Venezia. Con la nuova Intifada palestinese e araba (italiano, arabo, inglese)- Comitato permanente contro le guerre e il razzismo

Ieri si è tenuta a Venezia, in campo san Geremia, un’animata manifestazione di solidarietà e sostegno alla nuova sollevazione palestinese contro lo stato di Israele con la partecipazione di 400 persone, in larga maggioranza giovani. L’iniziativa era stata indetta dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, che ha distribuito in piazza il volantino qui riprodotto (per fortuna il solo presente; in altre circostanze avevamo visto, ritenendo lo spettacolo semplicemente desolante, quindici scioperanti, forse, con cinque volantini diversi…). Posteremo presto qualche considerazione su questa e altre piazze chiamate dalla sollevazione palestinese; per intanto, ecco il testo del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, nato in occasione della seconda aggressione occidentale, imperialista all’Iraq nel 2003, e da allora attivo in tutti i passaggi politici fondamentali, con un piccolo contingente di compagne/i irriducibili alle mode e ai riflussi. Qui di seguito il collegamento all’intervento di chiusura alla manifestazione.

La nuova Intifada palestinese ci chiama alla mobilitazione contro la “pulizia etnica” e i piani di guerra dello stato di Israele e dei suoi protettori, Stati Uniti e Unione europea

La nuova sollevazione popolare palestinese è la risposta al piano di “pulizia etnica” che da anni si è concentrato sulla parte est di Al Quds (Gerusalemme). E vede all’opera, con lo stato di Israele, le milizie dei coloni ultra-sionisti dalla ideologia e dai metodi d’azione sempre più affini a quelli del nazismo.

Continua a leggere Venezia. Con la nuova Intifada palestinese e araba (italiano, arabo, inglese)- Comitato permanente contro le guerre e il razzismo

Un’emergenza sanitaria che viene da lontano…

Un anno fa (il 30 marzo 2020) pubblicavamo sul blog questo intervento. Abbiamo deciso di riproporlo perché tocca due questioni essenziali anche oggi. La prima è la contrapposizione tra pubblico e privato, secondo cui sarebbe buona (per natura) la sanità pubblica, e cattiva quella in mano ai privati – una contrapposizione che noi respingiamo perché la sanità pubblica è stata progressivamente permeata in profondità dei criteri capitalistici e aziendalisti propri della sanità privata e dei for profit hospitals statunitensi quotati a Wall Street, e perché sono state proprio le istituzioni statali, governi, parlamento e regioni a mettere a disposizione i bilanci statali per ogni forma di affarismo e di speculazione dei privati “imprenditori”. Ovviamente siamo per un sistema sanitario pubblico, unico, universale, gratuito, dotato di una fitta rete territoriale, e completamente rifondato sul criterio della prevenzione delle malattie e della tutela della salute sui luoghi di lavoro. Altrimenti limitarsi a rivendicare il pubblico contro il privato significa solo alimentare la fiducia nel feticcio-stato, strumento per eccellenza della classe capitalistica. La seconda questione trattata nel pezzo di un anno fa che ritorna in questi giorni, è quella degli “untori“: il governo Draghi e la “grande stampa” hanno messo nel mirino il personale sanitario (una piccola minoranza) che non vuole vaccinarsi, come se si dovesse accollare ad esso la prova catastrofica data dal sistema-Italia, prima con Conte ed ora con Draghi, nel contrare la diffusione dell’epidemia e nel mettere in atto la vaccinazione – una prova che fa dell’Italia uno dei tre paesi al mondo con il più alto tasso di letalità del virus. Beninteso, gli “untori” ci sono, ma stanno acquartierati nei palazzi del potere, di quello confindustriale e di quello politico.

***

Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

Continua a leggere.

Venezia, 27 giugno: Un presidio per la Palestina più affollato del previsto

 
Ieri a Venezia, in campo san Geremia, davanti al palazzo della Rai (che non è riuscita a nasconderlo del tutto, come è avvenuto in altre occasioni), si è tenuto un presidio a sostegno della resistenza e della lotta delle masse palestinesi contro la nuova, radicale incorporazione di terre della Cisgiordania a cui si accinge il governo Netanyahu-Ganz.
 
Il presidio è stato più affollato del previsto (250 partecipanti, senza fare moltiplicazioni) e più animato del solito.
 
L’aveva organizzato la Comunità palestinese del Veneto, e noi, compagni/e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera e del Cuneo rosso, ne abbiamo sostenuto la preparazione (e chiesta l’autorizzazione) ferma restando la più completa autonomia di posizioni politiche.
 
Si sono sentite voci differenti dall’interno della Comunità palestinese, più allineate alla posizione ufficiale di Abu Mazen o più critiche (e vicine ad Hamas); pieni di illusioni sull’Europa e sulla possibile protezione del diritto internazionale sono stati anche gli interventi di Cgil, Anpi e Rifondazione comunista; ben preparato e gridato l’intervento di Ya basta, ma piuttosto reticente sul governo Conte e l’organico sostegno che l’Italia dà ad Israele (con le sue industrie, le sue banche, le sue forze armate,  le sue università, i libri di testo nelle scuole, spesso allineati alle vedute sioniste – come è stato opportunamente denunciato da una compagna insegnante).
 
I nostri interventi ad apertura e chiusura dell’assemblea hanno sottolineato l’irriducibilità della resistenza palestinese -nonostante i terribili colpi subiti-, la totale complicità del capitalismo e dello stato italiano, così come dell’UE, nell’oppressione delle masse palestinesi, l’importanza della sollevazione in Amerika dei neri e della gioventù proletaria bianca e bruna, che ha ispirato non solo idealmente le proteste anche a Tel Aviv con lo slogan “Palestinian lives matter“.
 
Non si tratta di solidarietà tra emarginati o minoranze “etniche”; si tratta – secondo noi – di una ripresa del movimento internazionale degli sfruttati che, specie in tanti paesi del mondo arabo, prima nel 2011-2012 (Tunisia, Egitto, Siria, Bahrein…), poi nel 2018-2019 (Sudan, Algeria, Libano, Marocco, Iraq…), stanno tornando a far sentire la propria voce. E riportano di attualità, dalla lontana, la prospettiva rivoluzionaria di una Federazione di repubbliche sovietiche dei popoli del Medio Oriente vagheggiata un secolo fa dall’Internazionale comunista – dove sovietiche significa: fondate sul potere delle classi lavoratrici insorte contro le locali classi sfruttatrici e l’imperialismo che le puntella e le usa.
 
A seguire il volantino che abbiamo distribuito.

Continua a leggere Venezia, 27 giugno: Un presidio per la Palestina più affollato del previsto

 
Ieri a Venezia, in campo san Geremia, davanti al palazzo della Rai (che non è riuscita a nasconderlo del tutto, come è avvenuto in altre occasioni), si è tenuto un presidio a sostegno della resistenza e della lotta delle masse palestinesi contro la nuova, radicale incorporazione di terre della Cisgiordania a cui si accinge il governo Netanyahu-Ganz.
 
Il presidio è stato più affollato del previsto (250 partecipanti, senza fare moltiplicazioni) e più animato del solito.
 
L’aveva organizzato la Comunità palestinese del Veneto, e noi, compagni/e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera e del Cuneo rosso, ne abbiamo sostenuto la preparazione (e chiesta l’autorizzazione) ferma restando la più completa autonomia di posizioni politiche.
 
Si sono sentite voci differenti dall’interno della Comunità palestinese, più allineate alla posizione ufficiale di Abu Mazen o più critiche (e vicine ad Hamas); pieni di illusioni sull’Europa e sulla possibile protezione del diritto internazionale sono stati anche gli interventi di Cgil, Anpi e Rifondazione comunista; ben preparato e gridato l’intervento di Ya basta, ma piuttosto reticente sul governo Conte e l’organico sostegno che l’Italia dà ad Israele (con le sue industrie, le sue banche, le sue forze armate,  le sue università, i libri di testo nelle scuole, spesso allineati alle vedute sioniste – come è stato opportunamente denunciato da una compagna insegnante).
 
I nostri interventi ad apertura e chiusura dell’assemblea hanno sottolineato l’irriducibilità della resistenza palestinese -nonostante i terribili colpi subiti-, la totale complicità del capitalismo e dello stato italiano, così come dell’UE, nell’oppressione delle masse palestinesi, l’importanza della sollevazione in Amerika dei neri e della gioventù proletaria bianca e bruna, che ha ispirato non solo idealmente le proteste anche a Tel Aviv con lo slogan “Palestinian lives matter“.
 
Non si tratta di solidarietà tra emarginati o minoranze “etniche”; si tratta – secondo noi – di una ripresa del movimento internazionale degli sfruttati che, specie in tanti paesi del mondo arabo, prima nel 2011-2012 (Tunisia, Egitto, Siria, Bahrein…), poi nel 2018-2019 (Sudan, Algeria, Libano, Marocco, Iraq…), stanno tornando a far sentire la propria voce. E riportano di attualità, dalla lontana, la prospettiva rivoluzionaria di una Federazione di repubbliche sovietiche dei popoli del Medio Oriente vagheggiata un secolo fa dall’Internazionale comunista – dove sovietiche significa: fondate sul potere delle classi lavoratrici insorte contro le locali classi sfruttatrici e l’imperialismo che le puntella e le usa.
 
A seguire il volantino che abbiamo distribuito.

Continua a leggere Venezia, 27 giugno: Un presidio per la Palestina più affollato del previsto

Dall’Amerika all’Italia: una sola lotta contro razzismo di stato, sfruttamento e violenza di classe

Qui di seguito il volantino distribuito oggi a Treviso all’iniziativa di solidarietà con la grande sollevazione degli afro-americani che sta scuotendo gli Stati Uniti. Sul retro di questo testo c’era il comunicato del SI Cobas e del Csa Vittoria di Milano sulla brutale aggressione poliziesca di due giorni fa alla TNT di Peschiera Borromeo.

Dalla magnifica rivolta degli afro-americani (e non solo) in Amerika, alla lotta contro il razzismo di stato qui, e ovunque

La forza della sollevazione degli afro-americani nata dall’uccisione a Minneapolis di George Floyd da parte della polizia, è stata talmente straordinaria da riempire le strade non solo di tutte le grandi e medie città statunitensi, e avere un’eco forte in quasi tutto il mondo.

Non è la semplice replica di quanto è già avvenuto in passato. Perché per la prima volta nella storia il movimento dei neri si è trovato accanto un significativo settore di giovani sfruttati bianchi che si è schierato con loro senza chiedere nulla in cambio, senza chiedere su che cosa, come e dove organizzare, orientare la lotta. Perché per la prima volta nella storia il movimento di protesta degli afro-americani gode oggi di una larghissima simpatia popolare nella società statunitense, dove lo scontento sociale cresce da tempo anche tra i lavoratori bianchi e di altri ‘colori’. Perché per la prima volta nella storia il movimento anti-razzista statunitense non si è limitato a chiedere la punizione dei singoli colpevoli, né – come fece nel 2015 lo stesso movimento Black Lives Matter – la riforma della polizia, ma ha formulato una rivendicazione assai più radicale: defund the police. Tagliare i fondi alla polizia (che vanno dal 10% al 40% dei bilanci comunali) per trasferirli all’istruzione, alla sanità, ai servizi sociali; quindi cominciare a smantellare la polizia, a “sognare” un mondo senza la polizia. Questo, proprio mentre ovunque, dagli Stati Uniti all’Italia, si rafforzano i dispositivi militari e polizieschi, e la classe dei capitalisti, che ci ha precipitati in questa crisi catastrofica, ha la pretesa di mettere le manette al conflitto di classe e ai conflitti sociali.

Manifestare la nostra solidarietà alla rivolta sociale negli Stati Uniti, come è avvenuto in diverse città italiane, non può significare soltanto sostenere la “loro” lotta. Perché anche in Italia le discriminazioni, i soprusi e le violenze di stato contro gli immigrati dall’Africa sub-sahariana, e contro tutte le popolazioni immigrate senza eccezioni, sono prassi quotidiana nei luoghi di lavoro, nelle scuole, sul territorio – e non solo da parte della polizia. Basti l’esempio dell’ultima sanatoria-beffa decisa dal governo Conte, pensata in modo tale da condannare la gran parte degli immigrati irregolari a restare irregolari (quindi, ricattabili e super-sfruttati), o quanto accaduto appena due giorni fa alla TNT di Peschiera Borromeo (vicino Milano) dove c’è stato un brutale intervento della polizia per stroncare uno sciopero contro il licenziamento di 80 operai organizzati con il SI Cobas.

  • Tutto il nostro sostegno ai fratelli neri, bruni e bianchi che si sono sollevati negli Stati Uniti dando un esempio da seguire in tutto il mondo!
  • Abolizione totale della legislazione contro gli immigrati, a cominciare dalle leggi-base: la Turco-Napolitano che istituì i Centri di detenzione, la Bossi-Fini, e i decreti Salvini!
  • Permesso di soggiorno incondizionato, valido nella UE per tutte le immigrate e gli immigrati presenti sul territorio nazionale!
  • Fronte unico proletario tra lavoratori/trici autoctoni e immigrati contro il padronato e il governo Conte (Pd-Cinquestelle), in una prospettiva anti-capitalista e internazionalista!

12 giugno 2020

Comitato permanente contro le guerre e il razzismo
Il Cuneo rosso – piazzale Radaelli 3, Marghera
com.internazionalista@gmail.com

Sabato 6 giugno: un primo passo positivo sul cammino verso un fronte unico di classe

1. Un primo passo decisamente positivo sul cammino dell’unità delle lotte in una prospettiva anti-capitalista e internazionalista

Il successo della giornata di mobilitazione nazionale indetta per sabato 6 giugno dal Patto d’azione per il fronte unico di classe non era scontato. Perché la forza che ha dato un impulso decisivo a questa iniziativa, i proletari della logistica organizzati nel SI Cobas, usciva da una prova coraggiosa e costosa in termini materiali: il rifiuto, in solitario, di essere trattati, nella pandemia, da carne da macello. Ma non era scontato anche perché la logica del Patto d’azione va controcorrente rispetto all’abitudine consolidata, in campo sindacale, sociale e politico, a coltivare con gelosa cura i propri orticelli fino a renderli aridi.

Se si tiene conto, poi, della condizione di stordimento e di stasi che ancora domina nella classe lavoratrice, ecco che la giornata di mobilitazione del 6 giugno appare per quello che realmente è: un primo passo decisamente positivo sul cammino dell’unità delle lotte in una prospettiva anti-capitalista e internazionalista.

Continua a leggere Sabato 6 giugno: un primo passo positivo sul cammino verso un fronte unico di classe