I “bellissimi sogni” di Bonomi, l'”uomo necessario” a realizzarli (Draghi), l’11 ottobre per cominciare a infrangerli

Bonomi: fine Draghi, stay a long time. The premier: the government will not  raise taxes, money

L’assemblea generale di Confindustria di giovedì 23 settembre ha incoronato Draghi, l'”uomo necessario” per realizzare quelli che un euforico Bonomi ha chiamato “i nostri bellissimi sogni”.

Raramente, in passato, la storica organizzazione del padronato industriale aveva conferito un mandato altrettanto incondizionato ad un suo governo: “noi imprese non esitiamo a dire che ci riconosciamo nell’esperienza di questo governo e ci auguriamo che continui a lungo e torniamo ad esprimergli con forza raddoppiata tutto il nostro apprezzamento”.

Dopo aver liquidato il blocco dei licenziamenti come una sciocchezza e quota 100 come un furto, Bonomi ha regalato qualche scampolo dei “bellissimi sogni” padronali: via l’Irap sulle imprese; taglio di 10-13 miliardi al cuneo fiscale, cioè: al welfare pubblico; riforma degli “ammortizzatori sociali” introducendo una forma di assicurazione privata pagata dai lavoratori; collocamento della forza-lavoro affidato ancor più di oggi alle agenzie interinali; privatizzazione generalizzata dei servizi pubblici locali (trasporti, etc.) per sfondare nei “troppi settori dell’economia italiana sottratti alla logica della concorrenza e del mercato”; “un maggiore accesso dei privati nell’offerta di servizi sanitari”; subordinare in modo ancor più stretto gli istituti tecnici e la scuola superiore agli ordini delle aziende. Queste le “riforme strutturali” che ora si debbono fare, maledette e subito: “basta rinvii, basta veti, basta giochetti”; le “bandiere di partito” debbono ritirarsi in buon ordine davanti al partito trasversale dei padroni. E, naturalmente, “green pass” super-obbligatorio.

E’ lo sviluppo che lo esige! Lo sviluppo dei profitti e della produttività del lavoro. Non per un solo anno, ma per un lungo periodo, con l’auspicio di un’era Draghi.

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Bonomi, Confindustria: li vogliamo lavoratori-soldati

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Si è appena insediato il nuovo presidente di Covindustria, Carlo Bonomi, forte di un 99,9% di consenso. Il suo discorso di insediamento merita un breve commento perché esprime al meglio la feroce determinazione con cui il padronato punta alla ripresa. A riprendere a macinare profitti dopo il tracollo economico di questi mesi.

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Fase 2. La scommessa autoritaria del governo Conte, di Errezeta

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Non sono riusciti a contenere il contagio del COVID, per una sanità allo sfascio e per la sete dei profitti degli industriali, e ora vorrebbero contenere il contagio dell’insubordinazione sociale. Il DPCM del 26 aprile che, in continuità con i precedenti decreti, apre la Fase-2, conferma il carattere coercitivo e reazionario dello Stato italiano, che come comitato di affari dei padroni, una volta portato a casa il risultato di assicurare la produzione agli industriali, si accinge a creare le condizioni affinché essi non vengano disturbati dalla lotta di classe degli sfruttati, invocando la responsabilità individuale e l’amor patrio. Una scommessa al buio e rischiosa per la pelle dei lavoratori e delle lavoratrici (al riguardo segnaliamo gia’ qui degli articoli ed un’inchiesta relativi alla Piaggio di Pontedera, alla Fincantieri di Monfalcone e alla Dalmine di Bergamo), e per le loro libertà sindacali e di associazione. Ma rischiosa anche per i capitalisti e i loro funzionari esecutivi.

Operai e operaie possono stare alla catena, senza “distanziamento sociale”, ma non possono farlo in assemblea un metro gli uni dagli altri e con le mascherine. Le persone in fila al supermercato distanziate di un metro le une dalle altre e con le mascherine non configurerebbero un assembramento. Perché analoghe possibilità, con le stesse modalità, sono vietate se si tratta di incontrare amici, o di manifestare per le proprie necessità e diritti?

Con il DPCM del 26 aprile, che lancia la c.d. Fase 2, il Governo si assume il rischio dell’apertura di altri settori, ritiene che si deve entrare in una fase di convivenza con il virus, e che occorrerà tenere sotto controllo la curva epidemiologica, con la consapevolezza che mandando altri milioni di lavoratori a lavorare, ci saranno altri contagi e altri morti.

Comprimere le altre occasioni di socialità, in una fase in cui milioni di lavoratori tornano a lavorare per le esigenze produttive e di profitto dei capitalisti, è solo una scommessa criminale e dispotica, per fare in modo, da un lato, che il Sistema Sanitario Nazionale possa reggere l’impatto dei nuovi contagi, dei nuovi ricoveri e dei nuovi morti, e per creare dall’altro le condizioni di limitazione delle libertà individuali e collettive affinché i padroni non vengano disturbati nell’attuazione dei loro piani di rilancio, impedendo qualsiasi manifestazione di dissenso e di lotta.

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La grande camorra lombarda all’attacco. Sul nuovo boss della Confindustria

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Stamattina è festa, festa grande, euforia, nelle redazioni di Libero e del Giornale per l’elezione di Bonomi a presidente di Confindustria. Dopo mesi in cui la Lombardia – la regione più ricca di Europa – ha squadernato davanti al mondo intero la cinica criminalità dei suoi sciur Brambilla e l’altrettanto cinica connivenza dei clan leghisti e berlusconiani che trafficano da decenni al Pirellone (che ci sia un nesso tra le due cose?), è venuto il momento della riscossa. La Lombardia si riprende la Confindustria. La Lombardia riparte. Chi produce torna protagonista. Il Nord industriale rialza la testa contro il burocratismo romano. E via di questo passo, a passo di carica.

Bonomi li ha galvanizzati. L’orchestra padronale suona la sua musicaccia ai massimi decibel. Anche il Corriere, che con il suo stile grande borghese non può confondersi con i plebei alla Feltri, trasuda contentezza. “Via libera per moda e auto”. L’emergenza da coronavirus è ormai alle spalle. Dalla contabilità dei morti alla ben più entusiasmante contabilità dei profitti.

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La classe indispensabile, di Errezeta

20 questions from comrades on capital and class struggle | The ...

Con la crisi pandemica, dalle nebbie della quarantena italica riemerge un soggetto sociale particolare che non può restare a casa.

Le immagini dello scoglio muto di Hart Island, a New York, nelle fosse comuni della fame di Stato a stelle e strisce, di tombe senza nome di corpi ammassati dei proletari del Bronx, la maggior parte afroamericani e latinos, lasciano un magone dentro, una parola vivida di rabbia che risprofonda all’altezza dello stomaco di tutta la classe proletaria globalizzata.

La classe proletaria mondiale non dimenticherà quelle immagini, come non dimentica le immagini degli immigrati morti nel mediterraneo e dei popoli sotto i bombardamenti.

La morte e la vita si rimescolano nel turbinio dei rapporti tra gli uomini e di essi con la natura, dove la pandemia del COVID 19 sta disvelando le caratteristiche della produzione sociale capitalistica e della riproduzione materiale della ricchezza e della miseria per i differenti individui sociali.

A proferire parole di morte in Italia, con cristallina limpidezza, è Confindustria che, dinanzi alle esigenze del distanziamento sociale, previsto dai provvedimenti di contenimento del COVID 19, si è assicurata un Protocollo siglato con Governo e sindacati di Stato, che di fatto lascia agli industriali la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo nel rapporto con gli operai, costringendoli a lavorare in condizioni di pericolo per la loro salute, e ad utilizzare la cassa integrazione a proprio piacimento.

In questi ultimi giorni, decine di migliaia di industriali, con una semplice comunicazione unilaterale attraverso una autocertificazione alle Prefetture, si sono assicurati la possibilità di operare anche in deroga a quanto stabilito dal Protocollo stesso, attestando che la loro produzione sia tutta o in parte, collegata ai settori c.d. essenziali, ben oltre la lista dei codici ATECO allegata al Protocollo, ritenendo, quindi, di non poter assolutamente fermarsi. Ma la sete di profitto, non si è placata: dal 14 aprile il nuovo DPCM estende ad altri settori la possibilità di far lavorare gli operai, quando la cosiddetta Fase 1 viene procrastinata al 3 maggio, per il resto della società. Continua a leggere La classe indispensabile, di Errezeta