Vittime del profitto. Luana D’Orazio, le altre e gli altri – Comitato 23 Settembre

Pubblichiamo di seguito un testo comparso sulla pagina Facebook del Comitato 23 settembre, nel quale – a partire dal tristemente celebre caso di Luana d’Orazio e da una descrizione del comparto tessile pratese – si richiama la disastrosa condizione della sicurezza sui posti di lavoro – un vero e proprio “bollettino di guerra”. Alla denuncia della gravità di questo stato di fatto (denuncia che va di pari passo con quella della campagna di distrazione di massa di natura morbosa e voyeuristica messa in atto dai mass media proprio intorno alla morte sul lavoro di Luana d’Orazio) segue la necessaria conseguenza: la lotta per la difesa della salute e della sicurezza dei lavoratori non va assolutamente separata dalla lotta al sistema capitalistico.

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L’inferno di Prato

L’esperienza del Covid 19 ha posto al centro dell’attenzione il rapporto tra salute dei lavoratori e profitto dei padroni e del capitale, un rapporto che si manifesta in molti modi, ma che ha tra le sue costanti gli incidenti e le morti sul lavoro che si susseguono con cadenza implacabile. Ad esse si riservano poche righe delle cronache locali, o al massimo uno o due giorni di interesse, come è successo per Luana d’Orazio.

Questa contraddizione di enorme portata richiede una consapevolezza e una mobilitazione che vada ben al di là dell’indignazione o dell’emozione momentanea e passeggera. Richiede una battaglia, che sarà al centro della manifestazione del 19 Giugno a Roma assieme alla lotta contro i licenziamenti alla FedexTnt e alla denuncia della repressione.

Come comitato 23 settembre abbiamo pensato di affrontare la questione della sicurezza sul lavoro a partire dalla orribile morte di Luana D’Orazio che è avvenuta il 3 maggio scorso, poco più di un mese fa.

Chiediamoci innanzitutto perchè è morta questa lavoratrice e in quali condizioni lavorava. Era addetta ad un orditoio, un macchinario complesso e pericoloso formato da rulli di acciaio in veloce movimento, nel quale vengono avvolti i fili dell’ordito del tessuto da realizzare. Luana era stata assunta con un contratto da apprendista, il che avrebbe richiesto la presenza di una persona al suo fianco che potesse guidarla e insegnarle tutti i passaggi del lavoro. Alcuni lavoratori del settore, con molta esperienza sulle spalle, hanno dichiarato, dopo la sua morte, che ci volevano anni per padroneggiare un macchinario di quel tipo, e una lunga formazione che a Luana non era stata concessa, visto che aveva fatto solo 4 ore di formazione prima di essere assegnata a questo incarico. Dalle indagini emerge poi che indubbiamente le regole di sicurezza meticolosamente previste per l’uso di questo macchinario non erano state rispettate, poiché se così fosse stato, sarebbe stato materialmente impossibile qualunque contatto fisico tra la lavoratrice e la macchina. L’azione di una apposita fotocellula avrebbe infatti abbassato una grata di divisione e avrebbe bloccato il movimento dei rulli dell’orditoio. Dai rapporti su altri incidenti simili, anche se non mortali, avvenuti in precedenza, si vede come sia stato sufficiente un movimento troppo ravvicinato ai fili per essere risucchiati e perdere una mano o subire altre gravissime lesioni. Quindi nessuna “tragica fatalità” in quanto è accaduto, tutto ampiamente prevedibile, se non si vuole essere ciechi di fronte alla realtà.

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Il 1° Maggio delle donne: contro oppressione, razzismo e sfruttamento (Comitato 23 settembre)

Milano, 1° maggio

Il 1° Maggio 2021 può e deve segnare un momento di mobilitazione sociale e di classe contro la violenza distruttrice del sistema in cui viviamo. La pandemia è solo l’ultimo degli esempi di questa violenza che solo la nostra lotta organizzata e di massa potrà fermare.

Milioni di lavoratrici e lavoratori ne sono colpiti in tutto il mondo, perché è stata affrontata da stati e governi con l’unico obiettivo di salvaguardare i profitti, continuare la rapina delle ricchezze dei popoli del sud del mondo, sfruttare donne e uomini nei quattro angoli del pianeta.

Invece di andare alla radice dell’attuale catastrofe, le borghesie usano questa crisi per organizzare in modo più efficiente lo sfruttamento del lavoro.

Ne pagheranno le spese i lavoratori, ma soprattutto le lavoratrici, precarie e costrette a scegliere tra lavoro e cura dei figli e dei membri deboli della famiglia. Mai come in questo momento si moltiplicano gli auto-licenziamenti, i contratti non vengono rinnovati e, con lo sblocco dei licenziamenti, le donne saranno le prime a essere buttate fuori. Per non parlare delle donne che per portare a casa qualche euro erano costrette a lavorare in nero, e rimangono ora senza mezzi di sussistenza.

Non possiamo accettare di essere costrette alla povertà, alla dipendenza dal marito, a correre il rischio della violenza domestica, condizioni che con la pandemia non potranno che aggravarsi. Non ci rassegneremo alla polverizzazione e all’isolamento, continueremo a lottare nonostante le intimidazioni e la crescente repressione delle lotte, per difendere i nostri diritti!

Lottiamo per il lavoro e il salario garantito e per i servizi legati alla riproduzione sociale!

Le donne hanno pagato sulla loro pelle le conseguenze della cattiva gestione della pandemia, perché sono a maggiore rischio di contagio essendo lavoratrici addette alla cura e della scuola, per la mancanza di consultori e presìdi della loro salute riproduttiva, che le ha costrette a gravidanze indesiderate, o a rinunciare alla maternità per mancanza di cure e controlli necessari. Ciò si somma all’attacco repressivo e reazionario in atto contro il diritto di aborto e l’uso della pillola Ru486 nelle regioni amministrate da Lega e Fdi e sostenute dalle associazioni “pro vita”. La salute delle donne rischia di essere compromessa anche per la mancata possibilità di fare le terapie necessarie alle malattie croniche e controlli preventivi per i tumori più diffusi, per lo stress e l’affaticamento che ha messo a rischio o aggravato il loro disagio psichico e la loro salute mentale. Questo perché la vocazione instillata nelle donne, da quando vengono al mondo, è stata ed è quella di anteporre la cura degli altri alla cura di sé.

Noi rivendichiamo il diritto alla salute per tutte e tutti!

Prevenzione e medicina territoriale sono le vere armi contro il diffondersi della pandemia e contro lo strapotere delle grandi ditte farmaceutiche che producono farmaci e vaccini solo se il loro profitto è garantito. E al servizio di questi profitti si piegano i governi e le azioni degli stati. Questi sono i nostri nemici, che dobbiamo combattere!

Niente ci possiamo aspettare, come donne, dalla valanga di miliardi in arrivo, destinati a sostenere ceti sociali e settori di imprese (il digitale, il verde) da cui siamo per lo più escluse.

Quello che ci dobbiamo aspettare è un peggioramento della nostre condizioni generali di vita e un futuro del tutto incerto per chi verrà dopo di noi.

Con l’unità e la lotta possiamo costruire una barriera contro questo attacco globale, siamo milioni nel mondo, e il 1° Maggio, giornata internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori, ce lo ricorda!

L’unica scelta che abbiamo è quella di superare isolamento e divisioni e costruire un percorso di lotta dura, unitaria e convergente con tutti i movimenti espressione della nostra classe che si battono per farla finita con questo sistema sociale portatore di morte!

30 aprile 2021

Comitato 23 settembre

comitato23settembre@gmail.com

Il comitato 23 settembre è su Facebook

1 May – Women against oppression, exploitation and racism – Comitato 23 settembre (english)

1 May 2021 can and must mark a moment of social and class mobilisation against the destructive violence of the system in which we live. The pandemic is just the latest example of this violence that only our organised and mass struggle can stop.

Millions of workers are affected all over the world, because it has been addressed by states and governments with the sole aim of safeguarding profits, continuing the robbery of the wealth of the peoples of the global south, exploiting women and men in the four corners of the planet.

Instead of going to the root of the current catastrophe, the bourgeoisies are using this crisis to organise the exploitation of labour more efficiently.

Workers will pay the price, but especially women workers, who are precarious and forced to choose between work and caring for children and weak family members. Never before have there been so many self-layoffs, contracts are not being renewed and, with the release of redundancies, women will be the first to be thrown out. Not to mention the women who, in order to bring home a few euros, were forced to work illegally, and are now left with no means of subsistence.

We cannot accept being forced into poverty, into dependence on their husbands, into running the risk of domestic violence, conditions that will only get worse with the pandemic. We will not resign ourselves to pulverisation and isolation, we will continue to fight despite intimidation and increasing repression of struggles, to defend our rights!

We will fight for guaranteed work and wages and for services related to social reproduction!

Women have paid the consequences of the mismanagement of the pandemic on their own skin, because they are at greater risk of contagion as care and school workers, because of the lack of counselling and reproductive health services, which has forced them into unwanted pregnancies, or to renounce motherhood due to the lack of necessary treatment and checks. This is in addition to the repressive and reactionary attack underway against the right to abortion and the use of the Ru486 pill in the regions administered by the Lega and Fdi and supported by ‘pro-life’ associations. Women’s health is also in danger of being compromised by the lack of opportunity to have the necessary treatment for chronic illnesses and preventive checks for the most common cancers, by stress and fatigue that has put at risk or aggravated their psychological distress and mental health. This is because the vocation instilled in women, from the moment they are born, has been and still is to put caring for others before caring for themselves.

We claim the right to health for everyone!

Prevention and territorial medicine are the real weapons against the spread of the pandemic and against the excessive power of the big pharmaceutical companies that produce drugs and vaccines only if their profit is guaranteed. And at the service of these profits, governments and the actions of states are bent. These are our enemies, whom we must fight!

As women, we can expect nothing from the large amounts of billions coming in, destined to support social classes and business sectors (digital, green) from which we are mostly excluded.

What we have to expect is a worsening of our general living conditions and a completely uncertain future for those who will come after us.

With unity and struggle we can build a barrier against this global attack, there are millions of us in the world, and 1 May, International Workers’ Day, reminds us of this!

The only choice we have is to overcome isolation and divisions and build a path of tough, united and convergent struggle with all the movements that are the expression of our class and are fighting to put an end to this social system that brings death!

Comitato 23 settembre

comitato23settembre@gmail.com

Comitato 23 settembre is on Facebook

Un report sulla giornata del 17 aprile, in difesa della salute della classe lavoratrice e della vita, e sulle prossime iniziative

La giornata di sabato 17 aprile organizzata dall’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi in difesa della salute e della vita, è riuscita. Coinvolgere dai 200 ai 300 partecipanti per più di 8 intense ore di lavoro, con un migliaio di contatti sulle diverse pagine facebook, è un risultato che neppure il più vile dei nostri critici potrebbe definire negativo. È stato un contributo di analisi e di controinformazione al rilancio dell’iniziativa di classe su questo terreno.

Infatti, come è stato sottolineato nell’introduzione di Peppe D’Alesio e, tra gli altri, nell’intervento del coordinatore SI Cobas Aldo Milani e del delegato Gkn Dario Salvetti, dopo le forti risposte di lotta del marzo scorso, con l’astensione organizzata in molti magazzini della logistica e le proteste spontanee di diverse fabbriche metalmeccaniche del centro-nord, l’iniziativa dei lavoratori è rifluita. Non così il livello di contagio e di mortalità del covid, le cui cause sono strutturalmente legate al modo di produzione capitalistico e alla rovinosa (e dolosa) gestione dell’azione di contrasto alla diffusione del virus. Il riflusso dell’iniziativa proletaria si spiega sia con la repressione, accompagnata da un’opera di silenziamento istituzionale delle lotte in corso (salvo che si tratti delle proteste dei bottegai); sia con il fatto che gli stessi lavoratori più combattivi non sono riusciti a superare un livello elementare di auto-difesa, e a porre questioni di ordine generale concernenti le politiche sanitarie di stato. In questo anno è mancata anche una significativa attività sindacale di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. La giornata del 17 si è posta quindi in netta controtendenza rispetto all’attitudine che è al momento egemone tra i proletari, e privilegia la difesa del posto di lavoro alla difesa della salute. Coerenti con l’impegno preso a Bologna il 27 settembre dell’anno scorso, le forze promotrici dell’Assemblea si sono assunte ancora una volta il compito di essere un passo avanti (forse due) rispetto allo stato di coscienza medio dei lavoratori su questioni che sono oggi cruciali, e lo resteranno per gli anni a venire.

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Spazzatura Grillo – Comitato 23 settembre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo commento a caldo all’ultima squallida sceneggiata di Grillo che è comparso ieri sulla pagina facebook del Comitato 23 settembre


Chi parla nel famigerato video che tutti hanno visto non è un qualunque avvinazzato uscito dall’osteria, ma il “garante” di una delle principali “forze politiche” italiane. 
Costui non si fa sfuggire l’occasione di attaccare le donne, indossando la maschera del padre afflitto, indignato, perché al figliolo viene negato l’innocente svago di gruppo di approfittare del giocattolo a portata di mano, una ragazza di 19 anni che si è trovata alle prese con questi poveri innocenti. 
Noi, a differenza di molti, non siamo affatto vicini al dolore del padre, che non trova di meglio che ripetere le trite, ripugnanti motivazioni che la ragazza era “consenziente”, anzi si divertiva, e per ignoti motivi si è decisa in ritardo a fare la denuncia. E nell’affermare simili bestialità, richiama ad un altro video, scatenando così la curiosità mediatica di chi è assetato di scene hard. 
Noi, a differenza di molti, non siamo garantiste, non valutiamo e giudichiamo secondo una legge che troppe volte ha avallato la violenza e ha stigmatizzato chi la subisce, perpetuando e legittimando un modo di essere e di colpire le donne diffuso e ramificato nella società. 
Noi, il colpevole ce l’abbiamo già, non tanto il figlio e i suoi compagni di merende, di sicuro il padre, che usa il suo peso politico per ribaltare le responsabilità e gettare fango sulle donne e sulle violenze quotidiane che simili prese di posizione alimentano. 
Attenzione: qui si tratta del capo politico di un movimento che è al governo, un trascinatore di folle, che con simili interventi, è in grado di avallare e trascinare il modo di pensare di masse di gente, di educare i ragazzi. “Divertitevi pure, trovate qualche sprovveduta, la faremo passare per una poco di buono, bugiarda e amante delle orge di gruppo.”
Ed il fatto che spazzatura del genere possa essere considerata “normale” e innocente, è uno specchio della barbarie in cui è già da tempo precipitata la società in cui viviamo. Una società che noi vogliamo cambiare da cima a fondo, liberandoci una volta per tutte di simili individui e dell’ideologia che spargono a piene mani, ai nostri danni e ai danni di tutti gli oppressi.
E’ una storia vecchia come il mondo, ma la faremo finita una volta per tutte con simili infamie!