e dalle altre parti dove siamo presenti con l’Adl, cerca di fare un operazione di esclusione di quelli che lottano e che portano avanti degli scioperi come i nostri.

Loro non possono portarci a una situazione di arretramento perché abbiamo la forza per vincere questa battaglia. Certamente la nostra iniziativa deve cercare di allargarsi agli altri settori dei lavoratori, ai disoccupati,  agli studenti e alle altre situazioni che lottano in opposizione al governo. A questo governo che vuole in ginocchio i lavoratori, più la crisi aumenta, più i lavoratori devono pagare la crisi.

In questa ottica la nostra battaglia non è per difendere soltanto i 40 euro, ma per difendere il fatto che i lavoratori di fronte alla crisi possano dare una risposta certa. che è quella della difesa delle proprie condizioni e contemporaneamente cambiare questo sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

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GLS Piacenza. Aggressione contro i lavoratori S.I.-Cobas

Di seguito il comunicato del S.I.-Cobas dopo la gravissima aggressione subita da quattro lavoratori del S.I.-Cobas da parte di altri lavoratori delegati e iscritti alla Cgil (fonte http://sicobas.org/logistica).

Nella notte fra martedì 22 e mercoledì 23 dicembre si è verificato un fatto gravissimo presso il magazzino GLS sito a Montale (Piacenza). Quattro lavoratori iscritti al S.I.Cobas sono stati aggrediti con armi improprie (spranghe, sedie..) da 8-10 colleghi iscritti al sindacato CGIL per motivi ancora da accertare, ma che dalle dichiarazioni degli aggrediti risultano essere riconducibili alla frustrazione degli iscritti al sindacato confederale in seguito agli abbandoni subiti in favore del S.I.Cobas nelle ultime settimane. Gli aggressori iscritti ai confederali sono stati dipinti dai colleghi di lavoro come individui dai tratti fortemente opportunistici al servizio della committenza.

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