Solidarietà con le donne iraniane in lotta! Pane, non velo! – Comitato 23 settembre

Le donne iraniane, dopo decenni di negazione della loro dignità, sanno bene di avere molta strada da percorrere, a noi spetta il compito di trasformare le “libertà” che loro rivendicano e che a noi, almeno in parte, sono concesse, in volontà e capacità di lotta e di solidarietà internazionale.

L’ondata di manifestazioni che ha percorso l’Iran, dopo l’assassinio di Masha Amini ad opera dei “custodi della morale”, un corpo speciale incaricato di perseguitare le donne, specialmente quelle dei quartieri più poveri, che non rispettano il codice di comportamento e di abbigliamento imposto dal regime islamico di Teheran, è ricca di insegnamenti e di importanti novità.

La prima, è la discesa in massa delle donne e delle ragazze iraniane per le strade, a proprio rischio e pericolo (si contano già decine di morti e centinaia di arresti). Le ragazze mandano al rogo il velo e si tagliano i capelli in segno di lutto e di protesta, rifiutando, nell’esplosione di una lotta che dura da decenni, l’imposizione e quindi il controllo da parte dello stato sulle loro persone. Con la qual cosa, lo stereotipo delle donne islamiche arretrate e sottomesse è servito.

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Il programma delle destre: guerra alle donne, ai poveri, agli immigrati – Comitato 23 settembre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo dell’intervento tenuto dalla compagna Paola Tonello all’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi indetta domenica scorsa 18 settembre a Bologna, a nome del Comitato 23 settembre. (Red.)

Compagne e compagni, cosa ci dobbiamo aspettare dalla prevista vittoria delle destre?

Il programma di Fratelli d’Italia non rappresenta un cambiamento di rotta rispetto al passato (certamente non a favore delle lavoratrici e dei lavoratori), ma un attacco più duro e deciso legato alla guerra e alle crisi che si stanno accumulando.

Questo attacco avverrà su vari piani: sul piano economico, di cui hanno già parlato altri compagni. Su questo sappiamo che porterà ad un aumento della povertà e della miseria, e quindi riguarderà doppiamente le donne: perché sono la parte più povera della popolazione e perché sono loro che gestiscono il bilancio familiare. Allo stesso modo riguarderà le donne perché ci sarà un’evidente stretta sui servizi, anche a causa del fatto che le spese andranno in altre direzioni.

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Il maestro e la scolara. Cocomeri turchi e Meloni italiani – Comitato 23 settembre

Nella foto, lo striscione “forti insieme”

Nella propaganda fatta bene i dati di fatto non contano nulla: l’essenziale è trovare facili bersagli per dirottare l’insoddisfazione, la precarietà, la paura per la propria incolumità, tanto presente anche se non sempre manifestata nella vita di tante donne, e trasversale rispetto alla loro posizione sociale.

L’infame messa in rete dello stupro di Piacenza da parte dell’astro nascente della politica italiana non è stata una svista o una scivolata di cattivo gusto, ma un’abile anche se non nuova mossa politica che fa leva sulla paura delle donne, e offre un’ulteriore possibilità alle manifestazioni ipocrite di stigmatizzazione della violenza, senza che nulla venga fatto per affrontarne le cause profonde. Il vero scopo è evidentemente un altro, quello di lanciare gli uni contro gli altri gli strati più deboli della società, i più sfruttati e oppressi dal capitalismo anche attraverso il sessismo e il razzismo, e indicare alle donne come causa dell’oppressione e della violenza gli immigrati, aggiungendo alle già tante giustificazioni della loro emarginazione e del loro supersfruttamento la loro “natura” di predatori.

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Lacrime di coccodrillo – Comitato 23 settembre

Un distratto commento compassionevole è riservato alle foto dei bambini uccisi nell’ennesimo attacco assassino contro il popolo palestinese. Più che una notizia, un trafiletto infilato tra le beghe elettorali e le notizie sull’Ucraina, in una fase di stanca. Come se questo ennesimo orrore non meritasse che qualche lacrimuccia per essere al più presto archiviato come un episodio di una guerra che continua da oltre 70 anni, teso ad affermare il primato indiscusso di Israele nello schiacciamento di tutte le masse oppresse dell’area. A Gaza, in particolare, la popolazione tutta deve essere mantenuta in uno stato di sotto umanità. Nei territori occupati, è necessario imporre l’erosione costante dello spazio di vita e delle risorse, sotto la minaccia delle armi.

Qualcuno cercherà di obiettare: la guerra è guerra, e la Jihad Islamica è un gruppo armato, ma… i bambini dovrebbero essere risparmiati. E perché mai? In base a quale codice d’onore si vincono le guerre? Perché siamo chiamati a commuoverci (con moderazione, si capisce) per la morte dei bambini, da quelle stesse forze che non battono ciglio per la povertà estrema, la disoccupazione senza via d’uscita, la lotta quotidiana per la sopravvivenza, gli abusi, i soprusi, la vita due volte infame che conducono le donne che quei figli li hanno fatti e che continueranno a farli per non farsi cancellare dalla faccia della terra? Che subiranno a loro volta abusi e oppressione, costrette al silenzio per non incrinare il fronte di resistenza popolare che finora li ha mantenuti in vita?

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La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori non si processa – Comitato 23 settembre

LA LOTTA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI NON SI PROCESSA!

Ieri mattina con un’operazione di Polizia, disposta dalla Procura della Repubblica di Piacenza, sono stati sottoposti a pesanti misure restrittive 8 dirigenti del Sindacalismo di base del S.I. Cobas e di USB.

Come compagne del Comitato 23 Settembre riteniamo di una gravità inaudita questo atto repressivo, diretto a stravolgere il significato delle lotte che, con coraggio e forte coscienza di classe, migliaia di lavoratrici e lavoratori, in particolare della logistica, conducono da anni per affermare non solo la difesa del posto di lavoro, ma diritti e dignità in solidarietà con le parti più deboli della classe lavoratrice: le donne e le lavoratrici/lavoratori provenienti da mille paesi stranieri.

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