Trieste, 24 ottobre, un “sabato nero”. La polizia di stato ai tempi del Conte bis

Riceviamo dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia e (in parte) pubblichiamo la cronaca della giornata di sabato 24 ottobre a Trieste a firma della storica Claudia Cernigoi.

L’aspetto più rilevante di questa cronaca non riguarda tanto l’attività di gruppi e circoli neo-fascisti e la loro squallida mobilitazione contro qualsiasi forma, anche la più elementare, di solidarietà con i richiedenti asilo e gli immigrati, quanto il comportamento di aperta collaborazione con i loro caporioni tenuto dalla polizia nella schedatura e poi nell’aggressione agli antifascisti in piazza, quattro dei quali sono finiti in ospedale.

Claudia Cernigoi si sorprende del fatto che “la polizia della nostra Repubblica ‘nata dalla Resistenza’ ha caricato, bastonato, sgomberato con violenza, intossicato con spray al peperoncino, un centinaio di persone che stavano semplicemente dimostrando la propria civiltà a fronte dell’intolleranza fascista”. Ma è molto curioso che se ne sorprenda. Da storica non dilettante quale è dovrebbe ricordare che questa Repubblica si premurò già alla sua nascita – nel 1946 – di amnistiare la gran parte dei gerarchi e alti funzionari di stato fascisti (con il ministro di Grazia e giustizia Palmiro Togliatti, che ancor oggi certi “comunisti” considerano un riferimento) e di permettere la ricostituzione del vecchio partito fascista, formalmente vietata dalla Costituzione di carta, sotto le spoglie del Movimento sociale italiano, per opera del gerarca repubblichino Almirante. E poi nei successivi 75 anni questa stessa repubblica democratica ha consentito ai gruppuscoli neo-fascisti di tessere liberamente, e spesso sotto aperta protezione statale, le loro trame stragiste o “sociali”, ha riabilitato il macellaio del popolo libico e del popolo etiope, l’ultra-fascista Graziani, etc. etc.

La Repubblica che è post-fascista, non antifascista – quella stessa che non appalta ai neo-fascisti la guerra agli emigranti e agli immigrati, ma la conduce in primissima persona con la sua legislazione speciale, i decreti sicurezza, le stragi in mare, la polizia di frontiera europea, e così via. Perché il solo vero antifascismo è quello anti-capitalista, rivoluzionario – e dunque “anti-democratico”, nella misura in cui sa che la democrazia è “il miglior involucro del capitalismo”. Del resto, come dice Cernigoi, la sua è una “cronaca di un pomeriggio di ordinaria follia istituzionale“. Se al termine inadeguato e nostalgico “follia”, sostituiamo il più adeguato “attività“, allora ci siamo: Trieste, 24 ottobre, la polizia del Conte-bis ha svolto bene la sua ordinaria attività istituzionale, quella che svolge tutti i giorni in cui ce n’è “necessità” – ad esempio – davanti ai magazzini della logistica contro gli scioperi organizzati dal SI Cobas… Una ordinaria attività istituzionale su cui tanti, troppi antifascisti e militanti (supposti) antagonisti chiudono tutti e due gli occhi.

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