Venezia, 27 giugno: Un presidio per la Palestina più affollato del previsto

 
Ieri a Venezia, in campo san Geremia, davanti al palazzo della Rai (che non è riuscita a nasconderlo del tutto, come è avvenuto in altre occasioni), si è tenuto un presidio a sostegno della resistenza e della lotta delle masse palestinesi contro la nuova, radicale incorporazione di terre della Cisgiordania a cui si accinge il governo Netanyahu-Ganz.
 
Il presidio è stato più affollato del previsto (250 partecipanti, senza fare moltiplicazioni) e più animato del solito.
 
L’aveva organizzato la Comunità palestinese del Veneto, e noi, compagni/e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera e del Cuneo rosso, ne abbiamo sostenuto la preparazione (e chiesta l’autorizzazione) ferma restando la più completa autonomia di posizioni politiche.
 
Si sono sentite voci differenti dall’interno della Comunità palestinese, più allineate alla posizione ufficiale di Abu Mazen o più critiche (e vicine ad Hamas); pieni di illusioni sull’Europa e sulla possibile protezione del diritto internazionale sono stati anche gli interventi di Cgil, Anpi e Rifondazione comunista; ben preparato e gridato l’intervento di Ya basta, ma piuttosto reticente sul governo Conte e l’organico sostegno che l’Italia dà ad Israele (con le sue industrie, le sue banche, le sue forze armate,  le sue università, i libri di testo nelle scuole, spesso allineati alle vedute sioniste – come è stato opportunamente denunciato da una compagna insegnante).
 
I nostri interventi ad apertura e chiusura dell’assemblea hanno sottolineato l’irriducibilità della resistenza palestinese -nonostante i terribili colpi subiti-, la totale complicità del capitalismo e dello stato italiano, così come dell’UE, nell’oppressione delle masse palestinesi, l’importanza della sollevazione in Amerika dei neri e della gioventù proletaria bianca e bruna, che ha ispirato non solo idealmente le proteste anche a Tel Aviv con lo slogan “Palestinian lives matter“.
 
Non si tratta di solidarietà tra emarginati o minoranze “etniche”; si tratta – secondo noi – di una ripresa del movimento internazionale degli sfruttati che, specie in tanti paesi del mondo arabo, prima nel 2011-2012 (Tunisia, Egitto, Siria, Bahrein…), poi nel 2018-2019 (Sudan, Algeria, Libano, Marocco, Iraq…), stanno tornando a far sentire la propria voce. E riportano di attualità, dalla lontana, la prospettiva rivoluzionaria di una Federazione di repubbliche sovietiche dei popoli del Medio Oriente vagheggiata un secolo fa dall’Internazionale comunista – dove sovietiche significa: fondate sul potere delle classi lavoratrici insorte contro le locali classi sfruttatrici e l’imperialismo che le puntella e le usa.
 
A seguire il volantino che abbiamo distribuito.

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Ieri a Venezia, in campo san Geremia, davanti al palazzo della Rai (che non è riuscita a nasconderlo del tutto, come è avvenuto in altre occasioni), si è tenuto un presidio a sostegno della resistenza e della lotta delle masse palestinesi contro la nuova, radicale incorporazione di terre della Cisgiordania a cui si accinge il governo Netanyahu-Ganz.
 
Il presidio è stato più affollato del previsto (250 partecipanti, senza fare moltiplicazioni) e più animato del solito.
 
L’aveva organizzato la Comunità palestinese del Veneto, e noi, compagni/e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera e del Cuneo rosso, ne abbiamo sostenuto la preparazione (e chiesta l’autorizzazione) ferma restando la più completa autonomia di posizioni politiche.
 
Si sono sentite voci differenti dall’interno della Comunità palestinese, più allineate alla posizione ufficiale di Abu Mazen o più critiche (e vicine ad Hamas); pieni di illusioni sull’Europa e sulla possibile protezione del diritto internazionale sono stati anche gli interventi di Cgil, Anpi e Rifondazione comunista; ben preparato e gridato l’intervento di Ya basta, ma piuttosto reticente sul governo Conte e l’organico sostegno che l’Italia dà ad Israele (con le sue industrie, le sue banche, le sue forze armate,  le sue università, i libri di testo nelle scuole, spesso allineati alle vedute sioniste – come è stato opportunamente denunciato da una compagna insegnante).
 
I nostri interventi ad apertura e chiusura dell’assemblea hanno sottolineato l’irriducibilità della resistenza palestinese -nonostante i terribili colpi subiti-, la totale complicità del capitalismo e dello stato italiano, così come dell’UE, nell’oppressione delle masse palestinesi, l’importanza della sollevazione in Amerika dei neri e della gioventù proletaria bianca e bruna, che ha ispirato non solo idealmente le proteste anche a Tel Aviv con lo slogan “Palestinian lives matter“.
 
Non si tratta di solidarietà tra emarginati o minoranze “etniche”; si tratta – secondo noi – di una ripresa del movimento internazionale degli sfruttati che, specie in tanti paesi del mondo arabo, prima nel 2011-2012 (Tunisia, Egitto, Siria, Bahrein…), poi nel 2018-2019 (Sudan, Algeria, Libano, Marocco, Iraq…), stanno tornando a far sentire la propria voce. E riportano di attualità, dalla lontana, la prospettiva rivoluzionaria di una Federazione di repubbliche sovietiche dei popoli del Medio Oriente vagheggiata un secolo fa dall’Internazionale comunista – dove sovietiche significa: fondate sul potere delle classi lavoratrici insorte contro le locali classi sfruttatrici e l’imperialismo che le puntella e le usa.
 
A seguire il volantino che abbiamo distribuito.

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Facciamo pagare la crisi ai padroni: Sabato 6 giugno, ore 17, Piazzetta Coin, Mestre

Ritorniamo in piazza, per la giornata nazionale di iniziativa contro la Confindustria e il governo Conte indetta dal Patto di unità d’azione per un fronte unico di lotta anti-capitalista, nato su spinta del SI Cobas. Qui di seguito la lettera di invito di alcuni giorni fa, e le prime adesioni.

Care/i compagne/i e amici/amiche,

vi scriviamo per proporvi di ritornare insieme in piazza sabato 6 giugno a Mestre, alle ore 17, nella piazzetta dietro Coin, per una iniziativa che segni la fine della “quarantena sociale” (e dei movimenti di lotta) che ci è stata imposta dall’abbinata Governo/Regione.

Di temi da riportare in piazza ce ne sono fin troppi.

Anzitutto, e prima di tutto, la difesa della salute nel ritorno al lavoro e sui luoghi di lavoro, tutt’altro che garantita (e non solo nei confronti del Covid-19, basta pensare al recente “incidente” annunciato alla 3V Sigma a Marghera), sui territori (basta ricordare solo la vicenda Pfas, tuttora irrisolta, emblema di un’area piena di crimini ambientali), nelle Rsa.

In secondo luogo, davanti all’impatto di una crisi che si preannuncia devastante in termini di perdita di posti di lavoro e di estremizzazione della precarietà, la difesa dai licenziamenti, la difesa del potere d’acquisto dei salari e la rivendicazione della riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario e del salario garantito per i disoccupati.

E non è di scarsa importanza la questione della riapertura delle scuole e delle università contro il tentativo di stabilizzare la didattica on line, che è un pericoloso strumento di ulteriore atomizzazione della vita sociale, e colpisce in modo particolarmente duro gli studenti degli strati sociali più svantaggiati, i figli degli immigrati, e le donne che hanno sopportato il peso maggiore nella “fase 1” e sono costrette in molti casi a scegliere tra la cura dei figli e il lavoro.

Il disastro sanitario ed economico nel quale siamo stati precipitati non è frutto del caso; è il risultato scontato di uno sregolato saccheggio della natura e di un brutale taglio delle strutture sanitarie in nome della “austerità” (per le sole classi lavoratrici). Questo disastro in tutto e per tutto capitalistico non deve essere pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori. Ed è per questo che siamo contro l’ingigantimento del debito di stato, che verrà accollato alle classi lavoratrici, per una patrimoniale che sia a esclusivo carico del 10% più ricco della popolazione che dispone di più del 40% della ricchezza nazionale, e per l’immediato abbattimento delle spese militari. Solo in questo modo si potrà mettere mano alle enormi emergenze sociali venute allo scoperto, senza ricominciare tutto come prima e più di prima con la dittatura del profitto su ogni ambito della vita sociale.

Si tratta, anche, di riaffermare con la ripresa della mobilitazione (già avvenuta in molti magazzini della logistica con il protagonismo dei lavoratori immigrati e all’llva di Genova) il diritto allo sciopero, alla manifestazione, all’organizzazione sui luoghi di lavoro – diritti tutt’altro che scontati in presenza di una Confindustria più aggressiva che mai e di una evidente stretta autoritaria e repressiva da parte del governo Conte.

Un governo Conte che non ha perso l’occasione di manifestare in questi giorni la sua piena condivisione al governo Netanyahu-Ganz impegnato ad espandere ulteriormente il territorio di Israele ai danni della popolazione palestinese, sempre più vessata a Gaza e in Cisgiordania, e a ottenere definitivamente lo status di capitale unica per Gerusalemme.

Mentre le destre si stanno mobilitando per catalizzare e deviare il malcontento di commercianti, artigiani, autonomi e settori di salariati in senso nazionalista, razzista e anti-operaio, è urgente che riprendiamo a mobilitarci lavorando per quel Patto di unità d’azione tra organismi del sindacalismo di base, movimenti di lotta nel sociale e organismi politici anti-capitalisti che si è stabilito nel mese di aprile in due assemblee telematiche molto partecipate, su iniziativa del SI Cobas.

Comitato permanente contro le guerre e il razzismo
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri (comitato.permanente@gmail.com)

Hanno aderito finora: CUB, Comunità palestinese del Veneto, PCL, Cuneo rosso, Fronte della gioventù comunista.