Fincantieri. Una pedata nel sedere …

Fincantieri: Bono dà una pedata nel sedere a Fiom-Fim-Uilm. Ora non resta che la soluzione su cui insistiamo da sempre: la lotta aperta, vera, decisa, auto-organizzata, un fronte compatto con gli operai degli appalti e tutti i metalmeccanici!

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Il 28 aprile è avvenuto ciò che era nell’aria da tempo: la direzione Fincantieri ha rotto la trattativa con FIOM, FIM e UILM, una trattativa che in realtà non è mai iniziata. Bono e la sua banda hanno gettato sul tavolo un maxi-documento di 120 pagine, in cui hanno ribadito tutte le pretese padronali di 15 mesi fa: flessibilità totale dell’organizzazione del lavoro (strettamente legata alle esigenze della produzione), allungamento degli orari (attraverso il taglio dei permessi), nuovi criteri per il premio di produzione/’premio di risultato’ (individualizzato e subordinato al raggiungimento dei livelli di profitto decisi in modo unilaterale dall’azienda), controlli a distanza sui lavoratori, stringenti limiti al diritto di sciopero e all’agibilità sindacale. E infine niente aumenti salariali; solo 335 euro da spendere in prestazioni di ‘welfare aziendale’.

“O prendere, o lasciare”: per Fincantieri non ci sono margini per trattare. Continua a leggere Fincantieri. Una pedata nel sedere …

Per un nuovo protagonismo dei lavoratori

Assemblea pubblica 21 maggio ore 16.00
Sala consiliare del municipio di Marghera

Con:
Domenico De Stradis, rsa Fiom FCA di Melfi
Stefania Fantauzzi, rsa Fiom FCA di Termoli

Decenni di attacchi padronali alla forza organizzata e ai diritti dei lavoratori, decenni di continui cedimenti delle burocrazie sindacali -grandi e piccole- ai ricatti padronali e governativi fino alla loro totale sottomissione al primato degli interessi aziendali e nazionali hanno disarmato un’intera classe lavoratrice, si può uscire da questa devastante situazione solo attraverso la riorganizzazione dei lavoratori sul terreno della lotta.

Urge unificare la classe lavoratrice attorno ad un programma conseguente ed efficace contro il padronato e il governo Renzi, la costituzione di coordinamenti e comitati di lotta –come La lotta di Termoli e di Melfi ci insegna- deve essere il primo passo fondamentale per alimentare un nuovo protagonismo dei lavoratori per fare crescere la fiducia in sé stessi e nella propria forza, ciò di cui, dopo decenni di arretramenti sempre più disordinati e di tenui resistenze, c’è un bisogno vitale!

Costruiamo la solidarietà attorno ai delegati FCA di Termoli e di Melfi che resistono al ricatto di Marchionne e alla repressione della burocrazia sindacale!

# COMITATO DI SOSTEGNO AI LAVORATORI FINCANTIERI, MARGHERA
# “IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA-OPPOSIZIONE CGIL, COORDINAMENTO REGIONALE VENETO

La crisi della Fiom e la necessità di un coordinamento nazionale di lotta dei lavoratori

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Trovate di seguito una lettera del Comitato di sostegno dei lavoratori Fincantieri redatta a ridosso dello sciopero dei metalmeccanici del 20 aprile scorso. Essa parla dell’attuale crisi in corso nella Fiom e dela necessita’ di costituire un coordinamento di lotta dei lavoratori e per i lavoratori.

Care/i compagne/i,

nei giorni in cui è in atto una vera e propria epurazione politica dentro la Fiom nei confronti dei compagni de “Il sindacato è un’altra cosa”, a cui va tutta la nostra solidarietà, e nell’immediata vigilia dello sciopero dei metalmeccanici del 20 aprile, ci permettiamo di richiamare la vostra attenzione su di un documento che abbiamo redatto alcuni mesi fa insieme ai compagni del SI-Cobas perché pone una serie di questioni ineludibili per la ripresa del movimento di classe, e non ci pare invecchiato.

L’iniziativa che allora prendemmo di provare a costituire un Coordinamento nazionale di lotta tra i lavoratori metalmeccanici che fosse trasversale alle diverse appartenenze sindacali non fu coronata da successo. Ma la prospettiva di un processo di confronto, di cooperazione, di convergenza – su una linea di classe – tra i settori più militanti del sindacalismo ‘di base’, il Si-Cobas anzitutto, e i settori più militanti dell’opposizione in Fiom e in Cgil, ci sembra oggi ancora più necessaria, urgente e possibile di qualche mese fa. E ci auguriamo che prenda corpo quanto prima, al di là della solidarietà che nelle ultime settimane è andata crescendo intorno ai delegati Fiom di Termoli, Melfi e Atessa puniti, insieme a Sergio Bellavita, per avere osato entrare in lotta contro la banda-Marchionne, così come intorno ai 5 compagni di Pomigliano, licenziati politici per mano della stessa banda.

Ci sono tre fattori che ci impongono di riprendere i fili, finora esili e spaiati, di questo processo.
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Alla buon ora! Sullo sciopero dei metalmeccanici del 20.4.16

Lavoratori, lavoratrici,

ci sono voluti 13 incontri e 6 mesi perché i dirigenti di Fiom, Fim, Uilm prendessero atto che la Federmeccanica non intende spostarsi dalle sue posizioni oltranziste, forte anche del totale sostegno di Renzi&Co.

Questo, però, era chiaro da subito, da quando i padroni hanno precisato, una ad una, le loro pretese: zero aumenti salariali nel 2016 e nel 2017; quattro spiccioli solo per chi è ai minimi salariali. Taglio secco dei permessi. Peggioramento delle norme su straordinari, trasferimenti, trasferte. Aumento degli appalti, senza limiti; zero garanzie per gli occupati ai cambi di appalto. E, naturalmente, tanta produttività del lavoro in più. Vogliono tutto!

Di fronte all’oltranzismo padronale, i capi di Fiom-Fim-Uilm hanno fatto finta di non sentire, di non capire, congelando per mesi l’iniziativa dei lavoratori, sperando che Federmeccanica, riconoscente per un tale atteggiamento ‘responsabile’, aprisse uno spiraglio per la ‘trattativa’. Risultati? Sottozero. I padroni sono oltranzisti come prima, e più di prima.

Intanto in questi mesi lo scontento degli operai è cresciuto.

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Solidarietà ai lavoratori del SI-Cobas in lotta

Come Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri esprimiamo la nostra fratellanza e solidarietà di classe ai lavoratori SI-Cobas e ai compagni solidali per la repressione di stato subita venerdì 8 gennaio 2016 davanti ai magazzini Penny Market di Desenzano del Garda (Brescia) e davanti al magazzino della Bormioli di Fidenza (Parma) mentre erano in corso dei picchetti.

Con blindati, camionette, manganelli e cani, polizia, carabinieri e Digos hanno violentemente aggredito, ferito, fermato e accompagnato in questura decine di lavoratori in sciopero. Si è trattato di una operazione coordinata, effettuata in contemporanea in due luoghi diversi, esercitando la medesima carica di violenza su due delle lotte operaie più tenaci e resistenti di queste ultime settimane, a riprova del fatto che la regia è unica: quella del padronato italiano.
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